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Paticolare K341 – 25 pezzi mancanti
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Titolo:
Paticolare K341 – 25 pezzi mancanti |
Autore:
Consolidato |
Contatto:
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Racconto
n° 4601 |
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Le squadre di conta inventariale erano composte da 3 persone: una della società, un revisore interno ed una persona del magazzino, esperta di items e dislocazione degli stessi.
La nostra era composta da me, internal auditor, una ragazza sui 28 anni, Claudia, del controllo di gestione e Giovanna, florida 40enne addetta al magazzino. Per Giovanna i codici erano note musicali, sapeva tutto: quanti pezzi in una scatola e quante scatole in un pallet, quindi era essenziale per fare rapidi conti oltreché per scovare i particolari difficili e un po' infrattati. Giovanna era un donna sposata che avrebbe potuto fare di tutto in azienda dalla produzione, alla spedizione, al custode care, ma era - sposata - al suo magazzino di integratori alimentari. Altezza media, fisico tonico e due gran tette sotto il pile che serviva nel freddo di inizio gennaio in quei locali non riscaldati.
Claudia, appena assunta, occhio malandrino e passo svelto, era minuta. Quel giorno aveva rinunciato malvolentieri alla gonna che solitamente sfoggiava con tacchi alti. Il luogo ed il clima imponevano i pantaloni ed aveva optato per dei jeans elasticizzati che fasciavano deliziosamente il suo culo prominente; un misto tra dote genetica donata dalla sua mamma e allenamenti estenuanti di spinning che avevano forgiato un'autentico capolavoro.
Cominciamo a contare dei bussolotti bianchi alti 40 cm. Weetab 400. Io leggo il codice, Giovanna ci indica il pancale dove dirigerci e Claudia inizia a contare le scatole. 41 dice Claudia; moltiplica per 6 ognuna, aggiunge Giovanna esperta di confezioni. Io segno 246 nel tabulato accanto a quel codice. Differenza +2 pezzi; nella norma.
La mattinata procede spedita. Facciamo entro le tredici l'ottanta per cento del magazzino. A pranzo si scherza e Giovanna è particolarmente allegra. Rivolgendosi a Claudia le dice: - Nel pomeriggio andiamo a contare la roba meno numerosa ma di maggior valore, quella che si trova nell'altro capannone. Quella potresti anche non venire a contarla....... - . Claudia incuriosita chiede il perché. E Giovanna: - Perché non ne hai proprio bisogno, con quel sedere sodo che ti ritrovi....... Sono integratori per aumentare la massa muscolare e li prendono o gli omini della Michelin oppure le ragazze per rassodare ed aumentare il volume del poteriore. Direi che a te questa roba non serve proprio, potresti fare la pubblicità del trattamento... - .
Io assisto al duetto mangiando lo yogurth ai frutti di bosco. Incuriosito alzo lo sguardo e vedo Giovanna con un sorriso a 32 denti che completa la battuta con un ahahahahahahaha. Claudia, invece, mi sarei aspettato fosse rimasta con lo sguardo basso a subire le battute e gli apprezzamenti diretti. Invece, stranamente, guarda Giovanna con fare ammiccante e la incita ad osare. Quasi ho la sensazione di essere di troppo.
Pausa finita proseguiamo e ci spostiamo nell'altro capannone. Avverto le due compagne di avventura: - Proseguiamo come stamattina dal tabulato agli scaffali, ovvero book to phisycal, poi semmai faremo delle conte incrociate al contrario alla fine - .Qui le cose sono un po' più laboriose perché tutta la merce è ordinatamente (si fa per dire) riposta in scaffali tipo IKEA che partono da 2 metri di altezza. Ogni roba da contare deve essere presa col muletto, appoggiata a terra e quindi contata. Giovanna, abituata di straforo a fare anche questo, conduce il muletto elettrico, prende i pallets, li scarica a terra, suggerisce i pezzi in ogni scatola, poi finito il conteggio li riprende e li rimette nello scaffale.
Dopo che la cosa si ripete per almeno 20 volte, prendo coraggio e chiedo a Giovanna: - Mi faresti provare? E' sempre stato un mio grande desiderio guidare un muletto - . Giovanna controvoglia acconsente e mi spiega come muovere le 5 o sei levette.
Mi allontano dallo scaffale, alzo la pedana e inforco il pallet del K341, l'ennesimo integratore che sviluppa i muscoli. Con attenzione lo alzo di 10 cm, mi allontano dallo scaffale e lo adagio a terra. Claudia inizia a contare le scatole che sono da 8. Dichiara 10 scatole che fanno 80 pezzi. Giovanna, che vuole fare la maestrina-capetta dice: - Sei sicura, aprine una. - . La prima scatola viene aperta e ne contiene solo 4. Procediamo con altre 5 scatole e alla fine risultano mancare 25 pezzi. Mentre annotiamo il tutto io rialzo il pallet e lo ripongo nello scaffale in alto. L'imperizia mi gioca un brutto scherzo e una scatola (per fortuna una di quelle mezze vuote) si rovescia e cade da circa 4 metri di altezza sul piede di Claudia.
Giovanna si arrabbia e cerca di soccorrere Claudia che urla per il dolore. Decidono di andare in infermeria. Ma solo le sei e non c'è più la Dottoressa Pignotti. Giovanna prende Claudia sottobraccio e piano piano si dirigono verso l'infermeria.
Siccome sono le 6 di sera del 5 gennaio in stabilimento non c'è un cane. Sono tutti via, tornati a casa per organizzare le calze della Befana ai figli. Io parcheggio alla meglio il muletto e poi vado verso l'infermeria. Mentre cammino mi sento tremendamente in colpa. Quel giorno abbiamo contato migliaia di pezzi e altrettanti ne abbiamo mossi con il muletto, ma il caso ha voluto che l'errore capitasse a me che non faccio il magazziniere e non guido mai il muletto.
Mentre percorro il piazzale tra i due capannoni ripercorro la giornata e penso che tutto era filato liscio; ci eravamo anche divertiti, avevamo saputo ingannare la noia del contare con scherzi battute e frecciatine. Giovanna poi, anche nel pomeriggio, aveva continuato a punzecchiare Claudia alludendo alle doti estetiche del di lei culo. Insomma una giornata piacevole rovinata proprio sul finire.
Decido di prendermi un tè alla macchinetta aziendale che è davanti all'infermeria, prima di entrare dentro. Mentre lo sorseggio mi viene in mente di premere altre due volte il tasto e di portarne due anche a Giovanna e Claudia. Quando la macchinetta smette di borbottare ed emette il fischio finale il silenzio di fondo è rotto da strani rumori. Sento dei gemiti che provengono dall'infermeria dove sono le due donne. Stranamente non sono urla o grida di dolore che mi aspetterei, dato quello che è successo, ma piuttosto gemiti, lamenti soffocati.
Appoggio i due bicchieri sopra la macchinetta del caffè ed esco dallo stabilimento. Nel piazzale c'è una finestra chiaramente illuminata all'altezza di almeno due metri. Il vetro è trasparente, non satinato, ma coperto da una tendina per ovvi motivi di privacy trattandosi di un luogo dove ci si può e deve a volte spogliare. Sposto un bidone vuoto e con cautela ci salgo sopra. Sono curioso di vedere cosa sta succedendo all'interno. La tenda copre tutta la finestra tranne 10 centimetri a destra; uno spazio sufficiente per avere un'ampia visuale.
Davanti a me, a pochi centimetri si svolge una scena inaspettata ed incredibile. Claudia è distesa sul lettino da infermeria, senza pantaloni e mutande. Giovanna ha tolto il pile ed il reggiseno e percorre inequivocabilmente il corpo di Claudia massaggiandola con le mani e sfiorandola con i capezzoli del seno. Quel seno, appunto, che per tutto il giorno ho immaginato sotto il pile durante l'inventario ora appare in tutta la sua prorompenza. Possente, sodo ed enorme. Una quarta abbondante ma forse di più che pende altero e termina con due capezzoli molto in fuori. Lo sfioramento dei capezzoli sul corpo di Claudia e l'abile massaggio delle mani di Giovanna sono, ora capisco, l'origine e la causa di quei lamenti che non esprimono dolore, ma piacere ed eccitazione. Claudia ha gli occhi chiusi e se la gode. Giovanna alterna massaggi insistenti con le dita a leccate nella zona della fica. Ad un certo punto Giovanna fa girare Claudia e la fa mettere in ginocchio. Davanti a me quel culo fantastico è ora nudo, prominente e viene violato da due dita di Giovanna che così le strappa ulteriori grida di piacere. Ovviamente sono eccitatissimo e quasi cado dal bidone, mentre mi strofino la mano davanti all'uccello che è durissimo. Decido di osare.
Scendo dal bidone e rientro nello stabilimento. Tutto tace tranne le due donne che a questo punto, perso ogni freno inibitorio, si sono talmente eccitate da aver dimenticato dove si trovano. Le due emettono grida inequivocabili ed esercitano una tale attrazione su di me che decido di entrare.
Giro la maniglia e prontamente richiudo la porta alle mie spalle. Le due donne ormai sono partite di testa e non sembrano arrabbiarsi per la mia presenza. Per darmi un minimo di ruolo slaccio i pantaloni a Giovanna che non disdegna l'idea e si fa massaggiare il culo. Le sfilo le mutande che cadono alle caviglie. Comincio a leccarle la schiena e il culo toccandole le tette da dietro. Ha quasi un fremito quando le strizzo contemporaneamente i capezzoli, poi riprende a leccare la fica di Claudia. Mi abbasso i pantaloni e faccio uscire fuori il cazzo che è gonfissimo e durissimo. Lo strofino dietro alla fica di Giovanna che però, muovendo il culo a destra e a sinistra mi fa capire di non gradire quell'intrusione.
Allora mi dirigo a fianco del lettino verso Claudia. Lei è oscenamente con il culo indietro, si sta facendo leccare a momenti il culo ed a momenti la fica da Giovanna. Quando Giovanna non si dedica con la lingua ad uno dei due luoghi di piacere, le penetra delicatamente l'altro con due dita. Claudia geme e gode ad occhi chiusi.
Allungo una mano e slaccio il reggiseno sotto il golf di Claudia. Scopro due tettine sode e impertinenti che chiedono solo di essere massaggiate. E lo faccio. Con una mano mi meno il cazzo dopo aver insalivato la cappella e con la mano sinistra le strapazzo le tette. Claudia è in estasi, sotto le attenzioni particolari mie e di Giovanna. Bisbigliando le chiedo di prendermelo in bocca. Claudia si abbassa col busto e inizia a familiarizzare con la mia cappella. Dopo due o tre bacetti finto timidi, diremo di presentazione, si fa più impudente e lo prende bene in bocca. Sento il caldo della sua bocca, l'umido della saliva e percepisco il ritmo delle sue mosse che, come in un concerto, dipende dalle carezze e dalle leccate che Giovanna riserva al culo e alla fica di Claudia.
Come in una danza erotica Claudia oscilla sulle ginocchia, ora all'indietro a farsi fottere il culo o la fica da Giovanna, ora in avanti per prendermi in bocca fino alla base del cazzo. Io godo indirettamente del ritmo della direttrice Giovanna che alterna movimenti profondi, cui seguono profondi ingoi del mio uccello, a rapide sequenze ravvicinate che strappano gemiti a Claudia la quale si blocca e mi lecca la cappella arrotolando la lingua.
Vorrei che tutto questo non finisse mai perché al maestoso pompino che Claudia mi dispensa si aggiunge l'inusuale (per me) visione di due donne intente a darsi piacere senza fremi. Purtroppo anche le cose più belle finiscono. Parte Claudia che ha un ultimo ohhhh, viene fragorosamente e si accascia sul lettino quasi fulminata da piacere. Io devo venire perché non resisto e quasi imploro Giovanna con gli occhi. Lei, in preda ad un raptus erotico, si inginocchia davanti a me e mi prende in mezzo al seno. Insaliva la cavità tra le due tette ed unendole in una piacevolissima morse mi finisce guardandomi negli occhi.
Restiamo ancora un po' inebetiti nella stanzetta e mentre ci rivestiamo Claudia ha un ultimo sussulto: - Hai visto che alla fine abbiamo fatto anche un po' di ehm conte partendo dal fisico...... insomma un po' di phisycal to book lo abbiamo fatto come volevate voi dell'internal auditing, così non rompete che le conte sono incomplete. Dimenticavo, il muletto non lo guidi più - . Strizzo l'occhi a tutte e due e infilando i pantaloni rido dentro di me pensando che sono proprio due tremendissime.
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