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Titolo: Incontro
Autore: Lensflare
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Racconto n° 4587
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Penombra.
Un vortice di pensieri nella mia testa, un vortice di parole, di sensazioni.
Righe che scorrono fitte di parole, in un crescendo emozionale che ha il pathos di un romanzo dell'ottocento.
Rosso. Pathos rosso.
Nella penombra scorgo le linee indistinte dell'arredamento di questa camera, drappi appena accennati delle tende pesanti alla finestra, il letto rifatto da sempre allo stesso modo, due cuscini bassi, frigobar.
Nella penombra sto aspettando con la porta socchiusa, di lato, che tu salga le scale ed entri in questa stanza d'albergo, come abbiamo convenuto nel pomeriggio.
Righe che si snocciolano davanti a me, come un film, parole che ci hanno fatto scoprire l'un l'altra a poco a poco, accendendo un desiderio sinuoso, nato nella mente, cresciuto nella carnalità.
Rosso. Desiderio rosso.
Uno scambio fitto di messaggi in quel residence virtuale in cui ci siamo trovati, apprezzati, coinvolti.
Il desiderio di incontrarci, di scoprirci finalmente, di toccarci e respirarci, di far crescere quell'attrazione mentale, quell'Eros embrionale delle nostre fantasie in un contesto di carne e sangue, di sospiri, di profumo di pelle e di sangue, di intima sessualità.
Desiderio carnale di possederci, di assaporarci, di realizzare quelle fantasie.
Un processo veloce, rapido ed affilato come la lama di un coltello. Come presi in un vortice sin dai primi pensieri scambiati, la sensazione netta di un intrigo che ti coinvolge, quella voglia di perdersi nell'altro, di lasciarsi andare e scambiarsi il piacere raffinato, forte, estraniante, deciso della nostra sessualità.
Il tuo squillo è arrivato, tu stai salendo in camera, ed io ho aperto la porta in attesa che tu entri.
Dalle righe scritte ed affidate all'etere è stato naturale scambiarci le nostre voci, in quelle telefonate in cui non sentivamo le parole, ma era una estasi nel perdersi nel suono delle voci nostre, intrecciate ai capi di un telefono, telefonate in cui fermi il mondo intorno e resti in trance ad ascoltarne il suono, a farti travolgere dalle sensazioni che ti regala quella voce, a fantasticare su quelle mani, su quelle labbra.
Rosse. Labbra rosse.
Il percorso naturale che ci ha portati a quel bar, presentandoci con una stretta di mano, e conoscendoci già così tanto da desiderarci, è stato altrettanto rapido.
Una proposta, un viaggio, ed eravamo lì, davanti a quel the a ripercorrere le sensazioni delle nostre voci, a guardarci negli occhi e rifarci le domande già fatte, ad esaminarci rendendoci conto che quell'attrazione esiste, esiste nel mondo reale, nel mondo fisico. Esiste nei nostri corpi.
Ci desideriamo.
Una parola chiave, nel salutarci: - A dopo - , dico. - A dopo - , rispondi.
È il primo cenno.
Il cenno convenuto, senza fronzoli, senza false ed inutili sdolcinatezze.
Il cenno che la fame di entrambi è troppo forte per non essere saziata presto, ma non nell'immediato.
Rossa. Fame rossa.
E sono qui, a distanza di forse un paio d'ore, a guardarti entrare nella penombra, e richiudere la porta alle tue spalle.
Lasci cadere la borsetta in terra, lì, davanti alla porta della stanza, mentre ti cingo da dietro con le braccia e comincio a baciarti sul collo.
Reclini la testa un po' per offrirmi la tua pelle che profuma di eccitazione, sa di Femmina.
Ti volti verso di me, spingendomi con le spalle al muro, mentre le mie labbra scivolando avide sul colo fin nella abbondante tua scollatura, a cogliere a pieni polmoni il profumo del tuo seno turgido, a baciare quel paradiso atteso, desiderato.
Penombra, che inghiotte i nostri corpi ansimanti.
Penombra, che nasconde le nostre mani in ricerca ed esplorazione dell'altro, lenti movimenti sotto i vestiti, la tua mano che libera da una costrizione di stoffa il mio sesso esuberante che esplode di eccitazione.
Penombra, penombra rossa, e sei in ginocchio davanti a me, mentre il fuoco che ci avvolge è quello della passione, intenta a salutare la mia virilità con un bacio profondo, lento ed umido, che ti sorprende in un lago di dolce miele che bagna le tue gambe, e che altro non desidero che avere sulle mie labbra arse di questo desiderio di te.