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Di burro
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Titolo:
Di burro |
Autore:
Doroty Patt |
Contatto:
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Racconto
n° 4869 |
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Nel caldo di un pomeriggio placido di giugno si sciolgono le pulsioni, corro lieta nella radura; uno spazio verde a cento metri da casa. La mia tuta stretta si attacca alle carni calde. Non ho esitazioni, cerco un angolo umido in cui potermi riposare. Libero i capelli che tenevo sotto un berretto, apro una tasca della blusa, prendo la mia bibita ai sali minerali: 'tre sorsi e posso ripartire'. Mentre cerco di riprendere il passo, di fronte a me sfrecciano nei loro pantaloncini atletici due maschi dalla risata facile, occhiali da sole, e nella loro specularità fasce di colore azzurro a tenere capelli bagnati e scuri. Li seguo con il mio passo di gazzella, si accorgono che li seguo e virano dietro una stradina di campagna; pochi minuti e giro pure io verso quella direzione e li ritrovo seduti su una panchina ricavata da un tronco di betulla a sorseggiare i loro integratori. Mi fermo, affannata, poi uno di loro alza gli occhiali e mi divora con lo sguardo, riprende a bere, non prima di avermi sorriso... ecco cosa accadde... le mie intenzioni reclamano quei corpi sudati, la mia fica bagnata e umettata dal burro della passione, ha desiderio e batte sotto la mia tuta, che da lì a poco la rivela a quei due goliardici seduttori; per niente impreparati alla visione, e per nulla stupiti di ritrovarsi di fronte questo mio corpo odoroso come una rosa di rovo. Il primo quello che mi ha sorriso mi preme verso di se, al quel corpo dall'odore acre e ficca la sua lingua nella mia bocca salata, mettendomi nella posizione di un caschè; l'altro afferra le mie natiche e le apre con le mani sudate, dure per niente delicate e infila il viso tra il deretano e la mia orchidea schiusa e sento la lingua che penetra, batte mi disinibisce totalmente; la sua barba incolta mi concede brividi esaltanti e all'improvviso sono sbattuta sulla panchina; uno divarica le sue gambe all'altezza della mia testa e mi offre un cazzo, lungo, venoso da un glande così perfetto lustro di sudore e umore d'animale che la mia bocca a più riprese porta fino in gola, lo succhio e lo plasmo come un vitello la mammella della vacca... l'asta si indurisce mano a mano e diventa il mio trastullo. L'altro quello che fino a quel momento mi aveva defraudato la fica diventata rossa e gonfia, prende la sua verga equina e me la sbatte dentro con tanta violenza che mi parve sfondarmi l'utero, trattenni un urlo di piacere, mugolavo e mi dimenavo e più la facevo e più venivo violata, con ritmi incalzanti, sentivo le carni strapparsi. Un'ora così senza un attimo di tregua; tra umori, bava e sperma fino a lasciarmi senza fiato, senza più la ragione. Fui incaprettata, spaccata, deliziosamente spalmata da tutti gli elementi in natura e da quel vortice di incontrollabile euforia. La pausa prevedeva un rilassante e nudo relax, uno accanto all'altro e me tra di loro che ancora tenevo quei cazzi tra le mani con la speranza, insperata che potessero riprendere a pulsare, dietro e dentro di me: ma niente da fare... tre sorsi di acqua, un bacio avido e distaccato: 'un grazie' detto con disinteresse e via. Ripresero a correre e mi lasciarono lì come una bambola gonfiabile sgonfiata, piena di lividi e sporca dei loro orgasmi.
Mi promisi dopo quell'avventura di non seguire più uomini piacenti durante le mie ore di corsa nella radura... comunque i due di quel pomeriggio non li ho rincontrati, in compenso rammento con molta soddisfazione quei momenti dove per un istante fui sciolta completamente come burro in una padella, sul fuoco dell'ardore.
Doroty
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