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Sogno e realta'
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Titolo:
Sogno e realta' |
Autore:
AnimaSalata |
Contatto:
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Racconto
n° 4807 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
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Sonia... sempre con quel nome corto... non abbreviabile... quante volte nei suoi voli mentali l'aveva immaginata in svariati modi, in decine di situazioni, bionda, mora, rossa, riccia, alta, bassa, sensuale e spudorata come poche.
Luca, le sue parole, le mille sensazioni che la sua mente da anni elabora, vive, inventa, un sogno accarezzato da sempre, pochi sanno quanto ama scrivere racconti erotici.
Aldo, un amico, aveva per caso scovato il suo blocco per gli appunti -Che cazzo scrivi depravato- seguito da una sonora risata ma molto lontano da lasciare quanto i suoi occhi avevano cominciato a scorrere. -Non fare lo stronzo e lascia quel blocco- A nulla era valso, ormai preso dal racconto Aldo non lo ascoltava piu' divorando le righe -Hai mai pensato di far vedere a qualcuno questa roba?- tutto ad un tratto l'amico lo soppesava con sguardo serio - Ma dai che cazzo dici, mi passo il tempo... e le serate - Cercando di ironizzare la cosa. Giorni dopo, l'amico indiscreto, lo aveva invitato a passare da lui in ufficio pregandolo di portare con se' il suo racconto, un collega con conoscenze nel campo si sarebbe interessato al "passatempo"...ed eccolo li' in attesa. La porta dell'ufficio si apri' e ne usci' Aldo seguito da una donna. - Lei dev'essere lo scrittore, Aldo mi ha parlato a lungo del suo manoscritto, tanto da incuriosirmi, piacere Sonia - Quel nome corto, non abbreviabile, Sonia se ne stava li' davanti a lui, mora, con quei capelli lunghi e mossi che le ricadevano sulle spalle, sulla quarantina, fisico asciutto fasciato da una longuette, si muoveva senza esagerazioni calcate su sandali dal tacco sottile ma non altissimo, un top aderente modellava un seno non abbondante. Aldo gli tolse il manoscritto dalle mani passandolo a Sonia, l'avrebbe ucciso piu' tardi. - Grazie ragazzi, lo leggero' e vi faro' sapere al piu' presto, scappo - Dopo circa una mezz'ora passata ad ascoltare le ciarle di Aldo, Luca riusci' finalmente ad uscire e ad avviarsi verso casa. L'immagine di Sonia non gli dava tregua, la realta' si confondeva con i suoi desideri piu' scabrosi, non era piu' solo un frutto della sua fantasia, ora aveva un corpo sul quale sospirare, sul quale riversare le sue fantasie piu' sfrenate. Girato l'angolo perso nei suoi pensieri si accorse che qualcuno lo chiamava. Lei se ne stava li', davanti a lui ora, seduta alla fermata dell'autobus con il suo manoscritto aperto tra le mani. - Ciao - - Ciao - - Ho perso l'autobus - - Sciopero? - -No...distratta - - Da cosa - - Dal tuo racconto - - Ti piace? - - E' .... - - E' cosa? - La guardava fisso, prendeva nota di ogni suo gesto, ogni inflessione della voce, la spogliava senza esitazione li' in mezzo alla strada, come se non avesse fatto altro in tutta la sua vita, un desiderio folle di prenderla lo lasciava senza fiato mentre il suo corpo reagiva al profumo muschiato di lei. - Hai fame? - - Si - - Vieni - Richiuse il racconto riponendolo nella borsa e lo segui'. Camminarono fianco a fianco in silenzio per qualche isolato finche' lei interruppe il silenzio. - Dove mi porti? - - Con me, vieni? - - Si - Arrivati a casa Luca si mise all'opera per mettere in tavola qualcosa, con la coda dell'occhio la osservava mentre rilassata aveva ripreso a scorrere il suo racconto. Il viso affondato tra le pagine non celava il piacere che la lettura le stava procurando. Come attratto da una calamita, le si avvicino' togliendole il libro dalle mani, la fece alzare spostandola di fronte a se' - Hai fame? - - Si - Senza smettere di fissarla la fece sedere sul bordo del tavolo, le sollevo' la gonna lasciando scivolare l'intimo lungo le cosce, le sue dita le percorrevano ora lentamente procedendo a ritroso affinche' lei godesse dell'attesa dell'attimo in cui sarebbe entrato nell'antro caldo al centro della sua femminilita'. Le prime gocce stillavano dalla punta del suo sesso duro impregnando la cappella, la sentiva pulsare gonfiarsi tendersi contro la stoffa. La desiderava, voleva essere lui a portarla sull'orlo del piacere estremo, voleva sentire la sua carne avvolgere lentamente la cappella ustionandola, con un dito s'insinuo' nella piega traboccante di umori a cercare il clitoride teso, premeva ora mentre dalle labbra le scappava un gemito. Quella bocca sensuale l'avrebbe accolto, si, l'avrebbe cullato, morso, succhiato, mai sazio l'avrebbe sbattuta fino a colmarla di liquido denso. Voleva sentirla imprecare, urlare, guardarla contorcersi mentre la trascinava sul suo membro pulsante. Non una parola tra di loro, non ora, forse piu' tardi, voleva che fosse cosi', solo respiri, solo fruscii, solo la musica liquida dei loro umori fino all'urgenza finale. Le dita giocavano ora all'entrata del suo sesso, pregne seguendone i contorni, appena dentro per tornare a ritrarsi, lo sguardo furibondo di lei celato improvvisamente dalle palpebre che si serrano sotto una spinta saziando il suo tormento. - Hai fame? - - Si - La voce resa roca dall'eccitazione gli fece perdere il senno della ragione fino quasi a farlo godere. Visione celestiale, la guardava incurvata sul tavolo, il ventre scosso mentre se la scopava con le dita, chiazze di desiderio le colavano tra le pieghe delle natiche fino a sgocciolare sul tavolo. Senza smettere di riempirla libero' la verga immergendola tra le labbra zuppe, inizio' una danza lenta, carne contro carne in un miscuglio di sapori, di odori, avvolto nel liquido biancastro e mieloso il suo nervo di marmo sembrava fondersi, muovendosi tra le sue cosce spalancate punto' l'ingresso di quel nido accogliente, le mani cercarono i fianchi di lei e in un attimo le fu dentro. Annegare l'uno nell'altro in un incastro perfetto, attimi immobili, avvolto e fuso nella guaina del corpo di lei, dilaniata e colmata dalla potenza di lui. L'eternita' in un attimo, le gambe gli cinsero la vita mentre lui l'allontanava da se' per sprofondarle dentro sempre piu' a fondo, colpi decisi le squassavano il corpo. i seni danzavano al ritmo delle sferzate finche'il fuoco vivo del godere di lui le schizzo' dentro inondandola. La verga le venne strappata, tento' di ribellarsi, mani salde le schiacciarono il bacino allargandole le labbra bollenti, in un attimo la bocca di lui scese sul suo clitoride avvolgendolo. Leccate decise l'aprivano divorando il suo succo, il corpo si tese all'estremo, sale dalle viscere fino in gola...l'urlo che ne usci' nel godere di lui sembrava non appartenerle.
Era quasi l'alba quando Sonia termino' di leggere il racconto, chiuse il tomo proprio mentre Luca le si parava davanti con una tazza di caffe' bollente, alzo' il viso squadrando l'uomo che le stava di fronte - Hai fame? - gli gliese - Si - rispose Luca. L'accappatoio gia' scivolava sul corpo mascolino, mentre il naso di Sonia ne cercava l'aroma li' dove tutto ha inizio...le dita di Luca s'intrecciarono tra i suoi capelli come in un rito antico e gia' scritto... ma questo è tutto un altro racconto...
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