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Il cannolo siciliano
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Titolo:
Il cannolo siciliano |
Autore:
Doroty Patt |
Contatto:
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Racconto
n° 465 |
Altri
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Palermo, città di sole, di mafia e di omertà... il mio week end in questa città è stato tutto meno che di lavoro. Salvatore, nero di capelli e pelle olivastra, occhi verdi e labbra come due petali di rosa mi conquistò con un sorriso di alabastro e una coppola di velluto nero, una croce d'oro di almeno un etto e due mani che avevano tutto il magnetismo animale dei siciliani. Mi chiamava "picciotta" anche se io non ero la sua picciotta, ma la sua mignotta di turno. Ci incontrammo ad un bar del centro appena giunta in città, stanca e accaldata con una voglia folle di denudarmi istantaneamente (io non reggo il caldo di quell'isola, ma mi adatto facilmente). Salvatore mi strizzò l'occhio destro e mi offrì da bere, che io ovviamente non rifiutai e lui cominciò a parlarmi di se, del suo lavoro e della sua famiglia. io non mi sbottonai più di tanto, non sono abituata a dire cose di me ad un integerrimo sconosciuto, anche se piacevole e divertente come solo quelli del sud sanno essere. Il mio vestito di cotone leggero era tutto fradicio di sudore e i miei capelli sciolti erano da lavare e chiesi al mio accompagnatore di potermi indicare la strada verso l'Hotel Ginestra e lui si offrì di accompagnarmi con la sua auto, una splendida utilitaria nera come il petrolio. In auto spostai dalle mie cosce l'abito e scoprii le mie pallide gambe, lucide e perfettamente depilate e mi affacciai al finestrino aperto per respirare tutta l'aria della Sicilia in una volta. Lui mi guardò con occhi maliziosi e sorrise, parlammo di tante futilità e quando giungemmo all'Hotel gli dissi se voleva salire e lui non se lo fece certo ripetere. In un attimo eravamo nella mia stanza, io mi spogliai tutta e lui non sembrò stupirsi, anzi. da lì a pochi secondi eravamo entrambi sotto la doccia e che se ne dica. Salvatore era ben piazzato fisicamente, altruista nei movimenti, determinato nell'affascinare una donna con tutte le sue doti di Latin Lover. Mi impadronii del suo pene turgido e odoroso, sapiente e dolce come solo io potevo gestire quell'atto, in ginocchio tra le sue gambe come in preghiera e posso garantire per i più scettici che quel suo "cannolo" era pieno di energia, di forza e ripieno di quel suo delizioso succo di mandorle che mi saziò anticipatamente... prima che lo potessi sentire dentro di me ancora intensamente carico di forza. Quella doccia durò oltre quaranta minuti e quando tutto terminò in un'estasi in cui vidi tutti i colori dell'isola; Salvatore volle continuare ad amarmi insaziabile, sul letto fino allo sfinimento, fino a quando non ne potei più. Dal quel giorno per i due successivi non siamo usciti dalla stanza e ci siamo cibati e bevuti, uno dell'altra e viceversa dei nostri corpi, dei nostri umori, delle nostre bocche, della nostra saliva e quando dovetti ripartire, feci fatica a staccarmi da lui, ma con me portai una scatola piena di cannoli siciliani regalati da lui con un sorriso che era un messaggio, di quelli veramente voluttuosi. Durante il viaggio rivedevo noi, solo noi e sentivo la sua voce che mi salutava: "Ciao picciotta... torna presto!" ci sentimmo per altre due settimane telefonicamente e poi tutto finì nel momento esatto in cui, in solitudine, coinvolta in un massaggio personale interno, ebbi mangiato l'ultimo cannolo rimasto nella scatola, con la certezza che mai sarei tornata in Sicilia nei prossimi anni per lavoro, ma solo per rivedere Salvatore.
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