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Racconto di un sogno
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Titolo:
Racconto di un sogno |
Autore:
Tsubaki |
Contatto:
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Racconto
n° 4776 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
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Il racconto di un sogno, un sogno ad occhi aperti di quello che avrei voluto succedesse quella notte.
Federico ed io ci siamo conosciuti all'università e siamo diventati amici quasi da subito, legandoci di una amicizia molto sincera e profonda. Studiavamo sempre insieme, vivendo da sola casa mia era sempre disponibile, e finiva sempre che era più il tempo che chiacchieravamo che quello che passavamo a studiare. Andavamo molto d'accordo e io mi sentivo sempre benissimo in sua compagnia. Ben presto però per me quella amicizia cominciò a diventare qualcosa di diverso, cominciò a piacermi e sentivo di provare qualcosa di profondo per lui, anche se non sapevo decifralo. Mi ci vollero 7 o 8 mesi per capire che mi ero innamorata di lui, che lo amavo di un amore forse particolare ma indubbiamente forte e sincero, e come sempre accade accanto all'amore saliva anche quel forte desiderio di lui, del suo corpo, di sentirmi sua, completamente sua. Però avevo paura, avevo paura di confessargli quello che provavo, avevo paura di rovinare quella splendida amicizia e di perderlo per sempre. Sapevo di non potergli piacere, era logico, come poteva una ragazza come me, bruttarella, con qualche chilo di troppo, piacere ad uno fantastico ragazzo, un metro e ottanta di splendore, un corpo ben definito da anni di calcio, ma senza muscoli esageratamente scolpiti, quando faceva caldo si toglieva sempre la maglietta ed io mi perdevo nell'osservare quel torace, un viso angelico, un sorriso che incanta e gli occhi più dolci del mondo, castani, profondi. Non è uno di quei ragazzi di un bello esagerato, ostentato, ma di una bellezza dalla semplicità infinita, disarmante, che lo rende la cosa più bella che avessi mai visto in vita mia. Così, nella paura di confessare i miei sentimenti soffrivo in silenzio e spesso prima di addormentarmi pensavo a lui, a quelle splendide labbra che sembrava chiedessero di essere baciate, a quel corpo, e quasi senza accorgermene mi ritrovavo a sfiorare il mio, desideroso di piacere, fino a soddisfarlo, ma di un piacere solitario e triste, quasi straziante nella sua tristezza. Spesso piangevo. Ma quella volta le cose presero una piega inaspettata. Quel giorno avevamo deciso che si sarebbe fermato dormire da me, il giorno dopo avevamo l'esame di genetica ed eravamo un po' indietro col programma così volevamo sfruttare anche la serata sperando di riuscire a studiare tutto. Era già successo che dormisse da me, non era nulla di particolarmente insolito. Studiammo tutta sera con molta dedizione e verso la mezzanotte avevamo finito, finalmente potevamo concederci qualche ora di meritato riposo. Avrebbe dormito con me, nel letto matrimoniale, come sempre. Così ci infilammo nel letto e nonostante la stanchezza cominciammo a chiacchierare come al nostro solito e mi richiese per la trecentesima volta quel giorno la differenza tra eucromatina ed eterocromatina, proprio non riusciva a metterselo in testa. Così chiacchierando un po' del più e del meno mi fece una domanda un po' strana: - Soffri il solletico? - - Si, e anche parecchio! - gli risposi tra il divertito e l'interrogativo. Improvvisamente, senza che mi rendessi conto di quello che stava succedendo me lo ritrovai addosso a farmi il solletico. Non capivo più nulla, il solletico mi impediva di pensare e non mi capacitavo di cosa stesse succedendo. Insomma, nonostante la forte amicizia non avevamo mai avuto una tale confidenza fisica al massimo un paio di abbracci e forse qualche bacio sulla guancia da parte mia per congratularmi di qualche esame andato bene, ero molto confusa e sorpresa, proprio non riuscivo a capire cosa gli stesse passando per la testa. Tentai di respingerlo con le mani appoggiate al suo petto ma non ci riuscii e ben presto quel gioco diventò quasi una lotta, finché lui riuscì a prendermi i polsi e bloccarli contro il materasso e io mugolai un - b-basta - ero spossata dalle troppe risate. Quando riuscii a calmarmi un po' capii di essere a stretto contatto con lui, sentii il suo corpo così caldo appoggiato al mio, il suo petto muoversi al ritmo dei respiri. Il suo viso era bellissimo, le labbra appena dischiuse, un po' ansanti, erano splendide, le desiderai come non mai, erano lì a pochi centimetri dalle mie, ma non ebbi il coraggio di avvicinarmi. Ero completamente stregata, vederlo e sentirlo lì, sopra di me mi mandava in estasi e mi scioglieva il cuore. In quei momenti di totale confusione, che sembrarono ore mi resi conto che anche le nostre intimità erano a contatto, lui era steso tra le mie gambe e sentivo perfettamente contro di me il suo sesso. A quel pensiero brividi di piacere mi percorsero tutto il corpo, come milioni di fulmini. - Stai arrossendo - mi disse lui un po' imbarazzato e forse un po' malizioso. Non riuscii a dire altro che un tremante - scusa - e voltare il viso di lato, mi vergognavo troppo. Non sapevo che fare, da una parte volevo muovermi e farlo spostare per togliermi da quella situazione imbarazzante, ma dall'altra non volevo, anzi, volevo approfondire quel contatto, il contatto del suo splendido corpo, della sua intimità. Ero completamente confusa, la mia mente annebbiata, mi destai solo un po' quando sentii Federico lasciarmi lentamente i polsi, ma non riuscivo a muovermi ero ancora lì immobile con la guancia contro il materasso, gli occhi serrati dalla vergogna. Improvvisamente la sua calda mano un po' tremante si appoggiò sul mio viso, la sentii accarezzarmi e lentamente mi voltai verso di lui, ero un po' spaventata ma desideravo troppo vedere quel viso. Aveva uno sguardo strano, languido, quasi con un velo di tristezza, quasi intimorito, ma vi si leggeva anche tanta dolcezza e... desiderio. Lentamente il suo viso si avvicinò al mio, fino a far sfiorare le nostre labbra e poi stringerle in un caldo abbraccio. A quel contatto la mia mente tornò ad annebbiarsi, il resto del mondo era sparito ed esistevano solo le nostre labbra. Quel casto bacio, così caldo ma anche dolce e delicato fu così intenso da farmi perdere tutte le forze e ogni volontà, desideravo soltanto che non finisse mai, ma con la stessa lentezza con cui si era avvicinato si staccò da me e mi guardò negli occhi, eravamo entrambi imbarazzati e sorpresi da una situazione che mai avremmo potuto immaginare, ma eravamo anche felici. Accennai un timido sorriso e sussurrai piano il suo nome. Quel suo sguardo carico di dolcezza e passione allo stesso tempo era così... seducente, irresistibile. Le nostre labbra, come se non avessero aspettato altro da sempre, tornarono a toccarsi lasciando spazio a un bacio più caldo, passionale, profondo e infinito. Mentre le nostre lingue giocavano e lottavano in un caldo e tenero avvinghiarsi, le mie mani istintivamente si spostarono sui suoi fianchi risalendo lentamente, di una lentezza quasi innaturale, lungo la sua schiena. Era splendido poterlo accarezzare così, anche se la stoffa che copriva i nostri corpi stava diventando opprimente. Le sue mani si posarono delicatamente sui miei fianchi e cominciarono a far scivolare vi la mia leggera camicia da notte che già era un po' risalita nel gioco di poco prima. Ero tesa, eccitata, un po' ansante. Non riuscivo a pensare, le mie mani, il mio corpo erano guidati dal desiderio e dall'istinto e così anche io cominciai a liberare il suo corpo dalla maglietta così da poter toccare, accarezzare e baciare quel torace che tanto avevo ammirato e desiderato. Le mani vagavano avide lungo i nostri corpi. Sentire sotto le dita quella pelle tanto sognata era splendido, era come aver realizzato tutti i desideri. Al tocco delle sue labbra che cominciarono a spostarsi sul mio collo, brividi di piacere mi pervasero e non potei trattenere un gemito di piacere mentre quella bocca e quella lingua scendevano lenti lungo il mio corpo, soffermandosi delicate sui seni mentre le sue mani li accarezzavano. Inarcai la schiena dal piacere, ero completamente sua. Ma Federico non arrestò la discesa, continuò il percorso lungo il mio ventre fino alle mie mutandine. Soffrivo della lentezza dei suoi movimenti, ma era una dolce tortura, la mia eccitazione era massima. Le sue calde mani mi sfilarono le mutandine di pizzo e le sue labbra tornarono a posarsi sul mio corpo, all'interno della coscia percorrendo quel tratto di pelle morbida dal ginocchio fino alla mia intimità così desiderosa di lui. Quando la sua calda bocca si posò sulla mia intimità mi sfuggì un gridolino, credevo di essere in paradiso, le sensazioni ero indescrivibili, così intense. Non so per quanto tempo rimase lì, ma non si mosse fino a quando non sentì il mio corpo tendersi e tremare al massimo del piacere e dell'estasi. Il piacere fu travolgente, lunghissimo. Ero ansante per il piacere appena provato e sentire le sue labbra appoggiarsi alle mie non fece che aumentare il piacere, avrei potuto baciarlo per il resto dei miei giorni, sapevano di me. Ero stordita dal piacere ma lo desideravo così tanto, e lentamente lo feci spostare portandolo sotto di me e permettendomi di godere appieno del suo corpo. Cominciai a baciarlo a partire dal collo scendendo lentamente. Quando gli morsi piano i capezzoli lo sentii gemere e tremare leggermente. Poi giù, lungo quegli addominali sodi ma non scolpiti, e nella discesa scoprivo pian piano i punti che gli davano maggiore piacere, quando leccai la sua pelle al limite dell'elastico dei pantaloncini, scesi talmente in basso che quasi si intravedeva la nuvola scura che avvolge la sua intimità, ebbe uno scatto di piacere che arrestò per un attimo il suo respiro. Ripassai la lingua in quel punto, mordicchiai, adoravo sentire il suo corpo contrarsi. Non volevo farlo soffrire troppo, o forse ero io che non volevo soffrire, desideravo così tanto la sua intimità, lentamente gli sfilai pantaloncini e boxer, e finalmente potevo ammirare quello splendido corpo nudo ed eccitato, eccitato per me e con me. Sembrava un angelo in estasi, desideroso solo di provare il massimo del piacere. Mi lasciai guidare dall'istinto, baciando piano la pelle al limite, così morbida. Tremavo di piacere, ero eccitata e impaurita allo stesso tempo. Dolcemente mi avvicinai la dove è più sensibile e assaporai la sua dolce intimità. Era così bello regalargli piacere, sentirlo ansimare e gemere per qualcosa che stavo facendo io. In quel momento mi sentivo bella e desiderata. Non esisteva che il nostro piacere. Il suo sapore era così dolce, mi muovevo con una naturalezza mai conosciuta, provavo piacere nel suo piacere, volevo portarlo fino all'estasi, ma proprio quando sentii che la sua eccitazione era al limite, la sua mano si posò delicata al mio viso. - No, non così, non ancora - mi sussurrò con una voce suadente e premurosa. Accompagnò il mio viso verso il suo, mi baciò in modo così caldo mentre mi stringeva tra le braccia, mi accarezzava. Mi sentii protetta, desiderata, amata. In quel momento esistevo solo per lui. Mi fece stendere sulla schiena e senza interrompere quel bacio cominciò ad accarezzarmi lungo tutto il corpo delicatamente, aumentando la passione dei baci. Le sue mani si spostarono lentamente verso la mia intimità, il mio respiro cominciò ad accelerare, voleva portarmi ancora al massimo dell'eccitazione. Le mie mani vagavano avide lungo la sua schiena, accarezzavano delicate e decise il centro del suo piacere. Sentire quella pelle sotto i polpastrelli mi mandava in estasi, lo desideravo da impazzire. A quel punto mi guardò negli occhi, era il momento giusto, ma il suo sguardo era strano pieno di desiderio ma anche.... intimorito. Non saprei come altro definirlo. Feci un cenno con la testa, come a dire - fammi tua, completamente tua -, ma un suo sussurro tremante: - Ho paura, ho paura di farti male, ho troppa voglia di te. - - Non ti preoccupare, andrà tutto benissimo - gli risposi con un sorriso e un caldo bacio. Lentamente sentii il suo sesso a contatto con il mio. Lentamente diventammo una cosa sola. I nostri movimenti si sincronizzarono in modo naturale, come se fossero nati per unirsi in quella danza. Una lenta danza di piacere, i nostri respiri fusi, eravamo una cosa sola. Quel momento mi sembrò un interminabile viaggio tra le stelle su di un fluttuante tappeto volante, il piacere mi pervadeva in ogni angolo del corpo e della mente fino a raggiungere il culmine dell'estasi che toccammo insieme, uniti nel corpo, nei gemiti, nel respiro e nel battito dei nostri cuori, che per un attimo sembrarono fermarsi, un'estasi infinita e sublime. Il culmine del piacere, per la prima volta capii davvero perché i francesi lo chiamano la petite mort. Fu davvero una splendida e infinita piccola morte, non lo si può spiegare a parole, qualsiasi cosa sminuirebbe le sensazioni provate in quell'attimo di eterno, come avere dentro di se per un secondo l'intero l'universo che esplode, solo chi l'ha provata davvero può capirlo. Passammo la notte abbracciati, avvolti nelle coperte. Fuori nevicava, ma in quel letto stava nascendo un nuovo fuoco, il fuoco del corpo e dell'anima. Finalmente un amore tanto nascosto si era rivelato.
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