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Tra Sogni e Realtà
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Titolo: Tra Sogni e Realtà
Autore: Sensoprofondo
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Racconto n° 4779
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Eccoti.
Ti incrocio tutte le mattine andando al lavoro. Hai 30 o 35 anni. Sei bella ma non appariscente, di quella bellezza intensa che le donne hanno quando non sono più ragazzine. I capelli bruni sulle spalle, il passo affrettato ma non scomposto e lo sguardo assorto di chi sta pensando alla giornata che l'attende. Ogni mattina ti seguo per pochi istanti e, passando oltre, imprimo nella memoria ogni dettaglio di te: il vestito, le scarpe, il trucco. Mi avvicino da dietro, sulla mia auto, rallento e ti sorpasso. Oggi il semaforo è rosso, che fortuna! Mi fermo in coda e spero che tu faccia in tempo a rimontare lo spazio tra noi.

Arrivi. Ti spio dallo specchietto retrovisore. Ecco, mi stai superando e allora giro la testa dalla tua parte per guardarti. Mi batte il cuore. Procedi spedita verso la fermata del tuo autobus ed io spero che un giorno tu possa girarti verso di me e accorgerti che ti guardo. Ma forse lo sai già e pensi che anche io lo sappia e vuoi continuare a giocare. Chissà.

Ora sei vicinissima al mio finestrino. Seguo con lo sguardo il tuo profilo: i capelli, gli occhi, il viso, il seno. Mi sorpassi: scorro le spalle, i fianchi, le gambe perfette.. Accidenti, dentro i jeans hai un lato B superbo. Sono solo le 7:30 del mattino e sono in mezzo al traffico, ma sento il desiderio che si espande dentro di me e il cuore che tambureggia.

E' tanto tempo che voglio fermarti, conoscerti, parlarti, ma non mi sono mai deciso: maledetta timidezza. Si può arrivare alla mia età e avere ancora questa emozione? Solo con le donne che mi piacciono ovviamente, con tutte le altre sono un istrione perfetto. E poi sono sposato e non sarebbe proprio una cosa carina abbordare la prima che passa. Ma non ce la faccio più. Nella vita ci sono cose che si devono provare, oltre ogni ragionevolezza etica o morale: sono il senso stesso dell'esistenza e tu sei una di queste. Il resto amen.

Con la mente un po' annebbiata dall'euforia, con il cuore in gola e con l'eccitazione di un adolescente, accosto la macchina al marciapiede, accendo le quattro frecce e scendo al volo. Non mi rendo neanche conto di quello che sto facendo e in un attimo ti raggiungo.

-Signorina, scusi...- e poi più forte -Signorina, signorina, scusi...-. Ti fermi e ti volti. Sento un brivido lungo la schiena e avvampo, ma spero che tu non te ne accorga. Incrocio lo sguardo dei tuoi occhi neri, bellissimi, con un taglio vagamente orientale. –Sì, mi dica...- Hai una bocca perfetta e un'espressione forse un po' malinconica -Mi scusi, improvviso, mi sono perso. Dov'è via Franceschini?- Sparo la prima strada che mi è venuta in mente, vista poco fa su un cartello -E' fortunato, è qui dietro-. Hai una voce calda, piena e sensuale -Ah bene. Sa, non sono di queste parti, fingo spudoratamente, e non mi so orientare-. Mi guardi negli occhi e mi regali un sorriso leggero ma dolcissimo, che però si spegne subito appena vedi il tuo autobus che si allontana.
-Accidenti, stavolta l'ho proprio perso. Non importa, aggiungi sorridendo, tanto non avevo troppa voglia di andare al lavoro oggi. Se vuole l'accompagno io, abito lì vicino-. Balbetto un ...grazie, non si deve disturbare... -Nessun disturbo, così mi dà un passaggio- ...fantastico penso e aggiungo -Allora volentieri-.

Saliamo in macchina e mi indichi il percorso. Sono eccitatissimo, inebriato da quello che sto vivendo, l'euforia e l'emozione mi prendono la gola. L'abitacolo si riempie piano del tuo profumo che racconta la dolcezza e la sensualità della tua pelle.

-Ecco, la via è questa. A che numero deve andare?- io rispondo a caso -Al quattro-.
Tu mi guardi perplessa e abbozzi ad un sorriso -Perfetto, aggiungi, io abito al due-.
Fermo la macchina e scendiamo -Allora grazie, dico tendendoti la mano. A proposito, io sono Fabio... e tu mi ricambi il saluto indugiando con la tua mano morbida dentro la mia -Piacere, Monica-.

Deve essere un segno divino penso. La mia vita è stata costellata da donne col nome Monica: donne sensuali e amanti appassionate. Sono felice e anche un po' orgoglioso del risultato del mio adescamento improvvisato. Il primo passo è fatto, adesso le chiedo il telefono.
Ti allontani piano verso casa ed io fatico a distogliere lo sguardo da te: ho la sensazione di averti conosciuta da sempre. Poi, cercando una scusa per estorcerti l'agognata informazione, mi avvicino al fatidico numero quattro e ...trasecolo.
La casa è completamente diroccata e puntellata: disperatamente disabitata da anni. Di sottecchi, fingendo disinvoltura, cerco di vedere se sei già entrata in casa, ma no: sei là che mi guardi e ridi.. Che figura di merda, sono spacciato!

Mi avvicino imbarazzatissimo: -Scusi Monica, non volevo...non vorrei che lei pensasse che...- Tu mi guardi come solo le donne che guardano un cucciolo goffo e imbranato sanno fare. Mi sorridi apertamente scoprendo una splendida collezione di denti -Non preoccuparti Fabio, questa è la cosa più simpatica che mi sia capitata recentemente e poi avevo proprio bisogno di ridere un po'-. Balbetto qualche altra parola di scuse ma tu incalzi -ti va di prendere un caffè da me?- Ancora frastornato dalla quella rovinosa figura meschina, accetto volentieri e ti seguo.
La tua casa ti assomiglia: bella, calda, avvolgente.

Appoggi la borsa, sfili la giacca e ti dirigi in cucina. -Accomodati pure dove ti và- io mi guardo intorno e poi scelgo il divano. In giro c'è un leggero profumo di vaniglia e l'arredamento è vagamente provenzale. Ritorni con i caffè e con addosso un comodo vestito primaverile che, se da una parte dissimula le tue forme, dall'altra lascia intravedere generosamente il tuo corpo. Ti siedi vicino a me. E ancora la mia eccitazione torna a salire.

-Monica, esordisco, non voglio che pensi che io...- e tu -...che mi hai abbordato per strada?- incalzi -esatto, sostengo penosamente, non era nelle mie intenzioni-. Mi guardi con un sorriso malizioso -Non dire cavolate. Era esattamente quello che volevi fare, e che hai fatto!!-. La tua espressione tradisce però una velata soddisfazione e un certo senso di complicità. -Sì, sì, però...- farfuglio qualcosa e nel frattempo mi maledico per aver accettato il caffè.

-Adesso lascia stare, non ti scusare più. In fondo è stata una cosa carina per certi aspetti. Certo, continui sorridendo, non avrei mai pensato che un uomo distinto come te potesse mettere in atto un metodo così... così fuori moda per avvicinarmi. Per un attimo ho pensato che ti fossi perso davvero-.
Ti chini per appoggiare la tazzina sul tavolino e la scollatura si apre lasciandomi intravedere il tuo seno ben modellato. Noti la cosa e mi guardi per vedere se me ne sono accorto. Io distolgo lo sguardo per non imbarazzarti, ma sento montare un'erezione inarrestabile che inesorabilmente segna i miei pantaloni e mi tradisce.

Mi guardi negli occhi ed io nei tuoi. Mi prendi la tazzina dalle mani e l'appoggi sul tavolino. Ti avvicini. Dolcemente fai scivolare la tua mano sulla mia gamba e il segno del mio membro diventa più visibile che mai. Socchiudi le labbra ed io ti accarezzo il viso. Poi ti sposto la mano mio pene che pulsa di desiderio. Con le dita ne percorri lentamente più volte tutta la lunghezza, come volessi farti un'idea delle sue dimensioni e poi cominci ad accarezzarlo con tutto il movimento del palmo della mano.

La mia eccitazione è fortissima. Con un gesto rapido mi slaccio la cintura e mi allento i pantaloni. Ti avvicini ancora e liberi la mia verga dalla costrizione degli slip. Ora il mio desiderio è eretto in tutta la sua estensione e tu lo guardi con curiosità e con malcelata ammirazione: non è proprio un cosino da poco, anzi... Insinui una mano tra i testicoli accarezzandoli e con l'atra ne esplori delicatamente le tortuosità. Il tuo tocco mi fa trasalire e il tuo sguardo sembra chiedermi di poter godere di quel momento. Io passo una mano dietro la tua nuca e raccolgo una grossa ciocca di capelli. Poi, lentamente, tenendoti saldamente ti abbasso la testa verso il mio membro, così rigido che ormai quasi mi duole. Ti avvicini con la bocca, lo percorri un po' con la lingua lo baci tutt'intorno e allora ti spingo più giù.

Il mio membro affonda inesorabilmente nella tua bocca umida e calda e sento la tua lingua che l'accarezza tutt'intorno. Ti risollevo un attimo e ti riabbasso, due o tre volte. Tu lo fai uscire e rientrare succhiandolo dolcemente. Spingo più giù. Tu mi assecondi e lo fai entrare ancora di più, anzi, ora sei tu che spingi la tua faccia con forza contro il mio ventre per sentirti penetrare fino in fondo, fino alla gola. Il piacere che provo vedendomi completamente scomparso nella tua bocca umida di saliva, è indicibile.

Ti lascio la ciocca e tu risollevi la testa e mi guardi con gli occhi socchiusi dal desiderio di farmi godere. Sentendoti libera, ti metti in ginocchio davanti a me e dai corso alla tua arte amatoria sul mio glande infuocato così come più ti piace, alternando la lingua alle labbra e ai baci, facendolo sparire e riapparire dalla tua bocca ancora per diversi minuti. Sei bravissima ed io non ce la faccio più. Te ne accorgi, perché per quanto inverosimile, un attimo prima dell'orgasmo il mio pene riesce a ingrossarsi ulteriormente. Tu lo senti e allora lo immergi più in fondo che puoi nella gola e ti sforzi di rimanere ferma in quella posizione. Io ti riagguanto la ciocca e ti premo la testa contro di me.

Vengo, vengo... Il mio gemito soffocato accompagna le scariche di sperma che a ondate riverso dentro di te e l'intero tuo corpo sussulta ad ogni getto che ricevi. Una, due , tre scariche... E' stupendo.. Sento che il mio seme ti cola giù per la gola e tu fai il possibile per inghiottirlo, senza tossire. Ti sollevo un po' la testa dal mio ventre per farti deglutire, solo per qualche istante. Tu alzi gli occhi e mi guardi, sei eccitata, anche più di me se possibile. Ma io non ho finito. Ti spingo nuovamente la testa contro di me in modo che tu possa raccogliere anche i miei ultimi fiotti. Quattro, cinque... Tu sussulti ancora ed io con te. Ecco, ho finito. Mi appoggio esausto allo schienale del divano.

Lasci che riprenda fiato.Ti alzi, ti avvicini e mi sussurri –E' stato bellissimo. Vado in bagno- Io ti seguo con lo sguardo. Sei ancora più bella così, segnata dallo sforzo e dal piacere che mi hai regalato. Guardo il vestito che ti ondeggia sui fianchi e che lascia immaginare dei glutei stupendi. Di nuovo l'eccitazione mi prende. Ti raggiungo in bagno. Stai sistemandoti i capelli davanti a un largo specchio che riflette tutta la tua sensuale bellezza. Passo dietro di te, mi avvicino e con le labbra ti sfioro delicatamente il collo. Sento che un brivido ti scuote.

Ti sfilo il vestito che cade ai tuoi piedi e lascia scoperte le candide spalle e i fianchi torniti. Scorro con le dita i seni fino ad arrivare ai capezzoli turgidissimi. Tu socchiudi gli occhi. Scendo lentamente sfiorandoti con la lingua dalla base della nuca verso il tuo splendido fondo schiena. Mi inginocchio. Ho davanti gli occhi le tue natiche e il segreto che nascondono. Ti abbasso gli slip, fradici del tuo umore. Delicatamente con i pollici le allargo e tu ti irrigidisci un attimo, ma poi ti rilassi e ti inclini in avanti perché io possa più facilmente accedere alla tua intimità. La mia lingua ora la esplora ma è ancora contrastata dai tuoi muscoli serrati come per proteggerne l'accesso. Abbasso la testa e con la lingua sfioro il clitoride, raccogliendo gli umori che ti stanno colando lungo le cosce per riportarli all'oggetto del mio desiderio, che piano piano si rilassa e si apre. Ora riesco a penetrarti con la punta della lingua, prima un po' faticosamente, poi sempre con più facilità: anzi ora sei tu che, gemendo sommessamente, premi con le natiche contro la mia faccia per essere esplorata sempre più profondamente.

Anche l'oggetto del mio interesse si sta bagnando abbondantemente: sei pronta. Mi rialzo. Il mio pene ha ritrovato un'erezione superba. Guardandolo penso che ti farà forse un po' di male all'inizio, ma poi... Riagguanto saldamente la ciocca, ti faccio chinare un po' di più. Tu ti sollevi sulla punta dei piedi: sei perfetta. Ti penetro piano, con delicatezza, per aprirti lentamente e poi arretro. Ti contrai un attimo, ma poi ti rilassi e allarghi le gambe per essere meglio accessibile. Riaffondo dentro di te, stavolta con più energia e, trattenendoti per i capelli, spingo più forte. Tu sobbalzi. La mia erezione è fortissima e il desiderio incontenibile. Trovo una strada così bagnata che in un unico movimento lo sento immergersi fino in fondo e tu lanci un grido di piacere e forse un po' di dolore. Entro ed esco lentamente, per tutta la sua lunghezza e tu ti inarchi e ti contorci nello spasimo del desiderio.

Continuo a penetrarti ritmicamente e con la mano libera ti accarezzo il ventre e i seni. Poi, sfiorando il clitoride, immergo le dita fino alle nocche nel tuo sesso rovente e completamente allagato dagli umori che colano abbondanti lungo le cosce. Con i polpastrelli che gocciolano di te, risalgo piano il tuo corpo e finisco accarezzandoti le labbra che improvvisamente si schiudono ed io ne approfitto per farli scomparire nella tua bocca che avidamente li succhia.

Il mio membro è in fiamme e il tuo corpo vibra ad ogni affondo che riceve. Sento il tuo respiro che si fa affannoso e i tuoi gemiti sempre più frequenti. L'orgasmo che monta ti fa inarcare la schiena e i tuoi muscoli si serrano, strangolandomi il pene come in una morsa fatale. Nonostante la costrizione provocata dai tuoi spasmi, lo sento ingigantirsi ancora di più e il mio sperma irrompere prepotentemente dentro di te. Una volta, due volte.

Gridi un primo –Sìì- e poi un altro. Ti lascio i capelli e ti afferro i seni, stringendo saldamente i capezzoli. Ad ogni scarica che ricevi sussulti ed io, godendo del mio e del tuo piacere, affondo il più possibile dentro di te. Ti contorci spingendoti contro il mio ventre, ma la mia presa sui seni e i capezzoli si fa sempre più forte e non ti lascia scampo. Hai un altro orgasmo e poi un altro ancora. Godi ripetutamente, forse per un paio di minuti e poi ti accasci esausta e sudata sul lavandino. Io rimango dentro di te, per assaporarmi il tuo calore e il tuo profumo.
Ti accarezzo la schiena bagnata. Finalmente ti risollevi e, attenta a non sfilarmi dalla tua splendida custodia, ti giri sorridendo verso di me per baciarmi, finalmente, per la prima volta...

Un colpo di clakson mi suggerisce che il semaforo è ritornato verde.
Mi riprendo dal mio sogno. Riparto e ti lancio un ultimo sguardo. Poi scompari in lontananza.
A domattina! Spero...