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Tradire a metà
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Titolo: Tradire a metà
Autore: AlbertG
Contatto:
Racconto n° 4896
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L'estate è arrivata all'improvviso, giornate lunghe ed assolte, caldo a volte insopportabile.
Siamo solo a metà giugno ma a Milano sembra ferragosto, già alle otto di mattina si boccheggia.
Figurarsi in Metropolitana, nell'ora di punta.
E figurarsi per chi, come me, è costretto per etica professionale a giacca e cravatta.
Già sul marciapiede, in attesa del convoglio, siamo fissi come cinesi, mi immagino come sarà il tragitto.
Tolgo la giacca e la metto sotto il braccio, poi allento il nodo della cravatta.
Dovevo trascorre sei mesi a Milano, sono qui da quasi un anno e non mi abituerò mai.
Una ventata di aria irrespirabile preannuncia l'arrivo del treno, mi avvicino alla linea gialla sospinto dalla massa e quasi per caso la noto.
C'è una donna davanti a me, un lucido caschetto di capelli castani corti sulla nuca e lunghi davanti, canotta griffata e leggins attillatissime a far risaltare le sue gambe snelle e affusolate.
Non sono l'unico incantato da tale spettacolo, molti uomini attorno a me fissano affascinati tanta perfezione, però sono l'unico fortunato ad esserle esattamente dietro.
Quando saliamo sul vagone come tante sardine pressate nella scatoletta faccio il possibile per mantenere la visuale. Vorrei osservarle nuovamente il fondoschiena, solo parzialmente nascosto dalla canotta, ma siamo troppo vicini, le sono quasi incollato.
Non l'ho ancora vista in viso, non riesco a darle un'età, so solo che quella vicinanza mi turba. La pelle del suo collo e delle sue spalle è bellissima, liscia come seta, mi verrebbe voglia di sfiorarla.
Sento una strana eccitazione salire lungo le gambe, irrigidirmi i muscoli delle cosce e provocarmi una inattesa erezione.
Quasi non ci credo, abbasso lo sguardo perplesso e noto che è persino visibile. Mi sto rincoglionendo, un'erezione così, senza un vero motivo!
È davvero troppo che non tocco una donna, urge un rimedio.
Il mio affare non ne vuole sapere di tornarsene calmo e pacifico, anzi più ci penso e più diventa duro. Ed è tutto malmesso, racchiuso a fatica dentro gli slip, una vera tortura.
La giacca che tengo sull'avambraccio nasconde parzialmente la mano, così con gesti rapidi la infilo dentro ai pantaloni e lo addrizzo, disteso verticale in tutta la sua lunghezza. Va un po' meglio, almeno.
Per fare quella manovra ho dovuto lasciare ogni appiglio, ed un improvviso rallentamento mi fa barcollare. Ondeggio in avanti e finisco addosso a lei, non un appoggio qualsiasi, proprio il mio pube contro il suo fondoschiena.
Non può non essersi accorta del mio stato, ho un cazzo che sembra di granito!
Infatti si volta, un secondo appena, ma mi fulmina con uno sguardo rovente.
-Mi scusi,- balbetto confuso cercando di ritrarmi all'indietro.
Lei non ascolta neppure, è già tornata a darmi le spalle.
Cavolo che figura!
Per di più è davvero una bella donna, carina anche in viso, trenta-trentacinque anni al massimo, di classe e molto signorile. E molto incazzata, oserei dire, da quello che ha sicuramente interpretato come un gesto voluto, un approccio osceno
Fra me e lei ci saranno tre centimetri al massimo, non posso scostarmi di più, c'è la ressa umana alle mie spalle, e mi sento un perfetto idiota.
Il convoglio si ferma alla stazione successiva, entra altra gente e lei deve indietreggiare.
Cavolo no! Impreco fra me, ho nuovamente il suo culo appoggiato contro e non posso evitarlo.
Forse neppure lei ha grandi spazi di manovra, infatti se ne rimane immobile senza protestare, anche se sono certo che percepisce in maniera inequivocabile l'imbarazzante presenza della mia erezione contro le sue natiche.
È una situazione incredibile, morbosa e allo stesso tempo incresciosa. Vorrei sparire.
Oppure vorrei che sparisse tutta la gente attorno a noi.
Ma non succede niente di tutto ciò, e non riesco più a rimanere immobile. Non ce la faccio, è più forte di me, così quasi in trance sposto lentamente il bacino prima a destra poi a sinistra fin quando il mio membro eretto si posiziona perfettamente in mezzo a quelle natiche tonde e pronunciate.
Non vedo il suo culo, ma so che è favoloso ed ora lo sento, lo percepisco.
È pazzesco, lei rimane lì, resta impassibile mentre continuo a strusciarmi.
La vedo estrarre dalla borsetta uno smart-phone ultima moda e digitare qualcosa con dita veloci. Sta chiamando qualcuno in suo aiuto? mi chiedo preoccupato.
Fortunatamente no, perché terminato di scrivere solleva il telefonino all'altezza della spalla, subito so-pra, in modo che solo io possa vedere. È una specie di messaggio per me.
Su display appare: -Ti sei messo in testa di sodomizzarmi? Qui, in mezzo a tutti?-
Ho un tuffo al cuore, mi sento un pervertito, un essere spregevole.
Ma sono davvero fuori di testa e non cerco di ritrarmi, di interrompere il contatto, anzi continuo a muovere lentamente il bacino, poi mi chino fino a sfiorarle i capelli con le labbra.
-Alla prima domanda: sì!- sussurro al suo orecchio. -Alla seconda: no.-
Sono certamente impazzito, mi dico subito dopo col cuore che pompa a mille pulsando persino nei timpani.
Ora si volta e nella migliore delle ipotesi mi da una sberla.
Ed invece sento il suo corpo sussultare, come se stesse ridendo.
Poi digita ancora sul telefono e lo solleva nuovamente verso me.
-E cos'altro avresti in mente?-
Mi gira la testa dall'emozione. Allora ci sta? mi chiedo.
O sta solo giocando?
Appoggio il volto a quei capelli fini come seta che profumano di agrumi. -Ho notato anche una bocca bellissima. Mi piacerebbe godere lì, su quelle labbra.-
Non ho mai detto una frase così perversa ad una sconosciuta, anzi non l'ho proprio mai detta a nessuna, neppure a Michela, la mia ex. Sono proprio fuori di testa! Sto guardando troppi filmati erotici in questo periodo.
Torna a scrivere sullo smart-phone.
-Se proprio dovessi scegliere... meglio il primo desiderio del secondo. Molto meglio.-
Cazzo, non posso crederci! Ma ci sta davvero, allora! Mi sta dicendo che gradirebbe essere sodomizzata? Sono sconvolto dall'eccitazione ed allo stesso tempo quasi deluso, non ho mai conosciuto una donna così... spregiudicata, così facile. Dev'essere una gran maiala, penso, una zoccola di lusso.
Comunque sia è bellissima, con un culo memorabile, ed il mio uccello è ancora di granito.
-Se dovessi scegliere io, invece...- torno a sussurrare, -partirei col secondo desiderio e solo dopo passerei al primo, in modo da farlo durare molto a lungo.-
La sento ridere ancora, scuote appena la testa e rimette il telefono in borsa.
Rimango quasi sgomento quando la vedo seguire la folla che scende alla fermata successiva.
Non si volta neppure, sparisce in mezzo alla massa eterogenea delle otto di mattina.

Per due settimane la cerco ogni giorno, stesso convoglio e stessa ora. Cambio vagone, mi aggiro su tutto il marciapiede della stazione, ma della bellissima donna col caschetto nessuna traccia.
Finisco per mettermi il cuore in pace, è ovvio che si è presa gioco di me così com'è ovvio che da povero stupido ho abboccato.
Non esistono nel mondo reale donne del genere, si vedono solo su quegli stupidi filmati pornografici che continuo a guardare sul computer nel cuore della notte.
Lavoro troppo, maledizione, devo pensare un po' a me, devo assolutamente trovarmi una ragazza.
All'inizio di luglio, come ogni anno, anche nelle ore di punta c'è meno gente in metropolitana. Scuole chiuse, qualcuno già in ferie, e così anche la mio viaggio verso il centro diventa vivibile.
Un martedì mattina trovo persino posto a sedere.
Ho appena aperto il giornale quando percepisco una presenza sedersi al mio fianco.
Mi volto ed è lei.
Il cuore si ferma per un secondo, temo persino di essere arrossito come mi accadeva in gioventù, prima che riuscissi a superare la mia innata timidezza.
Mi sta fissando seria, e trovo che sia davvero bellissima.
-Se devo essere sincera non ricordavo il tuo volto, ti ho riconosciuto dal profumo.-
Espiro, ed il sangue torna a defluire. -E' così eccessivo?-
-No tutt'altro, trovo sia molto gradevole. Sa di doccia appena fatta.-
Mi rilasso leggermente. -Lavori in centro?-
-No, ma ci vengo per lavoro. Sono avvocato, e vado spesso in udienza in Tribunale. E se capita nelle ore di punta preferisco la Metro.-
-Cavolo, avvocato...- sospiro ammirato.
-Penalista,- precisa. -Specializzata in molestie sessuali.-
Ci fissiamo per qualche lungo istante poi scoppiamo entrambi a ridere.
È incantevole quando ride, le fossette ai lati della bocca si fanno più evidenti e somiglia a una bambina.
-Comunque non era una battuta,- riprende, -sono davvero specializzata in reati sessuali. Difendo in continuazione donne molestate o aggredite.-
Torno serio.
Lei allora indica la minigonna vertiginosa che indossa ed i sandali dal tacco altissimo. -Per questo in Metropolitana mi vesto in maniera così aggressiva, se trovo il molestatore, il vigliacco che fa mano-morta o che sussurra porcherie... beh, lo sputtano a voce alta davanti a tutti, lo umilio finché non si seppellisce sotto ai sedili. Sono molto brava con le parole, credimi, è il mio lavoro.-
Deglutisco e ripenso alla mia figura da idiota.
Poteva andarmi molto peggio.
-Non è pericoloso?- chiedo per pensare ad altro. -E se ne trovi uno violento?-
Apre la borsa e mi mostra uno spray urticante, un fischietto in metallo ed un attestato di difesa personale.
Non posso continuare a far finta di nulla. -Devo considerarmi molto fortunato, allora.-
Annuisce senza dire nulla.
-Ti chiedo scusa, non so proprio cosa mi sia successo. Non mi era mai capitato di avere una...- ho la gola secca, arsa. -Sì, insomma, di eccitarmi a quel modo. Ed i primi contatti sono stati involontari, te lo giuro.-
Torna ad annuire.
Il suo silenzio mi mette a disagio. -Perché con me non hai reagito? Perché quella messinscena del dialogo col cellulare?-
-La prima volta che mi sono voltata stavo per aggredirti, ma sei sembrato davvero smarrito, confuso. E poi mi ha colpito il tuo profumo. I molestatori sono in genere uomini viscidi, disgustosi, tu eri carino ed impeccabile. Ho capito che non eri uno di loro, e che a volte è l'occasione a fare l'uomo ladro. Anche questa è esperienza per me.-
-Però te ne sei rimasta lì, appoggiata, a prenderti gioco di me.-
Fa spallucce.
Le porte si aprono ed entra gente, una signora anziana mi guarda silenziosa e le offro il posto.
Ora sono in piedi davanti a lei, la donna avvocato col caschetto, e ci guardiamo negli occhi. Vorrei dire qualcosa ma mi sembra tutto fuori luogo, ed all'improvviso ci accorgiamo entrambi, nello stesso istante, che lei ha la testa all'altezza del mio pube.
Lentamente abbassagli occhi e fissa lì, proprio sulla cerniera dei mie pantaloni in frescolana grigio antracite.
Basta un secondo, due al massimo, ed i miei ormoni hanno già innescato la reazione a catena.
Dentro ai pantaloni qualcosa prende velocemente forma, ed ora all'altezza della cerniera c'è un evidente quanto imbarazzante rigonfiamento.
La vedo stringere forte le labbra per non ridere ma non ci riesce, nasconde il volto fra le mani e si lascia andare in una spontanea risata che coinvolge anche me.
La signora anziana ci guarda senza capire ed io mi giro di fianco per evitare di offrirle quell'osceno spettacolo.
Ritrovato il controllo della risata –non certo dell'erezione!-, mi chino su di lei. -L'occasione fa l'uomo ladro, come dici tu, però deve esserci dell'altro, nessuna donna mi aveva fatto un tale effetto.-
Sorride con innocente malizia. -Che io sappia, neppure a me era mai capitato di fare un tale effetto immediato. È bastato uno sguardo!-
-Dev'esserci una chimica strana fra me e te...-
Solleva le spalle. -Tu dici?-
-A meno che non sia una combinazione di fattori... la tua vicinanza e l'aria della Metro...-
Scuote la testa divertita.
Faccio trascorrere un lungo istante prima di passare all'attacco. -A questo punto mi piacerebbe vederti fuori dalla Metro, per una volta. Tanto per verificare. Credi sia possibile?-
Si alza, siamo quasi alla sua fermata.
È in piedi vicino a me, la trovo davvero incantevole.
Mi guarda in silenzio, poi fa due passi verso le porte scorrevoli. -Temo che mio marito non approve-rebbe,- e sorride nuovamente, dolcissima.
Sento una forte ed inattesa delusione crollarmi sulle spalle ed incurvarmi la schiena.
Cosa cavolo pensavo? Che una donna come lei fosse single?
Faccio buon viso a cattiva sorte. -E tu non dirglielo.-
È già davanti all'uscita, il convoglio sta rallentando. Si volta a guardarmi ed inclina la testa.
Direi che è un no.
-Ci si vede sulla Metro...- sospira scendendo.
Faccio un balzo in avanti e le porgo un mio biglietto da visita. -Cambiassi idea...-
Fissa il mio braccio che sbuca dal vagone, la mano protesa, il cartoncino bianco.
È solo un attimo, lo prende e lo fa cadere nella borsa, senza dire una parola. Quando le porte si richiudono con uno sbuffo è già lontana.

Verso le sette di sera il mio cellulare emette il tono soffuso di un messaggio in ingresso.
Finisco la relazione che sto scrivendo al computer e butto un'occhiata distratta al telefono.
È un numero sconosciuto, non presente in rubrica.
Apro il messaggio.
LEI-Promotore finanziario, quindi. Cosa significa: Senior? Che ti occupi solo di clienti straricchi?-
Non è firmato ma non può essere che lei. L'allusione al mio biglietto da visita non lascia dubbi.
Sono emozionato e rispondo subito.
IO-In teoria sì, portafogli superiori al milione di euro, ma per te posso fare un'eccezione.-
LEI-Sarebbe una grossissima eccezione, allora.-
IO-Ci sto comunque. Mettimi alla prova. PS: non so ancora il tuo nome.-
LEI-Beatrice. Per gli amici Bea.-
IO-D'accordo Bea, ti va una consulenza sui tuoi risparmi?-
LEI-Quanto mi costerà?-
IO-Prima consulenza gratuita. Allora?-
Il telefono rimane muto per diversi minuti.
Finalmente il nuovo messaggio.
LEI-Dove sei ora?-
IO-In ufficio.-
LEI-Ancora? Alle sette di sera?-
IO-Stakanovista.-
LEI-Aperitivo in centro?-
Propongo il bar qui sotto in modo da poterci incontrare prima in ufficio, così potrò farle una consulenza più professionale.
Arriva dopo una ventina di minuti e rimane impressionata da quanta gente opera ancora nella nostra sede. È un lavoro senza orari, le dico, un lavoro che ruba molto tempo, forse troppo, alla vita privata.
Trascorriamo solo i primi minuti a parlare di obbligazioni strutturate, propensione al rischio e frazionamento di portafoglio, poi le chiedo di lei, della sua professione.
Mi incuriosisce capire come vede il sesso una che per lavoro combatte le deviazioni sessuali.
-Sono una donna come le altre,- commenta con semplicità, -con le mie fantasie ed i miei desideri segreti. Il fatto che difenda donne che subiscono abusi non significa che io veda solo il lato negativo del sesso. È vero, ho un odio profondo per i molestatori, le loro viscide attenzioni mi rivoltano lo stomaco, ma so benissimo che non tutti gli uomini sono molestatori. Di conseguenza non ho problemi a trovare pia-cevoli attenzioni di altro tipo.-
-Io non sono finito nella lista dei molestatori, spero. Mi dispiacerebbe darti il voltastomaco.-
Sorride. -Non sarei qui, ora, no? E non sarei rimasta per una decina di minuti col tuo...- si morde il labbro inferiore come in cerca delle parole adatte. -Con la tua erezione contro le natiche.-
La mia erezione contro le natiche, ripeto fra me piacevolmente colpito.
Annuisco con enfasi. -Potrei anche fraintendere, ed immaginare che quella sia stata una delle attenzio-ni che hai trovato piacevoli.-
Ci pensa un po', con lo sguardo perso nel vuoto. -Devo ammettere che la mia reazione ha stupito anche me, ti ho lasciato fare senza reagire, e addirittura ho instaurato una specie di dialogo erotico. Certo scherzavo, miravo a prenderti in giro, ma ho scritto cose che mai avrei immaginato di poter scrivere ad uno sconosciuto.-
-Ed io ti ho risposto con frasi che non ho mai detto a nessuna donna, figurarsi ad una sconosciuta.-
Inclina la testa e mi guarda scettica. -Scusa ma fatico a crederci. Sei sembrato molto naturale, disinvol-to.-
-Ti sbagli, ero tutt'altro che disinvolto. Ero turbato, sconcertato da te e dalla tua inattesa intraprendenza. Non hai scritto ‘mi vuoi scopare', ma ‘mi vuoi sodomizzare'...-
Temo di aver esagerato rievocando quella frase, ma lei non sembra affatto a disagio.
Anzi allarga le braccia e ride. -Beh, se permetti era contro il mio sedere che strusciavi il tuo affare! E comunque detta così è un'affermazione piuttosto oscena, me ne rendo conto,- stira le labbra in una smorfia buffissima. -Ma stavo solo giocando, ti prendevo in giro, cercavo di illuderti e provocarti per farti soffrire. Ed ho usato le armi della provocazione, anche quelle più oscene.-
-Ci sei riuscita in pieno, su questo devo farti i miei complimenti. Mi hai provocato, eccitato ed illuso come non credevo fosse possibile.-
Una discreta bussata ed una collaboratrice mi comunica che sta uscendo e che sono rimasto l'ultimo. Terminato con la cliente dovrò chiudere l'ufficio.
Ringrazio e la saluto, e quando il mio sguardo torna su Beatrice vedo i suoi occhi brillare.
Non capisco se di preoccupazione o di interesse.
Siamo soli nel silenzio di questi immensi uffici, col centro di Milano quattro piani sotto di noi, illuminati dalla luce dorata di un pomeriggio inoltrato.
-Si è fatta ora dell'aperitivo...- sospira alzandosi in piedi.
-Ad essere sincero non è di aperitivo che avrei voglia, ora...-
-E di cosa, allora?- mi gira le spalle e si affaccia alla finestra.
Giro attorno alla scrivania e mi avvicino. -Non lo immagini?-
Rimane girata. -L'incontro era per una prima consulenza ed un aperitivo se non ricordo male.-
-Lo so, e nulla mi autorizza ad pensare che tu possa essere qui anche per altri motivi, però ora siamo soli, completamente soli.-
È appoggiata alla finestra, le mani sul davanzale ed il volto a sfiorare il vetro. Da dietro la prendo per i fianchi e mi accosto a lei, premendo tutta la mia eccitazione contro il suo sedere esattamente come allora.
-Completamente soli,- ripeto col cuore che picchia contro lo sterno. -Senza tutta la ressa di gente attorno, senza la necessità di dover far finta di nulla...- mi manca quasi il respiro. -Ti desidero moltissimo Bea, ti desidero da impazzire.-
-Lo sento,- risatina, -eccome se lo sento. Quindi non era un'alchimia da Metropolitana.-
-Non sto scherzando.-
-Neanch'io,- la voce si fa greve, pesante. -Cercavo di sdrammatizzare ma sono serissima. Non dovrei essere qui, non avrei dovuto prendere il tuo biglietto da visita.-
-Perché?-
-Lo sai perché. Sono una donna sposata, felicemente sposata, e tu stai sconvolgendo i miei equilibri.-
Non riesco a crederci, sto sconvolgendo i suoi equilibri. Significa che le piaccio, che si sente attratta da me.
Le mie mani scendono sotto la gonna, accarezzano per la prima volta quelle natiche perfette, quella pelle delicata ed è un'emozione intensa, che mi lascia senza fiato.
-Non hai intenzione di fermarti, immagino,- riprende lei sospirando.
-Dimmi che non vuoi e mi fermo.-
-Ormai sono qui, inutile essere ipocriti. Ho voluto giocare col fuoco e mi sto scottando.-
-Sarei io il fuoco?-
Appoggia la fronte al verto mentre le mie mani si fanno più audaci, sollevano la gonna oltre i fianchi scoprendo un minuscolo perizoma.
-E' da quel giorno che penso a te, Paolo, dal giorno in cui ho accettato le tue attenzioni. All'inizio pensavo davvero fossi un pervertito, poi ho visto il tuo sguardo smarrito, la tua faccia da bravo ragazzo, ed il tuo fresco profumo mi ha inebriata. Quando il treno è ripartito sono stata io a cercarti, mi sono appoggiata volutamente, non costretta, ed ho scoperto che quel contatto mi intrigava, mi divertiva. Poi la folle idea di sfidarti a quello scambio di battute. Alla prima domanda: sì, alla seconda domanda: no, mi hai risposto, e la tua voce era gentile, sensuale, per nulla volgare.-
È devastante sentirle raccontare i suoi pensieri, l'adrenalina scorre nel mio corpo come mille scosse elettriche. Non avrei mai immaginato che l'avesse fatto apposta, sono davvero brave le donne a mascherare le emozioni.
-Per oltre quindici giorni non ti sei fatta vedere, sulla Metro.-
-Ho evitato apposta, per paura di incontrarti. In queste due settimane ti ho sognato quasi ogni notte.-
È pazzesco, se fossimo sul treno, in mezzo ad altra gente, penserei che si sta nuovamente prendendo gioco di me. Ma siamo qui, soli, e le mie dita sono entrate sotto al perizoma.
-Cosa sogni?- domando con un filo di voce.
Inspira lentamente. -Ogni volta rivivo l'emozione di sentirti dietro di me, la tua eccitazione che preme conto il mio sedere, poi la tua voce gentile e delicata che dice frasi oscene.-
-E finisce lì?-
-No,- sussurra in un alito. -Non finisce lì. Mi trascini giù dal Metro, mi costringi a seguirti in un luogo appartato e senza mezzi termini mi obblighi a chinarmi in avanti per mettere in pratica quanto promesso. Alla prima domanda: sì.-
Mi sporgo verso di lei eccitatissimo, cerco le sue labbra.
-No, non mi baciare,- sposta il volto. -So che non posso più fermare quanto sta succedendo ma non voglio baci da te e non faremo l'amore. Sarà solo sesso, e solo come nel sogno... mi illuderò di aver tradito a metà.-
Mi vuole dietro, quindi, e solo dietro. Non riesco ancora a crederci, è tutto così erotico e morboso che non riesco a credere che stia accadendo davvero.
Eppure le sue mani che si allungano all'indietro sono reali, ed hanno iniziato a slacciarmi i pantaloni.
Sento il suo respiro lento e profondo, è emozionata e ansiosa quanto me. Forse più di me.
-Se devo essere sincero, è la metà che preferisco.-
Sorride, ed il suo fiato appanna per un secondo il vetro. -Chissà perché non avevo dubbi.-
Mi ha abbassato gli slip e tiene il mio cazzo fra le mani, lo accarezza delicatamente e se lo appoggia al sedere. Vuole essere sodomizzata lì, mi dico frastornato, in piedi contro la finestra.
Senza più indumenti a dividerci la pelle del mio glande sfiora le sue natiche nude e provo una sensa-zione sublime, un lungo fremito che mi accappona la pelle.
Ripenso al suo sogno, io che senza mezzi termini la obbligo a chinarsi, ed immagino sia quello che si aspetta da me, fermezza e decisione.
Mi abbasso alle sue spalle ed inizio a baciarle le natiche, cercando con la lingua i suoi punti più erogeni. All'inizio sembra stupita, si volta ed abbassa lo sguardo quasi contrariata ma i miei baci le fanno velocemente cambiare idea. Allarga le cosce ed arrivo anche a sfiorare la sua fica rosea e lucida di umori, strappandole un profondo gemito.
Quando mi rialzo accarezzo tutto il suo corpo e la sento tesa ed eccitata come la corda di un violino, è evidente che sta aspettando con ansia di essere posseduta.
Non lì, mi dico, non in piedi, non contro la finestra. Voglio godermi questa splendida donna, voglio poterla vedere, toccare, e voglio che anche lei veda me. Abbracciandola da dietro la costringo a muoversi ed a raggiungere il divanetto in pelle poco distante, poi con gesti decisi abbasso fino ai suoi piedi gonna e perizoma lasciandola nuda dalla vita in giù.
La sospingo seduta e mi spoglio a mia volta.
Non brillo in autostima, non posso definirmi un uomo sicuro di sé e del proprio fascino, ma dal punto di vista sessuale sono piuttosto presuntuoso. Vado fiero del mio organo genitale che ha suscitato spesso apprezzamenti inattesi e così, una volta nudo, lo protendo verso il suo viso.
Con un certo orgoglio vedo nei suoi occhi la reazione che speravo.
-Qualcosa avevo intuito, ma non immaginavo...- torna ad abbassare lo sguardo sul mio cazzo. -Non finisci di stupirmi, Paolo.-
-Spero tu gradisca.-
Il sorriso languido che si accende sul suo viso mi scioglie. -Oltre ogni più rosea aspettativa. Per quello che ho in mente è quasi troppo...-
Lo accarezza con entrambe le mani quasi a volerne verificare le dimensioni ma non prende alcuna iniziativa, allora faccio un passo in avanti, avvicinandolo ancora di più al suo viso in un invito neanche troppo velato.
Ho una passione maniacale per il sesso orale, non so cosa darei per provare l'avvolgente calore delle sue labbra, ma lei sembra non volerne sapere. Probabilmente quel suo strano ‘tradire a metà' esclude ogni altra forma di rapporto.
Lascia infatti il mio cazzo e si appoggia all'indietro contro la spalliera del divano in attesa delle mie prossime mosse.
Mi inginocchio quindi sul divano davanti a lei, e quando spalanco le sue gambe per prendere posto lì in mezzo vedo il suo sguardo farsi ansioso. Non ridiamo più, siamo entrambi tesi ed eccitati fino allo spasmo.
Con dita umide di saliva la accarezzo fra le natiche e nel frattempo osservo la sua fica dischiusa, bellissima. È completamente glabra, depilata, così le sue labbra vaginali gonfie e roride di umori sono facilmente visibili, rendendo evidente tutta la sua eccitazione.
Afferro il mio cazzo alla base e glielo appoggio fra le natiche, dapprima lo struscio, cerco di distribuire uniformemente i suoi umori e la mia saliva poi punto il glande lì in mezzo e faccio una leggera pressione.
I suoi occhi si socchiudono appena e la vedo mordersi il labbro inferiore. -Farai piano con quell'affare, vero?- sospira e la sua voce vibra dall'eccitazione.
-Sarò delicatissimo.-
Mi accorgo subito di quanto sia abituata al sesso anale, collabora attivamente, i suoi muscoli si rilassano ad ogni mio movimento e con le mani si divarica le natiche così riesco ad entrare in lei abbastanza agevolmente, centimetro dopo centimetro.
Sul suo viso è un susseguirsi di smorfie contrastanti con occhi stretti, fronte corrugata e bocca spalancata. A volte sembra sofferente, altre volte stupita ed altre ancora appagata.
-Va tutto bene?- le chiedo.
-Continui a stupirmi,- geme a denti stretti. -Non immaginavo fosse così grosso.-
-Vuoi che mi fermi?-
-No!- spalanca gli occhi. -Va tutto benissimo, non fermarti!-
Non aspettavo altro, ancora una leggera pressione e sono completamente in lei, col pelo del mio pube che sfiora la sua fica, poi mi ritraggo strappandole un gridolino soffocato e torno a penetrarla fino in fondo. I primi movimenti sono ancora leggermente difficoltosi ma ben presto il suo corpo si adatta alle mie dimensioni e la danza diventa sfrenata.
Il suo volto ora è languido e compiaciuto, in preda ad un erotismo assurdo. Mi fissa con occhi spalancati, lucidi di passione.
-Hai un culo delizioso, Bea,- sospiro con voce roca.
Lei ride compiaciuta e sospira ad ogni mio affondo.
-Ora girati,- le dico poco dopo con un tono che non ammette repliche. -Voglio guardarti da dietro, godermi completamente questo culo stupendo.-
Si lascia sfuggire un gemito di delusione quando esco da lei, ma è solo un attimo, poi sembra felice di assecondarmi. Si inginocchia sul divano con la testa sul bracciolo e solleva alto il suo bellissimo fondoschiena.
È un'immagine di un erotismo incredibile, è talmente bella e sensuale da sconvolgermi. Fra le sue natiche si nota appena il piccolo orifizio stretto e roseo, sembra impossibile che pochi secondi prima contenesse il mio cazzo.
Fa ondeggiare i fianchi e si volge con la testa all'indietro, cercandomi. -Non farmi aspettare, ti prego.-
Mi chino su di lei, la bacio sulla schiena, sul collo ed arrivo fino al lobo dell'orecchio. -Mi piaci così ansiosa...-
Il suo corpo freme, le sue labbra incollate al bracciolo in pelle sorridono. -Vigliacco, non farmi morire, inculami ancora, ti prego.-
Sentirla parlare a quel modo mi elettrizza, ed ora sono certo che è proprio questo che cerca dal nostro rapporto: sesso esplicito, crudo, senza fronzoli.
-Sarà un vero piacere.-
Mi sollevo, inginocchiato alle sue spalle, e torno a puntare il cazzo fra le sue natiche. Entrare nuova-mente in lei è ancora difficoltoso ma nulla in confronto a prima, infatti il suo lungo ‘sì' soffocato sta a dimostrare che ora c'è posto solo per il piacere.
Prendo a scopare il suo didietro con movimenti profondi, e ben presto lei diventa una furia scatenata.
Dalle sue labbra escono gemiti scomposti mischiati a frasi oscene che trovo di un erotismo pazzesco e che minano terribilmente la mia resistenza.
Infatti dopo qualche minuto le preannuncio con rammarico che non potrò continuare ancora a lungo. Non mi sembra comunque delusa, si volta guardarmi con un sorriso radioso e da sotto si porta una mano fra le cosce.
Inizia a toccarsi la fica e le sue dita sfiorano anche il mio cazzo anche entra in lei, poi con voce implorante mi invita ad incularla più forte, sempre più forte.
Evidentemente anche lei era da tempo aggrappata all'apice del piacere, e le è bastato toccarsi per pochi secondi per iniziare a godere, obbligandomi ad accelerare i miei tempi. Quando sente il mio cazzo irrigidirsi nell'ultimo spasmo prima dell'orgasmo morde il bracciolo per non urlare, poi godiamo all'unisono ed è un tripudio di gemiti, sospiri e frasi morbosamente oscene.
Mentre ansante me ne rimango sdraiato sul suo corpo penso di aver provato l'orgasmo più lungo e piacevole della mia vita.
È vero, erano sei mesi che non facevo sesso con una donna, ma non è solo per questo.
Lei è bellissima, la situazione è bellissima, ciò che abbiamo fatto è bellissimo.
Mentre riprendo fiato glielo sussurro all'orecchio e lei ride, una risata dolce e languida che fa sobbalzare entrambi i nostri corpi nudi e sudati.

Venti minuti più tardi siamo fuori dalla porta dell'ufficio, ho appena inserito l'allarme e chiuso a chiave il portoncino e mi offro di accompagnarla all'auto.
-No, salutiamoci qui,- dice lei.
Sento con terrore al possibilità che questo sia un addio, ma devo mostrarmi deciso e risoluto. -A quando la prossima consulenza finanziaria?-
Si porta l'indice accanto alla bocca e solleva lo sguardo pensierosa. -Ancora non lo so, ma ti mando un messaggio io. Tu non scrivere e non telefonare, prometti, mando un messaggio io.-
-Domani?- butto lì.
Ride. -No, domani no. Lasciami il tempo di...- si schiarisce la voce e mi guarda con malizia. -Lasciami assimilare questa prima consulenza.-
-Non far passare troppo tempo, però.-
-Sarà prima di quanto immagini.-
Mi sento sollevato e spero non stia solo addolcendo la medicina.
-Per la prossima consulenza, se mi permetti, vorrei consigliarti di aumentare la tua percentuale di propensione al rischio.-
Dal suo sguardo capisco che non ha afferrato interamente il significato del mio doppio senso così decido di essere più esplicito.
Col polpastrello accarezzo le sue labbra piene e morbide. -Invece di tradire a metà, si potrebbe tradire per due terzi, non credi?-
Scoppia a ridere e mi guarda di sbieco. -Temo che tu stia parlando di un tipo di... investimento che non gradisco particolarmente.-
Faccio un passo indietro e la guardo con evidente scetticismo. -Scusami, ma non lo ritengo possibile. Non da una donna come te.-
-Mi spiego meglio,- si morde il labbro visibilmente intrigata. -Conosco molto bene il prodotto finanziario, anzi mi ritengo un'esperta nel settore. Ma non amo quello che... termina come intendi tu.-
Tradotto: si ritiene un'esperta in fatto di pompini ma non gradisce farsi godere in bocca, desiderio che le avevo sussurrato all'orecchio il primo giorno sul Metro.
-Comunque,- riprende trattenendo a fatica il sorriso. -Col giusto consulente e col giusto... col prodotto giusto,- stavolta non riesce a trattenersi e scoppia a ridere, -insomma, valuteremo sul momento, ok?-
La stringo a me, per farle sentire che sono già nuovamente eccitato. -Se vuoi il consulente è pronto an-che ora.-
Neisuoi occhi vedo brillare per un secondo la luce dell'indecisione, ma si scuote. -E' tardissimo, devo rientrare. Alla prossima consulenza.-