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Trenta Gradi
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Titolo:
Trenta Gradi |
Autore:
Comando |
Contatto:
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Racconto
n° 4664 |
Altri
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Quel giorno si moriva dal caldo, l'aria era tersa e le montagne, viste in lontananza dal mare, apparivano molto più vicine di quanto fossero. Fabrizio, sdraiato sul suo lettino, intervallava la lettura di un libro a continue immersioni in quelle acque limpide per rinfrescarsi. La spiaggia non era eccessivamente larga ma si stendeva in lunghezza per svariati chilometri, intervallata da anfratti rocciosi, che scendevano a picco sul mare ad interromperne la monotonia. Veniva giornalmente lì, gli piaceva quel senso di pace che vi si respirava, per quanto non deserto, il posto era affollato con moderazione e quasi per un tacito accordo nessuno alzava la voce o invadeva lo spazio vitale circostante. Istinto, pensò, quella necessità atavica in cui ognuno crea intorno a sé come un circolo mentale che non va superato da estranei, pena destare subito l'attenzione. Così fanno gli animali rifletteva, mai superare, invadere, senza preannunziarsi con rumore o voce ed avvicinarsi lentamente mostrando di non avere cattive intenzioni. In fondo, al disotto della nostra patina di civiltà e di cultura permaneva il nostro istinto animalesco. Il sesso ne era un esempio, il buon sesso come amava definirlo lui, partiva dalla testa, come una nebulosa fatta di materia primordiale che assumeva le sue forme man mano, nella fantasia di ognuno, sino a divenire idea, desiderio, voglia di qualcosa che prendeva forma per poi liberarsi in una esplosione di impulso naturale quando si portava a compimento.
Dinanzi a lui, più verso la battigia, una coppia, lei piacevolmente longilinea, mora, fattezze da modella molto abbronzata, lui pressoché calvo, magro ma dai tratti minuti. Li osservava da vari giorni, praticamente impossibile ignorarli avendoli dinanzi a pochi metri, scendevano, lei si sistemava al sole posizionando il lettino e poi lì senza scambiare una sola parola fra loro, senza fare mai un bagno anche quando il caldo era insopportabile. Qualche volta giungeva qualche amica ed allora lei iniziava a chiacchierare ma sempre senza coinvolgerlo, stessa cosa l'inverso. Alcune volte arrivavano separatamente, altre insieme, e così li vedeva andare via, nello stesso modo, quasi non fossero una coppia, eppure da frasi portate dal vento, sapeva che erano marito e moglie. Questa stranezza, unita alla rara bellezza felina di lei, aveva cominciato ad incuriosirlo che ogni tanto, staccando gli occhi dal libro, andava oltre a guardare le fattezze di lei quasi sfiorandone il corpo sinuoso disteso ed offerto al sole. La osservava leggere, sfogliando lentamente una rivista, o rimanere immobile anche per ore dietro i suoi occhiali scuri.
Dormiva?
No, Fabrizio ne era più che certo, piccoli movimenti quasi impercettibili gli rivelavano il contrario, il suo rilassamento era troppo controllato per dormire, nel sonno il corpo assume pose più comode lasciandosi andare ed i muscoli, per quanto distesi, apparivano quelli di un felino apparentemente distratto ma con i sensi all'erta. Si domandava cosa guardassero i suoi occhi dietro quelle lenti scure, quali pensieri vorticassero in lei in quel silenzio rumoroso. Qualche volta si era alzato per rinfrescarsi, giusto il tempo di una immersione, giungeva lì, camminando lentamente prima di entrare in acqua per poi girarsi verso la spiaggia e guardarla da lontano. Alcune volte la vedeva rivolta verso il mare, altre di profilo, distesa, dopo essersi sistemata il lettino per avere il sole dinanzi. Si era domandato se anche lei lo osservasse così, con attenzione come faceva lui, senza però rivelare nulla che potesse destare la consapevolezza dell'altro.
Un giorno si erano incrociati, uno andava via, l'altro giungeva, fu solo un attimo in cui percepì quasi un suo trasalire, una emanazione di sensualità e desiderio come si fosse abbassato uno schermo ma non volle girarsi, continuò volutamente per la sua strada mentre le loro scie si erano avvolte. Odore di femmina, odore primordiale che gli entrò nelle narici, lo riempì completamente pervadendolo, suscitando una voglia epidermica di quella donna.
Eleonora lo osservava da giorni, lo vedeva arrivare sempre solo, piuttosto alto, un fisico non magro, forse qualche chilo di troppo ma che lo riempiva piacevolmente. Sembrava, apparentemente, sempre immerso nella lettura salvo posare di tanto in tanto il libro e rimanere con gli occhi fissi a guardare l'orizzonte. Un tipo tranquillo, eppure il suo intuito percepiva una aria di mistero, quel muoversi lentamente, dai gesti posati e sicuri che non denotavano stanchezza ma un controllo costante del territorio. Lo incuriosiva, sapeva di essere una bella donna ed era sempre stata abituata a gestire gli uomini, saperli eccitare con finta noncuranza e poi tenerli a bada e prendere ciò che voleva o bloccarli in modo secco quando non le andavano. Invece lui la ignorava, non faceva nessun tentativo, anche il più palese e scontato, di agganciarla. Sembrava immune alla sua bellezza e questo da un lato la contrariava, dall'altro la solleticava sempre di più, lei abituata sempre a ricevere sguardi di ammirazione e percepire il desiderio degli uomini si sentiva in questo caso completamente invisibile. Era piccata, infastidita di non riuscire a suscitare alcuna reazione eppure, quando si erano incrociati un giorno, aveva percepito distintamente il desiderio di lui, ed il... suo. Le farfalle nello stomaco e poi giù, un piccolo guizzo, una voglia preponderante di sentire le sue mani stringerla, accarezzarla, il contatto della sua pelle ed il suo corpo sudato, il suo odore che le era giunto così nitido.
Quel giorno erano soli sulla spiaggia, entrambi si erano attardati sino al tramonto, gli ultimi raggi rossi vermiglio si spegnevano nel mare, ed i corpi bruciavano quasi a restituire il calore ricevuto. Fabrizio decise di fare un ultimo bagno, nuotò lentamente sino ad una zona rocciosa, piccola insenatura adiacente la spiaggia, e decise di risalire in quel punto. Istintivamente guardò in direzione del lettino di lei vedendolo deserto per poi vederla camminare, lentamente, con l'acqua sino alle ginocchia nella sua direzione quasi a venirgli incontro casualmente. I loro sguardi si incrociarono.
-Buongiorno, noto che piace anche a lei assaporare gli ultimi raggi.
-Si.
Rispose Eleonora.
-E poi amo questo senso di pace e di silenzio quando tutti sono andati via.
Si sedettero su uno scoglio pianeggiante ancora caldo del sole della giornata ed iniziarono a parlare, cose banali, in quel momento non era importante cosa dicessero ma che fossero lì. Dapprima discorsi generici e poi via come si conoscessero da una vita fu un aprirsi di una diga, due perfetti sconosciuti che si rivelavano i loro pensieri più nascosti e nel farlo i loro corpi si avvicinarono sempre di più, sino ad essere a contatto. Sentivano entrambi il calore delle loro cosce e l'odore salmastro della pelle mischiarsi a quello del desiderio.
Si guardarono negli occhi in un muto discorso fatto di un attimo e lui la avvolse con un braccio distendendola sulla roccia e baciandola, lei si lasciò andare ricambiandolo, sentiva parte del suo peso che non la opprimeva ma in quel contatto la eccitava di più. L'accarezzava, mentre le sue labbra si posavano sul collo discendendo lentamente sulle spalle dandole piccoli brividi di piacere. Percepì le mani di lui sganciarle la parte di sopra del costume lasciandole libera i piccoli seni, dai capezzoli turgidi, la sua bocca posarvisi sopra avidamente a suggerli, sfiorarli con la punta della lingua mentre una mano le scendeva lentamente lungo il ventre sino ad infilarsi nello slip, tirarlo dolcemente via ed affondare nel suo sesso bagnato. Dita che la toccavano, le sfioravano il clitoride, seguivano il solco della sua femminilità sino ad insinuarsi dentro di lei. Il palmo della mano le sfregava il pube e le dita, sempre più dentro che la riempivano, si muovevano frenetiche a tamburellare in sincronia con il suo ventre che si innalzava ed abbassava in una danza di desiderio. Il primo orgasmo arrivò così, improvviso, violento, donato da quelle mani instancabili che non le dettero tregua, che non si fermarono sino a che lei in un ultimo sussulto, non si irrigidì e poi si rilassò completamente. Lui la guardò e lentamente, portò le dita intrise di quegli umori alla bocca succhiandole una ad una ma l'ultima la riservò a lei e la accostò alle sue labbra facendola ripulire, poi si chinò fra le sue cosce e con calma iniziò a sfiorarle il clito con la punta della lingua.
Movimenti lenti, lievi che la lambivano appena, un girarci sopra circolarmente facendolo sporgere con le dita fra le pieghe della pelle esponendolo completamente. Eleonora, per quanto ancora spossata, provava un senso di piacere che come una onda saliva di nuovo, calore che si irradiava e si trasformava ancora in voglia irrefrenabile mentre piccole contrazioni le creavano spasmi di desideri. Di nuovo la voglia di lui che la prendeva, sentiva quella lingua calda e morbida che si insinuava ovunque, mentre piccole gocce di lei venivano colte come ambrosia dal calice che gli offriva. Le sue cosce presero a tremare incontrollate, faceva fatica a tenerle aperte ed istintivamente le avrebbe chiuse per imprigionare l'origine di ciò che provava. Fabrizio si fermò un attimo, la guardò e con voce appena sussurrata ma chiara le disse:
-Ti voglio.
Si liberò del costume ed alzandole le cosce le pose le gambe sulle spalle e la prese lì. Eleonora senti il membro turgido farsi largo fra le sue pieghe, entrarvi scivolandole dentro, contrasse il suo sesso, nella parte interna, quasi a volerlo risucchiare, a non lasciarlo andare, mentre le mani di lui le stringevano i seni, pizzicavano dolcemente i capezzoli, li tiravano. Entrarono in sintonia, in una danza atavica, in cui i ventri si incontravano sino ad abbracciarsi per poi discostarsi leggermente ma senza mai abbandonarsi completamente. Lei sentì che il suo cercare di trattenersi, il prolungare quel momento, per farle dono di giungere insieme, era ormai al massimo sino a quando sentì le contrazioni del suo membro diventare incontrollate e sentire il getto caldo e liberatorio riempirla, appagarla. Giunsero insieme mentre un suono gutturale di Fabrizio si mischiò ai gemiti di lei per poi rimanere immobili, l'uno sull'altro, l'uno nell'altro. Il sole spegneva i suoi raggi nell'acqua uno ad uno e solo il rumore della risacca si spandeva nell'aria.
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