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Ariela e l'elfo nero.
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Titolo:
Ariela e l'elfo nero. |
Autore:
CaperucitaRoja |
Contatto:
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Racconto
n° 4691 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
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Jon, l'elfo nero, stava tornando all'accampamento dopo un giro di perlustrazione notturna nel bosco. E come al solito, dal giorno del primo incontro con Ariela, l'Arcimaga, si sorprese a pensare a lei. Essendo abituato a vivere ai margini, sempre solo e taciturno, aveva molto tempo per pensare, ed ultimamente i suoi pensieri avevano un'unica protagonista: Ariela. Più passavano i giorni in compagnia della misteriosa creatura proveniente da un altro pianeta e da un'altra dimensione, e più si affastellavano, nella sua mente, particolari su cui riflettere. Il suo comportamento con lui, per esempio. In genere le persone evitavano la sua vicinanza diretta, ed ogni contatto fisico con lui. Certo, i membri della compagnia impegnata nella ricerca della Grande Sacerdotessa rapita dai rexauri tolleravano la sua presenza, ma solo in qualità di alleato e per il prezioso contributo che dava alla sicurezza del gruppo: con lui nei dintorni, le probabilità di uno scontro a sangue con le bande di rexauri sguinzagliate alla loro ricerca erano infatti diventate molto basse. Queste feroci creature non facevano nemmeno in tempo ad arrivare a tiro di spada, che l'elfo nero, metà elfo e metà animale, fiutata la loro vicinanza, provvedeva ad eliminarle con soluzioni ben più veloci. E...senza spargimento di sangue, perchè ogni goccia preziosa contenuta nei loro orridi corpi costituiva il suo unico pasto per giorni. Solo il capitano della compagnia, Angus, si comportava normalmente con lui, e gli dava la sua totale fiducia. Ma essendo lui un uomo, i contatti fisici erano limitati: una pacca sulla spalla, a mo' di saluto, ogni tanto. Ariela, invece, si accompagnava spesso a lui nei suoi vagabondaggi. In genere, il pretesto era la ricerca di erbe: lo raggiungeva con un canestro che aveva intrecciato lei stessa usando lunghe foglie di palude, e insieme, soli, lasciavano l'accampamento per addentrarsi nel folto del bosco, dove lei esaminava le erbe terrestri, a lei sconosciute, e le vagliava col suo potere, tenendo quelle utili e scartando quelle velenose o tossiche. Ma intanto, chiacchierando con lui, era riuscita a farlo parlare di sé. Lui sapeva benissimo che lei era l'unica persona al mondo a conoscere a fondo e senza riserve ogni suo intimo recesso, grazie alla telepatia di cui era dotata, ma sapeva anche che riuscire ad aprire il suo animo sarebbe stato l'unico modo per purificarsi, per arrivare a quella catartica liberazione dal suo passato alla quale lui anelava da decenni, senza riuscirci. E confidarsi apertamente con lei, sapendo di non essere giudicato, lo stava aiutando moltissimo. Ma come se non bastasse, lei non evitava il suo contatto fisico. Appoggiava spesso la mano sul suo braccio, oppure si aggrappava alla sua mano per scendere un sentiero scosceso, o per risalire da un fossato nel quale si era calata per raccogliere qualche strana erba o radice che poi usava nei suoi decotti, quelli che ogni sera somministrava a tutta la compagnia, e che sembravano sollevare gli animi e restituire prodigiosamente ogni energia fisica. All'inizio lui si era rifiutato di berne, ma dopo averne accettato una tazza una sera aveva personalmente riscontrato la straordinaria efficacia di quelle erbe, che lo avevano fatto stare davvero bene. E questo avveniva nonostante, lui lo sapeva bene, la donna fosse agilissima, e non avesse alcun bisogno del suo aiuto per superare ostacoli di ogni sorta. Inutile dire che ogni qualvolta l'Arcimaga lo sfiorava o lo toccava, in lui si spandeva un piacevole calore, che partiva dal punto ardente in cui era avvenuto il contatto e raggiungeva recessi molto intimi della sua mente e, soprattutto, del suo corpo. Cercava sempre di controllare le sue fantasticherie, perchè non sapeva in quale misura lei potesse leggere nella sua mente, e solo l'idea che lei potesse intuire la natura dei suoi pensieri lo imbarazzava moltissimo. Era come essere completamente nudo di fronte a lei, altra idea al cui solo pensare scatenava in lui un'altra ridda di pensieri tutt'altro che casti. Immerso in questo tipo di riflessioni, si avvide di essere giunto all'accampamento, che ferveva delle solite attività del risveglio. I membri della compagnia erano impegnati nel portare legna al fuoco, cucinare, chiacchierare, ridere e scherzare. E c'era addirittura chi suonava e cantava, ora che si sentivano tutti relativamente al sicuro con la protezione del drago e dello scudo energetico che l'aliena Ariela aveva tessuto intorno a loro. L'odore del cibo, zuppa e cacciagione, solleticò le sue narici, facendogli brontolare lo stomaco per la fame (erano giorni che nessun rexauro aveva integrato la sua dieta, facendolo arrivare addirittura a desiderare il cibo degli umani), ma il suo istinto sempre desto lo avvisò di qualcosa che non andava nella scena che si spalancava ai suoi occhi: infatti non vedeva da nessuna parte Ariela. Al limitare del bosco, in forma umana, vide Vinsur, il drago mutaforma, intento ad intagliare uno zufolo da un pezzo di legno. Si avvicinò e gli domandò preoccupato dove fosse l'Arcimaga, e pure da sola, visto che tutti gli altri elementi del gruppo erano presenti. Il mutaforma, che non aveva il dono della parola, fece alcuni gesti espliciti in direzione del fiume, ma non sembrava preoccupato. Jon decise comunque di andare nella direzione indicata dal drago, spinto da un non ben precisato desiderio di proteggere l'incolumità della donna. Arrivato in prossimità del corso d'acqua, seguì con il suo sensibilissimo olfatto le tracce lasciate da Ariela. Portavano abbastanza lontano, in direzione di un laghetto a monte del fiume, in una zona che ancora non aveva esplorato. A giudicare dalla temperatura, che aumentava man mano che si avvicinava, sembrava che le sue acque fossero calde, forse originate da una sorgente termale. Infatti, appena raggiunse lo specchio d'acqua, vide il vapore leggero sollevarsi dalla superficie nell'aria tersa e fresca del mattino. Appesi ai rami di un cespuglio notò gli indumenti di colore verde della donna, e capì le ragioni del suo allontanamento. Si diede dell'imbecille, imbarazzato dalla situazione, quando la vide giungere a nuoto a una decina di metri dalla riva. Nuotava a dorso, con lente bracciate, evidentemente e piacevolmente rilassata dalle acque calde del lago, i suoi lunghissimi capelli biondi sparsi intorno a lei come alghe. Rimase lì come se fosse paralizzato, ammaliato da quella visione, perso completamente nell'ammirazione di lei. Lei aprì gli occhi e lo guardò, ma non sembrò turbata o arrabbiata per la sua intrusione. Smise invece di nuotare, e si erse in piedi, restando immersa fin oltre alla vita nell'acqua, lasciando vedere all'Elfo nero che indossava solo una sottile fascia di tessuto che le copriva, per modo di dire, il seno. La stoffa, infatti, essendosi bagnata, era diventata trasparente e non lasciava nulla alla fantasia. La donna si torse i capelli con le mani, per liberarli dall'acqua in eccesso, e poi, sorridendo, lo invitò a bagnarsi anche lui: - Cosa aspetti? L'acqua è semplicemente meravigliosa...una favola! - . Jon non se lo fece ripetere una seconda volta. Nascosto da un cespuglio, si liberò degli abiti, e poi entrò a sua volta, quasi di nascosto, vergognandosi un poco. Davvero, la temperatura dell'acqua era molto piacevole, e dopo parecchi giorni in cui non si era lavato che viso e mani con l'acqua gelida del fiume fu un vero piacere fare un'immersione completa. Con alcune bracciate la raggiunse in mezzo al lago. Lei era ancora in piedi che lo aspettava, quindi anche lui appoggiò i piedi sul fondale e si eresse. Ora erano l'uno di fronte all'altra: poteva ammirarla da vicino, vedere ogni centimetro del suo corpo emerso e lui...lui ringraziò di essere coperto fin oltre ai fianchi dall'acqua, perchè anche qualcos'altro, in lui, si era eretto. Sperò che la donna non se ne accorgesse, ma lei si avvicinò molto, troppo... Una luce particolare si era accesa nei suoi occhi, e quando fu a pochissimi centimetri da lui qualcosa lo spinse ad avvicinarsi a sua volta, a raggiungerla, a prenderla tra le braccia. E seppe che lei, ora, non poteva più ignorare la sua eccitazione in nessun caso. Restarono così, abbracciati, per qualche minuto, tempo che a lui sembrò interminabile, bellissimo, dolcissimo. Averla così, tra le sue braccia, lui che non aveva mai avuto l'amore di una donna, e i cui contatti fisici, fugaci, senza passione, erano avvenuti fino ad allora esclusivamente con mercenarie allettate solo dal suo denaro, era un sogno...da cui credeva di svegliarsi da un momento all'altro. Ma non si svegliò, anzi...Sentì le mani di lei accarezzargli la schiena, mentre appoggiava il capo sulla sua spalla. Lui alzò la mano per accarezzarle i capelli, dolcemente, pago di questa nuova sensazione. Da lei proveniva un'energia possente, un amore così forte e puro che lo pervadeva completamente, riempiendolo di sensazioni nuove, sconosciute, ma bellissime. La strinse ancora più a sé, avvertendo un fremito sotto la pelle di lei. Lei sollevò il viso verso di lui, e sfiorò con un bacio a fior di labbra la sua bocca. Lui non seppe resistere, e la ricambiò con un bacio ardente, appassionato, che durò moltissimo. Intanto accarezzava a sua volta la schiena di lei, entrambi avvolti nel vapore della sorgente. Le mani di lei scesero lungo la sua schiena, a sfiorargli i glutei immersi nell'acqua. Gli cedettero le ginocchia dal piacere, e sprofondando di qualche centimetro nell'acqua si trovò all'altezza del suo seno, i capezzoli di lei eretti sotto al sottilissimo velo che li ricopriva a stento. Attratto come da una calamita, posò le sue mani su di loro, accarezzandoli... Lei lo guardò intensamente con i suoi occhi verdi offuscati dal piacere, e si slegò la fascia, restando a seno nudo...poi si immerse e si allontanò a nuoto, in direzione di una caletta nascosta dal fondo sabbioso. Una volta giunta a riva, fece alcuni passi sulla sabbia tiepida e morbida che aderì ai suoi piedi, e rivelò a Jon che aveva ancora indosso un indumento dello stesso tessuto a ricoprirle i fianchi e il pube. Lui raggiunse la caletta a sua volta, e ne emerse completamente nudo e visibilmente eccitato. Lei si coricò sulla sabbia, e lui scivolò accanto a lei, abbracciandola, baciandola, le sue mani ovunque sul corpo di lei. Mani che raggiunsero i lembi di quell'indumento e che lo fecero scivolare giù, lungo le sue gambe, per lasciarla al suo sguardo completamente libera, come lui anelava. Accarezzò la peluria morbida del suo sesso, poi insinuò le dita all'interno, dolcemente, scoprendone il calore e gli umori, che portò all'esterno, in un intimo massaggio. Continuando a stimolare l'intimità della donna accanto a lui, tornò al suo seno, e cominciò a baciarne ogni centimetro della pelle morbida, fino a posarsi con le sue labbra sui capezzoli, e a succhiarli, come farfalla sul nettare di un fiore. Lei era evidentemente piena di desiderio: lo dimostravano le sue mani, che ricambiavano ogni sua carezza, anche quelle più intime, lo dimostrava il suo corpo, inarcato, che si offriva a lui, lo dimostravano i suoi capezzoli turgidi e il suo sesso ormai colmo di umori come una sorgente, ma soprattutto i suoi occhi, colmi d'amore e di tenerezza come mai sguardo di donna si era posato su di lui. E con quegli occhi innamorati persi nei suoi, lei finalmente aprì a lui le sue gambe, lo trasse a sé, cinse delicatamente ma con fermezza il suo membro turgido e lo portò in lei, accogliendolo. Lui si fermò un istante, per godere intensamente di quel momento paradisiaco. Chiuse gli occhi, completamente pervaso da un piacere talmente intenso da non potersi descrivere. Poi, sollecitato dai movimenti di lei, che aveva intrecciato le sue gambe sopra di lui, sulla schiena, e aveva aderito col ventre al suo con eccitanti movimenti dei suoi fianchi, lui iniziò a muoversi. Ogni spinta lo portava sempre più dentro di lei, e sempre più in alto nella spirale del piacere. Lui, conscio dei suoi poteri, si chiese per un istante se lei poteva percepire l'intenso piacere che lo stava cogliendo, e lei, per tutta risposta, gli sussurrò a fior di labbra con la voce arrochita dal piacere: - Si...e se me lo chiederai, farò in modo che tu senta il mio... - . Lui restò talmente sorpreso che non seppe cosa rispondere, ma intanto le contrazioni di lei, i suoi gemiti, il calore del suo grembo e delle sue cosce, il movimento sempre più intenso e veloce con cui accompagnava quello dei suoi lombi, le sue carezze roventi sui testicoli, lo portarono fino a vette incontrollabili e sublimi, e si abbandonò al piacere estremo, inondandola col suo seme. Gemette anche lui intensamente, finchè, senza più forze, si abbandonò su di lei, abbracciandola e baciandola ancora, e ancora. E poi, sovvenendosi di essere restato dentro di lei, avvertendo le contrazioni orgasmiche di lei contro di lui che continuavano, le disse appassionatamente: - Si, ora...desidero anch'io sentire il tuo piacere...per favore - . Non era preparato alle sensazioni che gli giunsero...Ne fu stordito, avvinto, catturato...e portato in luoghi mai finora esplorati, nemmeno immaginati. L'ondata di piacere che provenne da lei lo rese completo, appagato, soddisfatto...in balìa di un'onda proveniente dalla profondità, dal cuore stesso dell'universo, fu trascinato ai suoi estremi confini, fino alle stelle più periferiche della galassia... Lentamente, ritornò in sé, e si ritrovò accanto a lei, su quella caletta...felice come non mai, ma con una profonda nostalgia per ciò che aveva solo sfiorato e aveva dovuto abbandonare. Lei capì, e lo abbracciò per confortarlo, per rendergli meno difficile il ritorno, e gli disse: - Quanto hai visto, vissuto, sarà tuo ogni volta che lo vorrai, d'ora in poi... -. Lui non seppe cosa risponderle, e non potè fare altro che stringerla forte, sperando che, ora che la vita gli aveva fatto questo dono prezioso, nulla glielo portasse mai via, giurando a sé stesso che avrebbe vissuto solo per lei, per la sua felicità, perchè non si pentisse mai di avergli dato la sua fiducia e il suo amore. Finalmente capì che il suo cuore, ora, era diventato completamente umano, che anche l'ultimo residuo di male, in lui, se n'era andato, mondato da quell'esperienza incredibile con la quale aveva toccato il cuore stesso della Vita. Ad un certo punto lei si riscosse, come se un pensiero trasmessole telepaticamente l'avesse riportata alla realtà. Infatti, si rivolse a lui e gli disse: - Amore mio, a malincuore, ma dobbiamo tornare. Vinsur mi ha avvisato che il gruppo è preoccupato dalla nostra assenza, e contano di venirci a cercare. Meglio che ritorniamo all'altra riva per rivestirci. – Così fecero. Rientrarono nell'acqua calda, e riemersero dalla parte opposta del lago dove recuperarono i loro abiti e si rivestirono, non senza scambiarsi, man mano che si infilavano i vari indumenti, ancora baci e carezze, mai sazi... La felicità nei loro cuori era incontenibile, e comprendevano, entrambi, che ora mai più si sarebbero lasciati, nemmeno per un istante. Una volta sistemati, ripresero la strada del ritorno, lei portando al braccio il suo canestro pieno di erbe, che avrebbe giustificato la sua assenza. Quando arrivarono all'accampamento, appena un attimo prima che il gruppo organizzasse una spedizione di ricerca, videro il sollievo rasserenare il viso dei loro compagni. Jon colse anche lo sguardo prima preoccupato, poi grandemente sorpreso, di Mirel. Aveva dimenticato che anche lei, quando, sotto la guida dell'Arcimaga, aveva toccato il Sacro Altare dei Vegs, aveva preso un po' dei poteri mistici di quel popolo. Distolse lo sguardo, turbato da quell'interferenza rozza e impacciata che sondava la sua mente, ben diversa da quella sensazione dolce e delicata come una lieve carezza che provava quando a farlo era la donna che ora lui amava, anzi, che aveva sempre amato, fin dal primo momento. Sperava che la futura sacerdotessa tenesse per sé quello che aveva scoperto. Ma non fu necessario che questa parlasse, perchè tutti si accorsero che tra i due era accaduto qualcosa. I loro occhi, il modo in cui si guardavano e si cercavano, il fatto che restassero così vicini, la loro evidente complicità, erano troppo evidenti. Ma la prova del cambiamento avvenuto, quello più sconcertante, venne quando tutti si accosciarono accanto al fuoco e si riempirono le scodelle di zuppa bollente. Jon, istintivamente, prese anche lui una ciotola, e se la fece riempire, con grande meraviglia di tutti. Quando lo videro sorbire con gusto il caldo intruglio di erbe, piselli e tuberi selvatici che aveva sempre rifiutato, e poi mangiare anche la carne arrostita dei fagiani catturati dagli uomini la sera precedente, trasecolarono, e si guardarono a vicenda a bocca aperta.. Venne loro spontaneo pensare che la responsabile di questo cambiamento non poteva che essere l'aliena Arcimaga, ma tacitamente concordarono di non farne parola, accettando questa novità come avevano fatto con tutti gli strani fenomeni a cui avevano assistito negli ultimi tempi. Le esperienze vissute durante la loro spedizione avevano cambiato profondamente tutti loro, molte loro granitiche convinzioni erano crollate, e ormai erano aperti a tutto, senza più pregiudizi. Jon ne fù sollevato: il suo carattere riservato non avrebbe apprezzato osservazioni impertinenti o scherzi salaci. Ciò che era accaduto tra lui e la donna che amava, l'amore profondo che li legava, era così prezioso, intimo, unico, che lo avrebbe difeso da tutto e tutti.
Nota dell'autrice: questo brano, che ho pensato di mandare a Rosso per il suo contenuto leggermente erotico, è stato estrapolato da una quest story Fantasy che sto scrivendo.
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