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L'attesa
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Titolo:
L'attesa |
Autore:
Ermete |
Contatto:
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Racconto
n° 4612 |
Altri
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Sabato
Ho ancora voglia di te. Non riesco a toglierti dalla mente; l'immagine del tuo sguardo provocante si sovrappone a qualsiasi cosa i miei occhi osservino. Hai saputo coinvolgermi solo con quelle poche parole con cui hai descritto il tuo modo di essere: scanzonata e allegra, mi piace far godere gli uomini. Ricordo la prima volta a casa tua. Seduti uno di fronte all'altra, parlavamo di come la mente, nel gioco dell'eccitazione, possa portarci dove il corpo da solo non arriva. Dopo le parole, nel silenzio che accompagna la consapevolezza di un discorso condiviso, hai portato la mano sotto la gonna, tirandola un po' su fino a mostrarmi le dita che toccavano il sesso; le muovevi piano sul clitoride e mi guardavi, cercando nei miei occhi la dimostrazione del nostro discorso; anch'io ti guardavo, muovendo lo sguardo tra gli occhi e le dita che dal clitoride scivolavano tra le labbra; quelle del tuo sesso si aprivano, quelle della tua bocca si serravano mostrando il piacere che provavi nel guardarmi eccitato. Sì, è proprio così, ti eccita eccitare, godi vedendo godere; sei come me, sei lo specchio che riflette l'impulso esatto della ricerca del piacere; con te è un caleidoscopio di sensazioni che si incontrano e si lasciano, si rincorrono e ritrovano, un vortice che ti solleva e poi abbandona, ti lascia precipitare, tra l'emozione di volare e la paura di cadere; cadere nel vuoto di una mente sempre in attesa dei sapori del tuo corpo.
Domenica
Chissà dove sei. Il non saperlo mi consente di immaginarti come voglio; e l'immagine che mi costruisco è sempre piena delle tue attenzioni, delle sensazioni che mi provochi. Quando mi fermo a pensarti, il vuoto della tua assenza si riempie dei ricordi che ho di te; ma i ricordi delle sensazioni che sai donarmi aumentano la percezione dell'assenza, e il desiderio di averti vicina attrae ancora di più le immagini dei nostri momenti, le uniche cose che posseggo di te, come fotografie virtuali di istanti vissuti: il tuo sguardo accattivante che mi fissa e mi cattura, il tuo volto prossimo al mio, le tue labbra che lentamente si protendono verso le mie fermando lo scorrere del tempo, il tuo corpo nudo mostrato con maliziosa indifferenza, le tua dita che scorrono sulla mia pelle alla ricerca dei brividi che sai procurarmi. Come un corpo che affonda nell'acqua mi lascio avvolgere dai sensi della memoria. Ti immagino e sento il tuo odore, la consistenza della tua pelle, la tua voce che mi sussurra parole provocanti; solo la mente ormai rapita mi permette di sentirti realmente con me; come nella realtà delicata di un sogno, per un istante infinito il vuoto della tua assenza non esiste più. E come un sogno che svanisce, l'improvvisa consapevolezza del desiderio disatteso, dell'illusione di una realtà, mi colpisce come un pugno nell'anima. Ho ancora voglia di te. Sempre di più.
Lunedì
E' una tortura dover aspettare, mi fa male. Questa settimana poi è la peggiore per aspettare il nostro venerdì. L'ultima volta mi hai detto che ci sarebbe stata una sorpresa. Stronza, lo sai che non sopporto le sorprese annunciate. Lo hai detto apposta, per farmi morire ogni minuto di più. E per non morire nell'attesa, la mia anima si alimenta di oniriche reazioni rabbiose che s'infrangono davanti al ricordo del tuo sorriso malizioso. - Anche la rabbia aumenta il desiderio - mi hai detto - non reprimerla, dominala, usala.- E poi quel sorriso, questa volta provocante e spavaldo, che torna malizioso quando cogli per un attimo nei miei occhi lo scontro tra la voglia irrefrenabile di possederti e la consapevolezza dell'illusione di renderti definitivamente mia. Ti togliesti l'accappatoio, allargasti le gambe, distesa sul letto. - Scopami, come scoperesti una donna cinica che ti deride.- Aspettavi il mio sesso e invece la mia mano si posò sul tuo, col palmo che premeva sul clitoride, le dita che aprivano le grandi labbra e poi dentro per violare la tua espressione indifferente. Infilai le dita dentro di te, piegandole e muovendole mentre facevi finta di non provare piacere. Poi spostai un dito più giù, premendolo sull'ano. La contrazione del tuo volto arrivò nello stesso istante in cui ti penetrai. Il sospiro che seguì mi disse che ti piaceva. L'odore degli umori che ti bagnarono il sesso mi dissero che godevi. Ti presi per i piedi e ti costrinsi a girarti. Con le mie gambe divaricai le tue, le mie mani ti bloccarono, il mio sesso si fece strada tra le natiche; sentii il tuo corpo irrigidirsi nell'attesa della penetrazione che tu agognavi violenta. Ti baciai sul collo mentre iniziai a spingere, piano, attento alla resistenza dello sfintere, rallentando per dilatare l'istante in cui la punta del mio sesso aprì il varco nella tua falsa indifferenza. Ai tuoi gemiti mi fermai, per godere della sensazione di dolore e di piacere che provavi. - Siii!!! Scopami come se fossi una stronza. Fammi male.- No, non posso farti male. Posso solo farti godere.
Martedì
Mi imponi il silenzio radio per tutta la settimana. Romperlo per qualsiasi motivo prevede come punizione il rimandare tutto, dover aspettare ancora, una settimana in più. L'unico frammento di realtà che mi lega a te è solo un indirizzo e un orario, fisso, come un appuntamento dal dentista; tutto il resto è solo eterea fantasia, l'immaginazione di ciò che sarà e che si trasforma in ricordo di ciò che è stato, nel tempo esatto di un pomeriggio. Come il ricordo del tuo corpo nudo, dei vestiti in terra, dei tuoi occhi che parlano delle mie mani che lo accarezzeranno, che lo sfioreranno nei punti che i tuoi sospiri mi indicheranno. I tuoi sospiri; non li trattieni né li esalti, semplicemente li lasci uscire perché sono solo la manifestazione esatta del piacere che provi; non esisterebbero gli uni senza gli altri. Sì, la tua eccitazione mi eccita, per questo ti piace prendere la mia mano e portarla sul tuo sesso già bagnato, guardandomi negli occhi come per dire - Vedi? lo senti il mio piacere?.- E per farti capire che lo sento affondo la mia lingua dentro di te, stordito da quell'odore e da quel sapore che invadono la mia mente e che fanno svanire la realtà; lasciando poi alla mia pelle il compito di ricordarli. Per poco. Troppo poco tempo.
Mercoledì
La consapevolezza è la chiave dell'erotismo. La consapevolezza di ciò che accade e che ci sorprende, la consapevolezza senza riserve di una fantasia, del percorso della sua realizzazione, del pensiero esplicito che sta per accadere. L'immagine precisa di un desiderio che diventa realtà. Come il desiderio che ho di te, che mi piace tenere tra le mani, nell'attesa che verrà esaudito. - Non nascondermi mai nessuna sensazione, nessuna emozione - hai detto, mentre socchiudevi gli occhi e avvicinavi le tue labbra alle mie per baciarmi con passione; poi hai messo la tua mano tra le mie gambe - E' così che ti piace vero? Piace a tutti gli uomini. Lo sento che ti stai eccitando.- Poi ti sei inginocchiata e mentre mi guardavi con quel tuo solito sorriso malizioso hai aperto la patta e tirato fuori il mio sesso; con la mano l'hai stretto, muovendola piano, hai avvicinato le labbra illudendomi che lo avrebbero avvolto; invece mi fai aspettare ancora, e sorridi, sempre in quel modo malizioso che mi fa impazzire; la tua mano che si muove piano mi eccita, le tue labbra sfiorano il glande, si aprono e mostrano ancora ciò che sarà ma che torni a rimandare ancora; per godere dell'emozione dell'attesa chiudo gli occhi e quando il calore della tua bocca finalmente avvolge il mio membro il respiro si ferma; ti guardo, tu hai gli occhi chiusi nel goderti il piacere di sentire il mio sesso riempirti la bocca. Lo so che sai che ti sto guardando; apri e chiudi gli occhi per regalarmi con lo sguardo il piacere che provi.
Giovedì
Della tua vita conosco poco. Non serve, dici, anzi; tutto quello che devo sapere di te è solo ciò che è dedicato a me. Come non vuoi sapere nulla di me che non riguardi solo te. Tutto il nostro rapporto è contenuto nel piacere che ci scambiamo, tutto il resto deve rimanerne fuori. Solo così, dici, il nostro rapporto sarà veramente totale. Sei una funambola che cammina sulla linea magica che divide un sogno impossibile da una realtà possibile; camminiamo in equilibrio sul crinale del nostro desiderio più alto, intorno a noi solo lo strapiombo della vita di fuori, delle nostre vite dimenticate; da non guardare, per non cadere. Conosco ancora meno il tuo passato. - Non è facile, godere solo del piacere altrui.- E' l'unica cosa che mi hai detto di quel tuo passato. Un riassunto estremo, come per dire che non conta più, che non vale la pena dire di più. Come per dire che devo capire da solo, altrimenti è tutto inutile. Io non ti dissi che lo sapevo quanto fosse difficile; è vero, certe cose è impossibile raccontarle, si possono solo riconoscere negli sguardi silenziosi che cercano corrispondenze. I tuoi occhi in quel momento contenevano tutto quel passato di cui non parlavi. Li rivedo nella mia mente quegli occhi, rivedo l'espressione un po' triste sciogliersi nel tuo sorriso malizioso quando cominciai a spogliarmi lentamente; più lento di quanto avresti voluto. Mi guardavi, negli occhi, poi il mio corpo che si scopriva, poi di nuovo negli occhi; nel tuo sguardo vedevo il tuo compiacimento per il mio corpo, per i muscoli delineati che disegnavano la forza e la passione con cui ti avrei presa. Mentre guardavi il mio torace nudo alzai una mano per congiungerla al tuo sguardo; feci quello che avresti fatto tu, sfiorandomi con le dita il capezzolo piccolo e teso; la mano misurò la consistenza del pettorale e poi scese giù, piano, lentamente, fino a raggiungere i pantaloni; si aprì il primo bottone, poi il secondo, poi il terzo... Il tuo sguardo attento si sciolse in quel tuo sorriso malizioso; con un gesto banale spostasti le spalline del vestito, prima una, poi l'altra; lasciasti cadere il vestito lasciando il tuo corpo in quel nudo essenziale, coperto dei soli slip di pizzo bianco; mi guardavi negli occhi indovinando la voglia che saliva in me; voglia di odorare la pelle, di sentirne il calore, di disegnare le forme del corpo nella mente esplorandolo con le labbra. Ci avvicinammo guardandoci negli occhi, fino a far toccare i nostri corpi; le nostra braccia si sollevarono per intrecciarsi intorno a noi; le labbra assaggiarono la pelle, poi si congiunsero. Lentamente cominciai a baciarti sulla pelle nuda; piano, poco più piano di quanto tu avresti voluto. Il tuo sorriso mi disse che era questo che volevi; la passione che sentivi dentro di me ti disse che era questo che volevo. Tutto intorno sparì, solo il nostro piacere di essere lì era con noi.
Venerdì
Eccomi davanti a quella casa, a bussare alla tua porta. - Verrà il giorno in cui tu busserai ed io non aprirò.- Senza aggiungere altro hai smascherato l'inconscia illusione dell'eternità. Lo so che verrà quel giorno; dalla prima volta che ti ho toccata, dal fremito che ho provato, ho capito che sarebbe stata una storia dove il tempo avrebbe giocato un ruolo particolare. Il tempo dell'attesa, delle infinite piccole attese, del tuo corpo, dei tuoi gesti, dei tuoi sospiri di passione; solo questo tempo sarebbe trascorso per noi. Come un cronometro ad ogni giro di corsa, ad ogni incontro si sarebbe azzerato. Un cronometro che un giorno non avrei più fermato, lasciandolo segnare il tempo, questo si infinito, di una vita senza te, senza più l'attesa di te. Nel dirmelo con la testa poggiata sul mio petto, dopo che le nostre anime si erano unite oltre i limiti del corpo, hai voluto solo aumentare il fuoco che alimenta il mio desiderio di te, di ogni parte di te; il desiderio di godere di ogni secondo trascorso insieme. Ogni volta potrebbe essere l'ultima; ogni volta che busso alla tua porta il mio cuore si ferma finché l'uscio non si apre. E ogni volta l'aprirsi di quella porta cancella ogni cosa di me che non ti appartiene, consentendomi di vivere emozioni così intense da diventare immortali, di arrivare nel luogo più profondo della tua anima e lasciarci il mio cuore a pulsare per l'eternità.
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