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Il vestito verde
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Titolo: Il vestito verde
Autore: Malu
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Racconto n° 4673
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Mariolina apparve all'ingresso della sala. Teneva la mano stretta ad un bambino che doveva essere suo figlio. Al fianco sinistro un ragazzo che le somigliava molto. Non l'avevo mai incontrata. Conoscevo solo la sua voce.
Si era descritta. Capelli rossi corti e ricci. Occhi marroni, insignificanti, aveva aggiunto. Non più di uno e sessanta....con i trampoli, aveva precisato. Pelle nera e lucida....questo dettaglio già mi aveva fatto fantasticare.
Quando è apparsa ho capito subito che era lei.
Ho sorriso, mentre ondeggiando, andatura lenta e sensuale, mi raggiungeva al tavolo della giuria.
Le sono andata incontro chiamandola per nome e ci siamo abbracciati come fossimo vecchi conoscenti.
- Descrizione fedele, la tua!
- E' la verità e non sono capace di raccontare bugie!
- Ma!
- Ma?
- Ma una bugia l'hai detta!
- No! Impossibile!
- Sì.
- E quale sarebbe?
- Hai degli occhi incantevoli, lo sguardo profondo – parlai piano, avvicinando la bocca all'orecchio.
- Ma cosa dici! Mi guardo allo specchio, sai?
- Il tuo specchio è rotto! Vero, ragazzi? – mi rivolsi ai ragazzini.

Il minore si strinse alla mamma.
- E' vero! E' bellissima ma che possiamo farci se non ci crede?
- Bisogna convincerla del contrario!
Il più grande annuì. Il minore le baciò lievemente la mano, da perfetto gentiluomo!

Si accomodarono occupando i posti centrali della fila. Mi avvicinai e sedetti accanto a quella donna della quale ero andato fantasticando per due lunghissimi mesi. Aveva partecipato al concorso letterario proponendo un racconto ed una poesia. Benché non fossi parte della giuria ma soltanto presidente del Premio, quella donna mi aveva incuriosito. Brillante e dolce, euforica e modesta, mi era apparsa tutto e il contrario di tutto!
La sua presenza inebriava i pensieri come un bicchiere di vino rosso corposo. Mia moglie...sì, sono ammogliato, all'ultimo momento non ha potuto più presenziare alla premiazione. Ero libero! Sì...libero! Troppo tardi per contattare Mariolina, chiederle se veniva sola. Ero convinto mi sarebbe piaciuta e l'avrei invitata volentieri a cena.
Non era sola. I suoi bambini la guardavano a vista, come un sorvegliato speciale e non si sbagliavano. Non era passata inosservata. Tutti in sala la osservavano...anche le donne, per la verità!
Era incantevole!

Indossava un vestito che scendeva morbidamente sui fianchi fino appena sopra il ginocchio. Verde, il vestito metteva in risalto la pelle scura. Lo scollo generosolasciava intravedere la linea del seno.
Quando la rappresentante della giuria pronunciò il suo nome sorrise. Baciò suo figlio minore. Raggiunse il palco al centro della sala. Mi strinse la mano e l'abbracciai ancora.
- Sei bellissima – le dissi muovendo appena le labbra.

Mi parve improvvisamente timida. Impossibile pensare che arrossisse! Eppure abbassò lo sguardo. Maria, la rappresentante della giuria iniziò a leggere il suo componimento. Mariolina seguiva attentamente. Non potei non guardarla.
Avrei ricordato quei momenti. Era una donna affascinante.
Al termine della manifestazione mi congedò con un ultimo abbraccio.
Imperdonabile errore – mi dissi! ¬– avrei dovuto chiamarla! Avrei dovuto dirle che avevo piacere di invitarla a cena.

Quella notte non riuscii a prendere sonno. Ricordai di lei e il mio sogno si fece bollente.
I baci roventi il preludio di ore infinite di sesso sfrenato.
Le sfilai il vestito. La sua nudità una scoperta fantastica: la pelle nera e lucida dappertutto. Sulla patatina solo un ciuffetto.
Le divaricai le gambe. L'indice della mia mano sfiorò appena. Scivolò. Inserii anche il medio. Era già pronta. Il suo sguardo mi diceva che si stava lasciando andare...
Ancora no!
Affondai il capo. La lingua mi regalò il gusto del suo essere femmina. Bevvi di lei mentre le mie mani, su su per il corpo giunsero al seno. I capezzoli ritti ...era fantastica! Le mani stringevano e le labbra mordevano.
Mariolina gemeva di piacere.
Salii su di lei. Al chiarore della luna che filtrava dalle finestre il suo corpo appariva brillante. Ero talmente eccitato che non riuscivo a tenere gli occhi aperti...
Ormai abbandonato al piacere cavalcai, penetrandola furiosamente. Spingevo con forza. Temevo di farle del male...non riuscivo a controllarmi.
Riempii la sua anima nascosta regalandole la mia fino all'ultima goccia.

- Mariolina! Mariolina!
Era un sogno. Solo un sogno.
Pronunciai il suo nome per davvero e mi destai. Impaurito che mia moglie potesse aver udito.
Ero solo. Nessuno aveva sentito.
Mi guardai: lo slip era intriso. Avevo sporcato tutto.
Incurante, mi voltai e il sogno riprese.

- Mariolina! Dov'eravamo rimasti?