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Titolo: G.
Autore: Clarissa
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Racconto n° 4529
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Un sabato sera come tanti, sono sotto la doccia bollente, i vetri della cabina appannati, dallo stereo Bobby McFerrin accompagna pensieri fluidi che scivolano addosso massaggiando la schiena lungo il solco della spina dorsale fino alle natiche.
Chiudo l'acqua, esco e mi avvolgo nell'accappatoio.
Vago un paio di minuti per casa ancora intorpidita dal calore, fino a quando il suono del cellulare interrompe il vagabondare.
E' lui mi chiede come sto, parliamo distrattamente per un paio di minuti poi domando: - Vieni da me ? - , lui: - Arrivo - .
Mi asciugo con calma, mi posiziono davanti allo specchio, lascio cadere di colpo l'accappatoio.
Lo sguardo corre dal riflesso al corpo e viceversa, viso perfetto, capelli neri, occhi verdi, braccia e gambe sode, ventre piatto, seno morbido, liscio, pieno; sono pallida come la luna.
Un brivido corre lungo la schiena.
Capezzoli impertinenti !
Piccoli, rosa, dritti, simmetrici, duri, sempre in cerca di una bocca che li strapazzi.
Cospargo generosamente la pelle di crema idratante, movimenti lenti e circolari, dalle caviglie alle ginocchia poi cosce e natiche, ventre, mammelle, braccia.
Non lo vedo da due settimane, sono orfana del suo cazzo.
Ho bisogno di essere sbattuta.
Ieri ho rasato la figa, so che non le può resistere quando è liscia come quella di una bimba, passerebbe ore fra le sue labbra, ci gioca, le parla, la corteggia, la seduce fino a che lei non si arrende, impotente alle lusinghe di una lingua tanto esperta.

Ho talmente voglia di fottere che da un paio di giorni sto guardando con interesse i pomi d'ottone del mio letto, forse con la dose giusta di vaselina...

Infilo al volo un tanga nero, la vestaglia di seta comperata a Singapore e lo aspetto così, sdraiata sul letto.
Suona il citofono
- Sono io - ...
Apro la porta blindata e lo accolgo nel caldo confortevole della mia casa, con la sola luce delle candele ad offendere l'oscurità.
Parliamo pochissimo ho subito voglia dei suoi baci, della lingua, così la prendo senza troppi complimenti.
- Sei mio per le prossime quattro ore -
Una risatina mal celata...

Lo guardo per un lungo momento negli occhi.
I suoi velenosi occhi neri, laghi nei quali la mia anima si perde e si vede capovolta.
Il prodigio del suo sguardo.
Potente.

Si spoglia velocemente, è già in tiro.
La vestaglia scivola via in un istante, subito seguita dal tanga.
Io guardando insistentemente la sua erezione: - Sei felice di vedermi - .
Ridiamo di gusto.
Ci mettiamo sul letto.

- Devo confessarti una cosa -
Lui: - Sentiamo -
- Ho una storia d'amore col tuo cazzo -
Sorride deliziato.
- Fortunatamente non sono geloso -

Gli faccio allargare le gambe, mi sdraio nel mezzo, appallottola alcuni cuscini rubati al divano e li impila sopra ai sei già sul letto.

Dice ammiccando: - Prego ... -


Pensiero fulmineo

Detesto il 69.
Negli anni ho perfezionato il sesso orale fino a renderlo un momento - a sé - rispetto al resto del rapporto, i pochi che lo hanno ricevuto cavie consenzienti e lascive, testimoniano una dedizione ed una passione tali da rendere l'esperienza quasi mistica.

Mentre lo faccio la mia volontà è al servizio del cazzo, non dell'uomo.

Affermazione azzardata non lo nego, sappiate però che traggo un piacere infinito e fisico nel sollazzare oralmente l'apparato genitale maschile nella sua totalità.

Il mio, è un atto d'amore per il cazzo.

Un'ossessione orale, forse.

Per questi motivi, la prospettiva dei genitali data dal 69 non è completa, poiché mi priva della gioia di dedicarmi ai coglioni come io ritengo debba essere fatto.

Nessun'altra pratica mi appaga di più, in questa condizione trovo la dimensione fisica e psichica perfetta, la vera intima intesa col mio uomo.

Al cazzo, con infinito amore ed eterna devozione.



Sorrido.
Con la destra prendo la minchia in mano, è splendida, un fascio di nervi rigidi rivestiti dalla pelle più morbida e tesa che si possa immaginare, non molto grossa ma lunga, calda, pulsante, nerboruta, perfetta.

Il Mio biberon.

Un cazzo magnifico.

Avvicino piano il viso, schiudo le labbra morbide sulla cappella, premo leggermente, la inumidisco bene con la lingua.
Movimenti leggeri per cominciare.
Circolari.
Poi affondo piano.
Ogni centimetro accompagnato da sapienti colpi di lingua e abbondante saliva per farlo scivolare meglio in bocca.
Spingo la cappella sul palato, ce la faccio scorrere contro.
Sempre più in fondo.
Più la bocca scende e più la mano si ritrae.
Sono alla base.

Comincio a poppare.

Sì, come fanno i neonati coi capezzoli delle madri per berne il latte.
Questo è per me il pene.
Lo tengo tutto in bocca, al caldo, muovendo la lingua all'interno per dare la sensazione dei muscoli della figa che si contraggono.
Lo tiro fuori.

Basta come primo assaggio, giusto per fargli sapere che è il benvenuto.

Il cazzo è maledettamente suscettibile ma di bocca buona.

Scendo sui ciglioni, lecco, c'infilo la faccia in mezzo e aspiro un po' di pelle, tiro leggermente, torno a leccarli, tanta saliva, movimenti lenti, circolari.
Aspiro il destro in bocca, e lo massaggio con la lingua.
Lui geme.
Continuo lenta ma regolare nei movimenti.
Un paio di peli s'insinuano fra i denti, li tolgo ridacchiando.
Riprendo, lo scroto sembra una sacca di pelle vuota, in bocca da una sensazione strana è come gelatina, si spande da tutte le parti, fino a sentire il testicolo, piccolo e duro.
Lo succhio piano ne faccio uscire un po' dalla bocca poi lo risucchio dentro.
Dentro e fuori.
Ancora una volta.
Lo rilascio completamente.
I peli neri sono appiccicati alla pelle leggermente arrossata, un rivolo di bava cola fino alle lenzuola.

Passo all'altro.

Stesso trattamento, stesso ritmo.

Entrambi ben stimolati.

Mordicchio l'inguine, la base del cazzo e la cappella ma con delicatezza.
Lo lecco dalla base per tutta la lunghezza, prima solo con la punta poi con tutta la lingua, gli chiedo di prenderlo in mano e masturbarsi un poco, mentre lo fa' gli lecco le dita poi mi concentro sulla cappella.
Toglie la mano, lo prendo dentro, comincio a spompinarlo per bene, ritmo sostenuto ma non troppo.
Con l'indice della mano destra gli massaggio il buco del deretano, lo inumidisco di saliva poi d'olio e mi faccio strada nel suo sfintere molto dolcemente, voglio riempirlo.
La mano libera porta una delle sue alla mia testa, desidero che sia lui a darmi il ritmo che preferisce, adoro quando lo fa specialmente se prima mi accarezza i capelli.
Prende la testa fra le mani, da' due veloci colpi di reni, poi uno lento ancora due veloci ..... lo adoro, sono pazza d'amore per quest'uomo.
Non sarò mai capace di strapparmelo dall'anima.
Mi domando se lo apprezza anche sua moglie.

- Succhialo dai....così....sii....fammi vedere quanto sei porca...da brava... -

Lo faccio, con tutta la passione e l'amore di cui sono capace.
Voglio farlo impazzire di piacere, fargli scoppiare le coronarie per l'intensità dell'orgasmo, però per questo c'e' ancora tempo.
Sento la carica d'adrenalina che sale, perdo a mano a mano il controllo.
Succhio, gemo, lecco, affondo, mordicchio, sputo saliva sulla punta, mi concentro sulla cappella stringo forte le labbra e vado veloce su e giù dalla base alla punta ma solo della cappella, contemporaneamente il mio indice si è fatto strada nel deretano, lo muovo delicatamente, lui rabbrividisce, si contorce in una smorfia di piacere, si contrae poi rilascia.
Il buco si anima ed io lo coccolo, lo lecco, lo stimolo, per un lungo momento lecco fra i coglioni e l'ano, tenendo il cazzo in mano facendo una lenta e dolce sega e continuando a muovere il dito nel sedere.
G. geme forte, si contorce al punto da girarsi su se stesso, io non cedo lo strazio, mi deve sentire nel culo, sul cazzo, nella pancia, nel cervello, la sua ossessione devo diventare, il suo dio !
E' così stretto e grinzoso, una sensazione strana molto diversa da quella che mi danno le pareti della figa della donne.
Sembra di mettere il dito in un budello asciutto e stretto, i suoi muscoli si contraggono velocemente, non ne sento la fine, continuo a spingere con calma.
Quando è completamente rilassato ci gioco con più forza.
Riprendo con la bocca, penetrato e spompinato contemporaneamente.
Amo l'uomo che si concede totalmente alle mie voglie, esplorazioni, perversioni.
Mi levo il cazzo di bocca e lo metto in figa, sono di spalle, tengo il dito nel culo, posizione un po' scomoda, pazienza.
Adesso è lui ad esplorare il mio sedere, non mi muovo molto, tutto il lavoro lo fanno i muscoli ben allenati della vagina che si avvolgono e rilasciano il cazzo inumidendolo sempre di piu'.
Mi alzo e lo riprendo in bocca, le goccioline di sborra che imperlavano il buchino in punta si sono miscelate al mio sapore, sentirlo in bocca mi da sensazioni violente, comincio ad andare su è giù velocemente.
Più veloce.
Sempre di più
Di più.
Sento gemiti soffocati.
Dice: - Cazzo mi fai morire... -
La pelle del glande è tesa fino allo spasmo, levo il dito dal culo, metto le mani sotto le chiappe e spingo contro la mia bocca.
Lo voglio tutto.
Mio, solo mio.
Continuiamo a gemere entrambi, improvvisamente stringe le cosce attorno alla mia testa e me la blocca con forza impedendomi qualsiasi movimento.
- Piano ... se no vengo.... -
Resta per un lungo attimo immobile, io tento di respirare con tutto la michia infilata in gola, gli accarezzo le cosce tremanti per lo sforzo, la pancia, i fianchi, stuzzico i capezzoli dritti e duri come chiodi, passo le dita fra i peli del petto.
Ha gli occhi chiusi, sembra concentrato, si morde il labbro inferiore.

Com'e' bello!

Fatico per la posizione ma lo voglio tenere così come vuole essere tenuto, è tutto dentro, la voglia d'essere custodia per quell'attrezzo di piacere è talmente violenta, se me lo togliessero di colpo per lo shock mi scioglierei in lacrime.
Pian piano mi sposto di lato e trascino di peso il suo corpo con me.
Si sposta senza fare domande.
Lo sento pulsare violentemente in bocca.
Voglio berlo, però mi trattengo.
Stende la gamba destra, ci passo sopra, adesso siamo su un fianco.
Sistema i cuscini per sostenere testa e spalle.
Gli faccio poggiare la gamba sinistra sopra di me, così divento io stessa una specie di cuscino fra le sue cosce.
La morsa che mi stringeva si allenta.
Lo tengo dentro, non mollo di un solo centimetro pur restando immobile per una decina di minuti.
Sento che diventa morbido, il tempo passa, si rimpicciolisce.
Tiene gli occhi chiusi, io lo guardo dal basso.
E' uno spettacolo!
Mi sposto un pochino e infilo il mio braccio sinistro tra le sue gambe, poggio la mano sul sedere, l'altro braccio è scomodamente schiacciato fra i nostri corpi.

Ricomincio.

Molto lentamente, tiro delle piccole poppate al pene piccolo e raggrinzito.
Muove lentissimamente le natiche scopandomi in bocca, quasi fosse nel dormiveglia non completamente cosciente.
L'arnese si riprende velocemente, cresce accarezzato dalla lingua.
Eccolo di nuovo duro.
Cambio posizione, metto il braccio destro fra le sue gambe, con la mano spingo il sedere verso il mio viso, col braccio rimasto libero prendo un vibratore e me lo infilo in finga masturbandomi.
Il grande specchio a fianco del letto gli offre una visione panoramica di quanto sta accadendo.
Sono così eccitata che vengo subito.
Esplodo in un lungo e rauco grido per la violenza del piacere che mi pervade, soffocata dalla minchia che a preso a sfottermi, con uno scatto è sopra la mia faccia muovendosi violentemente.

Sii, così mi piace.
Scopami, montami, fottimi!
Non riesco a tenere la saliva in bocca, mi cola.
Blocca la mia testa con le mani.
Scopa con forza, quasi soffoco, al secondo conato di vomito gli blocco il bacino con tutta la forza che ho nelle braccia, lui toglie di colpo il cazzo dalla bocca, ansima, preso dalla foga non si era accorto della mia difficoltà respiratoria.
Non ha fiato per parlare tuttavia i suoi occhi chiedono scusa.

- Dammi il cazzo -
- Vuoi bere ? -
- Si voglio bere, dimmi che sono la tua troia, dimmelo ! -

Lo dice.
Parla...
- Se ci fosse un altro uomo con noi ? Ti faresti sbattere da lui mentre me lo succhi ? Pensa che bello, alla pecorina ti fotte con il suo bell'uccellone mentre mi spompini, è ? -
Gemo, l'idea mi piace.
Siamo di nuovo di lato, mi blocca entrambe le braccia con le sue, lo spompino velocemente, non ho mai sentito tanta bava colarmi sulla faccia.
E' tutto così piacevole, languo !
Voglio farlo godere così.
Muovo sempre più velocemente, è caldo e duro, a volte sbatte su denti o palato.
Gemiamo forte entrambi, ormai esageratamente bagnato scivola quasi senza attrito.
Si mette le mie dita in bocca, lecca, succhia, morde, passa ai polsi per lo stesso trattamento che mi fa rabbrividire e indurire i capezzoli tanto da farmi male, con una mano me li tortura, tira, pizzica.
Consumata dal piacere vorrei davvero un altro uomo in grado di aprirmi le gambe e fottermi come la più svenduta delle puttane.
Succhio.
Non penso ad altro.
Non sento altro.
- Si...dai....così... -
Smorfie.
Si morde le labbra.
I movimenti si fanno più decisi e veloci.
La mascella mi fa un male pazzesco, lo sforzo è notevole non per niente lo chiamano lavoro di bocca.
I suoi muscoli s'irrigidiscono.
Sento la sborra salire.
E' l'attimo prima dell'orgasmo.
Lo guardo godere, riempirmi.
Non conosco piacere più intenso.
Ha gli occhi chiusi.
Sbuffa come un toro prima della carica, a denti stretti.
Stringe forte il lembo del lenzuolo che si raggrinzisce nella sua mano.
In quest'istante mi sento come quel lembo di stoffa.

ECCOLA !

Sento la sborra calda e appiccicosa invadermi la bocca.
Il sapore leggermente amaro sulla lingua intorpidita per lo sforzo.
La lascio colare fuori, su guancia, collo e capelli.
Sono tutta imbrattata di sborra e saliva.
Ne ingoio un po'.
Intimità.
Senso di appartenenza.
Possesso.
Sensazioni forti che si mischiano nello sfarfallio che sento nel ventre.
Lui non si muove.
Io nemmeno.
Tengo il cazzo al caldo.
Le dita delle nostre mani sono incrociate e serrate così forte che la pelle delle nocche si è fatta bianca.
C'e' solo silenzio adesso.
Resto attaccata al mio biberon, dopo una decina di minuti do' un paio di veloci poppate.
E' scosso da tremiti, gli piace.
Avete presente quando i neonati sono in dormiveglia con in bocca il ciuccio?
Ogni tanto lo si vede muoversi per via delle loro poppate.
Ecco, sto facendo la stessa cosa col pene.
Restiamo così, tanto da far seccare la sborra su faccia e capelli.
Sono un vero impiastro.
L'ombra del rossetto sbavato, mascara colato, sudore, calore, quel classico inconfondibile aroma dolciastro che lasciano nell'aria due corpi dopo l'accoppiamento.
Adorabile.

Riprese le forze mi acquatto addosso a lui mentre si fuma una sigaretta.
Non parliamo, mi sento magnificamente.
Come si sente lui lo capisco dallo sguardo.
Ammiccante.
Tagliente.
Lascivo.
Indimenticabile.

Non servono parole perciò non ne sprechiamo.

Mi appoggio alla sua spalla e resto immobile per una buona mezz'ora, accovacciata al suo fianco, senza parlare, senza muovermi ad occhi chiusi.
Quanto mi piace la sua vicinanza !
Lo sento prendere grandi boccate di fumo dalla sigaretta, tossire un paio di volte, poggiare il portacenere in terra, a casa mia non ci sono comodini ai lati del letto.

Si gira di lato, mi scosto un poco.
Mi accarezza la testa, le spalle.
Sorrido ad occhi chiusi.
Ho voglia, gli prendo la mano la metto fra le cosce, lui risale lentamente fino alle grandi labbra, le massaggia, ci gioca, scoppio a ridere mi sta facendo il solletico.
Mi giro supina, divarico le gambe più che posso mentre le sue dita mi esplorano, entrano velocemente fra le piccole labbra, schiudono la pelle che copre la clitoride e la massaggiano amorevolmente, comincio a muovermi dolcemente.
Prende in bocca un capezzolo, lo titilla con la punta della lingua così da inturgidirle in pochi secondi, apro gli occhi e lo vedo così umido e raggrinzito, mi sembra la pelle di un pollo.
Vorrei tanto avere il latte, poterlo allattare, vedere che per una volta è lui a riempirsi la bocca di liquame bianco e dolciastro.
Prendo la mano che indugia fra le piccole labbra - La voglio dentro -
La voce mi trema, come tutto il resto del corpo, è la masturbazione più dolce che abbia mai ricevuto.
Vorrei ricambiare le attenzioni ma lui me lo impedisce.
Ora due dita sono dentro di me, si muovo velocemente, con la mano destra comincio a stuzzicare la mia clitoride.
Sono multiorgasmica, è la più grossa fortuna che possa capitare ad una donna, posso avere più orgasmi contemporaneamente, per essere precisi posso averli sia vaginali che clitoridei.




Non e' stato sempre così, fino ai 20 anni circa, avevo solo orgasmi clitoridei.
Un giorno, non ricordo bene dove né quando mi e' capitato di fare sesso con un ragazzo incredibilmente dotato, aveva un pene lungo come la media degli uomini che mi ero scopata prima di lui, però la cappella era particolarmente grossa, riuscivo a malapena a tenerla in bocca.

Prominente, violacea e calda, un piacere da spompinare ma una vera delizia da mettersi in pancia.

Fu quella notte, mentre mi stava montando sfregandomi insistentemente la clitoride ebbi il mio primo orgasmo doppio vaginale/clitorideo.

Una vera potenza della natura.

Gridai di piacere talmente tanto e così a lungo che il poverino smise di sbattermi per lo spavento.

In quel giorno capii che c'era un magico bottoncino dentro me, capace di farmi godere come potevo solo nei miei sogni, tutto stava a sollecitarlo a dovere.

Imparai tempo dopo che se facevo stare dentro me il mio partner, più a fondo possibile, e mi masturbavo la clitoride con foga, potevo procurarmi una serie di contrazioni vaginali che, con il giusto salire del ritmo di sfregamento della cappella contro la parete superiore di quel punto della mia bellissima figa, dato dai colpi di reni del mio partner, potevo godere fino quasi a svenire di piacere!


Ma perché queste cose non te le insegnano a scuola?
Dopotutto una donna/moglie/amante/fidanzata sessualmente appagata e felice, non e' la cosa migliore che possa capitare ad un uomo?
Pensate quante nevrosi risparmiate!
Del resto, il piacere e' il sale della vita, non siamo forse sempre alla sua ricerca?


Lo sento.
Ora le dita sono tre.
Poi quattro.
Mi fa un po' male con quattro, glielo dico e ne toglie una.
Continua a torturarmi i capezzoli con la lingua.
Ansimo.
Mi dimeno.
Mi lecca il collo.
Un gridolino roco esce dalla mia bocca prima che io lo possa controllare.
Adoro quando mi leccano sul collo, si rizza tutto il rizzabile.

- Dammi il cazzo ! - ansimo a fatica.

Si mette sopra di me, fa per prendersi il cazzo in mano ma lo precedo, piego le gambe lo prendo e gli faccio poggiare la cappella sulle labbra, la muovo un po' su e giù, dalla clitoride al - fiorellino - , così lui ama chiamare il mio ano, un paio di volte poi mi allargo con due dita le piccole labbra e lo appoggio lì.

Sento la cappella farsi strada piano fra le piccole labbra, questo e' il momento che preferisco dell'accoppiamento, il momento esatto durante il quale sento che il mio compagno mi sta prendendo, mi sta facendo sua.
E' una sensazione violenta e difficilmente descrivibile, in quest'atto c'e' tutto il mio essere donna che si arrende all' uomo che mi sta penetrando.
E' puro senso d'appartenenza.
Un sentimento strano ed articolato, antico quanto il mondo.
Potente.

E' dentro in un attimo e mi sbatte.
Prende le mie caviglie e mi alza le gambe portandomele sopra la testa, sono aperta il più possibile, esposta.
Mi sbatte con forza, ritmo regolare, sostenuto.
Stringo i muscoli della figa quando affonda, li rilascio quando si ritrae.
Le mammelle sobbalzano ad ogni colpo, con le mani gli stringo le chiappe e ad ogni colpo le spingo con forza tirandolo verso il mio ventre, come se fosse possibile arrivare più a fondo.

Mi scopa ad occhi socchiusi, piccolissimi, neri, lucidi come quelli di un drogato subito dopo essersi fatto una dose.
Sono io la sua dose e mi si sta facendo fino in fondo.

Toglie la minchia di colpo, colante d'umori, lucida, appiccicosa e dura le ma passa sul buco del culo...

Non voglio, tento di protestare, in meno di un istante, i suoi occhi mi fulminano e il cazzo mi entra dentro dandomi una botta tanto forte da farmi veramente male.
Non lo dice espressamente, però le sue azioni dico - Taci troia ! -