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180 secondi - l'originale
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Titolo: 180 secondi - l'originale
Autore: CaperucitaRoja
Contatto:
Racconto n° 4688
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Arrivo al locale con qualche minuto di ritardo, rispetto all'ora che avevamo convenuto. Ti vedo già seduto, da solo, ad un tavolo sul limitare del dehor, per goderti il refrigerio della serata estiva. A fianco un tavolo libero. Allora mi giro verso l'uomo che mi sta accanto, mio marito, e glielo indico: - Sediamoci là, va bene per te? -. Per lui è indifferente, quindi ci dirigiamo verso il tavolo. Lascio che lui mi preceda, in modo che si sieda voltandoti la schiena. Mentre cammino alle sue spalle ti passo accanto e ti sfioro casualmente un ginocchio con la mia gamba nuda, che il vestitino estivo lascia scoperta fino a metà coscia, ed il tuo sguardo si alza su di me, illuminandosi nel momento esatto in cui, guardandomi, mi riconosci. Riesco a percepire le note del tuo profumo, agrumi e zenzero, cedro e gelsomino, legno amaro e vetyver.
E pensare che io e te siamo due perfetti sconosciuti, pur sapendo tutto l'uno dell'altra. Questo è il nostro primo incontro, in realtà...il primo in cui i nostri occhi possono sfiorarsi, anche se da lontano. Di te conosco quello che mi hai raccontato nelle lunghe ore passate insieme a chattare. Lentamente, piano piano, ci siamo aperti, scoperti, ci siamo confidati i nostri desideri più intimi, segreti, scoprendo una straordinaria affinità di gusti, interessi, conoscenze in comune. Sei sposato anche tu, e, come me, non trovi più nella tua compagna quelle emozioni, quella rispondenza di mente e corpo che le tue fantasie, i tuoi sogni, desiderano ardentemente. No, non siamo innamorati, e nessuno dei due vuole mettere a repentaglio il proprio matrimonio, non desideriamo costruire nulla, tra noi. Cerchiamo solo quel calore, quella vitalità, che risvegli in noi sensazioni, idee, sogni, desideri. Che ci faccia nuovamente vibrare, sentire vivi, desiderare ed essere desiderati. Condividere con un altro, con un altra pelle, altre mani, le vibrazioni del nostro essere e del nostro corpo, da troppo tempo privo di un musicista che ne sappia trarre le giuste note. Desideriamo solo scoprire se saremo noi, l'uno per l'altra, quelli capaci di provocare queste emozioni, le stesse che avevamo ricreato sulla chat e che ci portavano letteralmente all'estasi anche così, a distanza.
Mi siedo in modo che tu, dal tuo posto, possa vedermi, spostando un pò di lato la sedia. Tiro leggermente su il vestito, accavallo le gambe, poi io e te iniziamo, senza osare troppo, un gioco di sguardi reciproco. Brevi occhiate, solo apparentemente indifferenti. Tu puoi guardarmi più apertamente, più a lungo. Così io mi diverto a provocarti, sollevando ancora un pochino l'orlo dell'abito, cambiando di nuovo posizione alle gambe, allargandole un poco, per condurti, attirarti là dove desidero essere spogliata, accarezzata, baciata, anche se solo dai tuoi occhi. Poi faccio cadere un tovagliolo, e poichè ci chiniamo contemporaneamente per raccoglierlo, le nostre dita si sfiorano, facendo scoccare una scintilla che scatena in noi brividi di piacere. Il tuo sguardo cade dentro la scollatura del mio abito, che, chinandomi, ha rivelato ai tuoi occhi il mio seno nudo sotto la stoffa leggera. Torno a sedermi, e per un pò resto tranquilla, ma la tua presenza, vederti e non poterti nemmeno parlare, sfiorare, mi rende irrequieta. Allora mi alzo, mormoro a mio marito qualcosa sul fatto che devo andare alla toilette, e ripasso di fianco a te. All'altezza del tuo tavolo, lascio scivolare a terra la mia sciarpina di seta cruda. Con la coda dell'occhio vedo che tu la raccogli e la porti al tuo viso, per aspirarne il profumo. Entro nell'anticamera comune delle toilettes, e ti aspetto, sicura che raccoglierai il mio silenzioso invito. Difatti passa meno di un minuto, e tu entri da quella porta, la mia sciarpa nella tua mano. Silenziosamente, entriamo nel bagno delle signore, deserto, e ci chiudiamo in una delle cabine. Tu prendi la sciarpa e la posi attorno al mio collo, poi, afferrandone i lembi con le mani, la tiri verso di te, avvicinando il mio volto al tuo. Ora senti il calore delle mie labbra, il loro sapore, come io il tuo, e ci baciamo, gustando fino in fondo questo momento. Abbiamo pochissimo tempo. Tu mi sussurri "Tre minuti, ti prego, 180 lunghi, preziosissimi secondi, per noi...". Allora slaccio la tua cintura, sbottono i tuoi pantaloni e tiro giù la zip, aprendoli, poi li abbasso contemporaneamente ai tuoi slip, liberandoti. Poi mi giro, appoggio le mani alla parete piastrellata, e inarcando la schiena scivolo giù, piegandomi, offrendo a te il mio fondoschiena. Tu tiri sù il mio abito, sopra i fianchi e la schiena, poi tiri giù le mie mutandine, lasciando che scivolino giù, lungo le gambe, e scendano fino alle caviglie. Posi le tue bellissime, sensibili e nervose mani sui miei fianchi, e, tirandomi verso di te, sento che me lo metti dentro, con delicatezza. Siamo entrambi così eccitati, così...pronti, io caldissima e bagnata, tu teso e durissimo, che non abbiamo bisogno di alcun preliminare: siamo solo consapevoli di avere pochissimo tempo per godere l'uno dell'altra. Quindi tu, adesso, spingi con più forza, pieno di eccitazione, sempre più veloce, mentre io accompagno i tuoi movimenti venendoti incontro, assecondando il tuo ritmo, le mie natiche che sbattono contro il tuo ventre...E ci lasciamo andare alla sensazioni che proviamo, ci abbandoniamo interamente alla passione, al piacere che monta, che si allarga, che ci prende interamente. I nostri respiri si fanno sempre più corti, spezzati dai gemiti, finchè l'orgasmo mi prende, forte, coinvolgente, inebriante, dandoti il segnale che anche tu puoi venire, furiosamente, con gli ultimi, rapidi e veloci colpi, dentro di me, liberando con forza il tuo seme, gemendo e godendo insieme a me. Stremati ma profondamente soddisfatti, ci risistemiamo gli abiti, poi, con un ultimo, disperato abbraccio, tu mi lasci, e ti allontani per primo, tornando al tavolo. Io ti seguo dopo un po', non senza essermi controllata allo specchio di non avere addosso segni evidenti dell'incontro clandestino. Quando ti vedo, di nuovo seduto al tuo posto, sono consapevole del nuovo odore del mio corpo, quel mix travolgente scaturito dall'incontro del mio e del tuo profumo unito a quello dei nostri sessi. Lo riconosco addosso a te, come so che tu lo riconosci su di me, quando ti ripasso accanto. Il tuo sguardo eloquente mi accompagna fino alla mia sedia, sento i tuoi occhi su di me, che non mi abbandonano un istante. Mi siedo, ricambio il tuo sguardo, poi, conscia dell'effetto che può fare una cosa del genere su di te, alzo di molto l'orlo del vestito, tanto quanto basta per farti accorgere che io, sotto, non ho più le mutandine. Spalanchi gli occhi, sorpreso, ed io ti sorrido, maliziosamente: finalmente capisci e, portandoti la mano alla tasca della giacca, scopri che sono lì, il mio ultimo dono per te, per ricordarti questa serata. So che tu le porterai con te, tornando a casa, aspirandone il profumo, quel profumo che abbiamo creato, noi due, in 180 lunghi, preziosissimi secondi...


PS: Questo era il racconto originale, prima che Tzenobite, col mio consenso naturalmente, ne cambiasse il finale per farne una versione bisex da dedicare ad una nostra cara amica, che naturalmente preferisce quella. Ma molti amici mi hanno chiesto di mandare anche questa versione: loro, ovviamente, da bravi maschietti, preferiscono questa :D