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Non esistono fortune o sfortune...
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Titolo: Non esistono fortune o sfortune...
Autore: Estrela
Contatto:
Racconto n° 4732
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...esistono soltanto probabilità.

Con questa frase in testa quella mattina era uscita a fare un giro in centro, una colazione veloce in un bar sotto la scalinata di piazza di Spagna e poi una full immersion per le vie eleganti di Roma guardando distrattamente le vetrine.
Ma lei non aveva necessità di fare acquisti, non le servivano abiti, scarpe né borse griffate.


"Se una donna è libera significa che si è già consegnata al diavolo".


E lei quel mattino, si sentiva incredibilmente libera.
Mancava un diavolo al quale potersi consegnare.
La sua attenzione fu catturata da un'insegna rossa.
A lei piaceva molto l'atmosfera delle librerie, la trovava appagante, rilassante e comunque in una libreria si ha la quasi certezza di non essere circondati da persone banali.

E lei detestava la banalità.
Camminava, lentamente, passando in rassegna gli scaffali, non aveva in mente un acquisto particolare, e sorridendo soffermava lo sguardo su quei libri, alcuni dei quali facevano bella mostra nel suo mobile in arte povera, rammentando le sensazioni e i pensieri che le avevano suscitato mentre li leggeva.
A un certo punto si accorse che quei sorrisi erano osservati da qualcuno.
Alzò lo sguardo e ne incrociò un altro, erano un paio di occhi neri appoggiati ad un viso già abbronzato malgrado all'estate mancasse ancora qualche mese.
Divertita ma non sorpresa continuò a sorridere, voleva capire se quello sguardo fosse davvero destinato a lei. E quando un paio di labbra carnose si schiusero approcciando a loro volta un sorriso, capì che non si era sbagliata.
Quell'uomo guardava proprio lei.


"Se una donna è libera significa che si è già consegnata al diavolo".


Lei però un diavolo non l'aveva mai conosciuto, e non sapeva dietro quali sembianze si potesse nascondere.
Mentre rifletteva su questo, senza accorgersene si stava avvicinando a quegli occhi e a quel sorriso, si sentiva come trasportata naturalmente verso quel qualcuno di cui non conosceva nulla. Sempre più divertita pensò che se non fosse mai entrata in quel negozio non avrebbe mai conosciuto la piacevole coincidenza di due occhi che la fissavano e di una bocca che sorrideva apposta per lei.
Maliziosamente pensò a quella bocca immaginandosela addosso, non su una parte del corpo qualsiasi, quasi imbarazzata la vedeva appoggiarsi sul suo collo, nell'incavo della spalla, la sentiva scendere verso i suoi seni, afferrare i suoi capezzoli.

Questi pensieri ebbero su di lei l'unico effetto possibile, un uomo non conosce il disagio che prova una donna mentre si eccita solo pensando, quando il suo sesso si bagna indipendentemente dalla sua volontà.


Restò quindi ferma e immobile, a quel punto lui si avvicinò, una donna eccitata forse non si vede a occhio nudo ma se ne può avvertire l'odore anche a distanza.
Quando lui fu abbastanza vicino, così tanto che lei potè annusare la fragranza fresca del suo profumo, lei capì quali sembianze poteva avere il diavolo, allora si girò per avviarsi verso l'uscita.
Non voleva scappare, voleva che lui seguisse il suo odore, capire se lui stesse immaginando come si sentiva e quanto c'era di lui in quell'umidità che si sentiva fra le cosce.
Appena fuori si sentì urtare, si voltò e il suo sguardo si perse di nuovo in quegli occhi di pece che stavolta non sorridevano, e a lei sembrò naturale affiancare il suo passo a quelli dell'uomo.
Camminarono un po', senza parlare, a farlo per loro era quel desiderio esploso così, all'improvviso.

E a un desiderio quando è tale non gli si può mancare di rispetto.

Così a lei sembrò la cosa più naturale del mondo prendere per mano l'uomo per metterselo vicino, lui prese la sua mano, ma subito la lasciò e mise la sua sulla sua schiena, un secondo dopo lei la sentì scendere fino al culo, si accorse che lui stava sollecitandole il passo, pochi metri dopo si ritrovarono davanti al portone di un albergo, piccolo e anonimo, lui la guardò e sempre senza parlare ottenne la risposta dagli occhi di lei che ormai imploravano.

Si presentarono così alla reception, lui aprì il portafoglio per esibire il documento e lei non cercò nemmeno di sbirciare per scoprire come si chiamasse l'uomo dagli occhi di brace, prese il suo e lo consegnò all'impiegata.


-Terzo piano, camera numero 9.


Non presero l'ascensore, salirono a piedi quasi a voler prolungare quell'agonia.
Arrivarono, dopo mille anni da quando si erano incontrati, la porta dietro di loro, un letto a poca distanza.
Lui allora la prese per le spalle avvicinando la sua bocca proprio al punto in cui lei se l'era immaginata in libreria, il collo, le spalle, adesso lei sentiva tutto, anche l'eccitazione di lui che saliva, e mentre pensava a quel cazzo gonfio per lei, la sua fica s'inondò di nuovi umori, così prese la mano di lui e l'accompagnò, lui le spostò lo slip infilandole dentro prima un dito poi un altro.


-Non ti fermare: queste le prime parole che uscirono dalla bocca di lei dopo mille anni.


- Girati: disse lui, e a lei sembrò di non aver mai sentito una voce più bella di quella.

Si voltò verso la parete mentre lui sollevava la sua gonna leggera, delicatamente ma con fermezza le abbassò lo slip e lei agevolandolo piegò leggermente le reni, lei sentì che lui stava liberandosi dei pantaloni, poi la prese per i fianchi e finalmente lei potè sentire il suo cazzo duro come il marmo dove fino a un attimo prima sgorgava solo il suo desiderio.

Si piegò per riceverlo e lui iniziò a spingere prima lentamente, lei pensava a lui che vedeva la sua fica aprirsi e chiudersi intorno al suo cazzo, era così eccitata che credette di impazzire.

Proprio in quel momento lui iniziò a spingere più forte, le mani di lei addosso al muro, la sua testa piegata in avanti e la sua fica che reclamava mentre dal suo corpo usciva anche quello che lei non immaginava di possedere.


In quel momento lui si fermò, si sfilò da lei e la girò verso di sé.
Delicatamente le tolse gli abiti e le fece strada verso il letto, la fece sdraiare a pancia in su e salì sopra di lei, il cazzo vicino ai suoi seni e lei pensò che fosse troppo vicino alla sua bocca per pensare di resistere a quella tentazione.

Così avvicinò le labbra alla sua cappella gonfia e con la lingua iniziò a giocare con la punta finché lui non ne ebbe abbastanza e le prese la testa facendole inghiottire tutto il resto.

Un pompino non si descrive: si fa e si riceve, al più si può immaginare cosa prova un uomo mentre ha il cazzo nella bocca di una donna che gli piace, che glielo ha ispirato dal primo momento che l'ha vista. Non serve l'amore per succhiare un cazzo, serve una bocca bene aperta, una lingua esperta quanto basta, il resto, viene da sé, così come lui venne nella bocca di lei riempiendole fauci e gola finché tutto non venne inghiottito nello stomaco, il liquido di lui quasi a ricompensare quello che usciva dal corpo di lei ormai senza ritegno.


Dopo aver ripreso fiato entrambi si alzarono per andare in bagno, non c'era una vasca ma un doccia dalla base abbastanza capiente da poter contenere due persone, entrarono e senza chiudere la tenda lui aprì il getto dell'acqua, a lei sembrò naturale prendere il sapone e iniziare a massaggiare il torace di lui, le spalle, scendergli sul culo e risalire sulla schiena, lui fece altrettanto passandole i polpastrelli sui capezzoli, scese all'ombelico, le accarezzò i fianchi, e ancora più giù fino ad aprirle le natiche continuando a massaggiare, lei pensò che non si era mai sentita meglio di così e forse, sorrise.

Fu allora che lui fece uno scatto e si mise dietro di lei, il cazzo di nuovo pronto per l'uso, il culo di lei bagnato e lubrificato, pronto a ricevere quell'ospite d'onore.


Scopare un culo è come scopare l'infinito, non c'è una fine.


"Senza fine" era quello che pensava lei mentre lui le era più dentro del dentro, e mentre con le dita stimolava l'altra eccitazione, il clitoride più duro del cazzo di lui e quella fica che piangeva ormai da ore.
Respiri, gemiti e il rumore dell'acqua, quando lui si accorse che stava per venire allontanò le mani di lei dalla fica e ci mise le sue dita, scopava e sfregava così forte che a lei sembrò di perdere pezzi di carne e pelle, ma un diavolo, si sa, vuole tutto e si prende tutto.

Con le buone ma soprattutto con le cattive.

Fu così che quel giorno lei aveva capito cos'era la libertà di consegnarsi ad un uomo senza amore ma solo seguendo l'istinto che fa di un uomo e di una donna due bestie assetate l'uno dell'altra.

La Meraviglia della Natura.

Mai nessuno l'aveva riempita così tanto, e mai lei si era sentita così piacevolmente schiava di un piacere che non esigeva altro che la volontà di darsi e dare, prendere e ricevere tutto senza nessun altro coinvolgimento, senza doversi aspettare un domani, senza pretendere né chiedere amore.


Nessuno sa se i due si siano mai incontrati di nuovo, ma se entrate in una libreria e vedete una donna che sorride probabilmente è perché ha già incontrato quel diavolo a cui consegnarsi.