|
|
|
Il Cacciatore
|
|
|
Titolo:
Il Cacciatore |
Autore:
Doroty Patt |
Contatto:
|
Racconto
n° 4766 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
|
|
Lucida pelle, oliata di essenza alla mandorla, capelli legati in un ciffo scomposto, le mie tette nuove esposte al sole del primo tepore primaverile; il corpo percorso da brividi di piacere. Stavo in una piccola baita vicino a Follonica, con la compagnia vivace dei miei gatti; pausa di spremuta all'arancia con qualche goccia di miele d'acacia per deliziarmi il palato. Ma ecco che la mia tranquillità prende a vacillare, all'incrocio dello sguardo mandingo di Raphael il cacciatore di lepri che abita in fondo alla collina. Raphael: occhi di vitrei e vogliosi, labbra carnose, barba incolta e un corpo per quanto robusto ben delineato, che prevarica la recinsione del mio status d'abbandono solare ad un'eccitazione senza pari. Ovviamente scambiammo due parole, poi lui pose il fucile appoggiandolo al tavolo, dove la mia spremuta aspettava di essere terminata; offersi anche a lui un bicchiere e poi espresse il desiderio di toccarmi. Io non sono una che si lascia pregare, neppure faccio la sostenuta quando si tratta del piacere: così lasciai che le sue mani callose andassero avanti e indietro sulla pelle oleata a dovere, un massaggio erotico certo, con quel sapore di voglia incalzante... alché con determinazione mi rigirò su un fianco e prese a penetrare con le dita tra i miei glutei offerti come un'orchidea misteriosa, profumati di essenze che lo fecero impazzire; pure io impazzivo ma non volevo che smettesse... poi sentitti dialtarmi e prese a leccare la mia fica schiusa come un'ostrica viva, con sorpresa versò dal suo bicchiere un pò di spremuta e cominciò a succhiare dalla coppa del mio ardore. Ero fuori di me, i gatti erano tranquillamente sornioni e spiavano le attitudini del cacciatore, che a quel punto era già nudo su di me in un atto sessuale senza controllo, la sdraio di legno cominciava a cigolare tanto le sue spinte erano audaci; la mia carne dilaniata mi arrampicavo a quel corpo teso come ad una roccia e stringevo, graffiavo la sua pelle ad ogni respiro ad ogni bagno di saliva, fino a quando senza sorprendermi decise di godermi sui seni, gli schizzi arrivarono fino alla mia bocca lasciando un caldo gocciolamento che insaporì il mio palato e la mia gola... se il fucile che aveva appoggiato al tavolo non fosse caduto avremmo continuato sicuramente. Il suo pene era d'acciaio e duro e decisamente carico di colpi ancora da sparare, dentro e fuori di me... quando ci ricomponemmo e finimmo le spremute, Raphael mi disse parole dolcissime e m'invitò a mangiare alla sua baita la lepre e i tordi che avrebbe porato dalla sua battuta di caccia, la sera stessa. Fui lusingata, accomodante e quando andò via io ripresi la mia pausa solare, vedendolo inoltrarsi nel bosco con il suo fucile e la sua tenuta da cacciatore di un verde cupo: aveva lasciato sul tavolo i suoi occhiali da sole; non glieli avrei ridati erano Ray Ban originali.
dal Diario di Doroty 2007-2012
|
|
|
|