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E se fosse stasera che passi a trovarmi?
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Titolo:
E se fosse stasera che passi a trovarmi? |
Autore:
Marmotta |
Contatto:
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Racconto
n° 4638 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
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- E se fosse stasera che passi a trovarmi? - Questo il messaggio che mi ha raggiunto sul cellulare la notte scorsa, mentre ero con amici in un tanto famoso quanto lercio locale della città. La serata era iniziata come tante altre, svogliata e senza meta. Saluti a destra e sinistra, doppio aperitivo, chiacchiere, risate e innumerevoli giri per trovare parcheggio alle auto. Ma è stato quando il cellulare ha vibrato che la serata è cambiata, o per meglio dire la notte, dato che la mezzanotte era già stata superata da almeno due ore. Non rispondo subito, rimetto il telefono in tasca e guardo gli altri, quasi volessi nascondere la cosa a sguardi ignari. Deglutisco e riafferro la bottiglia di birra, finendola del tutto. La terza? Forse la quarta della serata. - Gente, io vado! - dico alzandomi ai ragazzi, chi seduto sui divanetti, chi su sedie dal labile equilibrio. - Ci si vede! -. Sorrido e richiudendo la giacca mi allontano, uscendo dal locale. Michela abita a pochi isolati da li, non prendo l'auto dopo la fatica fatta per parcheggiarla. Mani in tasca evito gli sguardi della gente, sguardo fisso davanti a me durante i pochi isolati che ci dividono. Arrivo davanti al suo portone, un fremito dietro la schiena, forse un soffio d'aria più fredda del solito, forse la nascita di una tenue eccitazione. Il dito va a pigiare il tasto del citofono e poco dopo, senza ricevere risposta, il portone si apre con uno scatto metallico. Mi guardo alle spalle mentre spingo ed entro, attraversando il cortile e salendo le scale. Un solo piano e posso vedere la porta socchiusa di casa di Michela, la penombra che regna sovrana. Non l'ho mai visto illuminato dalla luce del giorno quell'appartamento. Il piede destro precede il resto del mio corpo e con il gomito spingo sulla superficie della porta. Lei è li, davanti a me, un sorriso da bambina dispettosa e la giacca da camera aperta sul davanti, solo la cintura a chiuderla in vita. È completamente nuda la biondina, non lascia nulla alla fantasia. I sodi e ampi seni fanno capolino cercando spazio, e i turgidi capezzoli sembra vogliano spostare il tessuto rosso e sottile della giacca per mostrarsi a me. È appoggiata al muro, braccia distese lungo il corpo, i ricci biondi che le cadono leggeri sulle spalle. Mi guarda. La guardo e lascio chiudere dietro di me la porta, con un tonfo sordo ma non troppo rumoroso. Nessuno dei due parla. Le sue labbra, carnose e desiderabili, vengono appena pizzicate dagli incisivi. Non un filo di trucco sul suo volto. Mi tolgo la giacca e mi avvicino a lei. Con i polpastrelli della destra le accarezzo il fianco, quasi fosse troppo delicata per un gesto più deciso. Ma so che non è così, so che mi ha chiamato solo per usarmi, come sempre, come fa anche con gli altri suoi amici. La sua mano corre dietro la mia nuca, il contatto è rapido e mi fa fremere, l'eccitazione che cresce in me. Mi tira verso di se, maliziosa, andando ad assaggiare le mie labbra, leggermente secche quella sera. Le idrata prima con la punta della lingua, poi le fa sue, entra dentro la mia bocca, mi prende, come un predatore aggredisce la preda. Ed io reagisco, iniziando con lei un'antica danza, le lingue che si incontrano, che si parlano. La mia mano sale sul suo ventre, le accarezzo la pancia, l'ombelico. Sento il suo respiro soddisfatto ma non ancora appagato. Avvicino il mio addome a lei, le faccio pregustare l'eccitazione che provo. Con la mano libera si aggrappa al mio sedere, scivola sui jeans e mi tira ancora a se, costringendomi quasi a spostarmi con lei, verso il divano. Solo li lei si siede e spalanca sfacciatamente le cosce, mostrandomi i suoi segreti. Li accarezza, sempre sorridente, sempre biricchina. Mi inchino a lei, so che vuole questo mentre si accarezza e dilata con indice e medio il proprio piacere. Inspiro profondamente, sento l'odore di lei, mi chino sul suo corpo. Le labbra che le sfiorano il ginocchio, e risalgono lente, fino all'interno coscia. Il mio cuore pompa all'inverosimile, troppo vicino al poter scoppiare. La lingua le lambisce la pelle, i denti la graffiano appena, per farle sentire la mia presenza. E salgo ancora, fino a gustarmi le sue labbra più nascoste, sentire sulle mie l'acre ed il dolce, il piacere di Michela. La sua mano abbandona il proprio sesso per intrufolarsi tra i miei capelli ed ancora una volta spingermi a se. La mia lingua dapprima lenta gusta ogni dettaglio di quel segreto, ogni minima piega è mia. Gioco intorno al suo bottoncino, senza ancora sfiorarlo. La sento fremere, inarcare la schiena. E sorrido, senza spostare il mio capo dalle sue cosce snelle e lisce, bianche come il latte. Mi coccola i capelli, come si farebbe con un gattino, ed io non mi fermo. Accelero quel gioco su di lei ed ora anche dentro di lei, le pizzico il clitoride tra le labbra, poi tra i denti, e lenisco il dolore provato succhiandolo, con foga e desiderio, facendolo gonfiare nella mia bocca. Il suo respiro si fa più grave, affannato forse. E poi le gambe si serrano, la mano si chiude a pugno sulla mia testa, tentando di aggrapparsi ai miei capelli corti. E finalmente sento la sua voce. Finalmente riesco a sentirla, un suono acuto, vibrante, un misto di piacere e dolore. Trema, senza lasciarmi andare, e so che devo proseguire fino a che non sarò libero, so che a lei piace così. Ed infatti mi lascia, lentamente, e mi sorride di nuovo, mentre si richiude la giacca da camera e sposta lo sguardo sul tavolino di lato a noi. Appoggiata sopra al piano del mobile, una banconota da venti euro. Lei si alza dal divano e sparisce, in un'altra stanza. Mi rimetto in piedi ed afferro il denaro, portandolo in tasca. Riprendo la giacca e lascio quella casa, forse ancora in tempo per tornare dai ragazzi al locale.
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