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ACCADE DI VENERDI'
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Titolo:
ACCADE DI VENERDI' |
Autore:
Malu |
Contatto:
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Racconto
n° 4588 |
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L'appuntamento, ogni venerdì. Alle tredici, davanti alla scuola. Ormai accade da un paio di mesi, giorno più, giorno meno. All'inizio con Marco c'era solo una conversazione breve, di circostanza. Al massimo, da parte mia, qualche riferimento a confidenze fatte tra le lacrime a Stefania, sua moglie, amica dal tempo della solitudine e della tristezza. Paolo, alto, bruno, occhiali scuri, sopracciglia folte, stretto nel suo soprabito, mi stava ad ascoltare e cauto mi lasciava intendere di non conoscere gli argomenti che avevo confidato a Stefania. Intanto, però, volta per volta, leggeva una pagina della mia vita. Non sapevo, non comprendevo, se mi ascoltava con piacere o annoiato...non sapevo se per lui quell'appuntamento a fine settimana rappresentava un immancabile rendez-vous di gossip! Non sapevo nulla né nulla mi lasciava intedere! Mi guardava fisso negli occhi, però. O forse, mi guardava tra gli occhi e il viso. Finchè, un giorno, mi disse che ero una bella donna. Sì, mi spiattellò in faccia quella confidenza senza mezzi termini. Erano, per me, giorni di disperata solitudine interiore ed accettai quel complimento come si accetta un incoraggiamento, alla speranza, alla vita. Malgrado ciò, il suo sguardo e quelle parole mi colpirono e sentii un brivido alla schiena. La bocca tremò. Con riguardo, ci si salutava... Di venerdì in venerdì gli raccontavo della mia vita matrimoniale, gioia e dolori. Un racconto sintetico, telegrafico...in poco più di dieci minuti per volta gli avevo detto così tanto di me da soffrirne poi, per il timore di essermi esposta troppo. Mi riscoprivo a riflettere che forse gli avevo detto troppo, anche di dettagli intimi. Ma intanto ormai era troppo tardi. Non c'era modo di rimediare. Le conversazioni si interrompevano, per riprendere poi al venerdì successivo, dallo stesso punto... Non gli ho mai rivelato però che ogni volta sentivo il suo sguardo sempre più penetrante, rabbrividivo....è sposato, perché mi attraeva così tanto? Per sfuggire, svignavo in fretta! Ecco, le prime! Vado! - e mi discostavo da lui. Non so perchè, ma ogni volta, avevo l'impressione che la nostra conversazione avvicinasse due cuori. La nostra amicizia stava diventando sempre più conoscenza profonda. Era diventato, per me, naturale parlargli anche di segreti che ancora non avevo rivelato a nessuno, e senza imbarazzo gli aprivo il mio cuore, sicura che avrebbe custodito nel suo quanto di volta in volta raccontavo. Arrossivo, talvolta, e sentivo la pelle pizzicare per il rossore. Nel piacere del raccontarsi è scoppiato un incendio! Gli sarà bastato ascoltarmi, senza intimarmi il silenzio, per desiderarmi? Non lo so, fatto sta che.... Una forza incredibile ci ha attratto. Ho avuto paura dei nostri incontri settimanali. Ho avuto paura dei nostri pensieri nascosti. Dei desideri, dell'amore che avrebbe potuto nascere...Io, libera, libera come l'aria ma lui.....sposato! Perchè mai allora attendevo con ansia il nostro appuntamento settimanale per il quale curavo ogni dettaglio? Controllavo l'orario, calcolavo i tempi, mi rimiravo allo specchio mentre scendevo in ascensore, e scuotevo i miei riccioli ribelli! Sognavo mentre gli parlavo ed immaginavo che quel suo sguardo così profondo non desiderasse altro che me. Immaginavo un brivido e nella sua testa, il desiderio delle sue mani, del suo sguardo, delle labbra bollenti, delle braccia avvinghiate... Sognavo che sognasse le sue mani a sfiorarmi. Finché una notte ho fatto un sogno bellissimo! In bagno, sotto la doccia, l'acqua calda che mi accarezzava il corpo. Non avevo lavato i capelli, che avevo stretto in un grande asciugamano sistemato a turbante, perché i riccioli non prendessero umidità. Con le orecchie coperte, non avevo sentito la porta d'ingresso aprirsi e poi richiudersi. Ad un tratto, aperta la porta del bagno, me lo ritrovai davanti. Come hai fatto ad e.. Non terminai la frase. Mi strinse e mi baciò. Un bacio lunghissimo...mi lasciò senza fiato, senza respiro per un tempo che mi parve infinito. Mi sfilò l'accappatoio. Lo sguardo dal viso scese lungo il corpo. Mi sollevò con le sue braccia robuste...il turbante cadde lasciando scivolare i riccioli morbidi lungo il corpo. Tre passi soltanto, fino alla camera. Il letto, che avevo appena rifatto sistemando con cura cuscini di seta e broccato, accolse i nostri corpi, ansiosi di abbandonarsi. Baciò ogni centimetro della mia pelle morbida, liscia ed odorosa. Mi sembrava di salire oltre le nuvole, nel cielo più lontano. Nessuno aveva accarezzato, baciato, ammirato di me come Marco in quel momento. Gli umori trabordavano, la sua bocca era dappertutto. Non vedevo più il suo viso, il suo sguardo sulla mia bocca mi mancava. Non desideravo altro che riavere le sue labbra sulle mie invece.... quelle labbra erano lontane, giocava la sua lingua dentro di me. Mi girava e rigirava finché, prona, ho accolto i suoi gemiti, sussurrati piano, fino al piacere massimo. Urlai. Non mi era mai successo. Sentii il cuore battere senza fine.
Riaperti per un po' gli occhi, vidi l'accappatoio sul pavimento, i cuscini sotto la mia testa. Non ricordavo più come ci fossero finiti. Il desiderio di lui correva ancora sul filo dei miei pensieri. La ricerca del suo sguardo, delle sue mani dolcissime accompagnò il mio riposo, il dormiveglia. Il sesso non mi aveva mai dato emozioni così intense. Perché così bello solo con lui, proprio con lui?
Nessuna traccia, però, intorno a me della presenza di un uomo. Ancora una volta era stato un sogno, solo un bellissimo sogno; sveglia, sentivo l'odore del mio stesso corpo profumato di piacere, le dita odoravano del mio stesso umore. Nel sogno quel piacere era stato solo il risultato di voluttuoso autoerotismo. Di Marco nessuna traccia fisica ma il desiderio di lui era talmente intenso da rendermi sempre più convinta che potrò, un giorno, accogliere il suo corpo nudo in un incontro vero.
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