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Metafisico
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Titolo:
Metafisico |
Autore:
Doroty Patt |
Contatto:
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Racconto
n° 4795 |
Altri
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Pieno di energia: caffè amaro, miele d'acacia, biscotti di pastafrolla e mezzo bicchiere d'arancia, prima di passare al bagno caldo di nettare d'ambrosia e alghe marine... pelle diafana, in questo mattino di giugno: umido e limpido come gli occhi di pervinca che brillano sotto ciglia ancora imbrattate di mascara. Nel mio letto dalle lenzuola vermiglie, giace il corpo di Valentino, un ragazzo conosciuto al Pub Lucciola di Rimini; tra un bicchiere e l'altro di Cubalibre. Capelli impomatati, neri come le ali di un corvo, una testa maschia come la bocca audace, occhi neri come il petrolio e un corpo scolpito dallo sport; vestito di un abito grigio e una camicia azzurra, mi si avvicinò con decisione: - potrei offrirle da bere? - voce roca, profonda scossa alle mie parti intime, già bagnate da una guazza notturna afrodisiaco sensore di rosa sultana; pronto per una esplorazione da lì a poco. Due Cubalibre sono bastati per disinibirmi; nel mio abito di raso, color melanzana, scovolgere i capelli rossi dall'hennè, labbra rosso ciliegia e una linea netta di eye liner sui miei occhi spalancati: - potrei anche cedere - penso e nella sua automobile una furiserie rosso vermiglio che sapeva ancora di nuovo ho dato vita al mio incontrollabile e frenetico bisogno di lussuria. Valentino non ha esitato e non ha atteso più di tanto prima di mostrarmi ciò che nei pantaloni eleganti nascondeva; turgido desiderio degno di Nick Nolte e depilato come quello di certi dei greci. Sfiorai con le labbra la grande punta, rotonda e rosata, imbrattandola con il mio rossetto ciliegia, affondai fino ai testicoli (avendo per un attimo un conato) ma poi ripresi a ritmo costante, sentendo Valentino fremere e dibattersi... poi mi fermai e dissi: - a casa mia adesso - e con i pantaloni slacciati accese l'auto e in venti minuti (che per altro occupai nel tenerlo eccitato), arrivammo e ci gettammo nel letto con le luci spente. Fu una notte di fuoco e di sudore, di libertà inaudita, dove i corpi si alternavano in posizioni comode e scomode, durante pentrazioni e giochi di prestigio, vidi letteralmente le stelle su di noi, aprirsi il cielo, spaccandosi il soffitto e scendere su di noi l'energia dell'amore e del peccato. Il sensi non si spensero fino all'alba e tutto sembrò metafisico dentro e fuori di noi. Vederlo adesso lì, disteso e con gli occhi chiusi (come morto) mi accende ancora e con la voce impastata dal succo d'arancia cerco di svegliarlo; baci che partono dal suo viso splendido fino a scendere sul petto nudo e profumato di me e scoprire con orgoglio che la sua 'mazza' sotto le lenzuola ha già sentito la sveglia e nel tepore torniamo ad amarci per un paio d'ore... Poi Valentino esce, deve andare a lavoro: - è stata una notte che non dimenticherò e un risveglio che vorrei ancora ogni mattino - io sorrisi e da lì la nostra relazione si fa surreale.
Da una settimana tutto si ripete costantemente ad ogni ora possibile.
Doroty
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