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Sortilegio d'amore
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Titolo: Sortilegio d'amore
Autore: Doroty Patt
Contatto:
Racconto n° 4837
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Imprigionata in un abito attillatissimo, non ho osato mettermi biancheria intima. Prospettiva un appuntamento al Club Ardore di Roma. La mia pelle lucida, di olio segreto dall'acre profumo di 'belladonna', un rossetto così acceso da vederlo al buio. I miei capelli corti e neri, le mie gambe inguainate in calze rete sottile, tacco dodici delle mie scarpe Soldini; salgo su un taxi guidato da un bruto dagli occhi di lince; l'orco mi spia dallo specchietto retrovisore, mentre mi inciprio il naso: _ prego mi porti al Club Ardore, prenda il tratto più breve! _ l'uomo esegue, pigiando il tasto del tassametro. Riposta la cipria nella mia borsetta di strass di Fendi, mi lucido le labbra con un gloss bianco e vinilico, metto un pò di mascara nero e sorrido all'orco, che ancora mi spia.
_ Si fermi un attimo..._ gli chiedo, lui frena, io scendo dalla portiera posteriore destra, entro in quella anteriore del viaggiatore, mi siedo e lo guardo; occhi stupiti e pungenti come spine di una rosa sul seno.
Non dice niente, non ci diciamo niente... mi chino verso di lui e lo bacio sulla bocca, umida e che sa di tabacco, denti bianchi nonostante tutto, fisico robusto e una pancetta che palpita sotto una maglia di lanina, gli sorrido e procedo nella mia voglia, eccitazione... lui respira, sospira e rantola come un maiale, mentre la mia mano destra si appropria delle asole dei suoi jeans attillati, lui scosta il bacino in avanti e mi offre una posizione più rilassante; abbasso lentamente il suo sedile per dargli ancora più una postura distesa mentre i suoi jeans scoppiano, io lascio uscire la sua 'erezione trattenuta'.
Scopro che il mio 'orco' non ha un uccello degno di nota per lunghezza, ma grosso e ardente che faccio fatica anche a stringere, ma nella bocca entra gaudente, dolcemente succhio quel turgido manico, odoroso di muschio e gli offro un lucido e succoso sesso orale che non dimenticherà tanto facilmente.
Mentre il tassametro gira ininterrottamente, io continuo il mio servizio, per un'altra mezz'ora, prima che il tassista sudato e ormai in fibrillazione mi doni con eloquenza il suo seme, come un sortilegio d'amore... Ricomposta mi siedo, e lui procede verso il Club... ovviamente per ciò che resi a lui, non pagai la corsa, lo salutai riemettendomi sulle labbra il rossetto lasciato come impronta sul suo enorme e scuro glande.