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Lady B.
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Titolo: Lady B.
Autore: Elys
Contatto:
Racconto n° 4914
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Era un Lunedì pomeriggio di Maggio, sole caldo e un filino di vento.
Quel giorno, per lavoro, mi dovetti dirigere lontano da Roma, quindi decisi che per il viaggio andata e ritorno, avrei preso il treno.
Arrivai finalmente in stazione per tornare a casa, affamato, assetato più che mai e affaticato dalla stancante e lunghissima giornata.
Salii sulla carrozza; non c'era nessuno.
Mi sedetti comodo su quella poltroncina morbida, appoggiai la testa allo schienale e, socchiudendo gli occhi, guardai il tramonto fuori dal finestrino.
All'improvviso però un rumore ruppe la mia quiete. Sentii la porta dello scompartimento aprirsi. Mi stavo già irritando, non avevo voglia di fare il viaggio in compagnia.
Alzai lo sguardo sperando che il passeggero notasse il mio sguardo infastidito e optasse per un'altra carrozza quando mi accorsi che il passeggero era invece una donna.
Rimasi un po' stupito. Mi sembrava carina; non bellissima ma aveva un qualcosa che mi fece subito attizzare.
Era vestita con un tailleur nero, gonna al ginocchio con spacco laterale e collanti velati quasi trasparenti con la riga che percorreva tutta la parte anteriore della gamba.
La ragazza si sedette nel sedile più lontano dal mio, si tolse la giacca rimanendo con la camicetta bianca a maniche corte.
Dopo questa manovra il profumo di lei si sparse per tutto lo stanzino e io iniziai a sentirmi molto intontito.
Cominciai a fantasticare su come sarebbe stato eccitante avvicinarmi a lei, guardarla negli occhi blu, scostarle i capelli e baciarla sul collo. Solo con questo pensiero sentii il mio membro indurirsi terribilmente e, per la paura che lei se ne accorgesse, con un movimento felino mi portai il maglioncino che avevo tolto, sulle gambe.
Dopo qualche minuto ebbi modo di udire la sua voce.
Le suonò il telefono e lei, a voce bassa quasi sentendosi in colpa per il disturbo rispose.
Era probabilmente una sua amica.
-Si le scarpe nuove che abbiamo preso sabato le ho indossate oggi ma mi fanno un male cane, non vedo l'ora di toglierle appena a casa-
-Che occasione- pensai
Quando chiuse la telefonata mi chiese scusa e io approfittai per attaccare bottone
-Guardi che se le fanno male le scarpe le può togliere, non si faccia problemi-
-Sicuro?- Mi rispose lei
Io le sorrisi come gesto di approvazione.
Così lentamente si sfilò le scarpe e senza rendersene conto mi mostrò i suoi piccoli piedini affusolati.
Alla vista ero sempre più eccitato.
L' eccitazione salì di più quando li appoggiò sul sedile a fianco al mio. Erano lì, vicini a me, li volevo toccare, li DOVEVO toccare.
-Scusi Signorina- lei mi guardò -non e' per vantarmi ma sono uno specialista dei massaggi a piedi, se vuole-
-Ma no dai, non ci siamo mai visti, mi scoccia-
-Lei non si preoccupi, se Le ho chiesto se potevo, vuol dire che voglio, no-
Senza darle possibilità di replica mi avvicinai e presi sulle ginocchia un piedino e cominciai a massaggiarlo delicatamente.
-Mi vergogno un po'- mi disse -ma devo ammettere che è molto bello-
-Appoggi la testa al sedile e chiuda gli occhi- le dissi -sarà ancora più rilassante-
Lei seguì le mie istruzioni e appena chiuse gli occhi io, senza distogliere lo sguardo dalle sue palpebre chiuse,
mi avvicinai il piedino sempre di più alla bocca fino a riuscire finalmente a baciarlo.
Lei non si accorse così io continuai ancora un po', misi in bocca le dita coperte dalla calza ma a quel punto la Signorina tornò in sé.
-Non crede di esagerare?-
Non le risposi e continuai. Appoggiai il piede che stavo baciando e presi l' altro per fare lo stesso.
Stavolta però vedendo che lei mi stava fissando con un sorriso estremamente malizioso, cominciai dal piede a salire fino al polpaccio, ginocchio e interno coscia.
Lì però lei mi fermò la testa.
-Non qui dentro- mi disse –seguimi-
Mi portò nel bagno.
Mi sembri perfetto per il ruolo dello schiavo. Ora mettiti in ginocchio.
Lentamente mi inginocchiai davanti alla sua splendida figura, lei era davanti a me con le gambe divaricate e le mani sui fianchi. Mi guardava.
-Prima di tutto un bravo schiavetto deve soddisfare i bisogni della padrona, vero?-
-Sì- le risposi e, capendo cosa stava per succedere il mio pene divenne indomabile nei pantaloni stretti
Le sorrisi.
-Non sorridermi, chi sei tu per porgermi sguardi di complicità?- disse autoritaria -Baciami come hai fatto prima in carrozza-
E io feci come prima. Piede caviglia polpaccio ginocchio interno coscia. Alzai lo sguardo e notai che non portava le mutandine.
Il mio sesso stava scoppiando nei pantaloni mi faceva terribilmente male; mi sembrava una tortura troppo bella . . . stavo per venire, a contatto con i miei pantaloni, ma resistetti.
Appoggiai le mie labbra sul suo sesso ma lei, cattiva, mi tolse subito la testa.
-Ti ho detto di arrivare fin lì per caso?-
-no-
-no, cosa?-
-No padrona-
-Bene- disse lei.
Mi diede le spalle e si incamminò verso il muro.
Si appoggiò con la schiena alla parete, aprì le gambe e con le dita fece uno strappo nei collant.
-Ora, a quattro zampe vieni qui e leccami-
Io stetti al suo ordine, la leccai per bene, era molto eccitata.
Dopo poco la sentii venire nella mia bocca.
Fu una sensazione stupenda.
Ma io ero ancora visibilmente eccitato. Non ne potevo più, volevo venire.
Mi slacciò i pantaloni e ne estrasse il mio membro duro e bagnato più che mai.
-Ora toccati e godi-
Mi ci volle pochissimo.
Lei mi guardò soddisfatta.
-Non è finita!- mi disse.
-Cavolo- pensai, cosa avrà ancora in mente?
-Devi eccitarti di nuovo guardandomi e toccandomi nel minor tempo possibile; fra poco è la mia fermata e voglio tornare a casa soddisfatta-
Quel suo fare da stronza egoista, quel suo tono di voce imperio, quel suo sguardo da padrona me lo fecero tornar duro senza nemmeno doverla toccare.
Mi stimolò un po' con sguardo frettoloso e spazientito e quando sentì le prime gocce uscire e la mia cappella estremamente dura quasi prossima a godere di nuovo si fermò.

Si mise a 90 sul lavandino e mi ordinò di penetrarla senza godere.
Così feci; le ci volle molto poco per venire.
Quando fu a posto si ricompose e senza nemmeno guardarmi se ne andò buttandomi per terra un bigliettino con il suo numero di telefono.

Sotto c'era anche scritto.

Tu, Schiavo,per me ci sarai solo quando avrò voglia IO . . . senza discussioni senza obiezioni . . . se sarai disposto ti dovrai presentare dove dico io, quando dico io, e come dico io.

Lady B.

E mi diventò di nuovo di marmo mentre sentivo i suoi passi scanditi dal tacco che piano piano si dissolvevano nel rumore della stazione.