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Rivincita
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Titolo:
Rivincita |
Autore:
Helena |
Contatto:
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Racconto
n° 4584 |
Altri
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Vorrei averti qua adesso per guardarti negli occhi e far crollare quell'assurdo muro che hai creato tra di noi. Quanta durezza, quanta freddezza, talvolta tanta cattiveria fatta apposta per ferirmi per allontanarmi da te, nel peggiore dei modi usando l'indifferenza, la cosa più brutta che potevi farmi. Ci sei riuscito, dovrei farti i complimenti, sei stato bravo. Anche se non ce n' era affatto bisogno. Ci parliamo appena, lo stretto necessario che comporta il lavorare insieme, evito di incontrarti in tutti i modi possibili, evito di chiamarti. Avevi timore potessi innamormarmi di te. No, non è successo puoi stare tranquillo. Io bene te lo volevo davvero e non volevo null'altro di ciò che potevi darmi, mai chiesto nulla, volevo solo te, solo te anche se per pochi momenti. Ho perso la testa, il mio proverviale autocontrollo dopo che quel caldo pomeriggio di giugno hai appoggiato le tue labbra sulle mie, per assaggiare le ciliegie che avevo appena mangiato, mi hai detto sorridendo. Era da tempo che mi corteggiavi, mezze frasi, sguardi infuocati che troppo spesso mi avevano messo in imbarazzo, ti mancavo quando non c'ero, mi cercavi sempre anche solo per un saluto. Mi sei entrato dentro lentamente, tanto lentamente quanto bruscamente mi hai escluso. E' stato come tuffarsi nell'acqua gelata dopo una sauna. Sono anche arrivata a pensare che ti facesse schifo stare con me. Ma ci sei riuscito ad allontanarmi sei stato bravo. Ma allora perché le rare volte che ci incontriamo prolunghi la tua presenza con stupide motivazioni, perché non ti scosti quando ti passo accanto e fai si che i nostri corpi si tocchino, perché se rispondo al telefono e sei tu non attaccheresti mai? E perché quando ti ho chiesto aiuto per sistemare il pc mi hai permesso di mettere il naso sul tuo collo ed annusarti? Mi sono riempita le narici de tuo odore ed il mio corpo si è colmato di brividi, tra le gambe gli slip si sono bagnati... Sai di buono - ti ho detto-non ti sei scostato, ho appoggiato le mie labbra sul tuo collo sfiorandole con un bacio, poi ti ho chiesto scusa e detto che non avrei dovuto, fissandoti mentre lo facevo. Mi ha messo la lingua in bocca con passione e le mani nei seni, subito a cercare i capezzoli che ti hanno sempre fatto impazzire di piacere, per poi scendere sulla fica ormai fradicia e aperta... perché mi fai questo effetto accidenti, perché? Mi sono allontanata dalle tue carezze e ti ho spogliato e mentre mi strusciavo a te per sentire il tuo corpo caldissimo ho preso il tuo sesso tra le mani, l'ho accarezzato, l'ho toccato...subito l'ho preso in bocca e ti ho torturato con la lingua, la bocca. Più volte ho sentito la tua cappella gonfia, pronta ad esplodere e subito ho rallentato, e l'ho fatto a lungo molto a lungo. Volevi scoparmi non te l'ho permesso, ho continuato a succhiarti forte, sempre più forte finchè non ce l'hai fatta più e sei venuto soffocando un grido liberatorio, dicendomi che ti facevo morire. Mi sono gustata tutto il tuo orgasmo, ho sentito tutte le scosse di ogni schizzo che ti fuoriusciva dal cazzo e mi sono sentita appagata. Volevi toccarmi, non te l'ho permesso, come non ti ho permesso di mettermi la bocca tra le cosce per ricambiare. No, non ho voluto darti la soddisfazione di vedermi godere di te, di vedermi venire e lasciarmi andare al piacere che potevi darmi. E' stupido forse, ma volevo essere io per una volta ad vederti in mio possesso, senza difese, come un'idiota rivincita nei tuoi confronti per non soddisfare il tuo ego di maschio. Perché sapevo cosa mi aspettava, anche se tutto era privo di senso, pure questa stupida e folle rivincita.
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