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il ritorno dell'uomo
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Titolo:
il ritorno dell'uomo |
Autore:
Marc Grivaz |
Contatto:
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Racconto
n° 4846 |
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Gironzolava, stanco del volo, nell'atelier appena inaugurato; anche lui, indistinto tra i tanti suoi colleghi buyer, sperava di anticipare, scegliendo tra gli abiti appesi su strane stampelle di gomma, le tendenze della prossima stagione: colori nuovi e brillanti tagliavano, per striscie tese o ricci morbidi, maniche di giacche e camicie e corpetti di seta e velluto. La moda, così semplicemente chiamava ogni ambiente e contatto del suo lavoro, ormai lui la frequentava da così tanto tempo che da scanzonato e frenetico girare del mondo, sempre pieno di angoli sconosciuti e inediti, era divenuta, infine, una ripetizione quasi faticosa di gesti e consetudini; ripetizione di consuetudini di cui era, però, in questo ultimo periodo della vita, persino grato: ogni andata in aereo era diventata la certezza di un dolce ritorno a casa dove, lo sapeva, aspettavano con il solito affetto il suo rientro: a quella tranquillità senza sorprese, forse per stanchezza, sempre più si abbandonava volentieri. Notò che, come in voga, anche le luci di questo ennesimo negozio, un loft modernissimo, si appuntavano direttamente sulla merce esposta lasciando in penombra il resto dell'enorme locale che, volutamente, era piuttosto scabro nelle finiture e spoglio di mobili e sedute; nel fondo, poteva intravedersi, il negozio si articolava invece in più locali comodi e riservati, tutti destinati alle lunghe trattative di compravendita che tra poco sarebbero iniziate; mentre si spingeva verso questi ambienti ancora in chiaroscuro, alla ricerca di una poltrona comoda, si accorse che acconto a lui procedeva, nella stessa direzione, forse con lo stesso fine, una giovanissima collega giapponese cui rivolse, in inglese, un fiacco cenno di saluto. Lei sembrò non riconoscere la lingua e per risposta, avvicinatasi lievemente, con un sorriso si mosse in un delicato inchino; egli si pose avanti a lei e, per educazione, rifece lo stesso minimo gesto. Posti così, uno davanti l'altro, non poterono che scambiarsi uno sguardo che, in quell'oscurità, divenne stranamente profondissimo quasi a voler significare, tra loro, molto più di ciò che era. La pelle della ragazza, si avvide nonostante le luci fioche, era liscia e pallida ed il suo volto bellissimo, standole così di presso, se ne assorse con immediatezza, nonostante il sorriso era leggermente triste e corrucciato: lui si sentì obbligato, senza ragione apparente, a superare la semplice cortesia usata tra sconosciuti e venne a carezzarle, con un movimento rapido e leggerissimo, quelle guance luminose e, come detto, dall'incarnato chiarissimo. Lei si fece allora più attenta a lui e, nella sua lingua melodiosa e sconosciuta, gli parlò con un lungo discorso che finì in un altro sorriso e mentre, per una volta ancora, si inchinarono per il saluto di addio le loro teste si avvicinarono così tanto che le labbra di lui sfiorarono il piccolo lobo dell'orecchio sinistro di lei, che ne ebbe un tremito. Come fulminato dal calore candido di quella pelle trasparente lui raccolse arditamente tra le sue mani le dita della ragazza che, intanto, fluttuavano cercandolo: era eccitato e all'improvviso senti il suo cazzo gonfiarsi come mai gli era successo. Lei mentre lo guardava smarrita e, gli parve, maliziosa gli baciò subito la bocca, leccandogli teneramente le labbra con la sua lingua sottile e pofumata. Si spinsero insieme, affannati e conturbati, in uno dei piccoli salotti di trattativa che li accolse nel buio e nel silenzio: si guardavano così intensamente negli occhi che anche le gambe tremavano, per il reciproco desiderio carnale, all'unisono. Lui senti crescere irresistibile la forza del maschio e, quindi, in fretta volle tirare fuori dalla patta dei pantaloni il cazzo che lei, gettatasi in ginocchio, cominciò a succhiare come avesse bisogno di berne immediatamente il seme. Erano già nudi quando la prese per i capelli e la tirò seduta sulla poltrona; lei aprì le gambe sottili e iniziò a masturbarsi freneticamente guardando lui negli occhi che intanto si massaggiava, guardandola selvaggio, il cazzo lucido di saliva. Lui, dopo che gli umori odorosi di lei iniziarono a impiastricciarle le dita, si inginocchiò davanti alla poltrona e le infilò il cazzo nella figa apertissima e bagnata con un colpo solo e le rimase piantato dentro, come un chiodo, per un bel pò di tempo, mentre lei continuava a tormentarsi il clitoride mugolando piano piano. Esausto della sua fermezza, iniziò a spingerle dentro il cazzo con dei colpi lunghi e ripetuti: gli sembrava quindi di vedere, e la cosa lo eccitava sempre di più, come il suo cazzo si facesse largo in quella fessura calda e sgocciolante; lei, rassegnata al suo dominio, si strinse a lui mettendogli le lunghe dita odorose nella bocca; poi lo abbracciò graffiandolo e mordendolo; Lui si alzò e la girò e cominciò a montarla da dietro, lei inarcò il suo corpo sottile all'inverosimile esponendo il culo alla sua vista e mentre con la destra continuava a masturbarsi si infilo l'indice della sinistra nel secondo sensibile buco. Lui doveva così tanto venire che, dimenticatosi di Lei e del suo piacere, spingeva come fosse fatto solo di quel grande cazzo che vedeva affondare senza ritegno e pudore tra i petali della piccola figa sconosciuta; i lunghi spasimi dell'orgasmo di lei lo riportarono alla più concreta realtà e allora volle, come mai fatto prima con nessuna, prendersi anche le sue viscere. Prese con la mano destra il suo cazzo, dal puntale rosso ed enorme, e lo spinse piano piano nel buco più stretto mentre lei gemendo nella sua strana lingua si apriva la fenditura con piccoli e gatteschi movimenti del bacino. Preso presto completo possesso del buco di culo comincio a scopare come mai aveva fatto, sentiva il suo cazzo dotato di una forza selvaggia ed infinita e spinse spinse, spinse sino allo spasimo dell'orgasmo che sentiva ormai prossimo, lei, intanto, compreso di dover lasciar fluire in sé quella potenza annichilente, cominciò a godere, tre dita infilate nella fica bollente, con voce acuta e rauca nello stesso tempo. Lui venne nel profondo del culo di lei, urlando e liberando la sua forza di uomo da troppo tempo sedata dalla vita tranquilla in cui si compiaciuto di sistemarsi; allora si alzò, si rimise i pantaloni e, sapendo ora cosa fare di se, tornò verso i suoi affari.
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