I migliori Racconti di RossoScarlatto
Racconto del mese
Autore del mese
RossoScarlatto Community
Il momento migliore
Biblioteca
Titolo: Il momento migliore
Autore: Matteo Labati
Contatto:
Racconto n° 4890
Altri racconti dello stesso Autore:
Il momento migliore e' quando hanno appena finito; quando il respiro inizia a rallentare, ma le bocche sono ancora aperte, la pelle del viso e' rossa e quella delle mani invece sbiancata dalla tensione; quando salgono in macchina e si lasciano cadere sui sedili, e lui sa che gocce di sudore stanno affiorando, timide come lentiggini, sullo sterno di lei; quando lui prende l'asciugamano pulito dal sedile posteriore e glielo passa, lei si asciuga il viso, si tampona la gola e le braccia, poi lo restituisce e lui fa altrettanto; quando lui raccoglie il termos, svita il tappo, riempie la tazza ed entrambi restano in silenzio per qualche minuto, mentre ritornano quieti dividendosi il the, con intonata economia di gesti; quando la condensa del loro affanno ed il vapore della bevanda calda annebbiano il vetro davanti a loro, e il sangue rallenta nelle loro vene, e i capezzoli di lei si rasserenano, la loro congestione evidente contro la stoffa della canottiera che lentamente recede; quando i muscoli delle gambe di entrambi- quelli grossi e un po' sgraziati di lui e quelli si lei, asciutti e musicali, ma tignosi-smettono di pompare sangue e ronzano, muti, come motori appena spenti. 
Il momento migliore, quando vanno a correre insieme, e' quando hanno appena finito: riprendere fiato, aspettare che i propri organi si calmino, lasciare che i pori della pelle spurghino sali e la pelle torni fresca, sostare a riprendersi dallo sforzo, farlo insieme, a pochi centimetri l'uno dall'altra, a lui piace molto, gli sembra una forma innocente ma intensa di complicità sessuale - un intimità carnale per una volta non controllata - il cui retrogusto gli rimane addosso a lungo, ben oltre la doccia che pure laverà il sudore e la stanchezza. 
I loro corpi si sono mossi allo stesso ritmo per quasi un'ora, si sono surriscaldati insieme, hanno lottato entrambi contro la stanchezza stimolandosi a continuare, e bravamente sono arrivati insieme alla fine; in questo momento, il corpo di lei, finalmente fermo ma ancora prossimo al suo, e' attraversato da scosse elettriche di piacere, come sta accadendo al suo; il corpo di lei, esausto appagato, sta subendo un rovescio di adrenalina, proprio come il suo, un accumulo di sensazioni fisiche contrastanti che culminano e precipitano, una specie di piccolo orgasmo atletico, del quale lui non vuole perdere nulla. 
Quando vanno a correre, lui si concentra sul corpo di lei in azione accanto al suo, impara il suo ritmo, la regolarità ed invece gli scarti, lo annusa, la traccia di sapone che rimane sotto l'odore trasparente del sudore da sforzo; quando vanno a correre lui ascolta il corpo di lei battere il suolo e rimbalzare dalla strada, guarda i muscoli delle sue gambe contrarsi rilasciare e di nuovo contrarsi sotto la stoffa aderente dei pantajazz, e si lascia a volte superare per mordere con gli occhi la sistole e diastole di quel gran cuore che e' il suo culo; guarda il suo petto sobbalzare a tempo, la marea del suo respiro farsi alta via via gonfiando i seni come vele, e guarda le sue mani chiuse a pugno forare l'aria davanti a se'. 
Non si perde nulla di lei quando vanno a correre; quando vanno a correre lui se la scopa. Per così dire. 
L'idea di iniziare a farlo e' stata sua, ma prima di farle la proposta lui si e' allenato da solo per mesi. Voleva essere in forma. Voleva che la sua pancia stesse ferma mentre le correva a fianco. Lei ha ribrezzo degli uomini grassi. A lei piaceva Rocky, da ragazzina. Ricorda che ai tempi della scuola lui si era aperto un sopracciglio giocando a rugby e lei gli era venuta vicino in classe e gli aveva accarezzato la cicatrice, dicendogli che così somigliava a Stallone. Lo aveva detto stringendo la cicatrice fra le dita, facendogli male apposta, con quel suo sorriso obliquo e la mini di jeans, per vedere se lui faceva finta di nulla. 
Quando anni dopo lui ha capito che lei avrebbe sempre preferito qualcun altro, si era lasciato andare fisicamente, trovando nell'abbruttimento una giustificazione ed una perversa compensazione. 
Si era allenato anche perche'voleva avere più fiato di lei, per poterla guardare poterla esplorare durante i km delle corse, senza essere limitato dall'affanno. E per poter parlare con lei, intanto.Quando si era sentito pronto, l'aveva convinta. 
Si trovano al parcheggio all'inizio dell'argine, lasciano le auto e iniziano a correre. 
All'inizio correvano solo pochi minuti e proseguivano camminando, ma lei ha fatto progressi rapidi ed ora corre  leggera, elastica sul perno delle caviglie come una ballerina.
Se corrono a lungo a volte le vengono i crampi al polpaccio, e lui la aiuta a scioglierlo forzando l'allungamento del muscolo mandorla, alzandole la punta del piede verso l'alto, stringendole saldamente la caviglia nuda con l'altra mano. Il crampo passa, lui mantiene un po' più a lungo la pressione della mano.
Mentre corrono parlano di tutto, a frasi brevi e chiare; di corsa si fanno conversazioni sobrie, essenziali, x necessita' di fiato. Un dialogo differente, che entrambi apprezzano. Lo fanno due volte la settimana se possono, sotto sera. 
Lei arriva, si lega i capelli prima di scendere dalla macchina. A volte non fa in tempo a cambiarsi prima, e lo fa nell'abitacolo, e lui deve voltarsi dall'altra parte. 
Una sera invece e' scesa, ha appoggiato il piede alla ruota, ha abbassato la cerniera degli stivali, prima uno poi l'altro, con una lentezza consapevole che lui non ha dimenticato, gli sembrava di sentire il crepitio di ogni singolo dente della cerniera dentro la testa. Poi si era spogliata in fretta, in piedi, nascosta dalla portiera.
Corrono, parlano e poi stanno cinque minuti sulla macchina di lui, a rifiatare e respirarsi. 
Lui sfianca il suo desiderio facendolo correre; lei si rilassa parlandogli, e incassa i suoi sguardi di gratitudine e ammirazione, che fa sempre comodo averne scorta.

Matteo Labati