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Il book
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Titolo:
Il book |
Autore:
Kyann |
Contatto:
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Racconto
n° 4702 |
Altri
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La noia, come una barca, trasporta i minuti attraverso un fiume di nulla. Poi suonano alla porta. Apro. E' chi aspetto. - Buona sera – dice la persona con un sorriso abbozzato. - Buona sera...entri pure – rispondo impassibile. Si fa avanti guardandosi attorno. - Da quella parte – dico allungando il braccio. Poi la supero e, dopo aver aperto una porta, mi immetto in una stanza con dei treppiedi, vele e luci varie. La scena, al centro di una parete con telo bianco contiene una sedia. Di fronte ad essa un cavalletto e una macchina fotografica che lo sovrasta. Squadro la persona indugiando sui capelli, sui vestiti e sulle scarpe. Accendo le luci, le regolo, e accenno: - Si metta qui – indicando il centro della stanza accanto alla sedia. La persona esegue ed io torno sulle luci indirizzandole e schermandone qualcuna. Poi vado alla macchina e mi chino a sbirciare dentro il mirino. Mi rialzo e, con un gesto eloquente, dico: - Possiamo cominciare. Si tolga la giacca. – La persona, eseguendo, con una smorfia quasi divertita commenta: - Lei è sempre così allegro? – La guardo senza espressione – Quando lavoro. – Poi, subito dopo, osservando nuovamente i suoi vestiti: - Direi che possiamo iniziare con la camicia...così – e mi avvicino a lei. Le aggiusto l'indumento morbidamente sulle spalle e slaccio il primo bottone mettendo in mostra il reggiseno bianco. Poi dico: - La tiri fuori in modo che cada sopra la gonna... - e mi allontano tornando sull'obiettivo della macchina. - Si sieda e tiri un po' su la gonna...se è troppo stretta la slacci lateralmente...ma non troppo. – Mi avvicino di nuovo accanto a lei e, con delicatezza, le spingo in avanti le spalle e le volto la testa di lato: - Deve chinarsi leggermente e guardare a destra verso quel punto... Le ginocchia unite sui piedi divaricati uno dall'altro...ci riesce? – Torno alla camera e scatto a ripetizione. Non ci siamo: - Troppo rigida...si deve rilassare. Morbida...non pensi alla macchina e non la guardi. A meno che non lo dica io. – Lei prova a fare come ho detto ma è goffa e innaturale. Scatto ancora. Lei si muove cambiando posizione sulla sedia dietro mia indicazione e riesco a catturare delle buone pose: - Su che va meglio – la esorto. – La testa all'indietro...slacci un altro bottone...guardi in camera! – Buone. - Guardi fissa in camera...con espressione di desiderio. No non sorrida. – Scarico una raffica di scatti. Ci siamo! - Apra la camicia adesso e slacci la gonna...in modo che si veda. Si sieda e apra un po' le gambe. Si devono notare le calze... Mi ha capito? – - Così? – dice assumendo la posizione che aveva capito. - Non parli. Si così... - Altra raffica di click. - Come sono? – dice indicando col mento la macchina. - Non si preoccupi...lasci fare a me. Ma stiamo andando bene. – Mi stacco dalla mia posizione e torno da lei. La guardo dall'alto al basso. - Bene. Andiamo oltre? – - Ok – mi dice laconica. - Ora facciamo senza gonna e senza reggiseno. Li levi pure e rimetta su, poi, la camicia. – Ne approfitto per ricontrollare le luci e cambiare scheda di memoria alla macchina. Poi tolgo la sedia dalla scena e monto un'asta verticale, nei supporti già predisposti, simile a quella che si usa nella lap-dance. Lei, dopo aver fatto quanto richiesto, era rimasta in calze, reggicalze e mutandine. E camicia, che aveva reindossato, completamente slacciata. Era alta, sinuosa, le forme da far venire i capogiri. Il trucco leggero e il rossetto scarlatto, su un volto incorniciato da una cascata di capelli lisci e neri, mi davano un brivido che a stento riuscivo a contenere. Rimango però neutro e impassibile: - Si rimetta le scarpe...e la camicia deve cadere morbida. Non deve lasciar vedere ma solo intravedere il seno...ok? – - Va bene – dice e con le mani se l'aggiusta sul petto. Così facendo le vedo il seno e un capezzolo un po' turgido. Mi pare. Poi torno alla macchina e mi chino sul mirino: - Con una mano si appoggi all'asta...così...più piegata...guardi qui verso di me. – Una raffica di click colse quei momenti. Lei si muoveva, torcendosi a comando, allargando e piegando le gambe e il busto, chinandosi con sensualità provocante. Ed io catturo ogni istante. Ogni respiro. Ogni pensiero che può essere rivelato da un'immagine. Sta proprio venendo fuori un buon lavoro. - Ora si tolga la camicia e si sieda sul pavimento. Aspetti... - Ritocco le luci verso la sua direzione e rioriento la macchina. Lei esegue e mi guarda con occhi grandi e sereni. Un'impercettibile sorriso ingentilisce le sue labbra carnose. Il suo seno piccolo ma rotondo e perfetto incorniciava i capezzoli che risaltavano come boccioli chiusi di rose. - Incroci le braccia e con le mani copra i seni...si sieda e porti indietro la testa...guardi in alto. Ferma! – Scatto più volte. A voler scaricare l'adrenalina che mi stava montando su. - Ora si sdrai a pancia in giù e si abbandoni alzando una gamba morbidamente e guardando verso la mia direzione. – Non ho più bisogno di consigliare niente perché lei sembra anticipare i miei desideri. Scatto. E scatto ancora. A ripetizione. Poi mi fermo, vado accanto a lei e, porgendole una mano per aiutarla a rialzarsi, dico: - Abbiamo finito. Ho dell'ottimo materiale su cui lavorare. – Lei si rialza e, guardandomi con gli occhi un po' socchiusi dice: - Benissimo. – poi riavvicina la sedia al centro della scena e: - Possiamo continuare? – Rimango perplesso e si vede. – Ma...abbiamo raccolto materiale sufficiente e anche buono. Non è necessario... - Lei allora, con le mani sull'elastico degli slip, giocando un po', li abbassa leggermente facendo intravedere la peluria corvina del pube. La guardo e stringo gli occhi. Lei continua piano e se li sfila togliendoseli poi con eleganza misurata. Dico serio ma scombussolato internamente: - Questo non era nel progetto...vuole inserirlo nel book? – Lei scuote la testa con un sorriso malizioso: - No...per me. – e si siede sulla sedia allargando le gambe di fronte alla mia macchina. La sua mano comincia ad accarezzare il suo seno, indugiando su un capezzolo, e poi scende piano fino alla peluria del pube, giocando e insinuandosi fra le sue gambe. Sono impietrito, con gli occhi fissi su di lei. - Mi fa le foto con gli occhi? – dice un po' divertita. Mi precipito dietro la camera e scatto a ripetizione. Se fosse stata un'arma avrei sicuramente scaricato tutto il caricatore. Lei continua ad accarezzarsi, sinuosa e vogliosa sulla sedia, a gambe sfacciatamente e provocatoriamente allargate. Le sue dita, talvolta inumidite con la lingua di saliva, percorrono incessanti i bordi del suo sesso in evidenza. E poi affondano dentro, insinuandosi, tra i gemiti, in un'altalena di sussulti, nel roseo rifugio caldo della vagina. L'obiettivo, meccanico come vorrei i miei sensi, adesso, riprende ogni attimo, ogni sfumatura. Ogni emozione che percorre l'aria tra lei e me. Poi, languida, si alza e si volta, piegandosi con le braccia sulla sedia. Così continua a toccarsi, incessante, con le gambe, le cosce sode attraversate da un piccolo tremito di piacere. Il suo culo delizioso occupa il centro del mirino. E della mia mente. E gli occhi, come l'obiettivo, mettono a fuoco automaticamente. A fuoco, però, ci sono anch'io ora. A voce alta dice: - Lei ha una videocamera? – Pensando dissi – Beh certo... - - La può prendere per favore? – Era li su uno scaffale e la prendo. Controllo brevemente che sia a posto e la monto sul cavalletto al posto della macchina fotografica. Poi inserisco una nuova scheda di memoria e passo alle luci modificandone l'inclinazione e l'intensità. Ricontrollo la scena, quindi, attraverso il mirino. Lei, mettendosi seduta dice: - La faccia partire e venga qui. – Non credo di capire bene ma sorrido debolmente. Ed era la prima volta da qualche ora. Lei si accorge e allarga anche lei il suo volto mettendo in mostra due file di denti bianchissimi. Mi avvicino prudente. - Sta registrando? – dice guardando in camera. - Si – rispondo. Mi tira allora verso di se e osservo che mi slaccia i pantaloni e la cinghia con fare frenetico ma sicuro. Mi cadono giù assieme alle mutande che lei ha provveduto a tirarmi in basso. Il mio cazzo in erezione sta di fronte alla sua bocca. Lei lo accarezza con voluttà un po' esasperata, lo lecca con la lingua in tutta la sua lunghezza poi, tenendomi le palle con una mano lo avvolge delle sue labbra calde e scarlatte. Provo ad accarezzarle istintivamente i capelli soffici ma lei si ritrae quasi infastidita scuotendo la testa. Non vuole. - Non mi deve toccare! – dice togliendo la bocca dal mio membro. Non dico niente. Lei riprende a succhiare e giocare con le labbra con il mio sesso dentro fin quasi in gola. Lo sento stringere, e poi sollecitare con la lingua e sfiorare con i denti. Sento le terminazioni nervose captare ogni sollecito in un caleidoscopio di sensazioni dolcemente elettriche. Sento gli spasmi arrivare sempre più frequenti e la sua bocca avvolgere il cazzo assecondandone il ritmo pulsante. Sto per venire e cerco di avvertirla. Lei allora aumenta la pressione e, impercettibilmente, il movimento su e giù della sua testa. E poi arriva. L'orgasmo schizza prorompente dentro la sua bocca. A più scatti...come la macchina fotografica immortala l'apoteosi del momento. Lei è avida e beve e ingoia tutto. E succhia ingurgitandone ogni goccia leccandola con la lingua. Continua a succhiare cercando di catturare e divorare, forse, anche i miei pensieri e le mie emozioni. E il mio animo. Poi mi lascia morbidamente e mi chiede con tranquillità distaccata: - C'è un bagno qui? – Lo indico e lei si avvia, nuda tranne le calze, con passo elegante e misurato di classe. Poco tempo dopo l'accompagno alla porta e lei mi saluta cortese, come quando era arrivata. Tre giorni dopo le invio via mail la bozza del book che mi aveva commissionato. A parte le allegai anche le foto e il filmato successivi. Mi risponde un'ora dopo: - Egregio... Il lavoro è stupendo e mi piace molto. Proceda pure. Per le foto e il filmato a margine può per cortesia tenerli lei per me? Quando li vorrò rivedere, e capiterà spesso, verrò io da lei. Grazie. –
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