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La rosa che non colsi
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Titolo: La rosa che non colsi
Autore: Helena
Contatto:
Racconto n° 4809
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L'accordo era questo, solo sesso. Due sole semplici parole che raccoglievano un significato molto ampio per due persone come loro, il significato di assoluta libertà, senza fraintendimenti e limiti, senza timore di ferire se non vi è l'uso, o l'abuso, delle parole amorose tipiche di un rapporto tra un uomo e una donna. Entrambi legati, vite normali, apparentemente molto convenzionali, persone rispettabili, per bene, come vuole il linguaggio comune, senza eccessi. Si sono conosciuti per caso, banalmente ma subito è scattata una simpatia reciproca che ha alimentato l'interesse. Scambio di numeri di cellulare, messaggi, telefonate che non volevano terminare mai, mail, chat roventi, un primo fugace incontro, qualche bacio. Sembrava esserci voglia di normalità ma non poteva, non doveva esserci. Poi le parole di lei: Solo Sesso, recepite da lui come una riserva dove solo loro avevano accesso e dove era lecito liberare ogni tipo di fantasia. E così han fatto, almeno in parte. La clandestinità toglieva loro la spensieratezza, dava il timore di tradirsi di venire scoperti, di sconvolgere le loro vite ma gli permetteva di osare e essere diretti e franchi ma soprattutto sinceri tra loro. In fondo potevano permetterselo. Ci fu un secondo incontro, in pieno giorno, si incontrarono in un posteggio vicino a dove si erano visti per la prima volta, lei salì nella sua auto e si diressero in una stradina appartata, poche parole, non ce era bisogno, un potente ed irrefrenabile desiderio li univa, si baciarono a lungo, molto a lungo come a voler recuperare per tutte le volte che avrebbero voluto farlo ma non era stato possibile. E si toccarono ovunque, scostando i vestiti quel tanto che bastava per sentire la pelle, il contatto con il corpo. Le mani di lui sui seni di lei, a stringerli tanto da far male, sul ventre sui fianchi fino in mezzo alle cosce dove era bagnata e morbida..-Mi fai impazzire..mi fai impazzire-...ripeteva lui mentre continua a baciarla ovunque, con la voce rotta dalla passione ed il respiro corto dall'eccitazione. La sua bocca scese tra le sue gambe, e la leccò a lungo spostando appena i ridotti slip, lei ansimava, si contraeva, inizio a gemere più forte, e a chiedere di mettergli dentro le dita, come sapeva fare lui, come gli aveva descritto molte volte. Era liquida e l'orgasmo non tardò a travolgerla e a portarla in quel magnifico mondo parallelo fatto di solo sesso, di solo piacere. Lo sguardo di lei era perso completamente, le pupille erano dilatate e fissandolo gli chiede se poteva succhiargli le dita intrise del suo orgasmo. E lo fece, simulando un rapporto orale, senza distogliere lo sguardo un attimo dagli occhi di lui.- Ho voglia di succhiarti il cazzo- disse lei... senza esitare si chinò sul sesso di lui ed inizio un lungo e sapiente pompino, che portò lui ad essere completamente in balia di lei, finchè il piacere le riempì la bocca.. -Mi hai succhiato il cervello accidenti!- furono le prime parole che riusci a dire.. era sudato, piccole gocce di sudore gli scendevano ai lati del viso, lei si avvicinò e con le labbra ne sentì il sapore. - Sei tutto buono- disse ridendo... Si ricomposero, si salutarono ed ognuno prese la sua strada. Non vollero scopare, volutamente, avrebbero voluto ma avevano deciso così, di fare le cose per gradi.. Faceva parte di un loro gioco, forse un po perverso, che lui aveva deciso. Si perché a lui piaceva avere il controllo, piaceva dirle cosa fare, e cosa non fare. Anche se lei non sempre obbediva. Le piaceva dirle pure come come vestirsi, come truccarsi, soprattutto per il sesso... Lui amava la lingerie tra il fetish ed il naif, guepière, reggicalze, calze velatissime, il trucco pesante ma soprattutto i tacchi vertiginosi.
E' così che avevano programmato il loro prossimo incontro, in un motel o agriturismo o qualunque altro luogo permettesse loro di rubare alle loro abituali vite qualche ora per il sesso. - Come vuoi che mi vesta?- Aveva chiesto lei. E lui, con tono provocatorio aveva risposto -Stupiscimi, conosci le mie preferenze fammi vedere di cosa sei capace.- Lei aveva raccolto la sfida entusiasta ma anche un po preoccupata di non riuscire a stupirlo piacevolmente.
Questo gioco le piaceva, aveva iniziato a guardarsi intorno e a fare i primi acquisti. Ombretto molto scuro che lei non utilizzava abitualmente, anzi si truccava appena, quel poco che bastava a dare un po di ordine alla persona...era una donna semplice, dal viso pulito, quasi da ragazzina che non faceva nulla per valorizzarsi, anzi sembrava volesse proprio non farsi notare. Poi le scarpe.. le vide in una vetrina, un genere che non avrebbe mai acquistato. Un sandalo nero in raso con laccino alla caviglia e una semplice fascia sopra le dita, ai lati tra la caviglia ed il tacco una fascia di strass, una linea di brillantini intorno al plateau di circa 2 cm. Ed i tacchi, i tacchi vertiginosi... 12 o 13 cm sottili e tremendamente sexy. Le aveva provate ed ha subito immaginato l'erezione che potevano provocargli alla sola vista. No, non le avrebbe mai acquistate altrimenti è già molto alta di natura, si sarebbe sentita a disagio, ma le aveva acquistate per lui, per stare con lui... le sembravano perfette anzi lo erano. Per la lingerie aveva scelto una mise inusuale, lui si sarebbe aspettato un corsetto dalla linea ricercata, magari un po retrò con perizoma ed accessori vari. Invece si sarebbe presentata con indosso una sottoveste di seta nera, appoggiata al corpo, corta, semplice ma molto sensuale, i suoi bellissimi sandali, trucco scuro sugli occhi a risaltare il verde, lucida labbra color ciliegia, capelli sciolti sulle spalle e gli avrebbe chiesto se voleva vedere la sua personale collezione di farfalle. Poi, in piedi di fronte a lui, si sarebbe lentamente tolta la sottoveste, scoprendo completamente le sue chilometriche gambe. Indossava proprio delle farfalle, unite tra di loro da sensuali nastrini elastici. Due abbracciavano completamente i seni lasciando scoperti i capezzoli, le ali erano di pizzo nero e pailettes...l'altra sul ventre all'altezza dell'ombelico quasi fosse un tatuaggio, con le ali aperte, da sotto le ali partivano due nastrini che teminano tra le gambe, lasciando la fica scoperta e riunendosi in un unico filo che seguiva il sedere, i nastrini contornano i fianchi e le spalle unendo il tutto. Era eccitatissima all'idea di mostrarsi così a lui, così audace, pronta ai suoi comandi ed al suo piacere.
Avevano stabilito il giorno, un venerdì pomeriggio, si erano organizzati col lavoro e non era stato semplice, pure la scelta del luogo era diventata un eccitante e timoroso gioco, lei non lo aveva mai fatto ma pensava dentro di se: l'unico problema è entrare ed uscire occorre attenzione per quello, poi è fatta. Il giorno precedente si erano sentiti appena, per gli ultimi accordi. Faceva parte del gioco, non sentirsi e non pensarsi troppo. Poi quello strano messaggio di lui: -mi raccomando devi essere brava a fare la troia... e basta!!!- La risposta di lei: -Non temere sarò SOLO la tua personalissima puttana!- Uno strano senso di inquietudine la pervase. La notte la trascorse un po agita ma molto eccitata. Al mattino si è recata a lavorare come sempre quando il suono di un sms la distrae, era lui: -Scusami tutto annullato, ho avuto discussioni familiari e non me la sento, scusami infinitamente appena puoi tu ti chiamo-. Per alcuni attimi il respiro le si fermò in gola, un lieve senso di delusione s'impadronì di lei o era malinconia...no era dispiacere, non solo perché non sarebbe riuscita a vederlo ma perché aveva percepito perfettamente il disagio di lui. Le rispose che doveva essere sereno, e che chiamarla non doveva essere un dovere ma solo volontà.
Si sentirono più tardi e parlarono, lo fecero serenamente, lei non era arrabbiata e lui l'aveva capito e molto apprezzato. Era solo dispiaciuta perché desiderava quell'uomo più di ogni altra cosa. Ma non lo voleva così, non lo voleva arrabbiato che magari sfogava nel sesso con lei la sua rabbia, lo voleva consapevole e che la desiderasse realmente, che desiderasse lei e solo lei. Aveva provato ad arrabbiarsi a dargli dello stronzo ma non c'era riuscita, non riusciva neppure a pensarle quelle parole offessive, le morivano dentro ancora prima di iniziare a pronunciarle.
Rimase a lavorare anche nel pomeriggio, con grosso piacere dei colleghi. Una volta a casa era sola, si perché aveva scelto una sera adatta, una sera che il suo compagno era fuori, così avrebbe evitato anche quell'intimo imbarazzo che solo lei sapeva di avere. Si mise a svuotare la sua peccaminosa borsa posando la lingerie, l' astuccio coi trucchi, le scarpe sul letto in ordine sparso... un lieve senso di inadeguatezza s'impadronì di lei e si chiese il senso di tutto quello. Invece di riporre le cose al loro posto si è spogliata, ha indossatoi sandali, si è recata in bagno completamente nuda e si è truccata con cura. Ha indossato la sua mise, ha preso la macchina fotografica digitale e si è fatta le foto. Ai piedi, con le unghie laccate di nero, all'intera figura, prima con la sottoveste, poi senza...di fronte e di spalle.. alle mani e al viso... e le ha salvate su una chiavetta usb. Per qualche giorno non si sentirono, poi arrivò qualche messaggio. Lei aspettava quello, voleva fosse lui a farsi vivo. Si mise al p.c. e gli inviò le sue foto per e-mail, una alla volta, con studiata sequenza, titolando l'oggetto: La rosa che non colsi. Era la sua piccola vendetta! Le piaceva pensare questo, che poi vendetta non era, era forse l'inizio di un nuovo gioco. Tempo pochi minuti la risposta di lui... -Stronza... sei la mia adorabile ed eccitante stronza! Ma l'oggetto va cambiato: La rosa da cogliere-.
Helena