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Cosa vuoi? Voglio Te
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Titolo:
Cosa vuoi? Voglio Te |
Autore:
Sabrina |
Contatto:
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Racconto
n° 489 |
Altri
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Iniziò così una storia travagliata e senza fine. Di quelle che anche adesso, se tornano non so dire di no. Lui mi amava davvero tanto. Ed anche io lo amavo tantissimo. Ma ero impaurita di questo amore, distante e pericoloso. Non è stata con lui la mia prima volta, ma per me è come se lo fosse stato. Provavo finalmente piacere, in quella stanza di albergo in un centro città che non conoscevo, una città nuova e misteriosa. Sotto la pioggia e nei locali, sulle scale e nel nostro letto, dove il fruscio delle lenzuola cantava canzoni d'amore. Quel fruscio sa sempre scegliere la canzone giusta per le persone che le accarezzano. Sa mettere blues, jazz, classica, dark, metal, reggae, rock, pop e canzonette. Quel giorno mise una canzone d'amore. Era un blues triste, di quelli che sanno di addio. Le lenzuola frusciavano un blues, ed io lasciavo che lui entrasse dentro di me, ed era la seconda volta che qualcuno entrava dentro di me. La prima avevo riso amaro. Questa volta iniziai a piangere di gioia. Entrò con dolcezza. Si preoccupava per me, delicatamente mi accarezzava i biondi capelli. Le lenzuola continuavano il loro blues, ogni tanto una tromba faceva un assolo accordato ad un movimento veloce dei nostri corpi. Fu piacere, piacere intenso che si aggrovigliava addosso. Ballammo un blues fantastico quella notte d'estate. Ballammo il blues più bello che una donna può desiderare di ballare. Si muoveva con dolcezza, poi aumentava il suo movimento e mi guardava. Diceva che sul mio viso apparivano delle piccole espressioni che gli dicevano come fare, come fare a farmi star bene. Cambiammo posizioni, scoprii il piacere di stare sopra, di gestire il movimento, l'entrata e l'uscita del suo sesso nel mio. Volli anche fargli un pompino, il primo della mia vita e fu come dare un lungo bacio. La lingua che scorreva accarezzandolo piano, le mani che lo tenevano fermo, accarezzandolo. Poi la bocca che si apre, piano, e lo lascia entrare. Si ferma, riprende. Entra ed esce, ma senza affondare troppo. Torna a leccare intorno, l'asta, tutto. E poi si schiude maggiormente, fino a sentirlo in gola. Sentire il suo respiro che aumenta. Sentire la mia voglia che mi esplode tra le gambe. E ricominciare la nostra unione. Ci amammo tutta la notte. E poi sfiniti cademmo addormentati. Fu il nostro concerto migliore.
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