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Coitus interruptus
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Titolo: Coitus interruptus
Autore: Don Landis
Contatto:
Racconto n° 484
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Silvestro Graziadio Arnaboldi viveva solo nella sua piccola ed umile villetta di Milano, nel quartiere "Bicocca"; amato e stimato da tutti gli abitanti del rione, l'anziano Silvestro accusava da qualche tempo dei dolori intercostali. Il peso degli ottantadue anni cominciava a gravare sul fisico pasciuto, ripercuotendosi in modo particolare sul cuore, da tempo malandato ed ahimè trascurato.
Nonostante Silvestro fosse cardiopatico, svolgeva una vita del tutto normale ed alquanto regolare: sveglia alle cinque in punto, per partecipare alla Santa Messa delle sei, dopodiché una salutare passeggiata al "Parco Nord", lo impegnava per il resto della mattinata. Non essendo coniugato, pranzava a casa della sorella minore, poco distante dalla propria abitazione. Subito dopo mangiato, soleva coricarsi schiacciando un pisolino per meglio digerire, così lui asseriva; una seconda e conclusiva scarpinàta pomeridiana per dar sollièvo al cuore, prima di assistere alla Santa Messa delle diciotto, terminando la giornata cenando unicamente con minestra e vino rosso: niente male per un fisico di ottantadue anni!
Da qualche tempo un triste ma realistico pensiero, attanagliava la mente dell'Arnaboldi: "Oh mio Dio, ormai sento prossima la fine! Il mio povero cuore incomincia a darmi fastidio. Sperem de minga süfrìi!", confessò alla sorella Giuditta, in dialetto meneghino.
Quest'ossessione di morire, lo indusse a compiere un'azione che da tempo retentiva nella sua mente, non ancora offuscata dalle nebbie della vecchiaia; prima di lasciare questo mondo il buon Silvestro voleva, per l'ultima volta, possedere carnalmente una femmina, prevalentemente giovane e prosperosa.
Un sabato pomeriggio di fine gennaio, il desiderio di fare l'amore offuscò la ragione del povero Arnaboldi, il quale tuttavia era consapevole di non essere più affascinante ed attraente come ai tempi addietro. Come poteva una bella e giovane fanciulla, sottomettersi carnalmente alle volontà di un ottuagenàrio? Molto semplice: bastava pagare profumatamente la ragazza.
Silvestro Graziadio, Graziadio era il nome ereditato dal nonno per volontà materna, teneva molto alla reputazione ed all'immagine; dapprima pensò bene di recarsi da una prostituta, assidua frequentatrice del "Parco Nord", successivamente optò per una differente soluzione: "Non voglio sottopormi a pubblico ludìbrio, esponendomi in prima persona!", pensò l'anziano signore.
L'approccio con il mondo del meretricio doveva avvenire come di consueto: "Contatterò qualche bagascia tramite inserzione su un quotidiano; sono centinaia le giovani massaggiatrici disposte a prostrarsi dinanzi al Dio euro!", borbottò, sfogliando le pagine dedicate agli incontri di un noto quotidiano nazionale.
Silvestro fu attratto da un annuncio molto particolare: "A.A.A. Abracadabra: eseguonsi massaggi labiali a domicilio, massima riservatezza, no perditempo, godimento garantito. Olinka, Cell. 33821XXXXX".
Quel pomeriggio l'Arnaboldi non si recò al "Parco Nord", com'era solito fare; fortemente affascinato dal richiamo di Olinka, pensò bene di non perdere tempo. Alzò la cornetta dell'apparecchio telefonico, componendo il magico ed intrigante numero: "Pronto, parlo con Olinka?".
"Certo amore, dimmi tutto!", rispose cordialmente la professionista.
"Ho letto il tuo annuncio: domani pomeriggio saresti disponibile?", le chiese Silvestro con la bava alla bocca.
"Amore, fammi controllare: dunque, domani domenica. Ecco qua, sì tesoro, sono libera nel primo pomeriggio, verso le quattordici", rispose Olinka.
"Aggiudicato! Ti attenderò con ansia", replicò l'Arnaboldi, comunicandole sia l'indirizzo sia il recapito telefonico.
"Amore, sappi che sono quattrocento euro l'ora!", lo informò Olinka a scarso d'equivoci.
"Non preoccuparti, se sarai carina con me ti elargirò anche una làuta mancia!", concluse il dialogo Silvestro.

Fu così che l'anziano Arnaboldi organizzò il proprio intrallazzo per il giorno seguente: "Speriamo di restare in vita per almeno ventiquattr'ore!", si augurò l'uomo, fra una cucchiaiata di minestra e l'altra.
La frizzante ma piacevole giornata di domenica, iniziò come di consueto alle cinque: solita routine per il vetusto Silvestro, il quale non era propenso, salvo casi eccezionali, a scardinare le fondamenta dell'intera sua esistenza, quali la Santa Messa, il giretto nel parco ed il pranzo dall'amata sorella.
Dopo aver ringraziato e salutato Giuditta, Silvestro rincasò speditaménte; niente pisolino pomeridiano, poiché l'attendeva un infuocato dopopranzo.
L'Arnaboldi stava accuratamente lavando la dentiera, quando il citofono trillò: "Chi è?", domandò Silvestro con un po' d'imbarazzo.
"Amore, sono Olinka", rispose una voce carica di sensualità.
Quando l'anziano signore aprì l'uscio della propria dimora, rimase incantato da cotanta bellezza: una stupenda fanciulla bruna, poco più che ventenne, apparve al suo cospetto.
"Ciao tesoro! Sei tu che mi desideri?", domandò Olinka, per nulla turbata dall'età anagrafica del proprio cliente.
"Sì sono io: prego accomodati!", rispose Silvestro, invitando la bella meretrice a varcare la soglia d'ingresso.
Olinka era una ragazza veramente affascinante ed attraente; originaria della Nuova Zelanda, figlia di genitori maori, viveva a Milano svolgendo la professione di accompagnatrice, nonché prostituta d'alto borgo.
La sua pelle ambrata, leggermente olivastra, profumava piacevolmente di talco. Bellissimi quei corvini e lisci capelli, raccolti alla base della nuca, fermati, al di sopra del colletto di volpe argentata, da una rosa bianca. I suoi occhi, vispi e penetranti, scrutarono l'intera figura di quel cliente, anziano ma simpatico: "Cosa mai vorrà farmi questo nonnetto?", pensò Olinka, abituata a lavorare con persone un po' più giovani del buon Silvestro.
"Gradiresti qualcosa da bere?", le chiese l'Arnaboldi, allungandole altresì una busta contenente del denaro.
"Sì amore, vorrei qualcosa di forte, ti ringrazio", rispose la donna, controllando il contenuto della busta. Olinka rimase meravigliata: contò ben dieci banconote da cento euro cadauna.
"Tieni bella topina: assaggia questo amaro distillato da un mio amico frate. Fai attenzione, è molto forte!", la ragguagliò Silvestro.
Olinka bevette tutto d'un fiato il contenuto del bicchiere, incominciando a sfilarsi la pelliccia che indossava: "Coraggio amore, ti porterò direttamente in paradiso con uno dei miei massaggi labiali!", esclamò la donna, con l'intento di provocare Silvestro.
I due si trasferirono nella stanza da letto; l'Arnaboldi si sdraiò supino sul materasso, lasciando che la donna espletasse il proprio dovere.
Olinka rimase meravigliata quando sfilò le mutande al nonnetto: "Ah però, non sei più giovane ma l'uccellino tira ancora come una canna fumaria!", esclamò la meretrice, incominciando a masturbargli il turgido attributo.
Che sublime sensazione provò Silvestro, quando le carnose labbra di Olinka si serrarono alla base del glande: la ragazza poso la lingua sopra l'estremità balànica del pene, muovendola delicatamente, mentre i suoi occhi osservarono il volto dell'uomo, intento a godersi quell'attimo di genuino godimento.
Dolcemente il membro dell'Arnaboldi sparì fra le labbra di Olinka, la quale ingoiò l'intera asta sino alla base, appena sopra il sacco scrotale. La donna massaggiò labilmente il pene di Silvestro, finché quest'ultimo non la implorò di smettere: "Basta, ti prego! Non voglio venirti in bocca".
Olinka interruppe la fellazione, slacciandosi dapprima il reggiseno, in seguito la gonna; sfilò altresì le mutande in raso color lilla, posandole sul volto dell'anziano cliente: "Ti voglio! Dai, adagiati sopra il mio corpo", la incitò Silvestro.

La ragazza, impugnando il membro dell'uomo, si mise cavalcioni sopra quest'ultimo, per poi inghiottire il fallo fra le carnose labbra del proprio sesso. Silvestro gridò dal piacere, quando il suo pene affondò fra gli irrorati lembi di quel giovine fiore.
"Ti piace eh, vecchio porco?", gli disse Olinka.
"Sì, mi piace ancor di più quando sono insultato e maltrattato!", rispose l'Arnaboldi.
Olinka cavalcò Silvestro per svariati minuti, fino a quando l'anziano signore non avvertì una dolorosa fitta intercostale: "Oh mio Dio, sto male!", gridò.
"Sì, vedrai che ora ti farò venire!", gli disse la ragazza, credendo che Silvestro stesse scherzando.
La prostituta incalzò il ritmo dell'amplesso, in maniera tale da accelerare l'orgasmo al proprio cliente.
"Il cuore. Aiuto!", furono le ultime parole di Silvestro, prima che l'infarto stroncasse definitivamente la sua esistenza.
Quando Olinka s'accorse della disgrazia, ormai era troppo tardi: "Ehi, Silvestro svegliati!", gridò la ragazza, schiaffeggiando ripetutamente il volto dell'ormai defunto Arnaboldi.
Fu allora che l'astuta zambracca pensò bene di darsela a gambe: "Mai più con i vecchietti!", promise a sé stessa, piangendo disperatamente dalla paura d'esser incriminata.
Olinka raccolse i suoi effetti personali, allontanandosi successivamente dall'abitazione, cercando di non dare troppo nell'occhio.
Purtroppo il povero Silvestro morì: il suo cuore non resse alle fatiche dell'amore, allo strapazzo di possedere carnalmente una bella e giovane ragazza. Comunque era la morte che aveva sempre desiderato, ossìa spegnersi fra le braccia di una prosperosa fanciulla, con il membro saldamente conficcato nel grembo di quest'ultima. Nonostante tutto, il buon Dio esaudì il suo desiderio più recondito, che, durante l'arco della propria esistenza, non confessò mai ad anima viva, nemmeno all'amata Giuditta.
Il giorno seguente la bella Olinka si trovava ad una colazione di lavoro con un importante uomo d'affari; avevano appena terminato di pranzare, quando il manager estrasse dalla propria ventiquattr'ore un quotidiano. Lo sguardo della ragazza cadde involontariamente sul titolo della prima pagina, impresso a caratteri cubitali: "Stroncato da infarto il Vescovo della Diocesi milanese".
La foto dell'Arnaboldi in abito talare, occupava gran parte del foglio. Olinka riconobbe immediatamente il proprio cliente: "Mi passeresti il giornale per cortesia?", domandò all'uomo.
"Monsignor Silvestro Graziadio Arnaboldi si è spento ieri pomeriggio, in seguito ad un attacco cardiaco nella propria abitazione di Milano, alla venerànda età di ottantadue anni. La generosità ed il rigore morale che hanno sempre contraddistinto Monsignor Arnaboldi, rimarranno impressi, quale indelebile traccia, nei cuori e nelle menti dei fedeli.", così enunciava l'epitàffio.
Per fortuna nessun riferimento inerente alla sua vita privata fu riportato nell'articolo; Olinka lesse l'intero centropàgina tutto d'un fiato, tirando un profondo sospiro di sollievo quando giunse alla conclusione: "C'è forse qualcosa che non va?", le domandò il cliente, vedendola alquanto assorta nella lettura.
"No amore, non preoccuparti: tutto è bene ciò che finisce bene!", rispose la ragazza, ripiegando il quotidiano; e i due sortirono dal locale, alla volta di chissà quale làida alcòva.