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Frammenti di una vacanza della preadolescenza
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Titolo:
Frammenti di una vacanza della preadolescenza |
Autore:
Ruferidian |
Contatto:
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Racconto
n° 4643 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
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Serie di racconti concatenati tra loro, dalla biografia del protagonista della storia, che altro non vuole essere se non la vita immaginaria del lettore stesso della storia; dall'erotismo più puro e semplice a quello più spinto. L'insieme di questi racconti semindipendenti dal resto è stato estratto dal contesto del Libro: - Un fine settimana incredibile! - di Ruferidian.
Era un caldo giorno di mezza estate. Tutti sembravano voler approfittare del lungo week-end per estendere il più possibile il periodo delle vacanze. La maggior parte di tutti aveva recuperato camper e roulotte e si era messa in strada per la via della collina, per poi radunarsi sulla piazzola di quella zona libera di campeggio. Inseparabili, avventurosi, inarrestabili, operosi, laboriosi, immensamente fantasiosi, e in particolar modo intuitivi, inventivi e fantasiosi lo siete sempre stati (quando eravate insieme), ma vedere gli adulti all'opera vi aveva lasciato alquanto sbalorditi. Siete giunti nella piazzola quasi deserta sul finire del pomeriggio di un venerdì. Gli adulti si sono riuniti davanti al muso di un veicolo e con le braccia incrociate si sono guardati attorno. Da una parte c'era il bosco, e dall'altra c'era il chiosco e il parcheggio, da un lato si trovava l'argine che saliva verso la stradina che aveva acconsentito alla ripida discesa, dall'altro diversi sentieri conducevano al tortuoso fiumicello che scorrendo serpeggiava più in basso. Alcuni alberelli crescevano sparsi qua e là. Come per un tacito accordo, qualcosa era scattato e tutti si erano messi in movimento. I veicoli si sono disposti a semicerchio. Si sarebbe detto che ognuno conoscesse alla perfezione la propria parte del compito. Gli uomini si sono occupati di montare e predisporre, le donne di viveri e vettovaglie. Il resto non lo ricordi bene, il resto rimane solo un'accozzaglia di immagini disordinate nella tua testa. Rammenti dita che indicavano, rammenti risa e schiamazzi, rammenti voci che organizzavano tra urla e grida di protesta, rammenti scherzose imprecazioni nell'aria, rammenti mani che srotolavano, rammenti cavi e tiranti che si tendevano, mentre tu e Sabrina restavate pressoché impalati e ammutoliti, palesemente sbigottiti, con ancora i vostri picchetti in mano; tavolacci improvvisati sorgevano al centro della baraonda, verande venivano unite a formare una specie di portico che percorreva per intero la mezza luna del semicerchio di camper e roulotte, tende e tendaggi s'innalzavano ai margini del bosco, una graticola veniva trasportata sul rialzo di terra dell'argine, e in quattro e quattr'otto una buona fetta d'angolo del verde della piazzola era stata invasa e fortificata. Stavate ancora armeggiando con le cinghie della sacca della vostra Canadese a tre posti, quando qualcuno è arrivato in soccorso per aiutarvi ad erigerla. L'ultimo riparo in tela era stato montato, e la graticola (accesa e pronta da un pezzo) aveva iniziato a cucinare. La sua pelle abbronzata riluceva di una meravigliosa sfumatura rosa-oro nella luce della sera imminente. I capelli le erano cresciuti non meno di mezzo centimetro e a ogni spostamento l'arricciolamento spiraleggiante le rimbalzava in testa come molle. Bottiglie venivano stappate una dietro l'altra, assaggi di tutto circolavano nella moltitudine, una macchinetta del caffè lavorava in quantità industriale. Vi siete indaffarati nell'apparecchiare. Tutti si sono intrattenuti in baracca per ore a mangiare e far festa nei pressi delle tavolate improvvisate nel centro. Sabrina, si prodigava e divertiva nella mischia come tutti. La sua presenza, in calzoncini e maglietta, che andava e tornava con la teglia carica dalla graticola, risplendeva e brillava fulgida come una flebile fiammella nell'oscurità. Il suo adorabile sorriso si presentava come un medicamento benefico per gli occhi arrossati, l'eco di una sua sporadica risata risuonava come un balsamo rasserenante nelle orecchie stanche e stordite, e noncurante di richieste insistenti o velate battute, era sempre da te che dapprima passava al suo ritorno dalla graticola. Quindi, si è fatto buio e un po' troppo tardi per il fracasso. Altre persone si erano accampate nei dintorni del semicerchio; alcune delle quali si sono poi aggregate a voi nel festino della confusione. Nel ricordo di quanto si dimostrasse maldestra nella fanciullezza, nel passarti accanto con il vassoio del giro della staffa fra le mani, la Cugina per eccellenza, ti guarda e ti sorride, inciampa e cade in avanti. Sei balzato immediatamente. Bicchierini e contenuti sono andati perduti, irrimediabilmente e senza nessuna possibilità di recupero, però, l'hai abbrancata al volo prima che le sue ginocchia toccassero il suolo. Così si è conclusa la giornata: più che a sparecchiare, avete aiutato a riassettare alla meglio e poco a poco tutti si sono ritirati. Altri parenti sarebbero sopraggiunti l'indomani. Sabrina è rientrata in una delle roulotte per mettersi il pigiama. Intanto, hai approfittato della tenda sgombra per cambiarti a tua volta. L'indomani sarebbe sopraggiunto pure il nanerottolo del cuginetto più grande, ma per quella prima notte l'intimità della tenda sarebbe rimasta tutta vostra. I ciroli s'intrattenevano a dormire con i genitori che si affrettavano a raggiungerli. Saluti e buonanotte. Vi siete infilati nei sacchi a pelo. L'aria notturna si faceva frescolina, il buio non era assoluto e pesto. La statuetta di un coniglietto fosforescente (ormai amico e compagno fisso delle notti di Sabrina) luccicava da un angolino della tenda, nel frattempo, un bicchiere e una bottiglia d'acqua prestavano paziente attesa del loro turno di gloria nell'altro. Bisbigliando e sussurrando in un soffio di voce appena, avete chiacchierato fin nelle ore piccole, in pratica come sempre. Già da parecchio, si udiva con chiarezza il lieve russare di qualcuno (dal di fuori del triangolo di stoffa cerata dell'ingresso) che si beava tranquillamente, sonoramente, profondamente. Infine il clima ovattato di tensione della tenda si fece insostenibile. - Dormi? - . Sbuffi fievolmente. Se davvero fosse stata addormentata, quelle note arcane (leggere e sottili) non sarebbero state affatto sufficienti per svegliarla. Ruota la testa nella tua direzione. Il suo sguardo riusciva a brillare anche nel buio della penombra. - No. - . - Io vado in bagno, vieni anche tu? - . - Sì. - . Hai dischiuso piano la cerniera lampo dell'entrata della tenda e ne sei fuoriuscito prendendola per mano. All'esterno, il buio della notte appariva ancor più luminoso che dentro. In alto l'astro della notte baluginava nella sua piena interezza, nel cielo innumerevoli scintille di stelle ammiccavano tenendole fitta compagnia, lo sciabordio del torrentuoso fiumicello che si srotolava laggiù soffocava qualunque rumore del sottobosco. Il gabbiotto del gabinetto biologico restava situato nel punto più imboscato, i tendaggi della pergola della doccia di fortuna spiccavano lì vicino. Hai accennato con il mento al sito del gabinetto. - Hai bisogno del bagno? - . - No. - . - Nemmeno io. - . Le hai mollato la mano, ti sei apprestato ai margini del sottobosco, hai estratto la pistola e l'hai scaricata sulle radici di un alberello. Te lo sei sgrullato per benino, hai rimesso l'arma nella fondina e poi ti sei girato per fare ritorno da lei. La sua figuretta in pantaloncini del pigiama era incantevole. Le gambe lunghe e snelle, le braccia intrecciate dietro la schiena, le spalle abbassate e strette, la nuca e le scapole appoggiate al paletto portante della struttura di sostegno della doccia; ti osservava in silenzio, mordicchiandosi il labbro inferiore della bocca con aria meditabonda. Riconosci quella posa interrogativa. Ci speravi. - Cosa? - . - Mmh - . - Dimmi. - . - Ecco, insomma, dici che dormono tutti? - . - Credo di sì. - . Ti si accosta e ti sfiora le labbra con il velo di un bacio: brividi come splendidi rampicanti in fiore ti serpeggiano su e giù per la spina dorsale. - Vieni. - . La riprendi per mano e la guidi all'interno, delicatamente, dolcemente, gentilmente, e vi richiudete nel buio stemperato e morboso della tenda. Ti volti e veloce come un crotalo le premi le labbra sulla bocca. Fu come un processo metallurgico nel nucleo profondo della passione, in corso da tempo e finalmente pronto a forgiare qualcosa di nuovo. Fu quel bacio lungo e ininterrotto a ultimare la nuova creazione, ardente e affilata, e a gettarla con un gran sibilo nell'acqua fredda che la rese dura e definitiva. Irriducibile, indissolubile, indistruttibile. Fu facile e spontaneo, senza divisioni, senza confusione né obiezioni, soltanto la meravigliosa creatura della tua cuginetta e te, mentre la roccia liquefatta inondava il tuo stomaco e sigillava il vostro patto; il vostro legame si è trasformato per sempre, unito in eterno nella pura consistenza di un diamante grezzo, fuso nei ricordi del tempo di quei magici momenti indimenticabili. Non potevi ignorare il tempo, i secondi che scorrevano come in un conto alla rovescia. Persino nel cuore dell'incendio ti sentivi trasportare in lontananza, trascinare negli albori dell'inconscio, sprofondare nei recessi dei sogni, risucchiare lungo i vividi corridoi dei ricordi e del pensiero. Via dal calore e dai sentimenti. L'universo mondo si è congelato nel giro di un istante arroventato. Le emozioni in tumulto, l'incendio fuori controllo, le fantasie al galoppo, e poi le budella si sono raggelate di colpo. Ti insinua la lingua fra le labbra, la spinge e la rigira nella tua bocca. Lo stomaco si è svuotato di sasso. Lentamente, con una riluttanza palpabile, che scaldò il vuoto freddo al centro del tuo ventre bloccato, le braccia di Sabrina si districarono dalle tue e scivolarono via. Le mani s'intrufolano, le dita accarezzano, spirali arricciolate solleticano sul viso. Percepisci la pelle avvampare e scottare sotto il tocco dei polpastrelli, e un dubbio volatile affiora nella mente e svanisce nel nulla. Non sente il fuoco che arde tra i vostri corpi? Lo avverti soltanto tu? Possibile? È come un sole piatto, intrappolato tra voi, schiacciato come un fiore tra le pagine di un diario intimo e segreto, che ne brucia la carta. Quando le palme di Sabrina ti percorrevano il petto e la pancia, sentivi come una vampata di calore, una fiammata che correva sulla superficie del passato e consumava tutto ciò che le si parava di fronte. Era come se in un attimo il potere urticante insito nel tatto delle sue mani avesse scovato la capacità di annullare tutto quanto: ogni bacio diventava il primo bacio, ogni carezza diventava la prima carezza, ogni esperienza si evolveva e maturava in qualcosa di nuovo e travolgente. Quando tu la toccavi era diverso, molto diverso, ma di certo non meno esaltante e stupefacente. Perciò, mentre le sfioravi le cosce e l'addome, sentivi dentro qualcosa di più profondo (lento e ribollente) del fuoco indomabile, più simile a una colata di lava nelle viscere. Troppo profonda per surriscaldare la punta dei polpastrelli, ma inesorabile nel suo procedere divorante (e nello scuotere le fondamenta del mondo e del cosmo). Qualcosa di unico e devastante, qualcosa di sconvolgente. Con la mano destra le palpeggi una tettina, con le dita della sinistra ti cinge l'asta del pene. La colonna di fuoco che segnava la tomba dell'ossessione di entrambi si direbbe ingigantire e dissiparsi. Vi siete ritrovati nel buio della tenda, inginocchiati sui sacchi a pelo, silenziosamente, vi fissate negli occhi per qualche secondo. Avete reagito istintivamente, quasi, come se foste una cosa sola. Di getto ti corichi sulla schiena, di scatto ti cali pantaloncini e mutande, e lei fa lo stesso. Allunghi una mano sulla sua montagnetta pelosa per trastullarla, allunga una mano sul tuo membro eretto per menarlo; con le dita dell'altra agguanti il bicchiere e lo mantieni a disposizione, con le dita dell'altra ti dirige il trastullamento della mano verso la fessura della vulva. Fuoco e fiamme esplosero di nuovo. Volgi la testa per studiarla e scrutarla, la riscopri a inquadrarti intensamente, ciecamente, affettuosamente. La curva della sua guancia risplende di una luce fosforescente, il riflesso della statuetta del suo coniglietto che luccica oltre la sua testa la soffonde di un barlume piacevole; il corpo della Cocca pareva un'immensa, distesa di calore che divampava a fianco della tua. Su-Giù, Su-Giù, Su-Giù; Cerchietto, Cerchietto, Cerchietto. Mani, palme, movimenti; dita, polpastrelli, carezze. I muscoli s'irrigidiscono all'improvviso, un'epica battaglia s'ingaggia e prorompe dal tuo essere, l'omerica odissea si protrae fino al culmine; introduci la cima del glande nella bocca del bicchiere, un visco colloso va diffondendosi sotto il contatto delle dita, si spande sulle creste sporgenti delle piccole labbra, il suo bacino si sfrena in contrazioni silenziose, mentre la tua linfa fiottante si addensa sul fondo del bicchiere. Restaste lì, immobili e taciturni per svariati minuti, nella nuvola calda dei vostri respiri affannosi. Poi, avete fatto ritorno all'esterno e vi siete ripuliti senza scordar di risciacquare il bicchiere.
Non è una stupida e nemmeno una maliziosa, tutto ciò che fa lo fa spontaneamente, tiene sempre un sorriso da parte (per chiunque) ed è sempre disposta ad aiutare se possibile, senza mai chiedere nulla in cambio, senza mai né volerlo, né pretenderlo né tanto meno accettarlo facilmente; ed è sempre stato questo suo modo di essere, a cavallo tra il disincantato e lo smarrito, a renderla così adorabile, a renderla così del tutto unica e speciale. Rammenti come fosse apparsa sempre goffa e fifona, nell'evolversi del lungo cammino nel lento percorso dell'età della vostra fanciullezza, ma ne era uscita benissimo: solamente ancora appena un po' maldestra e timorosa di tanto in tanto. Ti viene nostalgia delle escursioni in collina, delle passeggiate nei boschi, dei tuffi nel fiumicello gorgogliante, dei prati verdeggianti dove avevi giocato, ragazzino, all'ombra delle possenti alture vicinissime, che facevano sembrare antiche, stanche e scialbe le cime delle montagne in distanza. Nel ricordo che ora si svolgeva come un origami incredibilmente elaborato, vedevi le scoscese pareti dei monti ricoperte di file interminabili di giganteschi abeti rossi, concorrenti naturali degli abeti di Brewer (la più bella di tutte le conifere), di cipressi, di abeti bianchi profumati come mandarini con i quali poteva rivaleggiare in aroma soltanto l'impennacchiato cedro da incenso, di sanguinelle prive di odore ma con foglie di incredibile lucentezza, di aceri grandifoglie, di altri aceri penduli, di file ordinate di imponenti querce verde scuro; e anche nella fioca luce del ricordo quella vista ti toglieva il fiato. Qualcuno giocava a scacchi, qualcun altro s'indaffarava nei dintorni delle tavolate improvvisate nel centro del semicerchio dell'accampamento, la graticola cucinava praticamente per dodici ore al giorno, alcune delle donne andavano a passeggio coi ciroli nel bosco, invece, alcuni degli uomini sceglievano di andare a pesca di frodo nel torrente sciabordante. Tu e Sabrina siete scesi al fiumicello. La giornata si presentava calda e serena, il cielo figurava celestino e l'acqua trasparente, cristallina, limpida e pulita, freddissima. La Cugina per eccellenza è davvero adorabile, incantevole: il fisico asciutto, la figuretta allungata, la muscolatura tonica, solida e levigata. L'acconciatura sulla testa in spirali rimbalzine, l'abbronzatura della pelle rosa-oro, il suo due pezzi abbagliante, il corpicino longiforme, dalle forme lunghe e snelle. Da sinistra, il fiumicello giungeva in piscinette digradanti, a destra, l'acqua continuava gorgogliando in bruschi cambi di direzione su un vasto letto perlopiù in secca e, completamente, totalmente, cosparso di grossi sassi arrotondati. Sul piano della campagna, la Cocca, ormai si muoveva come uno scoiattolo, ma su quel fondale sassoso... sei dovuto intervenire più di una volta per impedirle di schiantarsi a terra rovinosamente. Lo sciabordare dell'acqua (gelida e serpeggiante) risultava tale da sovrastare, quasi, il forte chiasso dei numerosi bagnanti che si affollavano dappertutto. Un grande masso, largo e piatto, si affacciava sull'ultima piscinetta e in molti lì si raccoglievano per fare i tuffi: generazioni di turisti dovevano averne scavato il fondo, nonché eretto e rinsaldato (anno dopo anno) la piccola diga che la cintava, perché quella si mostrava la sola parte dello scorrere abbastanza alta da consentire di buttarsi in relativa sicurezza. Per il resto, raramente la corrente del torrente superava l'altezza del ginocchio; altrove, enormi pietroni sorgevano dai flutti come iceberg, e pescioloni guizzanti venivano a beccheggiare con troppa confidenza intorno ai vostri piedi. Sapevi che era irrazionale attribuire sentimenti e impressioni umane a un paesaggio, eppure non riuscivi a toglierti di dosso la sensazione che quelle montagne incombenti stessero osservando il vostro passaggio e volessero inghiottirvi e immortalarvi nell'eternità. Avete oltrepassato l'ennesima svolta a gomito e vi siete lasciati alle spalle tutta la gente e la confusione. La fai sedere sullo scoglio smussato di un isolotto, che spuntava dal centro dei mulinelli vorticanti del torrente, e ti sei accomodato al suo fianco. Da dietro, il fiumicello veniva allegramente, davanti, l'acqua scorreva impetuosamente via. Il gorgoglio dell'acqua risuonava rumoroso e frastornante, ciò non di meno distensivo e rilassante, l'eco di strilla lontanissime riecheggiavano fiocamente e debolmente. Ti sei avvicinato per parlarle. - Aspettami qui, che faccio pipì e poi torno subito. - . - No. - . Forse, è chiaro che eri diventato il centro di tutto: non più solo il globo di un pianetino con il suo satellite orbitante, ma la stella più luminosa della sua scintillante Galassia, uno sconfinato sistema solare ricolmo di corpi celesti, un cosmo intero di astri rilucenti e sfavillanti, una meteora di fiamme in caduta libera nel mezzo della Via Lattea per lei rappresentante, il perno centrale del tuo universo mondo personale. - Stai tranquilla - . Il suo viso a un palmo dal tuo naso. Ti fissava con occhi amorevoli. - Mmh - . Si stringe nelle spalle. - Cosa? - . Lo sguardo deferente nei tuoi confronti, l'espressione assorta e riflessiva, gli occhioni marroni e speranzosi, la testolina traboccante di sogni. Le sue labbra si muovono. - Ecco, volevo, insomma, mi fai vedere che lo fai? - . Inizia con tono dimesso e soggiogato, finisce in un bisbiglio risoluto e diretto. Ti rivolge un sorriso rasserenante, abbassa il mento e le guance si imporporano, dolcemente, generosamente, infine riesci a inquadrare, a capire e comprendere la situazione. - Andiamo. - . Ti rialzi e la prendi per mano. Vi spingete oltre la prossima svolta del torrente e vi sedete come prima su uno dei molteplici isolotti disseminati fra i flutti. In vista non c'è nessuno. Il rombo del fiumicello la sola voce. I piedi a mollo nell'acqua gelata, un braccio contro il braccio di Sabrina. Estrai il pene ancora barzotto, semi ammosciato, lo scappelli e lo punti nell'acqua dei flutti. Ti devi concentrare per poter farlo zampillare. Intrufola la manina sinistra nella mutandina del costume da bagno che porta. Il tuo membro si erige all'istante, e uno spruzzo dorato schizza all'insù improvvisamente. Non sei stato capace di terminare di far la pipì. Non subito perlomeno. Con la delicatezza di un'ombra, allunga le dita della destra e te lo prende in mano. Con ambedue le palme delle mani, ti appoggi all'indietro sulla pietra e la lasci giocare morbosamente, meccanicamente. Il faccino stupito e meravigliato, la punta della lingua stretta tra i denti, la masturbazione in corso; il rischio di venire scoperti, l'energia della giovinezza, l'entusiasmo della preadolescenza. Non c'è voluto parecchio. Inarca la schiena, socchiude le palpebre, contrae i muscoli della pancia, si irrigidisce sul ventre e scatta con il bacino: si sconquassa in spasmi silenti, le dita che giocavano si adeguano al suo ritmo irregolare, un furore Divino ti si rigira nello stomaco e nel cervello, mentre scarichi fiotti di linfa vitale direttamente nel flusso dell'acqua gorgheggiante. Inevitabilmente, un po' del tuo carattere si stava mescolando al suo e un po' del suo al tuo.
L'autoerotismo femminile, l'atto di procurarsi piacere da sole, la componente principale della pratica masturbatoria del - ditalino - , la scoperta del piacere attraverso l'uso delle dita... Era da un po' che ci stavi pensando. Sabrina, è diventata la Cugina per eccellenza, perché fra tutti i cuginetti e le cuginette, insieme a te, lei era decisamente la più grande. Intorno alle tavolate improvvisate sul centro dell'accampamento, un paio di ciroli pasticciavano ciascuno sul proprio album da disegno, qualche nanerottolo tentava invano di lanciarsi un frisbee, che si direbbe recalcitrante, che non voleva saperne affatto di collaborare, alcuni zii giocavano a carte, distrattamente, e tu rimanevi impegnato a compilare il cruciverba di una rivista, mantenendo il resto della situazione sotto controllo con la coda dell'occhio. Diverse zie si affaccendavano dentro e fuori da camper e roulotte, la Zia Nilla rigovernava la graticola, intanto, la Zietta era scesa giù al torrente per prendere la tintarella. Sabrina, sempre cordiale e laboriosa, stava passando a ritirare i bicchierini dei caffè per andare a gettarli nel pattume. - Sabbi, mi porti da bere? - . - Sì. - . Qualcuno aveva chiesto appena che era di già scattata via di corsa. È tornata dopo pochissimo con un bicchiere in mano e tra le braccia tre bottiglie: acqua, Cola, aranciata. - Grazie! - . I capelli, biondi come una distesa di grano esposta al sole, le si avvolgevano in riccioli spiraleggianti che restavano raccolti parzialmente, precariamente sulla testa. Indossava il pezzo superiore del costume da bagno, calzoncini sgambati e sandali di gomma. Incantevole, semplicissima. Il visetto che sembrava rincorrere un sogno con la fantasia, il disegno arcuato delle lunghe ciglia castane-bionde, le narici dagli orli delicati, il sorriso squisitamente adorabile, gentile e cordiale, rasserenante e benevolo, l'incarnato rosa-oro del suo aspetto meraviglioso, l'espressione gaia, ingannevolmente ingenua. Libera, franca, piacevolissima, spensierata, adorante, venerante, vulnerabile, sottomessa, un po' sconclusionata, giuliva e disincantata. Incrociate gli occhi per un attimo. Nello sguardo luminoso, sentimenti che guizzano come pesciolini ammaestrati: gioia, entusiasmo, amore, curiosità, passione. Con il capo accenni al fitto del bosco, e lampeggiando un barlume d'intesa passa dall'uno all'altra. Annuisce immediatamente. Abbandoni rivista e cruciverba. Ti raggiunge a metà strada e la prendi per le mani. Nulla di strano, eravate inseparabili ormai da troppo tempo per suscitare il pur benché minimo scalpore. La cosa veniva data talmente per scontato che nessuno ci faceva più nemmeno caso. Era un dato di fatto! Dove andava uno andava l'altra, quel che faceva il primo faceva la seconda, ciò che tu volevi solitamente, naturalmente, ovviamente lo voleva anche lei. - Cosa fate voi oggi? - . Ti volti per guardarla, e non c'è dubbio sul suo volto; qualunque tua decisione a lei sarebbe stata bene. - Facciamo una passeggiata. - . Scuote con enfasi la testa, per assecondare le tue parole, per dimostrare che ha capito benissimo, qualunque fosse il punto in questione. - D'accordo, ma non allontanatevi dal sentiero. - . Ti sorride e ti rivolge un'occhiata pienamente comprensiva. - Va bene. - . Camminavate. Il bosco incombeva sempre più ai vostri fianchi. Nel folto collinare, la stradina polverosa assumeva una fioca lucentezza grigiastra che la rendeva simile a un letto di cenere, come se il cocchio di Dio avesse corso fra gli alberi e le sue ruote ardenti di fuoco divino avessero impresso una scia di combustione totale in quelle ombre verdeggianti. Sulle vostre teste, rami sporgenti e intrecciati davano origine al baldacchino rigoglioso di una galleria di riflessi baluginanti. Aspettava. Taceva. - Sai, pensavo... - . I ruoli si scambiano di posto, la gola s'ingroppa di sasso, la mente si svuota di colpo. Ora, toccava a te indugiare, adesso, si presentava il tuo turno di crogiolare nel rogo dell'esitazione e dell'incertezza. Come continuare? Dove andare a parare? Come arrivare al dunque? - Sì, beh, a che cos'è che pensavi? - . - Niente, mi chiedevo solo se puoi... se ti va... - . Allontani lo sguardo dal suo viso e scalci un sassolino. Ti ferma e ti si para davanti. L'aria interrogativa e meditabonda, il piglio deciso e sospettoso. Sentisti la sua coscienza sorgere tra i tuoi pensieri, una presenza che ti sfiorava con la morbidezza di una piuma, in cerca di ciò che immaginava le nascondessi. Cerchi di guardare altrove, ma lei ti stringe forte il mento con le dita delle mani, gli occhi non possono sfuggire ai suoi. Nel tempo le cose sono cambiate piuttosto radicalmente, però, ti ricordi di quella volta nello spiazzo a ventaglio sulla sponda del macero, rammenti di quanto si era dimostrata vergognosa al tuo suggerimento, spontaneo e tutto sommato privo di malizia. - Dimmelo. - . - Mi spieghi come farti piacere... me lo puoi insegnare? - . L'espressione innocente, la voce un bisbiglio. - OK - . Lasciate il margine del sentiero nella posizione meglio accessibile nei dintorni del denso del bosco. La camminata si districa per diversi minuti, nel frusciare del verde del sottobosco. La vegetazione si spandeva nella memoria del labi¬rinto sconfinato di un'estate di alberi secolari, macchie di luccicante cielo azzurro cominciavano ad apparire sopra di voi, e la luce che filtrava dal tetto di foglie lassù cam¬biò, da un tono oliva scuro a un giada sprizzante di vita. Sollevaste la testa e notaste tra gli alberi un chiarore, una chiazza di luce gialla, anziché verdognola. S'intravvedevano i raggi scintillanti del sole che imperlava e gocciolava tra le fronde. Acceleraste il passo, in silenzio nell'ultimo tratto. Avete raggiunto i confini della chiazza di luce e, oltrepassate le ultime felci, siete entrati nel luogo più grazioso che avete mai visto. Era una radura, piccola, minuscola, perfettamente circolare, piena di fiori di campo viola, gialli e bianchi. Lamponi, more, mirtilli, fragoline di bosco, ribes, uva spina, rovi e altri cespugli sparsi tutt'attorno. I colori splendenti delle farfalle, il verde iridescente delle ali di un coleottero, l'arancione e il nero del carapace di una coccinella, la complessità variopinta delle montagne soprastanti, il richiamo del fiumicello torrentuoso, che scroscia e sciaborda, come un faro sonoro che indica la strada del ritorno, il sole e le nuvole in alto che soffondevano di luce morbida il candore della natura circostante. Avanzate lentamente, a bocca aperta, sin nel mezzo dell'enigma solare di questa visione di meraviglia, tra l'erba soffice e i fiori che dondolavano, sfiorati dal¬l'aria calda e dorata; sembrava che la luce amasse Sabrina, visibilmente, vistosamente, perché su di lei aveva un riflesso del tutto particolare: le accarezzava il corpo dolcemente, accentuava con amore la sfumatura rosa-oro della pelle, aggiungeva lucentezza ai capelli biondi-castani e le risplendeva negli occhi. Soltanto nell'istante successivo ricordasti ciò che la bellezza di quel posto aveva momentaneamente offuscato. - Qui è perfetto. - . Ruota la testa da una parte e dall'altra, tendendo la conchiglia delle orecchie per accertarsene. - Sì. - . Ti lasci cadere con le gambe incrociate sulla trapunta fiorita, floreale del prato. La tua cuginetta, la Cugina per eccellenza, si sbottona subito la cintola dei calzoncini. Si abbassa la lampo e se li cala fino alle ginocchia. Segue in fretta la mutandina del suo costume da bagno; cogli a malapena lo sfavillio di una peluria arricciolata, e ti si corica di fronte. Il suo corpicino così profferto sembra una languida, ardente distesa di passione. Deglutisci. Flette le gambe, lievemente, morbosamente, schiude le cosce e divarica le ginocchia. Calzoncini e mutandine appallottolati in un groviglio all'altezza delle caviglie e dei polpacci. La sua tenera fessura del sesso già brillante, le sue creste intime della vulva già intrise di colla. Quindi, le hai posato una mano sul pube. - E adesso... - . Ti spinge la mano sulla vetta del monticello di venere. - Ecco, beh, sì, insomma, muovi in tondo le dita - . Cerchietto-Cerchietto-Cerchietto. - Più piano - . Cerchietto. Cerchietto. Cerchietto. - Un po' più forte - . Cerchietto, Cerchietto, Cerchietto. - Così. - . Metabolizzi come si stropicciasse, si trastullasse, delicatamente, meccanicamente, le puntine dei capezzoli attraverso il tessuto sintetico del reggipetto del costume. - Adesso, sempre in tondo, sposta un po' più in giù le dita sul cicciolino - . La palma della mano sulla base della montagnetta, i polpastrelli delle tre falangi centrali sul beccuccio del clitoride. La peluria castana-bionda del pube, fine e soffice, il clitoride tumido, scivoloso e cedevole al tocco del tatto. - Sì, ecco, lo senti che si bagna di più di prima? - . - Sì. - . Le palpebre socchiuse, un pezzetto di lingua stretto fra i denti, l'effetto delizioso della porpora sulle guance. - Gira in tondo un po' con le dita anche però sulle lingue - . Le piccole labbra sporgenti, attaccaticce e viscose, assai prossime allo sbrodolamento. - Passa così di più il dito lungo nel taglio - . Rabbrividisce. - Sì, insomma, dimmi, voglio dire, hai le unghie lunghe? - . - No, me le mangio. - . - Allora, no, vediamo, metti la punta di un dito dentro - . - Non ti farò male? - . - No, se fai piano, ecco, io lo faccio - . Le spingi all'interno la punta del medio debolmente, fisicamente, gentilmente. - Ah - . Immobilizzi la mano nello spazio del millesimo di un momento. - Ti ho fatto male? - . - No, continua, così che ci sei, ma fai piano - . La giuntura della prima falange è passata e di più non osi spingere. Arretri un poco. - Mmh - . - Sicura... - . - Non fermarti - . Stretta, umida, avvolgente, bagnatissima, collosa, bollente, e poi sempre più sbrodolante. La tua palma che massaggia, polpastrelli che accarezzano, il tuo dito medio in parte che sprofonda. Notasti prestissimo che, quando la giuntura della nocca scivolava dentro e fuori dalla resistenza nella sua vagina, il suo bacino reagiva positivamente, prontamente, puntualmente, automaticamente, intensamente, ritmicamente e regolarmente, ripetutamente, spontaneamente e sensibilmente, straordinariamente, progressivamente, distintamente e voluttuosamente e febbrilmente. Un gemito sommesso le scappa dalla bocca semiaperta e, innanzi e sotto di te, la vedi e la senti sconquassarsi in modo silenzioso e prudente, cauto e contenuto per quanto possibile. Non hai smesso di lisciarle la peluria rorida, rugiadosa, fresca e tiepida al contempo, untuosa dopo l'orgasmo. Ti sollevasti e sfiorasti le sopracciglia istoriate di Sabrina, ora distese e rilassate, la curva aggraziata delle sue tempie e delle guance, le labbra con un bacio. - Com'è andata? - . - Ecco, beh, sì, bello, ma, e tu invece? - . Pochi colpetti di mano e le sei venuto fra le dita; tutto era avvenuto con la stessa tipica innocenza di un tempo. Da quel giorno i vostri giochi, da curiosi e morbosi, si sono elevati al parossismo più sfrenato, si sono evoluti alla ricerca di un piacere più spinto.
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