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Piccolo disguido neanche troppo spiacevole
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Titolo: Piccolo disguido neanche troppo spiacevole
Autore: Emma
Contatto:
Racconto n° 458
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Vita complicata per una ventenne che abita ancora coi suoi. Specie se la tizia in questione ha un moroso che, a sua volta, abita ancora in famiglia. Ma ci si organizza. Soprattutto si sfruttano le compagne d'università che hanno la fortuna di vivere sole. Si sfrutta la loro ospitalità e si inventano tutte le scuse possibili per poter dire la fatidica frase: " Mamma, non ti preoccupare, stasera mi fermo a dormire da ..."
Io mi sono organizzata con Debora. Lei studia lontano dai suoi e ha in affitto un appartamentino che è una meraviglia. Frequentiamo due ragazzi che sono amici, e così il gioco è fatto. La scusa per non tornare a dormire a casa poi è quella della palestra. Ci si va verso sera, dopo le lezioni, ma poi mica posso girare a notte fonda, da sola, in tram per tornare a casa: mi fermo da Debora, che viene in palestra con me, abita a due passi ed è felice di ospitarmi a cena ed a dormire. Poi, in realtà le cose vanno in modo un po' diverso. In palestra il più delle volte non ci andiamo proprio. Fuori dall'università, andiamo subito da lei e aspettiamo Mauro e Riccardo. Loro cenano a casa, in un paese dell'hinterland. Ci raggiungono più tardi, appena possono, con qualche scusa per dormire fuori e già con l'uccello duro. Alla fin fine, sono trombate assicurate fino al mattino dopo, quando di nuovo si torna tutti e quattro in università, con le facce noi delle brave bambine pudiche e loro dei bravi ragazzi studiosi.
Ormai il giochetto lo abbiamo sperimentato varie volte e abbiamo istituito le nostre brave abitudini. Prima Debora e io mettiamo qualcosa sotto i denti, tanto per soddisfare le esigenze più elementari dell'esistenza. Poi ci facciamo assieme una bella doccia e ci facciamo belle nello stile acqua e sapone. Aspettiamo i ragazzi già mezzo svestite: di solito solo con magliette ampie e perizoma supersexy. Quando poi loro arrivano, ci vuole niente ad attaccare con abbracci e baci e ad entrare nello spirito della serata. Quando i tempi sono maturi, dopo qualche altra coccola tutti assieme, Debora e Riccardo si fiondano in camera; Mauro e io mettiamo in opera il divano letto in soggiorno, ci si mette nudi e si va avanti a trombare fino a che non si crolla di stanchezza e ci si addormenta.

Il meccanismo è collaudato e non fa una grinza, ma qualche disguido può sempre capitare e stasera un piccolo disguido è appunto giunto a sconvolgere i nostri piani. Viene tardi e i ragazzi non compaiono. Squilla infine il telefono e Mauro ci spiega che sono andati a sbattere con la macchina. Niente di grave, ma la macchina non va più: serve il carro attrezzi. Chissà quando e come se la sbrigheranno. Di certo per stasera salta tutto e loro non possono venire.
Che fare? L'unica è rassegnarsi. Farci su una dormita e non pensarci più. Per non stare a sistemare il divano letto, mi metto nel lettone con Debora.

Fa caldo. Ci togliamo la maglietta, ci infiliamo a letto e spegniamo la luce.
"Io - dice Debora - di solito mi tolgo anche le mutande."
"Toglitele pure, che non mi scandalizzo" - replico io.
"Nuda solo io, mi vergogno. Me le tolgo, se te le togli anche tu".
Non c'è problema. Me le tolgo, se le toglie anche lei e, sotto le lenzuola, restiamo tutte e due nude. Del resto siamo abituate a farci la doccia assieme e a vederci senza niente addosso. Però dormire nude nello stesso letto non lo abbiamo mai fatto e la cosa un po' mi diverte.
"Pensa se mi dimentico che sei tu e, stanotte, ti scambio per Mauro?!"
"E cosa mi faresti?"
"Come minimo, finisco coll'avvinghiarmi a te e dormirti tutta stravaccata addosso. Con Mauro finisce sempre così".
Sono in vena di scherzi e decido di darle una dimostrazione pratica dei miei abbracci. Lei mi sta girando le spalle e io striscio verso la sua schiena e l'abbraccio da dietro, stando ben attenta a non strusciarmi troppo. Inaspettatamente lei però si spinge verso di me, finisce coll'aderire con la schiena contro le mie tette e col sedere contro la mia pancia, come se davvero fossi a letto con Mauro. E' calda, morbida, molto più morbida di Mauro. Un contatto così mi turba, ma non faccio in tempo a ritrarmi che lei però si sistema ancor più contro di me ed anzi mi prende il braccio e se lo trascina ad abbracciarle la vita.
"Sai che non mi dispiacerebbe mica se mi prendessi per Mauro. E' piacevole"
In effetti, la sensazione di per sé è piacevole. Tanto più che Debora si è impossessata di una mia mano e se la è messa su una tetta. Ma è anche una situazione molto perversa che mi crea qualche problema di coscienza. Decido che ho già esagerato troppo con questo scherzo e mi sciolgo dall'abbraccio.
"Peccato!!" - esclama lei - "Cominciavo a prenderci gusto!"
"Dai, non fare la perversa". - replico io - "Proviamo piuttosto a dormire".

Mi sistemo al sicuro, nella mia metà del lettone, coricata a pancia in giù e mi metto di buzzo buono per dormire, ma Debora non è della stessa idea e vuole continuare con quello scherzo che avevo stupidamente iniziato.
"E se ti scambiassi io per Riccardo?"
Striscia dalla mia parte, mi mette una mano sulla schiena, me la accarezza e poi, non contenta, mi sale sopra e si stende tutta sopra di me. Sento le sue tette contro la mia schiena, sento anche il cespuglietto che mi fa solletico alle chiappe e sento il suo respiro sul collo.
"Non ho voglia di dormire. Ho voglia di giocare e di fare giochi perversi". Mi sussurra ridendo, molto vicino ad un orecchio.
Lo scherzo mi diverte e ancor più mi intriga quella sensazione calda della sua pelle contro la mia. Decido di darle corda.
"Se mi scambiassi per Riccardo, cosa mi faresti?"
"Prima di tutto ti bacerei sul collo. Quando lo becco a pancia in giù e gli salgo sulla schiena, lo faccio sempre".
E non si accontenta di dirlo. Mi scosta con una mano i capelli e si mette a darmi bacini sulla nuca. Prima sono bacini per ridere, che mi fanno il solletico, ma poi diventano bacini più seri, che mi mettono in crisi e mi fanno venire la pelle d'oca.
"Dopo con Riccardo vado subito al sodo e controllo in che stato è la belva".
Non ha finito di dirlo che mi infila a tradimento una mano sotto la pancia e mi va a esplorare non c'è bisogno di dire dove.
"Aiuto! Non vale!"
Cerco di scrollarmela di dosso, ma lei mi abbraccia ancora più forte e finisce anzi con l'altra mano per impossessarsi di una mia tetta.
"Sta' buona" - mi sussurra vicino all'orecchio e, per sovrappiù, riprende a baciarmi la nuca ed anche a leccarmela.
Rido, mi agito, protesto ancora, perché così vuole la buona creanza, e soprattutto perché sento che mi sto eccitando e ho paura di dove questo giochino potrà condurci. Sotto sotto però il giochino non mi dispiace mica.
Con la sinistra Debora inizia a stuzzicarmi un capezzolo: con la destra riprende le esplorazioni sotto, anche se cerco di tenere le cosce più serrate che posso.
"La belva di Riccardo è molto più sporgente, ma anche così l'esplorazione non è male".
Questa uscita mi fa ridere, rilasso un po' i muscoli e lei ne approfitta. Per insinuarmi meglio la mano tra le cosce. Sono sempre più tentata di lasciarla fare e di aprirmi un po' di più, ma lei di colpo si interrompe, si stacca dall'abbraccio, mi scende di dosso e si riversa a fianco, a pancia all'aria, con le lenzuola che le sono scese in vita.
"Senti come mi sono eccitata" - Mi dice prendendomi una mano e sistemandosela su un seno.
E' eccitata sì. Ha un capezzolo che è duro da scoppiare. Incredibile la sensazione di quel bottoncino di carne tra i miei polpastrelli. Sembra dotato di vita sua. Reclama di esistere, di gonfiarsi ancora di più, di godere. Impossibile a questo punto spostare la mano e smettere di toccarla. Il contatto col suo seno mi strega e non posso far altro che continuare a titillarle quel capezzolo birichino che se ne frega se sono io a stuzzicarlo, e non Riccardo, che se ne frega che la mia sia la mano di una donna, non quella di un uomo.
Mi sollevo su un gomito per stare più comoda e vedere più da vicino quel piccolo prodigio, ma è buio, non si vede nulla e finisco coll'avvicinare tanto il viso che mi ritrovo il seno di Debora a pochi centimetri dal mio naso. Non so cosa mi prende a questo punto, l'eccitazione ha il sopravvento e mi ritrovo col capezzolo di Debora tra le labbra. Lo bacio, lo succhio, lo mordicchio. Dopo un tempo interminabile di bacini, di piccoli morsi, di linguate, smetto solo per spostare la bocca più su, verso la bocca di Debora, che mi accoglie al buio come fosse abituata da sempre a baciarmi.

Poi tutto il resto viene da sé. Scoperte le regole del gioco e preso l'abbrivio, non la smettiamo se non a notte fonda, dopo che ci siamo esplorate al buio centimetro per centimetro, con le mani e con la bocca, e abbiamo goduto e rigoduto come non ci era mai capitato coi nostri ragazzi.

Il mattino dopo, in università ci andiamo con le nostre solite facce da ragazzette pulitine e giudiziose.
"Ci dispiace per ieri sera" - se ne escono a dire Riccardo e Mauro, quando finalmente compaiono. Ci raccontano del loro incidente e ci chiedono cosa abbiamo fatto noi.
"Oh, niente di importante. Abbiamo dormito."
Un sorriso balena per un istante sul viso di entrambe, e anche la voglia di scoppiare a ridere, non appena i nostri sguardi si incrociano, ma ci tratteniamo. Una scusa credibile per tanta improvvisa allegria, comunque, non sarebbe difficile da inventare.