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La sottoveste
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Titolo: La sottoveste
Autore: CaperucitaRoja
Contatto:
Racconto n° 4644
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"Il pomeriggio è ormai alla fine, trascorso girovagando, con te al mio fianco, per le stradine acciottolate del borgo antico. Tu oltrepassi, annoiata, le vetrine colme di oggetti banali, classici souvenirs ormai prodotti in serie in estremo oriente, lo sguardo invece rivolto, ammirato, alle facciate decorate delle case. Ad un tratto, svoltato un angolo, l'ingresso di una bottega attira la tua attenzione. All'esterno, sotto la volta di un portico in pietra, un manichino d'epoca indossa un abito vintage, e accanto all'ingresso un enorme vaso cinese espone ombrelli di pizzo e bastoni da passeggio con l'impugnatura in corno, ebano o avorio. Mi prendi per mano ed entriamo: tu sei eccitata come una bimba che pregusta l'apertura dei doni il mattino di Natale. La porta si chiude alle nostre spalle, lasciandoci la sensazione di essere trasportati in un'altra epoca, un altro mondo. Le stanze ampie, dalle alte volte a botte, rivelano ai nostri occhi grandi armadi di legno scuro, intarsiati, lavorati, antichi comò e cassettiere da cui traboccano stoffe, pizzi, sete, broccati...le ante si aprono su abiti che si intuiscono preziosi, raffinati: stoffe scintillanti di strass e lamè si alternano a vaporosi chiffon e rigidi gros-grain. La proprietaria si alza da una poltrona, seminascosta, e ci viene incontro, accogliendoci con un sorriso misterioso nei profondi occhi neri da zingara, bistrati dal pesante kajal, e ci avvolge col suo inebriante profumo dalle note orientali. Cominciate a parlare, in francese. Io non capisco che poche parole, mentre tu, ormai, discorri fluidamente, dopo le esitazioni dei primi giorni. Come sempre accade quando il tuo interesse viene catturato da una persona che ti affascina, vedo instaurarsi tra voi due un feeling naturale, una vibrazione quasi magica: hai il potere di trasformare una semplice conoscenza in un rapporto di confidenza di vecchia data. La proprietaria, una donna formosa, mediterranea, dalla bellezza appena sfiorita, indossa un abito lungo, morbido, di seta nera, il cui bordo di pizzo lavorato sottolinea un'ampia scollatura che scopre i seni generosi, ampi. Vari giri di collane le cadono sul petto, e lunghi capelli neri legati da un foulard scendono sulle spalle tornite. I polsi sono adornati da innumerevoli bracciali, e anelli vistosi, di ogni foggia, nascondono quasi completamente le dita dalle lunghe unghie laccate di vermiglio. E accanto a lei, tu: chiara, bionda, i capelli corti, il viso senza ombra di trucco, il corpo esile, snello, i fianchi sottili. Indossi jeans neri a vita bassa infilati negli stivaletti di cuoio invecchiato, la maglietta fine, candida, il maglioncino sulle spalle. Spiccano le esili braccia nude, i polsi sottili e delicati senza un ornamento, le dita affusolate senza orpelli, le unghie corte. Che contrasto...siete due donne completamente diverse, eppure sembrate in sintonia, parlate sommessamente, sorridenti, mentre la donna apre per te quegli scrigni di tesori senza tempo, estrae dai cassetti biancheria preziosa, drappeggia sul tuo corpo abiti a dir poco demodè, ma di un fascino innegabile. La donna ti racconta con passione la storia di ogni capo, accarezzando teneramente le stoffe morbide, delicate. Tu fai scorrere le mani lungo gli abiti appesi, a volte uno ti incuriosisce in particolare, ed è una nuova scoperta, un nuovo racconto, la biografia di donne che lo hanno posseduto, indossato, sfoggiato. Ad un tratto estrai da un armadio una sottoveste di seta color crema, dai delicati intarsi di pizzo dentelles: te ne innamori subito, e chiedi alla proprietaria di poterla provare. Fai per avviarti verso la cabina di prova, ma lei ti ferma, ed invita entrambi a seguirla in un'altra stanza, adiacente alla boutique. Apre una porta intarsiata e ci introduce in un vero boudoir: tappeti Aubusson, una chaise longue, poltroncine, tre grandi specchi, sul fondo, spettacolari miroirs cheval inclinabili, con cornici dorate, e alle pareti, appesi ad una raffinata boiserie di legno laccato rosa antico, magnifici quadri ad olio, antichi, con le cornici pesanti e lavorate rivestite in foglia d'oro. Dal soffitto scende, incombendo su di noi, un enorme lampadario, la luce di decine di lampadine rifratta da centinaia di gocce di cristallo. Mi fa accomodare in una poltroncina, poi aiuta te a svestirti. Tu siedi sulla chaise longue, ti sfili gli stivali, le calze di cotone, poi i jeans, che la signora prende e piega con cura, appoggiandoli su uno sgabellino. Poi sfili la maglietta, e rimani con indosso la tua biancheria in microfibra color blu notte, comoda e morbida, quella che ami indossare sotto agli abiti più casual. La donna ti sussurra qualcosa in francese, che non capisco, tu arrossisci, ma acconsenti...allora lei ti porge quello che sembra biancheria intima di pizzo, infatti ti slacci il reggiseno, rivelando i tuoi seni nudi, indifesi, sotto la luce intensa del lampadario, ed infine sfili anche le mutandine, restando completamente nuda...la scena mi eccita all'inverosimile. Tu appari come una fragile, inerme dea, così bianca, pura, sullo sfondo opulento e un pò decadente del boudoir. Poi infili un paio di culottes di pizzo ecrù, che mettono deliziosamente in risalto la curva sensuale dei tuoi glutei, ed infine la donna ti aiuta ad indossare la delicata sottoveste. Ti giri verso di me, sorridendo, come trasformata dall'aver indossato quell'indumento...ora sei una donna completamente diversa, sensuale, ed emani una carica erotica di cui non sei nemmeno consapevole...il bordo di pizzo sfiora leggero le tue cosce, la seta morbida e lucida sottolinea morbidamente i tuoi fianchi, aderisce appena alla tua vita sottile, al tuo pancino morbido, mette in risalto il seno, si intravedono i capezzoli che premono contro la stoffa sottile dell'indumento, e le spalline leggere poggiano lievi sulle tue spalle. Ti osservi allo specchio, ammirata, conquistata, capisco dal tuo sguardo che hai deciso di comprare quel capo così particolare, che sembra stato creato apposta per te. Parli alla signora, che ti aiuta a sfilarlo per non rovinarlo, e poi ti porge, man mano, gli indumenti...tu fai per toglierti anche le culottes, ma lei ti ferma, dice di tenerle, un omaggio. Arrossisci di nuovo, e la ringrazi, poi termini di vestirti, tornando ad essere la donna moderna e sportiva che conosco. Torniamo nel negozio, dove la signora avvolge con cura nella carta velina, come si usava un tempo, il tuo prezioso acquisto. Poi, quando tu fai per porgere la tua carta di credito alla donna, ti fermo e le consegno la mia: desidero fare un omaggio alla tua bellezza, e il tuo sguardo, il tuo sorriso, soffusi di piacere e gratitudine, mi ricompensano ampiamente del salasso.
Poi tu, guardando l'ora, decidi che non è il caso di tornare al paese distante 200 chilometri dove abbiamo affittato una casa per qualche giorno. Mi proponi di cenare nel borgo, e poi dormire in un hotel, nei dintorni, per evitare la lunghissima strada che dovremmo percorrere per fare ritorno. Sono d'accordo, allora ti rivolgi nuovamente alla signora, chiedendole di nuovo il suo aiuto, e lei, gentilmente, in un cassetto, trova un biglietto da visita, quello di un resort di charme nei dintorni. La ringrazi per la cortesia, e vi baciate sulle guance, come vecchie amiche. Poi la donna mi porge la mano inanellata, che io sfioro con un baciamano, lasciandola incantata: un ultimo sorriso e lasciamo l'anacronistica boutique. Usciamo di nuovo nel mondo, nelle stradine affollate di turisti, e cerchiamo un posto grazioso dove cenare. Dopo una cena leggera ma gustosa, torniamo all'auto e ci rechiamo all'indirizzo segnalatoci dalla signora. Un vecchio palazzo borghese, charmant, trasformato in hotel. Purtroppo, il direttore, alla reception, desolè, ci dà una brutta notizia: tutte le camere sono occupate, a causa di una fiera che si tiene nella città vicina. Tu sei evidentemente dispiaciuta, al che lui, di fronte alla tua faccina delusa, si offre di fare un giro di telefonate per trovarci una sistemazione alternativa: tira fuori da un cassetto una brochure con l'elenco degli hotel della zona, si attacca al telefono e nel giro di pochi minuti ci annuncia trionfante di aver trovato una camera libera in un hotel della catena Campanile. Beh, meglio di nulla, almeno sono puliti, semplici ma confortevoli. Accettiamo, riserva per noi la stanza, e tu, d'impulso, lo baci su una guancia, per ringraziarlo. Riesci a farlo arrossire, ma è evidentemente contento del favore che ci ha fatto: veramente una brava persona. Ancora mille ringraziamenti, che il direttore ricusa, elegantemente, pas de quoi, quindi usciamo per raggiungere l'hotel distante qualche chilometro, vicino alla città. Arriviamo, dalla reception vediamo il ristorante ancora affollato di clienti che cenano, sfilando con i piatti davanti ai buffet per riempirli con ogni ben di Dio, e il direttore ci consegna la chiave di una stanza sita al pianterreno. Vado a parcheggiare l'auto nella piazzuola davanti alla camera, poi scarico la sacca leggera con i nostri necessaire ed entriamo. Accendo la luce e faccio per tirare giù l'avvolgibile, ma tu mi fermi. Spegni la luce e apri completamente le tende che oscurano la grande finestra che dà sul cortile dell'hotel. Ti guardo stupito, ma tu ti avvicini, aderisci a me, ed inizi a sbottonarmi la camicia, le lunghe dita che, man mano che scendono, sfiorano i miei peli sul torace, la mia pelle, trasmettendomi brividi di pura corrente eletrica. Arrivi alla vita, e sfili i lembi della camicia dai pantaloni, poi cominci a sbottonare anche quelli, dopo aver sfilato la cintura. Liberati i bottoni, mi sfili contemporaneamente i pantaloni e i boxer, abbassandoli fin giù alle caviglie, ed io li scalcio via. Ora mi fai sedere completamente nudo, e visibilmente eccitato, su una sedia, nell'angolo della stanza proprio di fronte all'ampia finestra. Io sono imbarazzato: la stanza è buia, ma filtra all'interno la fioca luce dei lampioni del parcheggio, e vedo che alcuni dei clienti dell'hotel cominciano a lasciare il ristorante per recarsi alle loro camere. Tu mi rassicuri, dicendomi che dall'esterno non si può vedere nulla all'interno, ma non ne sono del tutto certo. Tu ora ti spogli, rifai per me quello strip che ho ammirato appena poche ore fa, e completamente nuda, a parte le culottes di pizzo ancora indosso, apri il pacchetto di sottile e frusciante velina, tiri fuori la splendida sottoveste e la indossi. Riappare ai miei occhi la dea, luminosa e sensuale, e la mia eccitazione cresce ancora di più. Guardandomi negli occhi con i tuoi, che vedo brillare nella penombra, ora sfili da sotto la sottoveste le culottes, le lasci cadere a terra con nonchalance, poi ti avvicini a me, ti giri, dandomi la schiena, mi passi sopra alle ginocchia con una gamba, sollevi leggermente la sottoveste, rivelandomi le tue natiche nude, e, sfiorandomi il torace, il ventre, scendi su di me, ma...non mi fai entrare in te, come invece immaginavo e speravo. Prendi con le mani il mio membro eretto, durissimo, ormai, e poi lo abbassi sulle mie cosce chiuse, dopo di che scendi coi tuoi fianchi e fai aderire il fusto del mio pene alle labbra bagnatissime del tuo sesso. La tua mano lo accoglie, sotto, l'altra accarezza i miei testicoli, la punta delle tue dita che sfiora l'attaccatura sensibilissima dello scroto, dietro, strappandomi gemiti di piacere. Ora cominci a muoverti, contemporaneamente con la mano e con il tuo sesso, contro il mio membro. Sento il calore e l'umidità delle tue labbra roventi sopra, la tua mano morbida e asciutta sotto, un piacere indescrivibile. Le tue natiche sfiorano il mio ventre e le mie anche ogni volta che arretri col movimento dei tuoi fianchi. Io raccolgo nelle mie mani, a coppa, i tuoi seni, sopra la seta della sottoveste, sfiorando con la punta delle dita i tuoi capezzoli, turgidi, eretti, durissimi. Tu inarchi la schiena per il piacere, spingendo i tuoi seni contro le mie mani, e allora ti bacio il collo, mordicchio i tuoi lobi sodi e carnosi, il mio alito caldo sulla tua nuca ti da un piacere incredibile. Continui a muoverti contro di me, il fusto del mio pene sfiora ripetutamente il tuo clitoride, portandoti ben presto ad una eccitazione che ben conosco...il tuo orgasmo mi giunge, come al solito, forte, sento i tuoi gemiti farsi più rochi, il tuo respiro sempre più veloce, affrettato, poi i lamenti, i singhiozzi di piacere, la tua schiena tesa all'inverosimile, le tue spalle contro il mio torace, ed io che continuo a baciarti, a premere con più forza i tuoi seni, assecondando il tuo ritmo. Ora tu ti sollevi, raddrizzi il mio membro e lo fai entrare dentro di te...ohhhhh, bellissimo, entrare dentro di te, sei morbida, calda, bagnata, accogliente, sento la tua vagina che mi avvolge, pulsante come un cuore, che mi stringe e poi mi rilascia, e via così mentre tu, continuando a godere intensamente, ti abbassi e ti alzi su di me. Sento il tessuto morbido della sottoveste che solletica il mio ventre, e la morbida pelle del tuo fondoschiena che tocca il mio inguine e le mie cosce. Sono sensazioni sconvolgenti. Sempre baciandoti il collo, faccio scivolare le spalline sottili lungo le tue braccia, abbassando il corpetto della sottoveste, denudando i tuoi seni, che desidero toccare senza più filtri...fuori, sul marciapiede, ora passano delle persone, la sensazione di essere in mostra, di essere visti, rende ancora più eccitante il nostro amplesso. Penso che sentano i tuoi gemiti, il mio respiro affrettato, sto ansimando, letteralmente, ma passano oltre, apparentemente ignari di ciò che sta accedendo dentro la nostra stanza. Il tuo ritmo aumenta, la tua mano, ora, sta premendo il tuo ventre, accarezzando il mio membro, all'interno, dall'esterno...sto facendo l'amore con te, dentro di te, e nello stesso tempo mi stai masturbando con la tua mano, fuori, sopra il tuo ventre...Dio, è stupendo. Non resisto più a lungo, tu lo senti, mi senti fremere dentro di te, senti i miei mugolii, allora ti fermi un attimo, ti alzi e...spingi forte, con un colpo di natiche, liberandomi dalla tensione, facendomi esplodere in un orgasmo incontenibile...migliaia di brividi bollenti salgono su, mi stordiscono, mentre il piacere mi riempie completamente, mi stordisce, e riempie te, del mio seme, che ora sgorga, fuoriesce, mi bagna le cosce. Tu ti fermi, stremata, ti siedi su di me, aspetti che mi calmi, e poi, delicatamente, ti alzi, mi fai uscire piano piano, posi un bacio sul mio pene, e ti risiedi su di me, questa volta di fronte...prendi il mio viso tra le mani, che sanno di sesso, del mio e del tuo, gli odori mescolati, e mi baci...poi io scendo, a baciarti la pelle tenera e calda della gola, e poi vado al tuo seno, ai tuoi capezzoli, prima uno e poi l'altro, li sfioro con la punta della lingua, tracciando umide e calde spirali tutto intorno, per poi succhiarli, baciarli, mordicchiarli, come so che ti piace. Il tuo orgasmo sta continuando, ininterrotto, e sento il tuo sesso pulsare così violentemente contro le mie cosce, che il mio pene comincia a risvegliarsi, a fremere per alzarsi. La sottoveste è ancora sollevata sui tuoi fianchi, per cui le tue natiche nude sono ancora a contatto con la mia pelle, col mio membro. Ti muovi, consapevole del tuo potere su di me, e lui si alza, del tutto, ormai, talmente sono di nuovo voglioso. Continuo ad accarezzare la tua schiena, e tu la mia, baciandoti i seni, la gola, il collo, la bocca, freneticamente, mentre tu ti muovi. Ad un certo punto ti sciogli dal mio abbraccio, ti alzi, allarghi le mie ginocchia e ti infili tra le mie gambe, inginocchiandoti. Lo prendi tra le mani, e poi...avvicini le tue labbra...fuori altra gente passa, sul marciapiede, chiacchierando allegramente, ma tu non ti interrompi, sento la tua lingua che continua a sfiorare, leccare, tutto il mio membro, mentre la tua mano lo impugna come sai che mi piace, come ti ho insegnato, e lo muove abilmente. Io sono teso, mi inarco, appoggiandomi allo schienale della sedia, e spingo il bacino verso di te, verso la tua bocca, implorandoti...allora tu rimonti su con la lingua, sfiorandolo dalla radice alla punta, poi apri le labbra, la bocca, e lo prendi in te...ahhhhhh, siiii...bellissimo, così sì, mi piace...mi piace davvero. E dove non arriva la tua bocca, la tua lingua, ci pensa la tua mano, la tua bellissima mano, mentre con l'altra mi accarezzi i testicoli, di nuovo pieni di seme, gonfi e doloranti, stimolandomi ancora di più. Ora il piacere monta come una marea incandescente, non riesco a trattenere un grido, e vengo...vengo dentro di te, ancora, tu ti fermi, mi fai uscire, tieni ancora un pò il mio pene ormai esausto tra le mani, per non fargli prendere freddo, poi ti alzi, ti sistemi la sottoveste, ed esci, vai in bagno, lasciandomi esausto, sulla sedia, bagnato e sudato, svuotato ma felice, soddisfatto, appagato. Sento l'acqua che scorre, sei sotto la doccia...allora mi alzo, fiacco, ma ti raggiungo...entro nel bagno, vedo la preziosa sottoveste piegata su di uno sgabello, e tu dentro la vasca, sotto l'acqua che ti scorre addosso. Entro anch'io, prendo un pò di bagnoschiuma e ti insapono, lavandoti i seni, la schiena, in mezzo alle gambe. E tu massaggi me, con la schiuma, accarezzandomi. Sento la stanchezza che svanisce, riesco persino ad eccitarmi di nuovo, e lo premo un pò contro di te...ma tu mi guardi, mi sorridi, mi fai cenno di no con un dito, chiudi l'acqua, prendi i teli da bagno, ne avvolgi uno attorno a me, e nell'altro avvolgi il tuo corpo. Poi esci dalla vasca, infili le ciabattine di spugna, vai a prendere due salviette, una te la strofini sui capelli cortissimi, per asciugarli, e poi, con l'altra, fai lo stesso con i miei. Esco anch'io dalla vasca, finisco di asciugarmi, poi strofino ancora un pò l'asciugamano su di te, te lo levo, ti prendo tra le mie braccia e ti porto fino in camera, adagiandoti sul letto. Mi corico accanto a te, copro i nostri corpi caldi di sesso e di doccia, per non farti prendere freddo, poi aderisco alla tua schiena, abbracciandoti, accarezzandoti, tenendoti contro di me finchè sento che ti rilassi, che scivoli nel sonno, le mie labbra sulla tua spalla, le mie mani sul tuo ventre caldo, il tuo respiro più calmo e regolare. Allora, solo allora, mi lascio andare anch'io al giusto riposo, sapendo che, nella notte, nel sogno, ti ritroverò, mia splendida dea".