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Una telefonata...
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Titolo:
Una telefonata... |
Autore:
CaperucitaRoja |
Contatto:
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Racconto
n° 4714 |
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La telefonata era appena terminata. Poche parole, nulla di particolare: i soliti saluti, frasi di circostanza. Nel breve tempo concesso dall'assenza di lui, che era però tornato troppo presto perchè la conversazione potesse continuare... Così lei aveva dovuto salutare, e poi staccare. Dopo era tornata sola, come al solito, sola con i suoi pensieri, sola con i suoi desideri inespressi, malgrado lui fosse in casa. Ognuno nel suo angolo della casa. Lui nella stanza adibita a sala hobby, circondato dalle sue cose, i suoi interessi. E lei a scrivere, con l'aiuto del suo più fedele amico, il notebook, sul tavolo della sala da pranzo, meno isolato del tavolino nello studio dov'era installato il processore del PC più grande. Ma non riusciva a concentrarsi, a tornare alla scrittura, ormai aveva perso l'ispirazione per quel giorno. Chissà come, ripensava a quella voce...ma soprattutto a quella persona. A quello che le aveva detto, che l'aveva fatta riflettere ancora di più sulla sua situazione, quella che ormai viveva da tempo. Anche se ne era consapevole, aveva sempre glissato. E sempre soffocato desideri, sentimenti, impulsi. Ora questi si agitavano inquieti sotto la superficie apparentemente calma del suo stato d'animo. Irrequieta, decise di fare una doccia, cambiarsi e uscire un pò, fare una passeggiata e godersi l'aria aperta. Andò in bagno, si spogliò, poi fece scorrere l'acqua per portarla alla temperatura desiderata, ed entrò nella doccia. Selezionò il miscelatore in modo da far uscire l'acqua dalla doccetta a mano, anzichè da quella a pioggia, e lasciò che il getto scorresse sulla sua pelle. Il calore liquido ebbe il potere di rilassarla, e mentre godeva la sensazione di benessere sentì che il suo corpo cominciava a risvegliarsi, a trasmetterle voglie e sensazioni. Voglia di carezze, di piccoli, ardenti baci, di respiri caldi e sguardi di desiderio. Chiuse gli occhi è incomincio a immaginare, a fantasticare: le proprie mani, quelle di un uomo. Mani morbide di schiuma che la accarezzavano, ovunque, e lentamente, risalendo i polsi, le braccia, arrivavano al suo seno. I capezzoli reagirono immediatamente, ergendosi, e sfiorarli le diede un piacere così intenso che le sfuggì un gemito. Brividi bollenti risalirono su per la spina dorsale, partendo dal suo ventre ed espandendosi ovunque. Continuò a percorrere ogni centimetro di pelle nuda, avvicinandosi lentamente all'inguine. Immaginò lui dietro di sè, sotto l'acqua, intento a baciarla sul collo mentre con le mani esplorava il suo corpo, ansioso di giungere là dove entrambi desideravano. E arrivò a percepire il corpo maschile, muscoloso, premuto contro il suo, il suo pene in erezione che si sfregava contro i suoi glutei. L'illusione era tale e l'eccitazione così forte che il suo sesso pulsava di desiderio. Così portò una mano in mezzo alle sue gambe, toccandosi. Il solo contatto delle dita sulle piccole labbra scatenò un'ondata di piacere, che la fece contrarre, inarcare la schiena. Continuò a pensare che fossero le sue mani a toccarla, vogliose, così cominciò a muoverle, per darsi piacere. E questo non tardò ad arrivare, in spirali sempre più larghe, forti ed intense. Prima che giungesse all'apice introdusse due dita dell'altra mano dentro di lei, scoprendosi bollente, bagnata, accogliente. La sensazione fù forte, realistica, al punto da farle credere che la penetrasse lui, e questo la portò a tali livelli di estasi che dovette appoggiarsi alla parete della doccia, per evitare di scivolare giù, tanto le gambe si erano indebolite. Fantasticò che lui le tenesse sollevata una coscia col suo braccio muscoloso, per entrare meglio in lei, e poi che si muovesse, dentro e fuori, sempre più velocemente, mentre continuava ad accarezzarla. Appoggiò la doccetta al sostegno, aprendo ancora di più il getto dell'acqua, e mentre la faceva scorrere nella sua bocca, lasciandosela riempire, immaginava i suoi baci, la lingua intrecciata alla sua, mentre continuava a spingere con sempre più foga. E venne una, poi due, tre volte. Anzi, continue scosse di piacere si susseguivano ogni volta che l'acqua, scorrendo sul suo ventre, giungeva a sfiorare la zona ormai sensibilissima in mezzo alle sue gambe. Stremata, si lasciò scivolare sul fondo della doccia, mentre l'acqua calda le ruscellava addosso, il respiro mozzato, ansimante. Finchè ritrovo la forza per chiudere l'acqua, rialzarsi e prendere un telo per asciugarsi. Mentre tamponava la pelle per toglierne ogni traccia di umidità, passò l'asciugamano sul ventre, appena sotto l'ombelico, e l'eccitazione ancora non placata si risvegliò, donandole un altro orgasmo. Si sedette, stordita, per lasciare che passasse, incapace di resistere in piedi talmente il piacere l'aveva privata di ogni forza. Poi indossò un accappatoio, e con solo quello sulla pelle tornò al suo pc, dove si rimise a scrivere e buttò giù, in poche righe, quel momento, quei pochi minuti di intenso piacere, mentre accavallava le gambe nude, sotto il morbido cotone a nido d'ape, per contenere le forti pulsazioni che ancora le giungevano dalla sua profonda, intima femminilità risvegliata...risvegliata da una telefonata.
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