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Il mio Master
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Titolo: Il mio Master
Autore: Hely
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Racconto n° 4852
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IERI
Mi avevi conquistata in una notte, una notte che non dimenticherò mai.
Le tue parole mi inondavano, travolgendomi, entrandomi dentro come saette facendomi vibrare.
Il tuo tono che percepivo forte e deciso come fosse la tua voce.
I tuoi giochi raffinati, provocanti, indecenti e seducenti che mi mandavano fuori di testa.
Andai a dormire all'alba e quando mi svegliai avevo ancora addosso i postumi di quella sbornia fatale. Irrequietezza e ansia ma anche contentezza e eccitazione.

Ti scrissi una mail di fuoco: - Hai colpito con una freccia diretta il mio intimo più profondo, dove sono i miei segreti più nascosti che solo io conosco, celati nelle pieghe della parte più inaccessibile di me. Tu, distaccato però vicino, severo però complice, attento e delicato nel guidarmi, però fermo e deciso, sei riuscito a penetrare dentro di me. Non ho permesso mai ad alcuno di valicare il confine del piacere-dolore che solo io so gestire su di me.
Prendimi ... insegnami ... coinvolgimi ... fammi tua in questo - gioco - unico e irripetibile. Non mi succederà mai più nella vita, lo so. L'eccitazione non scema, sono in apnea, mi tremano le gambe, e ho deciso di mettere nero su bianco i pensieri che si affastellano nella mente e fartene dono. Coglimi, approfitta di me. Fai di me ciò che vuoi, sarò tua, e ti concederò l'accesso al mio essere incondizionatamente senza nessun segreto, completamente svuotata, dandoti le chiavi per aprire tutta me stessa, mente, anima e corpo. Voglio farti entrare dentro di me e strapparmi tutto quello che possiedo nel profondo di me stessa.
Pensieri bollenti che mi lasciavano in uno stato di sensualità costante e desiderio continuo misto a quell'ansia piacevole e conturbante che non mi abbandonava.
E tu rispondesti: – Leggo le tue parole, offerte come labbra per il mio piacere, sfogo del tuo. Un orgasmo di frasi per dipanare le tue emozioni. Ovviamente apprezzate, non estorte ma avute in dono. Piacevoli a leggersi, sensualmente e eroticamente interessanti. Sei nuda e ti offri preda delle mie fantasie. Un inizio promettente. Per entrambi. Altro non voglio scrivere, per farti desiderare ogni goccia di piacere. Centellino volutamente e sadicamente le mie parole. Mi desideri, dici. Vedremo quanto. Pertanto nonostante la voglia di averti, hic et nunc, non userò il tuo numero di cellulare. Non ti manderò le mie foto, né sentirai la mia voce. Ti voglio far impazzire solo con le parole, con il loro ritmo e la loro potenza. Farti immergere nel loro strato di seduzione.
Per avere ciò che anelo. Te. Interamente. -

E così cominciò il percorso, un percorso accidentato dove mi sentivo continuamente in prova.
Non mi era mai capitato di instaurare questo tipo di rapporto con un uomo, e se da una parte lo desideravo ardentemente dall'altra ne avevo timore e mi sconvolgeva. Lo stato di sudditanza se da un lato mi attraeva dall'altro mi infastidiva. Io, donna libera e indipendente abituata a fare sempre ciò che voglio, come potevo sottomettermi ad un uomo in questa maniera così totale e condizionante? Ma non potevo fare a meno di farmi le foto con i vestiti da indossare, giorno per giorno, che lui avrebbe scelto per me. I compiti da fare. Scrivergli i resoconti giornalieri di come avevo passato la giornata e dei miei pensieri. Richieste che mi intrigavano ma che a volte mi pressavano, soprattutto se per via di altri impegni non riuscivo a realizzarle rischiando di deluderlo e perderlo.
Era tutto così nuovo per me, così stimolante ma anche così complicato che alla prima difficoltà sbagliai. Avevamo deciso di vederci, ma un imprevisto da parte sua impedì il nostro incontro. Credetti che non volesse più vedermi, che ci avesse ripensato e mi arrabbiai. Gli scrissi una mail tremenda, con delle parole orribili. Non ebbi fiducia in lui e lui mi lasciò al mio destino, non volle più condividere altro con me. Ero talmente persa in lui che piansi e mi disperai.
Non ci fu niente da fare, fu irremovibile. Sempre osservava ogni mia mancanza, soppesandola; evidentemente questa era stata considerata fatale per il nostro rapporto, tanto da lasciarmi nel più completo silenzio ed abbandonarmi come veliero esposto al vento del mare.
Sapevo quale donna stesse cercando e gli scrissi: - Sarebbe stato meraviglioso, bellissimo, magico, fantastico, incredibile, divino, eccezionale, stupefacente, avvolgente, sensuale, eccitante, emozionante, intrigante, fantasioso, misterioso ... poter essere quella donna ...
Ogni tanto ci incontravamo su msn; un saluto, gli auguri di Natale o una confidenza soprattutto da parte mia. Mi trattava con gentilezza ma anche con freddezza. Aveva ora un'altra donna con la quale sembrava aver instaurato il rapporto che cercava.
In realtà una volta ci incontrammo. Andai a Firenze per lavoro, prendemmo un caffé e passeggiammo per la città .
Dopo alcuni anni lo incontrai di nuovo su msn e mi chiese di riprendere il nostro percorso. Risposi con una mail che non me la sentivo. Stavo passando un momento difficile e non volevo complicarmi la vita e poi ... era passato tanto tempo. Gli dissi che prima non era pronto lui per me, ed ora non ero pronta io per lui. Ci sono momenti irripetibili che bisogna cogliere al volo altrimenti dopo non è più la stessa cosa. Gli comunicai con rammarico che ero costretta a dire di no.
Mi scrisse: - Ho evidenziato in rosso cosa hai scritto 4 anni fa. Più di mille giorni sono passati e devo dire che sei unica. Mi dici di no. Questo vuol dire che non troverò mai una schiava reale. Ripensaci, voglio rivederti per parlarne. -
Non diedi seguito a questa sua esortazione.
Passarono alcuni mesi, ma il destino è sempre in agguato per riportarti nei luoghi da dove vuoi fuggire, per farti ritrovare i fantasmi che ti perseguitano.
Per farsi del male, piacevolmente.
OGGI
Dopo aver accompagnato mia sorella in aeroporto, tornando verso Roma mi fermo all'autogrill per prendere un caffè. Giro per il market. Tra le tante cose messe lì in bella mostra per invogliare i clienti a comprare vedo un banco con vari libri scontati al 10%. Alcuni di essi attraggono la mia attenzione. Ne avevo già sentito parlare ma sino ad ora non avevano colpito la mia mente curiosa.
E' una trilogia e di colpo decido: va bene, li compro tutti e tre.
Comincio a leggere il primo.
All'inizio lo leggo con poco interesse ma vado avanti. E quando la storia ad un certo momento arriva ad un punto cruciale sento smuovere qualcosa dentro e mi tornano alla mente lontani pensieri, Lui e quel particolare rapporto interrotto troppo presto.
Sotto una spinta che è un misto di eccitazione e turbamento gli scrivo una mail:
- Ciao Master, sto leggendo un libro e ho la sensazione di essere Anastasia e tu Christian. La storia è diversa, ma quante sfumature mi riportano a te, a noi ...
E non posso fare a meno di tornare indietro con la mente, all'inizio del nostro rapporto e mi rivedo in lei e ti rivedo in lui. I loro incontri, il modo affascinante di lui di parlare e di comportarsi mi coinvolge e sento il bisogno di toccarmi e di sciogliere le briglie della mia fantasia insieme a te, con te, per te ... e mi sento di nuovo la Tua schiava o sottomessa come dice Mr. Grey. -
E il percorso riprende il suo cammino. Non è immediato. Ho timore, sono indecisa, voglio e non voglio. Gli comunico i miei dubbi, lui scrive: - Mia schiava presto sentirai finalmente il mio desiderio di te. Le corde saranno strette quanto le mie parole sanno entrarti in gola. Le dita saranno dentro e fuori. La mia violenza dolce come hai sempre immaginato ti travolgerà lasciandoti senza fiato. Allora, presa appieno mi griderai la tua completa appartenenza. Mia schiava realmente. Comincia a scegliere qualche data per salire. Voglio mente e corpo della mia musa. Tuo Padrone. -
Latito e ancora di fronte alla mia indecisione scrive: - Allungo le dita e non ti trovo pronta a succhiarle. Allungo le mani presentandole come parole e non sento il tuo corpo fatto di risposte. Sei incerta mi scrivi, pur volendomi.
Osa mia musa, grida quanto mi vuoi, desidero il calore dei tuoi pensieri.-
Comincio piano piano a cedere. Segue un'intensa corrispondenza per scegliere l'albergo, il mezzo di trasporto: auto, treno? La scelta della mise. Scatto le foto di alcuni vestiti, gli stivali, quelli neri lunghi sopra al ginocchio, le scarpe décolleté, le calze autoreggenti, i vari perizomi ... lui sceglierà. Altre foto con gli oggetti del piacere. Vuole che li porti con me: tre vibratori, di cui uno piccolo, per donarsi il piacere esterno, quello clitorideo. Geisha balls, rosebud, pinze con catenella, mascherina nera in filigrana di metallo duttile, bellissima. Foulard da utilizzare come benda, manette di cuoio rosse, candela/olio per massaggio.
La maggior parte di questi oggetti non sono stati mai usati ma adoro averli, proprio per il gusto di possederli indipendentemente dal loro utilizzo.
Tutto è pronto nei minimi dettagli. Io sono pronta. Il fatidico giorno è arrivato.
La notte prima della partenza il sonno è agitato. La mattina mi sveglio sempre agitata ma anche euforica. Pronta per vivere come schiava. Anelando l'irrazionalità di essere sua, solo sua.
Il treno scorre veloce nella campagna laziale, umbra e toscana. Sto leggendo il terzo volume della trilogia e sono a un punto abbastanza hard - Come sarà fatto un divaricatore anale? - mi chiedo.
Il Freccia Rossa è comodo. Un'ora e mezza dopo sono già a Firenze. Il taxi mi conduce all'hotel.
La camera l'ho scelta io sul sito dell'albergo. I colori dell'arredamento sono grigio scuro e bianco. Pareti grigio scuro con quadri moderni, poltrona e panchetta in pelle bianca imbottita.
Il letto è circolare con una grande spalliera di pelle bianca imbottita. Lenzuola grigio perla e tanti cuscini. Mi piace molto la doccia del bagno. E' una doppia doccia, molto grande, la cui parete, in vetro satinato, confina con la stanza. Al soffitto faretti rossi. Immagino Lui dall'altra parte del vetro, l'ombra della sua figura muoversi sotto l'acqua ... L'effetto è molto sexy.
Inizio il rito della preparazione. Dispongo gli oggetti del piacere sul tavolo ad uno ad uno, ordinati secondo un mio criterio di gusto. Faccio la doccia e indosso la mise da Lui scelta: vestito nero corto, calze autoreggenti, perizoma e reggiseno di pizzo neri, stivali neri sopra al ginocchio, tacco 12.
Mi sdraio sul letto, bendata, in attesa. Prima di partire mi chiese: - Devo decidere se salire o farti scendere nella hall. Cosa preferiresti? - Io risposi: - Preferirei aspettarti in camera, magari all'inizio bendata, così muoio dall'eccitazione. Sentire i tuoi passi quando entrerai, sentirti muovere, sentirti avvicinare a me, ma non ti vedo... -
Improvvisamente la porta si apre e tu entri, ti avvicini e mi sussurri:
– tutto bene? -
Sento il tuo odore e il tuo fiato sul collo, ho il cuore in gola. Mi accarezzi i capelli e scivoli con la mano lungo tutto il corpo lentamente e energicamente regalandomi brividi intensi. Le tue mani su di me, le tue dita dentro la mia bocca e dentro la mia fica. Gli oggetti nella fica, prima uno poi l'altro.
Le sculacciate e ... il frustino ... - Ahi! - esclamo più volte con voce strozzata. Sicuramente sferrate molto piano per te ma forti per me, sopportabili ma forti ... Questa era una cosa che io dovevo assolutamente provare e verificare. Mai un uomo mi aveva sculacciata e tanto meno frustata. Qualche volta è successo per gioco, qualche sculacciata ma in maniera leggerissima e quasi impercettibile.
Nei miei sogni e nelle mie fantasie ci sono sempre state, ma come potevo capire se nella realtà lo volevo veramente?
Quelle sculacciate vere, quelle che ti fanno sentire quel pizzicore - doloroso - ma esaltante che si mischia al piacere e all'eccitazione. Mi piace.
E il giorno dopo te lo chiedo proprio io...
Il giorno dopo è ancora più travolgente.
Fare colazione insieme, ma prima di scendere, intrigante la tua idea di - prepararmi - in quel modo: le geisha balls dentro la fica, le pinze alle labbra della fica e il rosebud nel culetto.
Maglioncino e jeans, per fortuna non attillati... Mentre scendiamo verso il ristorante, il rosebud fa il birichino e vuole uscire dal buchino e tu, facendo attenzione che nessuno ci guardi, metti una mano sul mio sedere e dai jeans lo spingi dentro. Rido emozionata. Eccoci nella sala colazione. Cammino in modo strano tra i tavoli per andare a prendere i cornetti, la spremuta d'arancio e la frutta. La tela dei jeans sfrega sulle pinze che a loro volta stringono sulle labbra in modo più serrato. Devo fare due viaggi. Tu mi hai chiesto di essere servito ma più che altro ti diverte osservarmi mentre avanzo incerta per le - cianfrusaglie - che mi porto dentro e addosso. Ti guardo e sorrido.
Parliamo di tutto, soprattutto di cosa potrebbe essere viversi nel tempo. La tensione è sparita, resta solo l'incertezza per il domani, ma non voglio pensarci adesso.
Poi vai al lavoro e mi rassicuri che tornerai all'ora di pranzo.
Salgo in camera ebbra e vogliosa con un pensiero fisso e il corpo in fibrillazione.
Sono sul letto in preda ad una eccitazione mai provata prima. Mi contorco indecentemente, oscenamente. Ti voglio qui, con me, per farmi ... di tutto. Ad un certo punto non ce la faccio più e ti scrivo una mail: - Voglio le tue mani su di me che mi toccano e mi tastano dappertutto. Voglio le tue dita che si intrufolano nei mie buchi. Voglio le tue mani che mi sculacciano ... Sono eccitata da impazzire ma non mi tocco, resto in questa estasi fino al tuo arrivo mio Padrone ... cosa mi farai? - Lui risponde: - Mia schiava, ho il tuo odore in testa lo sai? Hai sentito più male per la sculacciata o per il frustino? Mi piace quando ti inarchi per il dolore. Pensa bene a cosa voglia dire sopportare questa mia inclinazione. Hai sempre le mie dita sul culo? - E io: - Mani, frustino, fanno male tutti e due. Forse il frustino ma ... quel bruciore mi ha inebriata. Oh si, ancora si vedono i segni rossi... -
Ore 13.30. Arrivi ed apri la porta. L'attesa mi ha fatto salire l'adrenalina lasciandomi sospesa in un vortice senza tempo. Emozioni incredibili, fortissime. Mi guardi e io sono lì sul letto che spasimo, muovendo tutto il corpo, non riesco a star ferma. Ti siedi sul letto, ho ancora le geisha balls, metti la mano sulla fica e spingi con forza più volte. Sussulto, sono tutta un fremito, ma lentamente mi calmo e mi abbandono completamente in te. Ti guardo negli occhi ma dopo poco un velo non mi fa più distinguere i tuoi lineamenti. Le lacrime, che si fermano per un po' negli occhi e che mi annebbiano la vista, lentamente escono e solcano il mio viso dall'espressione lasciva. A volte piango quando sono eccitata all'inverosimile. Sono stordita. Mi giri e cominci a trafficare intorno e dentro l'ano con strane cose, bastoncini? Sento che armeggi lì dietro, non capisco cosa stai facendo ma te lo lascio fare, aprendomi ancora di più. E' così piacevole che mi abbandono fiduciosa alle tue voglie...
- Fammi quello che ti piace tanto - mormoro. Non avrei mai creduto di chiederti di sculacciarmi e di frustarmi, anche se poi aggiungo: – piano però... -
Non so davvero quale sia il mio limite di sopportazione del dolore, non ne ho idea, ma voglio che tu lo faccia anche se ti chiedo di non esagerare.
Mi sculacci e usi la frusta più volte su una natica e poi sull'altra e ogni volta mugulo avvertendo quel bruciore intenso ma anche un intenso piacere che fa vibrare tutto il corpo con spasmi incredibili. Baci e accarezzi il mio culetto per lenire il dolore. Poi cominci a stuzzicare il clitoride, infilando le dita nella fica, muovendole intorno, avanti e indietro per farmi godere ma non ci riesco. Sono troppo eccitata, e a volte quando lo sono fortemente non mi riesce. E' tanta la tensione che cercando di venire all'improvviso mi spunta persino il mal di testa. Ma non importa, il godere non è la cosa principale. E' molto più importante provare emozioni strabilianti che non sempre devono coincidere necessariamente con l'orgasmo.
- Adesso faccio la doccia, lavami Mia schiava - mi dici. Ti bagno e ti insapono dappertutto. E' così piacevole, simpatico, divertente, goliardico. Mi piace la componente scherzosa in un rapporto. Troppa serietà è pesante e il gioco stempera la tensione. Quando mi abbasso per lavarti le gambe insapono anche il tuo cazzo. E tu me lo metti in bocca ... ha un sapore amaro, sa di bagno schiuma e ridendo sputo. Ti sciacquo tutto per benino e lo riprendo in bocca, avvolgendolo tra le labbra, succhiandolo e accarezzandolo con la lingua. Vieni quasi subito, eri al limite, riversando il tuo fiotto caldo dentro la mia bocca. Lo ingoio lentamente per portare con me una parte di te, il tuo sperma dentro di me ...
Ti rivesti e te ne vai salutandomi con un piccolo bacio sulle labbra.
Faccio la doccia anch'io. E mi prendo tutto il mio piacere, da sola, tranquilla. Seduta per terra, con le gambe aperte e il getto dell'acqua calda diretto sul clitoride. Mi abbandono ad occhi chiusi, spossata e poco dopo raggiungo l'orgasmo forte e prepotente. E' una liberazione da quell'eccitazione perenne e un senso di rilassatezza mi pervade. Mentre mi asciugo mi guardo allo specchio e vedo sulle natiche dei segni rossi, ben visibili, ma non fanno male.
Sorrido e penso: mi ha marchiata, sono sua.
Quando preparo la valigia per la partenza, vedo le geisha balls e penso di rimettermele, ed é come se tu fossi ancora con me, e le indosso per tutto il viaggio di ritorno in treno.
Questa volta non leggo il libro, accendo il mio I pod, metto gli auricolari nelle orecchie, ascolto la mia musica preferita e mi abbandono in te ...
Arrivo a casa e trovo la tua mail: - Riposati Mia deliziosa schiava. Brava, sei brava. Tuo Padrone. -
E poco dopo un'altra: - Voglio un racconto che sappia descrivere i tuoi pensieri e la tua anima dettagliando ogni istante dalla partenza al ritorno. Aspetto il suono delle tue parole, incasellate con cura, testimonianza del nostro vissuto. Questo l'impegno che ti assegno, senza alcuna fretta di completarlo, per avere da te l'eccellenza. -
Eseguito il mio compito, arriva un' altra mail: – Mia schiava mi hai fatto vivere emozioni uniche. Torneresti a viverne di affini e di nuove? -
Questa domanda mi riconduce nuovamente nel dubbio e nell'incertezza.
Vorrei e non vorrei ...
Una schiava ed un Padrone nel terzo millennio, me lo chiedo continuamente, come far convivere il mio desiderio di donarmi con le esigenze spicciole della vita quotidiana, del mio equilibrio, faticosamente raggiunto?
Potrà essere quanto immagino? Saprà compensare le mie rinunce per viverci ?
Che fare ? ... Ma non mi va di pensarci adesso, ci penserò domani.