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Frammenti di uan vacanza della preadolescenza
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Titolo:
Frammenti di uan vacanza della preadolescenza |
Autore:
Ruferidian |
Contatto:
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Racconto
n° 4633 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
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Serie di racconti concatenati tra loro, dalla biografia del protagonista della storia, che altro non vuole essere se non la vita immaginaria del lettore stesso della storia; dall'erotismo più puro e semplice a quello più spinto. L'insieme di questi racconti semindipendenti dal resto è stato estratto dal contesto del Libro: - Un fine settimana incredibile! - di Ruferidian.
Ormai, il vostro legame andava molto al di là del comune senso del pudore.
Era un bel giorno di fine primavera e le scuole avevano chiuso i battenti per le consuete vacanze estive. La spiaggia si presentava gremita di gente, il mare figurava placido e tranquillo; il cielo era velato da uno strato di nuvole sottile e vaporoso, destinato a dissolversi sotto il caldo del pomeriggio. La pelle del corpo della Cocca risaltava sempre più rosata nel riverbero della luce del sole, i suoi capelli si schiarivano nel riflesso della salsedine: ora, più che alla leggera sfumatura di un castano chiarissimo, la chioma spiraleggiante della sua testa arricciolata si avvicinava alquanto alla tinta di un biondo neanche particolarmente scuro. La sua figuretta in costume da bagno era... era armoniosa e piacevole. Sabrina, la tua cuginetta, si dimostrava davvero incantevole. Riusciva così palesemente adorabile che, talvolta, non potevi evitare di risultarne perfino un tantino geloso. Che assurdità! Forse, è chiaro che non aveva occhi se non per te. Quella stessa mattina, ad esempio, un paio di ragazzini più grandi di voi di qualche anno, che da giorni facevano di tutto pur di attirare l'attenzione dall'ombrellone accanto al vostro, avevano raccolto il coraggio per avvicinarsi e regalarle un braccialetto di perline colorate. Lei aveva ringraziato e rivolto loro un sorriso gentile, ma non aveva nemmeno lontanamente mostrato la gioia di quando più tardi le avevi dato una semplice conchiglia, rosea-perlacea e luccicante, che avevi trovato sul bagnasciuga. Peraltro, tu stesso iniziavi a sviluppare un certo interesse a riguardo della Zia e della Zietta. Sabrina, la Cugina per eccellenza, ti cingeva e stringeva il polso sinistro con una mano e il fianco destro con l'altra. Non ha mai imparato a nuotare e, anche se con il tempo ha perlopiù superato la paura dell'acqua, da allora, da quella volta in riva al macero, conserva e mantiene tuttora una certa diffidenza nei confronti dell'acqua appena un po' troppo alta e fonda; perciò, seppure bastasse la tua vicinanza, e magari il contatto di una mano, per renderla capace di oltrepassare qualunque paura o difficoltà, la cintola della vita rimaneva il limite massimo per l'equilibrio della sua fragile tranquillità. Il materassino gonfiabile ondeggiava pigramente sotto il peso dei gomiti, mentre, lasciandovi trasportare dal lento moto ondulatorio del riflusso della marea, vi ci appoggiavate sopra e di traverso. Alle spalle l'orizzonte e di fronte la spiaggia. Disteso a pancia in giù sulla sabbia della riva si scorgeva il corpicino flessuoso della Nella, in piedi sulla battigia si vedevano le curve serpeggianti della Nilla che teneva d'occhio diversi nanerottoli che giocavano laddove la spuma delle onde si infrangeva con calma sulla zona scura del confine limitrofo del bagnasciuga. Faticavi a distogliere lo sguardo dalla prima alla seconda. Graziella, indossava un tanga talmente ridotto che per un niente lo si sarebbe potuto definire fuorilegge e distrarre l'attenzione dalla linea, morbida ed elegante, delle sue natiche veniva difficile. Grazia, invece, portava un costumino per forza di cose appariscente e si tratteneva le mani sul bacino: distaccare gli occhi dal décolleté delle sue bocce rigonfie, che tendevano allo stremo le cuciture della parte superiore del due pezzi che vestiva, era quasi impossibile. Restavi a tal punto preso e smarrito, in contemplazione e diviso, tra queste e numerose altre bellezze profuse sulla spiaggia, che non ti sei neppure accorto di quando, Sabrina, si è puntellata e piegata sulle gambe per mollarti il fianco e sprofondare. Qualcosa di insistente ti sfiora il davanti del costume da bagno. Ti raddrizzi sulle gambe e ti paralizzi immediatamente. Dita esitanti si fanno largo sulla base del ventre e ti accarezzano il membro divenuto febbricitante. Ti giri all'improvviso per guardarla e chiederle cosa, però, il sorriso che apparve sul suo volto era come un sole che incendia le nuvole, e avresti voluto tagliarti e mangiarti la lingua. Qualunque forma di protesta si è dissipata all'istante. Una mano calda nell'acqua fredda ti si chiude sull'asta, brividi congelanti si dipartono dall'inguine e si diffondono lungo tutta la spina dorsale. Intrecci le dita della mano libera con quelle della sua mano sinistra, le dita della sua destra rafforzano la presa e cominciano a menare sotto il pelo dell'acqua. Volgi intorno lo sguardo. Da un lato e ad alcuni metri di distanza, diversi giovani urlavano e si lanciavano un grande e grosso pallone sgargiante. Dall'altro, persone di ogni fatta passavano o si intrattenevano nei dintorni divertiti e sguazzando. Sulla riva della spiaggia, ciroli e nanerottoli gridavano e giocavano, molto chiassosamente, entro il raggio d'azione degli occhi vigili delle molteplici versioni di mammine seminude in modo accattivante e parecchio seducente. Dietro, beh, dietro non aveva nessuna importanza. Ti adagi di petto sul materassino facendoti cullare e condurre. Tac-tac, Tac-tac, Tac-tac, Tac-tac, Tac-tac; il movimento del polso, la stretta delle dita, lo scivolo della palma, il calore della mano, il gelo dell'acqua sul filetto e sul glande: ti sei irrigidito e, ignorato e in silenzio, abbondantemente e senza ritegno, hai schizzato nei flutti di quel mare sconfinato e verde-azzurro.
Già durante il pranzo le nuvole iniziavano a stringere il loro cerchio scivolando nel cielo, di tanto in tanto nascondevano il sole sfiorandolo svelte e gettavano lunghe ombre che risaltavano sulla spiaggia e rendevano scure le onde. Sabrina, ormai come d'abitudine stava aiutando a sparecchiare e tu non lesinavi di cooperare. Dopo alcune giornate intense di mare le spirali arricciolate dei suoi capelli sfumavano in una calda tinta assai simile al biondo di un campo di grano maturo per il raccolto; frattanto la pelle della sua delicata carnagione aveva assunto il colorito di un acceso arancio-rosa e qualche piccola efelide adesso bruna le spiccava ancor più scura sull'incarnato di velluto delle braccia e del petto. Hai messo nel lavello l'ultimo bicchiere e subito ti è venuta incontro sorridendo e porgendo le mani in avanti, con una beata espressione sognante fregiata sul viso gentile e cordiale, quando, mentre avanzi nella sua direzione, d'un tratto cogli un brillio fugace di curiosità istoriata nel suo sguardo eloquente e speranzoso: non è mai la prima a parlare, aspetta sempre che le si rivolga prima la parola e lo sai benissimo. Dunque, le hai afferrato e stretto le dita delle mani che protende verso di te. - Ti va di fare un giro? - . - Sì. - . I lineamenti le si sono illuminati in un ampio sorriso, riconosci la gratitudine e qualcos'altro che le si agita nella testolina. - Non allontanatevi troppo che tra un po' vien giù il finimondo! - . - Non c'è problema, se viene a piovere ci rifugiamo al bar. - . Naturalmente, più di così non avreste potuto allontanarvi dalla zona del bar del villaggio. Mano nella mano, in costume da bagno e maglietta, camminavate scalzi sulla riva della spiaggia. Un bizzarro gruppo di scogli che si ergeva laggiù in fondo, dove qualcuno solitamente tendeva a radunarsi per i tuffi, faceva da tappa simbolica di andata e ritorno. La schiuma delle onde imperversava e si accaniva ai vostri piedi, il paesaggio della sabbia vorticante appariva deserto. Da una parte si scorgeva il mare che minacciava forte burrasca, dall'altra spaziava la spiaggia solitaria e circostante. Le nuvole strinsero le fila e velarono il cielo; la temperatura si abbassò di colpo e l'orizzonte si fece più scuro. Avete accelerato il passo di buon grado. Il soffitto cupo di quel giorno si mostrava sempre più buio e ribolliva come acciaio fuso. A livello del suolo soffiava solo una lieve brezza, ma forti venti si stavano agitando in alto: le nubi da temporale, nere e imponenti, venivano sospinte implacabili contro la riva. Cavalloni ululanti rotolavano contro di voi, come condotti in battaglia da spettri volanti, come con furia spronati dai quattro cavalieri dell'apocalisse, nuvoloni densi di fumo oscuravano dappertutto. Piccoli mulinelli increspavano la superficie della sabbia, i lampi impazzavano ora lungo i ventri delle nubi. La ferita del cielo si aprì, e una pioggia fredda cominciò a battere sulle vostre teste. Di corsa avete coperto la distanza che vi mancava dalla fine della battigia. Goccioloni d'acqua pulita vi inzuppavano maglietta e capelli, mentre risalivate il sentiero della duna degli scogli che delineavano il limite estremo del bagnasciuga. Discendete gli scalini intagliati che si addentrano nel profondo della scogliera, per trovar riparo sotto la volta scavata nell'antro roccioso. Dabbasso le onde si infrangevano sulla scalinata che sboccava direttamente nei flutti del mare, lacrime di pioggia si raccoglievano nel rivoletto liquido che serpeggiava al centro degli scalini. Vi siete fermati e seduti appena all'asciutto, e la Cocca tremava vistosamente. - Via le magliette sennò ci prendiamo un malanno. - . L'hai cinta per le spalle, e poi te la sei stretta addosso per riscaldarla. - Va meglio? - . - Sì. - . L'aria non era affatto gelida. - Perché comunque sei voluta venire qui? - . Solleva il visetto adorabile e ti fissa negli occhi. - Ecco, io, vorrei... - . Senti la sua mano, più leggera delle ali di una farfalla, ravviare all'indietro i tuoi capelli bagnati per scoprire la pelle dietro l'orecchio, posarvi le labbra per continuare sussurrando in un batuffolo di voce. - Ecco, insomma, mi piacerebbe, mi fai vedere che schizza? - . Arretra piano con la testa e ti osserva. Le budella ti si avvitano immediatamente, le terminazioni nervose sembrano andare in corto circuito e scoppiettare. Le labbra dischiuse, una strisciolina di denti bianchissimi. Deglutisci faticosamente. - OK - . Si alza e si siede pochi gradini più in basso. La luce che ti giunge dalla schiena si dipinge con candore sul suo viso. Ti accarezza le gambe con la punta dei polpastrelli, delicatamente, dolcemente, con le dita della destra ti allarga l'elastico del costume e con la mano sinistra te lo prende fuori. Il musetto da scoiattolo si arriccia all'insù e la bocca si apre lievemente, enfatizzando a dismisura l'aria di stupore eterno che l'avvolge e circonda. La tensione risultava quasi tangibile e ti bruciava sulla pelle come acido, in una lenta tortura agonizzante. C'è stato uno scambio di mani; con la sinistra ti abbassa il costume da bagno, meccanicamente, morbosamente, con quella destra incomincia a muoversi in modo esitante sull'asta: una palma si chiude sui genitali, la seconda scivola come ortica sul membro eretto rabbiosamente. Le sue tenere labbra a meno di dieci centimetri dal glande tumido, il calore del suo respiro sulla pellicina sensibile del filetto. Allunghi le radici nodose delle dita per sfilarle una tettina polposa da una coppettina del reggipetto del costume che indossa. Senza nessun freno inibitore... con una mano ti masturbava febbrilmente, quasi dolorosamente, con quell'altra si trastullava... si trastullava fra le gambe. La sua tettina pongosa nella mano, il semino di un capezzolo turgido conficcato nella palma. Lo stomaco era rimasto al punto di partenza, ma l'adrenalina era in circolo, la sentivi pungere nelle vene. Si mordicchia il labbro inferiore, socchiude la bocca, un gemito improvviso le sfugge sommesso dalla gola, una gocciolina di saliva le luccica sul velo delle labbra, sbatte le lunghe ciglia una-due-tre volte in rapida successione e la senti e la vedi disfarsi in silenzio in spasmi incontrollabili. Lasci sfrenare le contrazioni del ventre e il primo filamento pannoso le schizza sull'arco delle sopracciglia, sul diritto del nasino grazioso, sulla porpora di una guancia paffutina e minuta; ti resta a malapena il tempo di cogliere l'espressione esterrefatta del suo faccino benevolo e meravigliato; il secondo fiotto vitale la imbratta nell'arricciolamento dei capelli spiraleggianti, mentre lei scatta all'indietro: d'istinto la trattieni con forza dal polso per impedirle di cadere giù dalle scale mentre il resto della linfa si spreca nel vuoto. Vi siete ripuliti nell'acqua salmastra e avete rimandato il momento di tornare al bungalow del villaggio, sin quando non ha smesso di piovere.
Dapprincipio e fin da allora, sin da piccola-piccola, Sabrina, ha mostrato di rivelarsi solo tendenzialmente timidina e assai poco eloquente a parole (mentre tu, invece, non hai mancato una sola occasione per dimostrarti straordinariamente comprensivo e protettivo nei suoi confronti); particolarmente eloquente non lo è mai diventata comunque, ma, dal piccolo mostriciattolo poco loquace dell'infanzia, che rispondeva quasi esclusivamente per monosillabi, nel corso della fanciullezza qualche passettino in avanti lo ha poi fatto. I capelli, di un biondo grano caldo e luminoso, si arricciolavano in spirali molleggianti che le rimbalzavano sulle spalle, e la tinta dell'abbronzatura della sua pelle arrossata dai primi giorni di sole aveva assunto l'accesa sfumatura di un rosa-dorato intenso, verso la fine della vostra spensierata vacanza di primavera. In ogni modo, già da un po' non si rendeva necessario parlare per comprendervi alla perfezione. Era tardo pomeriggio, anzi, era quasi sera. Con le ciabatte in una mano e le dita intrecciate saldamente, scansando di tanto in tanto i molteplici viandanti che venivano controcorrente, passeggiavate sull'orlo dell'acqua lungo la battigia. L'odore di salsedine impregnato nell'aria frizzante, il tramonto roseo e oro, la palla infuocata del giorno che fluttuava pigramente sul riverbero rosso rubino della linea tremolante dell'orizzonte. Sabrina, la più adorabile delle cugine, si dipingeva come un incanto per l'anima nell'avanzare al tuo fianco come una farfalla leggiadra e pacifica. Solamente talvolta la spuma delle onde si spingeva in avanti a sufficienza per inzupparvi i piedi, il brusio della gente che blaterava sul bagnasciuga riecheggiava nel padiglione delle orecchie in un tenue borbottio continuo e costante. Avete superato il bar del villaggio che si intravvede appena oltre la spiaggia. Il sole aveva toccato l'orizzonte e cominciava a fondersi col mare. Il cielo si colorò d'arancione, poi di rosso sangue. Il sole cala ancora, illuminando con tutti i suoi fuochi il mare verde-azzurro in un quadro indimenticabile: il cielo è interamente rosso scuro, il sole in parte affondato nel mare proietta delle grandi lingue gialle, sia verso il cielo e le poche nubi che ci sono, sia verso il mare; le onde quando salgono sono azzurre in fondo, poi verdi e la cresta rossa, rosa o gialla a seconda del colore del raggio che la tocca. Il soffio di una brezza leggerissima che spira sull'acqua vi carezza il viso e la pelle, scompigliando all'indietro i capelli. Il suono prolungato simile a un fischio, del gruppo di uccelli dalle grandi ali bianche bordate di nero lassù in lontananza, veleggia a voi come un canto stridulo nell'aria fresca. Riprendete il cammino e l'incedere del flusso di persone va diradandosi man mano che vi apprestate al termine della spiaggia. Raggiungete vi addentrate nel parcheggio che si innalza dopo la sabbia della battigia. I piccoli cespugli alle vostre spalle frusciavano nel vento. Ti girasti a guardare le spirali di sabbia che volteggiavano in aria, lungo il pendio fra la spiaggia e il parcheggio, come pallidi spettri fuggiti da un cimitero nell'ora del tramonto. Da est, il muro della notte stava abbattendosi sul mondo e l'aria si era fatta pungente. Vi siete inoltrati nel boschetto che si estende al di là del parcheggio. Il boschetto era formato da un centinaio di alberi e i rami erano così intrecciati fra loro da consentire alla luce del crepuscolo di penetrare solo con sottili fili cremisi e scarlatti, come se il tessuto del cielo avesse iniziato a sfilacciarsi nei boschi. Siete rimasti soli a calpestare il sentiero del passato. L'accompagnamento flautato e melodico di un'orchestra lontanissima pareva muoversi tra di voi. Ad ascoltare bene, però, non sembrava l'eco di un flauto a condurre; somigliava più a un vento altalenante che soffiasse in diversi strumenti a fiato, alcuni più grandi e altri più piccoli, traendone suoni vaghi che si fondevano in un tessuto musicale a un tempo strano e malinconico, triste e nostalgico. Era la ninna nanna del pensiero del mare tra gli alberi, era il bisbiglio della brezza salmastra tra le fronde abbracciate dei rami, era il saluto del coro dei flutti che sussurrava lievemente attraverso le onde frangiate del sottobosco. Siete sbucati dal boschetto e avete continuato sullo strato di pietre multicolori, diretti verso le panchine sulla cima di un'altura solitaria, come trasportati alla deriva da una corrente dolce e cantilenante. Scende la sera e non c'è nessuno. Vi lasciate andare e cadere sulla panchina più isolata. Farfalle nello stomaco. La senti sospirare e quando te la stringi forte contro, scende la notte. Un sole immenso, di un rosso cupo, incendia l'orizzonte dalla parte del mare. Mille vampate di un enorme fuoco artificiale lottano le une contro le altre per essere più intense, più rosse nei rossi, più gialle nei gialli, più variopinte nelle parti dove i colori si confondono. Si vede chiaramente, a diversi chilometri di distanza, l'estuario di un fiume maestoso che precipita, scintillante di scaglie rosa argentate, nel mare. T'invade una pace di una dolcezza poco comune, e con la pace la sensazione che puoi avere fiducia assoluta in te stesso. La notte cade improvvisa appena il sole è scomparso nel mare mandando le ultime scintille, viola questa volta, del suo fuoco abnorme e innaturale. Giri la testa per guardarla. La nitidezza del cielo, che si stellava come un albero nella più solenne delle feste, rischiarava quanto basta. Ti stava fissando con lo sguardo straboccante di affetto venerante; ti avvicini con la bocca alla sua, e ti ritrai fievolmente. Il contatto con le sue labbra era come un'iniezione di una qualche droga chimica ad altissimo potere d'assuefazione dritta nel tuo sistema nervoso. Ne desiderasti subito ancora. I suoi brillanti occhi speranzosi ardono a questi approcci e la sua bocca profumata si apre per la voglia di farsi baciare. Le lingue si scontrarono e i baci si incendiarono, facendosi sempre più arditi: quando vi staccaste il respiro era diventato affannoso. Un bisogno anelante ti coglie nel profondo, una scarica adrenalinica ti si rimescola nelle vene, la punta di una manina delicatissima ti si posa sul davanti del costume da bagno. - No. - . - Mmh - . - Oggi voglio farti venire io. - . La sua bocca meravigliosa è ornata di denti splendenti e bellissimi. Ha un modo di pronunciare certe parole, di mostrare un pezzetto della sua lingua rosa nella bocca semiaperta, che renderebbe libidinosi i santi più santi che ha fornito la religione cattolica. Ti osserva con un brillio istoriato negli occhi, che la racconta lunga: il comportamento sempre remissivo e sottomesso, lo sguardo venerabile fissato a fiamma viva sul tuo volto, l'espressione tanto familiare (indissolubile), tanto benevola e meravigliata, così stupefatta. Infine la Cocca rispose con una voce dimessa e soffocata, per nulla insicura ed esitante, che trasformò la tua colonna vertebrale in un bastoncino di ghiaccio. - Va bene - . Le fai scivolare i polpastrelli di una mano sull'elastica solidità delle gambe, e la cingi per la vita longiforme con l'altra. Le iridi si allargano, le pupille si stringono, socchiude le palpebre e un gemito (strozzato e gorgogliante) le scappa dalla gola contratta. Le insinui le dita della mano nel pezzo di sotto del suo costume, le accarezzi la peluria fine della sua montagnetta di venere, torni a reclamare la sua bocca umida e morbida, e con la leggerezza di un'ombra, percepisci il tocco vellutato delle sue dita urticanti che ti guida la mano più in basso. Spontaneamente schiude le cosce lunghe e snelle, ti guida le dita in lenti circoletti sul beccuccio della fessura, senti le sue piccole creste sporgenti (tenere e collose) scivolare sotto i polpastrelli, frattanto imperterrite le vostre lingue guizzano dalla tua bocca alla sua, armoniosamente, ritmicamente, la zona bassa del ventre incomincia ad assecondare il movimento dei tuoi cerchietti con oscillazioni minime, meccanicamente, silenziosamente, la senti irrigidirsi e scaricarsi in spasmi morbosi, discontinui e sbrodolanti, appiccicosi nelle tue mani. Era stata una vacanza indimenticabile, del tutto priva dei fantasmi dei tabù degli anni precedenti.
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