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Lo sconosciuto del corridoio
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Titolo: Lo sconosciuto del corridoio
Autore: m0rgause
Contatto:
Racconto n° 4571
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Non avrei voluto partecipare a questo congresso: l'argomento è noioso, i relatori muffosi, grandi nomi ma poco da dire; mi ha costretto il mio prof. per motivi di rappresentanza.
E i suoi argomenti per convincermi sono sempre oltremodo validi; devo dire che la spinta finale me l'ha data la curiosità di alloggiare per qualche giorno a Villa Lanza-Torrini, una antica costruzione cinquecentesca sperduta tra le colline senesi restaurata di recente e trsformata in un centro congressi multisala con annesso lussuoso albergo. In effetti l'imponente magnifica villa meritava che arrivassi fino qui; ma ieri, appena sbarcata dalla macchina dopo sei ore di guida ho potuto ammirarne solo la facciata e il parco con giardino settecentesco all'italiana che a prima vista mi è parso immenso, subito fagocitata da un relatore che mi ha costretto ad alcune ore di noioso supplizio; poi mi sono sorbita la cena da epico sbadiglio e infine finalmente è arrivato il meritato riposo in questa stanza da Mille e una notte tra affreschi e mobili d'epoca.
Sono le otto del mattino, mi stiro nell'enorme letto e udendo il cinguettio assordante degli uccelli nel parco penso sorridendo che stamane me ne andrò in giro intorno alla villa, tra il verde, altro che congresso, tanto ci sono le relazioni già belle e scritte.

Ordino la colazione in camera poi decido di truccarmi con attenzione e di vestirmi con abiti d'evasione, come li chiamo io, che riservo alle uscite non ufficiali quando non devo mascherare quella sanguigna sensualità che è parte integrante del mio patrimonio genetico: non si sa mai chi potrei incontrare nel giardino incantato; sono percorsa da un brivido di eccitazione che ben conosco, quello dell'Attesa, che mi passa tra le cosce come una lunga carezza.
Mi guardo allo specchio: con i capelli sciolti, le lenti a contatto e il trucco sono irriconoscibile. Il tacco 10 completa un abbigliamento che considero una via di mezzo tra l'elegante e il sexy, il nero mi dona.
Esco nel lungo corridoio deserto, nessuno dei colleghi in vista. Mi avvio con passo deciso quando dalla parte opposta alla mia si apre una porta da cui esce un uomo alto e snello che mi viene incontro con passo lungo, indolente.
Mentre avanziamo l'uno verso l'altra i nostri sguardi si agganciano: ha i capelli folti e bianchi, abbronzato, con un sorriso malizioso, accattivante; è oltre i cinquanta direi e non mi pare un collega, forse uno scrittore: ricordo di aver notato appena arrivata l'annuncio di un importante premio letterario la cui manifestazione si tiene in contemporanea al congresso.
Eccolo il mio uomo, lo sconosciuto del giardino incantato, l'Avventura, che mi sorride senza conoscermi.
Il cuore accellera il ritmo mentre nel ventre rulla il tamburo dell'eccitazione, in bocca il sapore aspro della caccia appena cominciata.

Arriviamo di fronte: lui mi saluta con un buongiorno strano, come d'intesa.
Io rispondo con un mormorio guardandolo fisso negli occhi prima di riprendere il cammino verso una uscita di servizio. Sento il suo sguardo incollato alla schiena, al sedere, alle gambe e l'adrenalina sale. Mi seguirà, ne sono sicura.
Queste attrazioni improvvise del tutto estranee a una tipologia d'uomo prefissata sono la paprika indispensabile alla mia vita.
In fretta esco all'aperto, il sole è già alto, la campagna senese risplende, gli alberi sono palchi d'orchestra per il cinguettio degli uccelli.
Mi immergo nel verde, c'è solo un giardiniere, un ragazzo che mi squadra con palese ammirazione e questo mi rende euforica; sono in attesa, tutti i sensi all'erta; prendo un sentiero
tra alte fitte siepi di rose antiche e all'improvviso sento uno scricchiolio, un passo deciso dietro di me. Non mi volto, non ne ho bisogno, so che è lui, il mio sconosciuto del corridoio.
Imbocco un vialetto che s'inoltra in una morbida penombra, un boschetto di pini e corbezzoli, ora il sentiero non è molto curato, le panchine di pietra sbrecciate, mi pare di camminare verso il cuore del labirinto del fauno: rabbrividisco pensando al bellissimo inquietante film di Guillermo del Toro .
E finalmente trovo quello che cerco: una panchina nascosta in una nicchia nel verde.
Mi siedo, in attesa.
Non sento più nulla ma lui è lì, ne sono sicura, mi sta respirando addosso.
Sbottono la camicetta, il seno occhieggia tra il pizzo, trattengo il respiro.

Eccolo, sul terreno ormai privo di ghiaia il suo passo si era fatto silenzioso, come il volo di un rapace notturno;
-Buongiorno- mormora sorridendo-anche lei in esplorazione?-
E senza aggiungere altro si siede accanto a me.
-Sì- rispondo io seguendolo con lo sguardo; non abbiamo bisogno di parlare, nelle sue iridi color della castagna la mia voglia improvvisa e inconsulta si accende alimentata dalla sua.
Gli prendo una mano e la poggio sul seno nudo, sotto la camicetta di seta.
Dopo un attimo il suo viso è contro il mio petto, la bocca a cercami i capezzoli che succhia con avidità la mano sotto la gonna a frugarmi, impaziente.
Io lo accarezzo sopra i pantaloni tesi, incurante che qualcuno ci possa vedere; ora c'è solo questo fiume rosso che mi scorre dentro, che si fa sempre più tumultuoso ad ogni attimo.
Nel silenzio si odono solo i nostri gemiti rauchi in rapido aumento di frequenza.
Poi all'improvviso l'uomo si inginocchia per terra tra la forbice delle mie gambe, mi sfila lo slip e la sua lingua comincia ad esplorarmi, gusta con sapienza i miei aromi di femmina mentre io mi inarco sulla spalliera, stringendo la sua testa contro il ventre.
E' abile ma non si tratta solo di questo: negli attimi che istintivamente blocco nel tempo con un licenzioso scatto fotografico è come se ci conoscessimo da sempre, il mio piacere è il suo e viceversa.
Due linee di vite parallele e distanti che per un frammento di giorno si incontrano nell'esaltazione dei sensi.
Il lampo del piacere arriva di colpo, gli occhi pieni dei prismi di luce del sole tra gli alberi sopra di noi, lasciandomi stordita e confusa; ora lui è in piedi, mi bacia sulla bocca, leggero, poi mi fa alzare e senza parlare mi accompagna dietro alla panchina, mi fa appoggiare sul bordo dello schienale per
prendermi da dietro, con forza e io voglio una cosa sola, sentirlo venire dentro di me, come se con il seme potessi catturare per sempre anche l'uomo.

Il suo orgasmo è una piccola morte accompagnata da un grido rauco; poi si abbandona sopra di me, le mani sui seni ed è come un naufrago sulla mia schiena.
Il tutto è durato sì e no un quarto d'ora. Lentamente il fiume rosso sta diventando
un torrente chiaro e fresco.
Lui si stacca da me io mi volto e lo bacio leggermente, sorridendo.
-Non so neppure come ti chiami- mormora lui
-Non ha importanza; solo una cosa, sei uno scrittore? Ho visto la locandina all'ingresso della villa-
-Sono un giornalista, faccio parte della giuria. E tu?-
-Nessuno, non sono nessuno, solo un'ospite dell'albergo per una notte, stasera riparto-
.Anche io, ma ascolta...-
Scappo via di corsa, nonostante il tacco 10: niente come il Mistero riesce a conservare intatto un bel ricordo.