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Pedro
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Titolo: Pedro
Autore: Doroty Patt
Contatto:
Racconto n° 4841
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Alla luce di un mattino pallido, di inizi novembre, tra le fronde di un salice, mi accingevo a controllare la crescita delle mie rose scarlatte. Strappavo le foglie bruciate dal sole, nei miei short di ciniglia e una canotta a costine; pelle baciata dal sole e un trucco leggero (proprio perchè non ce la faccio a stare senza) anche per le faccende domestiche. Allo scadere della prima ora, presi a riposarmi su uno degli scalini della porta d'ingresso, sudata e profumata di tuberosa insolente della mitica Terry de Gunzburg (perchè proprio non riesco stare senza un profumo adosso) neppure a lavoro nel mio giardino.
Un'ombra scura si stagliò davanti al mio viso, al momento che chiusi gli occhi per farmi una doccia di luce; Pedro Sangrez, il vicino di casa: vestito solo di un paio di box a righe della Lacoste, mi dice: - signorina Patt potrebbe genitlmente darmi una mano a spostare una conca di coccio? - sbattei le ciglia per qualche istante, sentivo nel mio intimo come il battito del cuore a quella voce fumosa, così risposi caldamente e per niente scocciata (di solito mi irrito con chi mi disturba in una pausa), e lo seguii nel suo giardino.
Fui sorpresa dalla maestosità di quel prato come un tappeto, delle rose di un giallo intenso che crescevano sotto un gazebo di ferro battuto e lì oltre alla conca di terracotta, grande quanto un tino, stavano delle azalee di un arancio intenso che subito accesero in me un desiderio irrefrenabile di sesso e umidità.
Pedro si accorse del mio stupore e forse per pura educazione, colse per me un'azalea e me la donò guardandomi con quei suoi occhi di un azzurro accecante e tra un grazie e un cordiale fui ribaltata sul tavolo di ferro del gazebo; le sue mani di seta con audacia spostarono dal mio di dietro una parte dei pantaloncini di ciniglia e mentre mi baciava la schiena, scivolando verso la mia fica spogliata, la sua lingua inserì con piccoli e tormentati tintillamenti, che quasi svenni sopra l'azalea che mi donò, mordevo quei petali concitata e defraudata da quella lingua liscia come un'anguilla; a quel punto imploravo Pedro di unire l'utile al dilettevole e lo pregai eccitata di squartare la mia 'orchidea' con il suo 'ferro' rovente che non esitò a inserire con la lentezza di una lumaca che mi fece uscire di senno.
Fui scopata come non mai prima, ed io divaricavo le mie gambe aggrappandomi al cespuglio delle azalee disfacendomi anima e corpo, con il viso affondato sul delirio di un piacere senza controllo.
Pedro mi succhiava dalla bocca, ogni respiro e ogni sospiro, con rantoli e mugolii che ancora di più mi davano eccitazione: io mi limitavo a implorarlo: - mh, sì spaccami, divorami....- durammo un'ora in quella posizione, la sua mano sudata sul mio ventre si distaccò soltanto per afferrare il suo cazzo, incredibile... venne sul mio culo spolpato e sui miei short in getti continui... a quel punto per evitare che si pulisse l'uccello 'rapace' sul resto, mi girai e guardandolo rossa in viso, mentre mi sorrideva soddisfatto, presi a succhiare ciò che rimaneva del suo seme, pulendolo in maniera perfetta... dopo una pausa a base di acqua minerale, spostammo la conca, con euforia e poi ci baciammo, ancora e ancora per poi ripartire all'unisono, ma questa volta tra le lenzuola del suo letto e lì rimasi per tutto il giorno, tutta la notte.
Giorni dopo, all'ora di pranzo, Pedro Sangrez era al mio portone, vestito di tutto punto ed io vedendolo quasi venni nelle mie mutandine di pizzo rosa, vestita di un abito leggero di Chanel, truccata e pettnata e imbevuta di Amour by Kenzo; era venuto a prendermi per portarmi con lui ad un ristorante fuori porta... allacciata questa relazione di sesso e passione, nella mia casa non macheranno mai le azalee di Pedro a ricordarmi quelle ore passate sopra sotto nel gazebo, sbattuta a ritmi costanti come mai mi era accaduto con nessuno dei miei amanti.