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Un giorno e una notte vicino al mare
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Titolo: Un giorno e una notte vicino al mare
Autore: Leo54
Contatto:
Racconto n° 454
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Fu una bella giornata di sole con una piacevole brezza che proveniva dal mare che ci faceva sopportare il caldo sulla pelle.

Il giorno passò tra bagni, corse sulla sabbia, e lunghe chiacchierate all'ombra di un pino gigantesco che allungava i suoi rami fino a sfiorare l'acqua.

Verso sera andammo a passeggiare come di consueto nel piccolo borgo vecchio del paese. Uno stretto vicolo con case basse una attaccata all'altra dove si affacciavano piccolissime botteghe di ogni genere.

Prendendomi per mano mi trascinasti in una che vendeva vestitini e costumi da mare. Dicesti di avere assolutamente bisogno di un nuovo costume per il giorno successivo.

Mentre mi guardavo in giro un po' distrattamente, tu provavi con la commessa diversi tipi di costume in una minuscola cabina.

Non stavo seguendo con grande interesse la ricerca, anche perché, i gusti di noi uomini non sono mai allineati con gli ultimi dettami della moda, e pertanto non potevano certo combaciare con i tuoi. E poi tanto, qualunque cosa tu avessi indossato, io sarei comunque sempre stato attratto solo dalle tue splendide gambe affusolate e nervose come quelle di una puledra, dai tuoi fianchi morbidi, dal tuo seno piccolo e sfrontato, dalla tua bocca sensuale e invitante. Così ti lasciavo completamente libera di scegliere, sapendo che qualsiasi cosa tu avessi acquistato, nulla avrebbe potuto aggiungere alla tua bellezza.

Notai solo, ad un certo punto, un più fitto parlottare tra te e la commessa. Non ci feci molto caso. Questa sparì per un attimo nel retrobottega e riemerse con una scatola che aprì in disparte con fare complice. Ti riaccompagnò alla cabina e, dopo una prova più lunga delle precedenti, uscisti con l'aria soddisfatta e sorridente.

La commessa impacchettò la scatola. Pagammo ed uscimmo.

Con la tua scatola sotto il braccio, uscisti dal negozio sorridendo con l'aria maliziosa, ma eri così bella che mi bastava guardarti senza neppure chiederti il perché di quel sorriso un po' particolare.

Intanto era arrivata ora di cena, e, come tutte le sere , ci avviammo verso il nostro solito piccolo ristorante dove andavamo abitualmente. Il cameriere già conosceva i tuoi gusti, e ti potò un enorme piatto di pesce cucinato con tutte le erbe selvatiche del posto. Lo divorammo con golosità rubandoci i bocconi l'un l'altro. Ogni tanto raccoglievi con la punta della lingua una briciola di pesce che ti era rimasta sulle labbra, ed ogni volta, guardandoti, sentivo un fremito in tutto il corpo. Per me era come una promessa di ben altre sensazioni che mi avresti regalato dopo.

Più tardi ritornammo al nostro albergo. La stanza era in penombra. Dalla finestra spalancata entrava una brezza che faceva ondeggiare le tende e portava con sé il profumo del mare. Appena arrivati in camera mi dicesti di preparare qualcosa di fresco da bere per entrambi e sparisti in bagno. Riapparisti poco dopo con quello che era il tuo nuovo costume appena comperato. Ebbi un sussulto, per un attimo smisi di respirare e rovesciai il mio bicchiere per terra.

Non saprei da dove cominciare per descriverlo. Tutto era fuorchè un costume da bagno. Era una lunga striscia di seta verde smeraldo con disegnate le squame di un serpente e mandava riflessi brillanti ad ogni tuo più piccolo movimento. Ricopiava perfettamente le sembianza di un gigantesco serpente con la testa più grande e triangolare, gli occhi erano due cristalli di vetro freddissimo e si srotolava fino alla punta della coda.

La coda partiva poco più in alto del ginocchio ed era tenuta ferma da un filo sottilissimo praticamente invisibile, così come altri fili tenevano tutto il resto del costume. Salendo dolcemente si arrotolava intorno alla tua coscia, passava tra le gambe coprendo a malapena il tuo sesso, per continuare a salire girando sul sedere sporgente rotondo e perfetto fino a raggiungere i fianchi. Proseguiva poi in questo suo abbraccio voluttuoso dalla schiena al petto coprendo un solo seno e lasciando l'altro sfrontatamente nudo. Fino a finire con la testa dagli occhi scintillanti, strettamente avvinta al tuo collo come se con i suoi denti volesse succhiare il tuo sangue.

Ai piedi avevi un paio di sandali d'argento con il tacco altissimo, tenuti fermi solo da due lunghi lacci di cuoio. Ad un polso un bracciale sottile ed all'altro un laccio come quello dei sandali. Avevi i capelli sciolti sulle spalle leggermente spettinati. Alcune ciocche ti ricadevano sul viso nascondendo leggermente i tuoi occhi con le pupille dilatate.

Ti avvicinasti a me lentamente con movimenti sinuosi ed eleganti. Sembrava che il costume ti avesse trasmesso le movenze stesse del serpente.

Mi sentivo bruciare la pelle. Ad ogni lievissimo tocco delle tue mani una scossa elettrica mi attraversava le reni. Incominciai a slacciarti quel costume che sembrava ti stesse già possedendo avvinghiata tra le sue spire. Complici anche i fili invisibili che lo tenevano, pareva non volersi staccare dal tuo corpo. Fu quasi una lotta che mi rendeva sempre più ansimante ed eccitato per allontanarlo da te, per poterti finalmente vedere completamente nuda. Alla fine rimase come in un ultimo tentativo di resistenza, arrotolato alle tue caviglie.

Mi inginocchiai ai tuoi piedi e ad occhi chiusi cominciai a respirare il tuo profumo misto all'odore inebriante della tua pelle. Le mie mani scivolarono delicatamente tra le tue cosce obbligandoti ad aprirle.

La mia bocca si avvicinò socchiusa e le mie labbra sfiorarono i tuoi peli morbidi.

Ti spinsi leggermente indietro fino a farti sdraiare sul letto. Il sedere si appoggiava al bordo del letto mentre le gambe pendevano abbandonate.

Ritornai con la bocca tra le gambe e la mia lingua iniziò a esplorare il tuo fiore socchiuso. Con le dita lo aprii delicatamente mentre la lingua si insinuava in ogni piega, risaliva ogni avvallamento, correva lungo i bordi morbidi e rigonfi e si tuffava indurita penetrando il più possibile dentro di te per riemergere e risucchiare il bocciolo trattenendolo tra le labbra e tormentandone la punta con colpi leggeri e veloci.

Più la lingua ti frugava e più il sapore del tuo piacere si faceva intenso.

Leggeri gemiti riempivano l'aria come le fusa di una gatta diventando sempre più intensi e accelerati. Capii che il tuo primo orgasmo era sempre più vicino e accelerai ancora di più i colpi di lingua mentre infilavo prima una e poi due dita nel tuo ventre muovendole leggere e veloci in aiuto alla lingua. Fu in quel momento che il tuo godimento esplose in tutta la sua forza e intensità. Chiudesti all'improvviso le gambe ed io rimasi prigioniero dentro di te.

Solo dopo un lungo momento mi liberasti lasciandomi la bocca piena di te e del tuo sapore.

L'anima del serpente doveva essere rimasta tra di noi perché muovendomi lentamente e strisciando tra le tue cosce cominciai pian piano a risalire. Avendo capito quello che desideravo mi aiutasti tenendo con le dita sottili e nervose, aperti i petali del tuo fiore. Mentre risalivo strisciavo il più possibile il mio corpo contro la tua carne fremente, ora con forza e ora solo sfiorandola. Giocai con i miei capezzoli sul clitoride mentre proprio come un serpente mi lasciavi sulla pelle una traccia bagnata di te.

Continuai a risalire, con il mio sesso duro fino a farmi male ero arrivato all'ingresso del tuo. All'improvviso con una spinta veloce e decisa si tuffò dentro di te. Entrava e affondava, entrava entrava ancora esplorando ogni millimetro del tuo ventre su sempre più su. Sembrava volesse penetrare dentro lo stomaco, insinuarsi tra i polmoni, spaccarti il cuore in due, risalire nella gola, arrivare alla tua bocca per possederti e farsi leccare contemporaneamente.

I miei fianchi ondeggiavano ritmicamente avvicinandosi e allontanandosi da te. Ad ogni spinta contraccambiavi con altrettanto vigore mentre le unghie affilate lasciavano sottili solchi conficcandosi nella mia schiena e le cosce mi stringevano in una morsa proprio come avrebbe fatto il serpente mentre inghiottiva la sua preda. Mi rispondevi colpo su colpo come in una sfida a chi aveva più forza, se io a penetrarti oppure tu a risucchiarmi nel ventre fino a che fossimo un unico corpo senza più riuscire a distinguere guardando i nostri sessi chi fosse il maschio e chi la femmina.

Ero io che ti penetravo o eri tu che mi risucchiavi nel vortice in cui stava esplodendo la tua sensualità? Capivo che in quel momento volevi tutto, mi infilasti la lingua in bocca come solitamente fanno i maschi, forse volevi restituirmi la penetrazione che io facevo tra le tue cosce, poi in un crescendo senza fine, senza freni e senza più alcun controllo rotolammo sul letto senza mai far uscire il mio cazzo dalla tua figa bagnata. Il tuo sedere venne a trovarsi in una posizione perfetta e ben esposta e tu che volevi essere posseduta in ogni modo lo sporgesti ancora di più accogliendo con un ultimo gemito da animale ferito il mio dito che ti stava penetrando facilitato al massimo dai tuoi umori che colavano abbondanti. Fu in quel momento che esplosero incontenibili insieme i nostri orgasmi e sentimmo risalire rapidissimi getti di sperma che ti riempirono la figa fino a colare di fuori.

Dopo lunghissimi attimi di quasi incoscienza percorsi solo da tremiti incontrollati fosti tu a staccarti e a mettermi la figa gonfia e bagnata sulla bocca e davanti agli occhi affinchè non potessi mai dimenticarla. Con la tua lingua morbidissima raccogliesti goccia dopo goccia, rivolo dopo rivolo la miscela del nostro sperma fino a quando sul cazzo non ne rimase più traccia lasciandolo bagnato solo dalla saliva che mi donava una sensazione di fresco dopo il fuoco di prima.

Mi guardasti fisso negli occhi, e ridendo dicesti "non dobbiamo sprecarne neppure una goccia".

Con queste parole mi chiedevi di fare altrettanto con te.

Certo non avevo bisogno di alcun incoraggiamento. Le mie labbra si incollarono tra le tue cosce e la lingua cominciò un minuzioso lavoro frugando in ogni piega della pelle leccando con dolcezza e passione insieme le tue labbra, succhiando il clitoride gonfio e di nuovo infilando la lingua appuntita dentro il tuo ventre per raccogliere ogni goccia del nostro piacere. Il mio olfatto raccoglieva ansimante i tuoi odori mentre l'insieme di tutte queste sensazioni aggiunte allo spettacolo superbo che avevo davanti agli occhi non tardarono a riaccendere con fremiti leggeri il desiderio.

Tu che nel frattempo non avevi spostato il viso appoggiato alla mia pancia ti accorgesti subito del rinascere dell'eccitazione. Accogliesti il membro nella tua bocca avvolgendolo teneramente con le labbra. Volevi sentirlo crescere nella bocca e ad ogni pulsazione del sangue ti obbligava ad aprirla sempre un po' di più. Quando ti accorgesti che era arrivato al culmine dell'indurimento prendesti a farlo entrare ed uscire cercando ogni volta di farlo affondare sempre più risucchiandolo come prima lo risucchiavi nella pancia.

Senza neppure un cenno, la lingua tra le tue cosce, e la tua bocca sul mio cazzo accelerarono il ritmo fino a raggiungere il parossismo dell'orgasmo riempiendoci entrambi la bocca dello sperma e del succo dell'altro godendo così del sapore unico del piacere reciproco.

Dopo qualche momento in cui ogni nostro muscolo lentamente si rilassava, ci guardammo negli occhi e mentre ci baciavamo teneramente un tuo sorriso luminoso come il sole riempì la stanza.

Certo il tuo nuovo costume era davvero straordinario ! ! !