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Un letto per tre
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Titolo:
Un letto per tre |
Autore:
Gabrianna |
Contatto:
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Racconto
n° 486 |
Altri
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Piero e Margherita li avevamo conosciuti quest'estate in Sardegna, lui, capelli lunghi, robusto, un toro nell'atto di caricare tatuato sul petto, lei esile, bionda, poco più che ventenne. Piero dimostrava di più dei suoi trent'anni, sarà stato per i suoi tratti vissuti d'artista o per la sua infanzia difficile e per gli anni passati di vita sregolata ma aveva un aspetto che al primo incontro suscitava diffidenza; Margherita invece dolce e sorridente gli stava vicino facendo accettare l'aria cattiva del suo uomo e vinceva i timori dei nuovi interlocutori. Sembravano un po' il gigante e la bambina. C'eravamo lasciati con il proposito di rivederci ed il mese di ottobre, Piero, mantenne la promessa. Quel sabato sera, uscendo sul vialetto che porta al garage, mi fermai ad assaporare l'alito caldo dello scirocco, la pioggia era nell'aria, mi sentivo pigro ma contento. Lo aspettai all'uscita dell'autostrada. Era solo in macchina. Cristina ci attendeva nel giardino. Cessato il vento venne a piovere. Cristina era entusiasta di fargli visitare la nostra casa, di spalancargli le portefinestre che aprivano lo sguardo sulla scogliera verso il sole che andava a morire. Li lasciai in giro per le stanze ed uscii a chiudere i cani nel recinto interno. Cristina avanti, discorsiva, svelta saliva le scale, che esaltavano la forma delle sue natiche. Piero dietro. Li raggiunsi nella sala del camino, il nostro amico ci raccontò che era rimasto single, anche se, lo capii dai suoi discorsi, sperava in un ripensamento della ragazza. A lui piaceva mia moglie, non aveva perso occasione di farle complimenti durante le giornate che avevamo passato insieme e quando gli feci vedere l'album delle foto con Cristina ripresa in topless tra le dune, di fronte al mare turchino dell'isola, si complimentò ancora per il fisico che aveva nonostante i suoi quarant'anni. Colsi il suo sguardo negli occhi di Cristina mentre lei si passava la lingua sulle labbra ad esaltare, come se ce ne fosse bisogno, la sua femminilità. Non pioveva più, l'aria era ancora calda e cenammo volentieri sotto il portico della terrazza più alta, avremmo potuto spegnere le luci, tanto era il chiaro della luna che, passando dal mare, illuminava il viso di Cristina. L'allegria di ritrovarsi, di chiacchierare anche delle sregolatezze della dolce Margherita ed il buon vino ci accompagnarono per tutta la serata. A lui piaceva fotografare la sua donna in luoghi insoliti, un suo estroso desiderio era quello di riprenderla nuda su di una pianta, poi amava pitturarle tutto il corpo, coinvolgerla in giochini ed a volte stupire gli amici. - Non è che hai stufato Margherita con queste fantasie? - Gli chiese Cristina Ci raccontò allora che Margherita non era poi la ragazza dolce che sembrava e nonostante i suoi giovani anni, insofferente della famiglia, aveva già passato parecchi mesi fuori di casa con conseguenti esperienze e che sessualmente era molto esigente. Della sua passione per la fotografia di nudo Piero me ne aveva già parlato in Sardegna quando mi aveva proposto di scambiarci le nostre compagne per delle foto sulla spiaggia. La mia fantasia intrigò ancora di più le carte, ma invece che pensare a quello che avrei fatto io con Margherita mi eccitò l'idea che Piero avrebbe potuto fotografare Cristina lì tra le dune, io mi sarei allontanato, avrebbe scelto lui le pose. Io poi avrei avuto la sorpresa delle foto sviluppate. Intanto fantasticavo sulle posizioni che le avrebbe fatto assumere, quanto l'avesse toccata, sfiorata, accarezzata e quanto Cristina gli avrebbe permesso di farle. Poi si parlò d'altro e nessuno ebbe più il coraggio di concludere, il giorno dopo le nostre vacanze erano finite. Mi raccontò ancora che, siccome lui gestiva un magazzino certe volte faceva vestire Margherita in modo tale da eccitare e far perdere la testa a qualche cliente importante. Io che avevo avuto modo di apprezzare il corpo flessuoso della ragazza ed il suo sguardo veramente attraente, lo stuzzicai ancora con domande e discorsi intriganti e scoprii che lei riusciva benissimo e volentieri nell'intento. Tra l'altro Piero vantava anche quattro o cinque rapporti sessuali per notte, quasi quanto la mia media mensile. Lui si eccitava a raccontare ed io ad ascoltare. Cristina intanto era scesa ad accompagnare all'uscita la signora che si occupa della casa. Quando tornò indossava un vestitino intero nero attillato sul sedere, aperto sui seni e sulla schiena, occhi e labbra truccate. Sandali neri strisciati di rosso col tacco alto. Ci sedemmo a prendere il caffè nel divano di fronte alla televisione. Lo servii io. Cristina seduta con le gambe accavallate di fronte a Piero rideva, chiacchierava e si risistemava i capelli accarezzandoli con la mano destra sopra l'orecchio, conosco quel gesto, ed è più che una civetteria un suo inconscio richiamo sessuale. Al momento d'andare a dormire, anziché accompagnarlo nella stanza degli ospiti, al piano di sotto, decidemmo di provare a stare io, lui e Cristina, in tre nel nostro alto ed antico lettone. Meno male che Piero ritenne prima di venire a letto di darsi una rinfrescata sotto la doccia, ne approfittai per allungargli il mio bagnoschiuma profumato. Non si fece scrupolo di farsi vedere nudo, aveva peli scuri, torace muscoloso, ed il membro gli cadeva grande in mezzo alle cosce robuste. Gli passai anche un paio di slip mie e mentre si radeva io e Cristina lo anticipammo nel letto. Quando Piero ci raggiunse e scherzando fece finta di andare dalla parte di Cristina, mi guardò: non ero sicuro di nulla, avrei voluto tutto ma preferii lasciare che le cose andassero per il loro verso. - Non correre, vieni dalla mia parte - gli dissi. - Dai scherzavo - rispose ed entrò sotto le lenzuola dietro di me. - Vediamo se si riesce a dormire - sbadigliò ipocrita Cristina, girata come al solito dalla sua parte. Mia moglie quando sta per fare qualcosa che lei considera proibito finge sempre di non essere interessata e ci tiene a farmi sapere che se lo fa è solo per soddisfare la mia morbosità. A letto mi piace circondare con braccia e gambe il corpo di Cristina , dare e ricevere calore, e piano addormentarmi, ma con un terzo sotto lenzuola credetemi non è così facile arrendersi al sonno. La sua presenza mi eccitava e dava corpo alla mia fantasia. Avrei voluto chiudere gli occhi per provare il piacere d' essere svegliato dai loro respiri, avrei voluto ma.nulla da fare! Non potevo distrarmi e poi le serrande non erano chiuse bene e quel tarlo, che rodeva, rodeva l'anta del vecchio mobile antico non affrettava certo il mio sonno. - Non ce la faccio a dormire con le mutande, scusate, e me le tolsi. - Fai pure, rispose Piero, anzi le tolgo anch'io. Mi sentivo come il vertice d'un triangolo rovesciato ed immaginavo sopra di me Piero e Cristina camminare l'una incontro all'altro. Lei con una gonna azzurra, sopra le ginocchia, svasata , senza nulla sotto, lui nudo, con il pene eretto ed il toro tatuato che puntava deciso il corpo di mia moglie. L'imbarazzo generava silenzio. Ma io spiavo i loro respiri. Il cuore mi batteva forte. Piano presi a masturbarmi. Poi per paura che s'addormentassero mi risistemai, rigirandomi rumorosamente, dietro il sedere di mia moglie, che al solito aveva le mutandine infilate in mezzo alle natiche. Le passai una mano ad accarezzarle la coscia, un po' larga ma soda e liscia e poi giù verso l'incavo; lei non chiuse, come al solito, anzi aprì piano. Capii che ne aveva voglia. Le spostai le mutandine e cominciai ad entrarle dentro con le dita. Piano, attento a non tirarle i peli, a sentire l'increspatura delle sue labbra e della sua rosa. La sua mano scivolò sul mio membro. Sapevo che sarei arrivato subito. La fermai. Con la scusa di abbassare meglio le serrande, uscii dal letto passando dalla parte di Cristina, cercai di sbollirmi andando a fare pipì, poi in sala a bermi un limoncino. Tutto a luce spenta per evitare che la luce togliesse la complicità del buio. Ripassai dalla parte di Cristina, sentii Piero tornare al suo posto. Il sangue mi impazziva dentro. Passai sopra Cristina e sfregandole il membro m'accorsi che era rimasta nuda. Sdraiato cercai la sua rosa, non reagì alla penetrazione delle mie dita. Era un lago. Ancora mi sentii venire. Il mio cuore aveva preso la corsa, sapevo di doverci stare attento e mi fermai. Non riuscivo invece più a fermare Cristina che mi venne sopra a gattoni e cominciò a mordermi le labbra, forte fino a farmi male, le nascosi quasi la mia erezione e cercai con le mani il suo sedere. Trovai un'altra mano che la stava accarezzando. Lasciai la mia sulla sua e la seguii fino al solco delle natiche, poi abbandonai il sedere di mia moglie alla mano agile e forte di Piero. Cristina non aveva il coraggio di scavalcarmi completamente e rimase sopra di me usandomi come appoggio. La sentivo gemere sul mio viso, la sentivo contrarsi alle carezze dell'uomo. Mi accorsi s'essere coperto solo dal corpo di mia moglie. Copriletto e lenzuola erano finiti a terra. Cristina si risistemò su di me. Non mi pesava più addosso. Sentivo solo i suoi capezzoli che mi sfioravano. Sentii il materasso sprofondare e rialzarsi. Allungai la mano, Piero non era più alla mia sinistra. E Cristina si ritraeva e mi sbatteva addosso. - Si dai Piero stringimi i fianchi forte, più forte, dai scopami, dai, più forte ti ho detto! - Sei una pecora, di che sei la mia pecorella dai! - Sono tutto quello che vuoi ma scopami! Mia moglie doveva essere così bagnata, che ad un certo punto il membro di Piero scivolò fuori e lo sentii duro e bagnato contro il mio. Non riuscii a trattenermi dal prenderlo tra le mani per sentire quanto era pregno della voglia di mia moglie. Approfittai del buio per scoprirgli il glande. Lo sentii enorme, pulsare caldo. Lo avvicinai alle mie labbra, lo assaggiai dentro la bocca e quando sentii premere le mani dell'uomo sul mio sedere, travolto da un'ondata di eccitazione, schizzai a lungo ovunque. Dopo aver goduto, avrei voluto, ma non potevo, togliermi da quella posizione, i loro corpi mi schiacciavano giù. Ora Cristina mi aveva dato le spalle ed offriva il seno alla lingua dell'uomo e si lasciava scopare, tanto scopare, come piace a lei. Io, materasso alla loro passione, sentivo dentro il mio corpo il pene di Piero che la penetrava. - Dai scopala anche tu Alessandro, dai scopiamola in due, è bella tua moglie, sapessi quanto l'ho desiderata - Sì, dai Alessandro scopami anche te - implorò quasi Cristina Restai immobile senza parlare e quando sentii mia moglie urlare di piacere e tirarsi via non feci neppure in tempo a spostarmi e raccolsi sul mio ventre, sul mio pene, sul mio viso, tutta l'eccitazione dell'uomo. Piero, ormai fuori di testa, saltò su dal letto ed accesa la luce obbligò Cristina, afferrandola dietro la nuca, a leccare tutto lo sperma che colava su di me. Obbedì, lei che mai aveva leccato il mio. Nel viso di Piero lessi quella violenza cattiva dissimulata allora dallo sguardo dolce della sua giovane amica. - Ora basta giocare - urlò - E tu, cagna vieni qui , girati, mettiti a pecora - Mia moglie obbedì, non provò neppure a ribellarsi. Oscena si preparò alla penetrazione: appoggiata a gambe larghe alla sponda del letto, col sedere rivolto verso l'alto, ed il viso, umile, reclinato; Piero dietro di lei rosso in volto, sudato, potente, forte, la prese per i fianchi stringendola a farle male e cominciò a penetrarla. - Guarda come te la faccio godere la tua donna, guarda come te la apro, guarda ed impara. E continuava ad umiliarla entrando ed uscendo dal suo sedere. Godeva sadicamente a farla chiudere e riaprire. Quando capì che ormai l'aveva domata e che il sedere di mia moglie rimaneva aperto al suo piacere mi afferrò per i capelli e mi costrinse contro il viso di Cristina. - Ora baciala sulle labbra - e, forte, uscì ancora per rientrare tutto d'un colpo fino in fondo. Ed io che stavo attento a non farle male! Quando capii dai gemiti e dagli spasimi di Cristina che le stava schizzando dentro e la sentii urlare di dolore e di piacere, sentii colarmi ancora lo sperma tra le gambe. Cristina faticava a rimettersi dritta, faceva fatica a muoversi, si appoggiò a me e mi chiese di accompagnarla in bagno. - Tu aspetta qui - mi ordinò Piero, un brivido di panico mi percorse, non uscii. Chiusa la porta, mi venne di fronte, cercò nella tasca dei pantaloni qualcosa , forse una polvere o una crema, se la strofinò sul glande. Io e lui dentro la camera, Cristina chiusa fuori. Mi ordinò di appoggiarmi al letto, per bene, con le gambe aperte ed il sedere rivolto verso di lui. Obbedii. - Tu volevi giocare con me vero? Eccoti accontentato, questo è il ringraziamento per avermi fatto scopare tua moglie! Sentilo è il suo succo che te lo fa scivolare dentro - E mia moglie tornò mentre mi stavo dimenando sotto i colpi di Piero. Mi disse - Non dirmi che fa male, è così bello vero? Dai... la prima volta... poi dopo vedrai.. Prova, prova anche tu! E provai... dolore... umiliazione.. ma infine piacere, tanto piacere. Il sonno e la stanchezza tolsero tutti dall'imbarazzo di ogni spiegazione o giustificazione. Quella mattina ci svegliammo quando le campane della chiesetta vicina suonarono le 11. Pierò capì d'aver esagerato, d'essersi lasciato trascinare dalla lussuria e chiese scusa, ma forse quello che era successo l'avevamo voluto noi, l'avevo cercato soprattutto io per fare almeno una volta nella vita quello che desidera l'animale che è dentro di me. O l'intelligenza? O la fantasia? Ma Cristina sarebbe riuscita a capirmi!?
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