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Running
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Titolo:
Running |
Autore:
CaperucitaRoja |
Contatto:
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Racconto
n° 4736 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
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- E' stato bellissimo, oltre ogni immaginazione. Ero uscito, come ogni mattina, per fare qualche chilometro di corsa all'aria aperta. La strada di campagna che scelsi di percorrere quel giorno si perde, dopo qualche centinaio di metri, in un bosco abbastanza fitto. E' particolarmente bello correre lungo i sentieri in terra battuta, morbidi sotto la suola delle mie runner, e respirare l'aria pulita e profumata di resina dei pini. Godendomi il silenzio rotto solo dal canto degli uccelli, arrivai ad un bivio e presi il sentiero a destra, alla fine del quale si raggiunge una radura con una piccola sorgente, dove intendevo andare a dissetarmi. Quel giorno, però, non fu solo il solito e tranquillo spiazzo erboso coperto di fiori quello che apparve ai miei occhi: una coppia, un uomo e una donna, intenti in quello che non lasciava nulla all'immaginazione. Lei si stava spogliando, un indumento alla volta lasciato cadere con arte seduttiva, come una consumata spogliarellista. Lui, seduto sul sedile dell'automobile parcheggiata, la portiera aperta, la guardava denudarsi, e accentuava la sua eccitazione accarezzandosi la stoffa dei pantaloni tesa sopra al membro vistosamente in crescendo. Mi fermai immediatamente, imbarazzato, desiderando solo di allontanarmi velocemente e silenziosamente, senza lasciar loro il tempo di accorgersi della mia presenza, ma il mio respiro trafelato di chi si ferma all'improvviso dopo una lunga corsa, stanco e accaldato, mi fece immediatamente scoprire dai due. Riuscii a mormorare a malapena qualche parola di scusa e voltai le spalle per andarmene, ma l'uomo mi chiamò: - No, aspetta, non andartene... Ascolta, ho una proposta per te! - Stupefatto, mi girai di nuovo, e abbastanza ingenuamente chiesi all'uomo cosa intendesse dire. Lui mi propose di diventare loro complice in un gioco erotico che avrebbe coinvolto tutti e tre, io, lui e la moglie. Subito rifiutai, ma la moglie, una bella trentenne bionda naturale, ormai quasi completamente nuda, si avvicinò a me: non potei fare a meno di posare il mio sguardo sul suo splendido corpo, a malapena coperto da un raffinato completo di biancheria intima in pizzo color avorio, quasi virginale ma terribilmente seducente. Un reggicalze elaborato sosteneva uno splendido paio di calze appena più scure che fasciavano due gambe lunghissime, perfette. Il perizoma di pizzo, talmente leggero da essere quasi trasparente, celava il monte di venere palesemente depilato, e lo stesso facevano le coppe del reggiseno, sotto alle quali si indovinavano i capezzoli rosa scuro eretti e gonfi che premevano dietro la stoffa. Lei posò la mano delicata sul mio braccio, che sentii percorso da un brivido caldo... Brivido che risalì lungo nervi e muscoli e poi ridiscese il mio corpo, piacevolmente, raggiungendo velocemente l'inguine che reagì nell'unico modo prevedibile. Sentii l'erezione sfuggire al mio controllo, e se ne accorse anche lei, che la accolse sopra alla stoffa leggera dei miei pantaloncini da corsa con una carezza. Il palmo caldo si posò sul mio pene inturgidito, prima delicatamente, e poi premendo più forte, mentre le dita si richiudevano intorno al fusto che si gonfiava sempre più. Il suo corpo caldo e profumato di femmina eccitata sfiorò il mio, mentre l'altra mano si insinuava, partendo dal basso, sotto alla mia t-shirt, risalendo lungo il ventre fino a raggiungere il mio torace, dove indugiò, accarezzandomi i capezzoli. La sua bocca sul mio collo, le labbra umide e la punta della lingua bagnata e rovente percorsero i miei nervi in tensione tra la spalla e la mascella, finchè sentii il suo alito caldo sul lobo dell'orecchio. Non mi trattenni più e posai le mani sui suoi fianchi, stringendoli. Fù delizioso il contatto con la sua pelle calda e vellutata sotto alle mie dita, i miei palmi avidi...che scivolarono giù, seguendo la curva naturale, per arrivare finalmente a riempirsi di morbide, rotonde, sode e piene natiche. Nel fare questo percorso, le dita avevano abbassato contemporaneamente il bordo del perizoma che scivolò giù lungo le gambe, trattenuto solo dai gancetti del reggicalze... Slacciai velocemente anche quelli e tirai giù tutto, inginocchiandomi e trovandomi così col viso all'altezza del suo sesso semiaperto: la pelle rosa scuro delle piccole labbra che fuoriusciva dal pube candido e glabro attirava ipnoticamente la mia bocca, tanto che trasalii quando il marito, che si era avvicinato per osservare meglio la scena, giunse dietro di lei e, sganciatole il reggiseno, la lasciò completamente nuda al mio sguardo. Mi rialzai, ma lui si allontanò di nuovo, anche se di poco, evidentemente interessato a godersi lo spettacolo. Stranamente la cosa, anzichè infastidirmi, mi eccitò ancora di più. L'idea di essere osservato dal legittimo consorte di quella splendida donna mentre a me si chiedeva solo che la prendessi in tutti i modi in cui mi fosse piaciuto, contribuì a stordirmi, mentre un'ondata intensa di piacere si espandeva dal mio sesso che lei ormai aveva liberato dai pantaloncini e stimolava abilmente, muovendo su e giù la piccola mano chiusa a pugno intorno, lentamente. Mano calda, asciutta e ferma che ne condusse la punta scoperta tra le sue gambe, strofinandola sulle sue labbra bagnate, sul clitoride e poi un poco più indietro, all'apertura della fessura. Mi spogliai degli short e della t-shirt, poi la presi per mano e la condussi all'automobile. Arrivati davanti all'auto, la girai verso il cofano. Dietro di lei, cominciai ad accarezzarla. Risalii le braccia sottili, delicate. Partii dai polsi e venni sù, fino alle ascelle. Da lì, baciandola sul collo, portai le mani ai suoi seni colmi, e me ne riempii i palmi. I capezzoli tra le dita che si irrigidivano, i brividi che percorrevano sotterranei la sua pelle, il suo respiro che diventava sempre più corto. La testa inclinata verso di me, la schiena inarcata, il bacino che si strofinava sul mio pene ormai eretto, teso al massimo e intento a produrre abbondante lubrificante, cosa che avveniva copiosamente anche in lei. Il profumo della sua eccitazione, infatti, riempì le mie narici, così, sempre stimolandola con una mano ed un braccio, sul quale lei sfregava i capezzoli sensibili, portai l'altra mano tra le sue cosce, divaricandole con un ginocchio, e infilai prima un dito, poi due, nella fessura bagnata. Sporse ancora di più il culetto verso di me, e spontaneamente si chinò sul cofano dell'auto, mostrandomi tutto lo spettacolo di quel fiore che si apriva per me, che si offriva invitante e voglioso. Tutto quel desiderio mi inebriò, non capii più niente e la presi, penetrando in lei, mmmmmmmhhhh, calda, caldissima, accogliente guaina che si dilatava e poi si chiudeva intorno a me, pulsando e stringendo e spingendo le natiche contro il mio ventre, con un movimento sensuale dei fianchi sotto alle mie mani che la accompagnavano, tirandola verso di me. Mi abbandonai completamente alle sensazioni, al piacere che montava, la spirale che mi prese e mi portò sempre più in alto. Di lei sentivo i suoi gemiti, sempre più forti, e le contrazioni muscolari della sua carne stretta intorno alla mia. Solo allora mi accorsi, anzi, presi coscienza della presenza dell'altro, il marito, che si era a sua volta liberato e stava masturbandosi vistosamente, riempiendosi gli occhi dello spettacolo che gli offrivamo. Ci incitava a muoverci, a godere, a sbatterci, a scoparci, invasato, infoiato, e lei a quegli inviti diventava sempre più bagnata, più calda, più vogliosa, ma ero io quello che godeva di lei, del suo corpo, della sua pelle rovente e madida contro la mia. Io che la possedevo, io che venivo furiosamente e potentemente dentro di lei, riempiendola del mio seme, mentre l'altro guardava, l'altro, l'impotente. Io ho vinto, Io, IO! -
- Va bene, Signor Bianchi, ora si calmi, si rilassi, respiri profondamente, lentamente, ed apra gli occhi. -
La voce calda e tranquilla della psicanalista mi interruppe, mi calmò e mi riportò alla realtà. Aprii gli occhi e mi ritrovaii lì, sul divano dove ogni volta mi accomodavo per le sedute di analisi a cui ricorrevo per risolvere i miei problemi sessuali. Alla mia grande fantasia corrispondeva, purtroppo, un blocco psicologico altrettanto grande, che mi impediva di avvicinare una donna sola, corteggiarla, tantomento sedurla. Ero interessato solo alle donne accompagnate dal fidanzato, dal marito, con tutti gli ovvii problemi che questo comportava. Guardai la dottoressa, alla quale avevo raccontato l'ennesimo sogno ricorrente e che variava solo in pochi particolari da una notte all'altra. Era evidente che raggiungevo il massimo dell'eccitazione solo se immaginavo una donna disponibile, sottomessa, che mi si offrisse senza esitazioni, che riuscivo a fare mia sottraendola ad un rivale, soppiantando un altro maschio nella sfida del possesso. Si, avevo già realizzato questa verità con la dottoressa Accorsi, che cercava di aiutarmi a rapportarmi, invece, in modo normale con una donna libera, senza questo bisogno estremo di competizione e vittoria su un rivale. La dottoressa mi guardò negli occhi, posò sulla scrivania il blocco e la penna con cui annotava accuratamente i risultati di ogni seduta, si tolse gli occhiali e mi disse:
- Signor Bianchi, vedo che l'aver preso consapevolezza del vero motivo per cui limita la sua sessualità a situazioni di questo tipo non l'ha portata in direzione del progresso da me sperato. A questo punto, penso che solo una cosa possa aiutarla. -
Così dicendo, sciolse i capelli che teneva legati in un serio e professionale nodo sulla nuca, si sbottonò la camicetta di seta sempre rigorosamente chiusa fino alla gola, svelando due seni candidi e pieni coperti dal reggiseno in pizzo nero. Poi si tirò sù la gonna sui fianchi, mostrandomi il bordo di pizzo delle autoreggenti, nere anch'esse. Paralizzato dallo stupore, nemmeno mi accorsi della mia eccitazione, almeno finchè lei non salì a cavalcioni sopra di me e si mise ad armeggiare con bottone e cerniera dei miei pantaloni e...diede inizio alla terapia.
Inutile dire che sono guarito, e anche bene. Grazie, Dottoressa Accorsi
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