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Si vive di passioni
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Titolo:
Si vive di passioni |
Autore:
Elys |
Contatto:
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Racconto
n° 4915 |
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Dopo l'ennesima litigata ero distrutta, mi dice sempre le stesse cose, sono fredda, distaccata, gli dico troppe poche volte che lo amo, dice che non lo seguo nei suoi sogni, nelle sue passioni, a volte non sembriamo neanche una coppia. I nostri amici girano per mano con i cuoricini sulla testa mentre noi invece non ci sediamo neanche vicini. Chissà quanto tempo è che non ci guardiamo con desiderio, passione, voglia. O meglio, è da tempo che IO non lo guardo con desiderio, voglia e passione. Non è colpa mia, o meglio, in parte lo è. Io sono sempre stata così; fredda di carattere ma molto passionale. Ma questa volta qualcosa non andava. Ricordo che appena ci siamo conosciuti anche lui era molto passionale, ogni scusa era buona per appartarci e stuzzicarci a vicenda, giocare con gli sguardi la sera mentre eravamo al bar con gli amici, sfiorarsi accidentalmente per stuzzicarci e poi, una volta andati via tutti fermarci sotto casa mia o in una piazzola al ciglio della strada per mangiarci e consumarci di baci carezze e sesso. Ora tutto questo dove era finito? Negli ultimi periodi il sesso con lui era diventato triste, patetico, quasi fatto solo perché in una relazione lo si deve fare. Non capisco come mai. Sì, la passione e il desiderio vanno a scemare nel tempo ma dopo pochi anni non può succedere. Non come sta succedendo a noi. Poco fa ci ha provato; è passato un salto a casa mia e io gli ho aperto in reggiseno e jeans. A detta sua ero molto eccitante, mi ha messa contro il muro e ha iniziato a baciarmi sul collo e sul petto mentre mi carezzava i fianchi e le natiche. Tempo fa mi sarebbe venuta la pelle d'oca, ora invece mi da fastidio. L'ho scansato e lì non ci ha più visto. -Insomma ma è possibile che ogni volta che ti tocco reagisci come una che è appena stata violentata? Perché fai così?- -Te l'ho ripetuto mille volte: quando non desideri più una persona non riesci a lasciarti andare fra le sue braccia- -E io cosa ci posso fare se non mi desideri più? Come posso rimediare? Sono mesi che fai così, non so più dove sbattere la testa, dammi una mano anche te, così non mi aiuti- -Il problema è che non so come fare. Non mi è mai capitato- -Il nostro problema è un altro: Non ci vediamo quasi più mai da soli. Ricordi quando la domenica dopo l'aperitivo andavamo sempre ad appartarci in quel posto vicino a casa tua? Quanto tempo è che non facciamo più una cosa così? Ti ricordi quando venivi a sorpresa a vedermi giocare a calcio e appena finivo mi correvi incontro baciandomi, stuzzicandomi dicendomi che era inutile farmi la doccia perché anche tu mi avresti fatto sudare per bene? E poi via, andavamo, e tu in macchina non riuscivi a tenere ferme le mani, mi slacciavi i pantaloni, mi toccavi mi eccitavi, mi baciavi fino a che non ero costretto a fermarmi e poi lì, sul ciglio della strada, ti mettevi sopra di me, e già non indossavi le mutande, e mi cavalcavi con voglia e passione. Quanto tempo è che non succede una cosa così? Quando ti vedevo sulle scalinate ero felice, tu mi guardavi, vedevo il desiderio nei tuoi occhi, il tuo sorriso mi illuminava, giocavo bene, lo facevo per te. Adesso quando ti chiedo di venire a vedere la partita mi rispondi che sei stanca di passare il tuo tempo a vedere dei ragazzi che corrono dietro ad un pallone insultandosi a vicenda. E poi sono io che ho qualcosa che non va? Ti ripeto, tu non mi aiuti. Vieni oggi a vedermi giocare. - . . . ecco . . . - -Lascia stare ho capito- E sbattendo la mano sul muro se ne è andato, sbattendo anche la porta. Iniziava ad esplodermi la testa, la sua presenza mi metteva talmente tanta tensione che quando se ne andava mi veniva un gran mal di testa. Ma nel mio cuore non ero convinta di volerlo lasciare, volevo provare a rimediare in qualche modo. Ripensai a quello che mi aveva detto. -Sforzati un po'. Mi dissi. L'appetito vien mangiando . . . ok all'inizio non sarà facile far riaccendere la passione ma non è allontanandoti e aspettando che venga da sola che la riaccendi . . . devi cercare di ritrovare il contatto fisico con lui. Mi vuole, lo so, ora tocca a me fare un passo in più. Cercando di convincere me stessa aprii l'armadio. Era primavera quindi potevo azzardare a qualche vestitino. Ne trovai uno con il quale avevo ricevuto da lui un sacco di complimenti, e che non mettevo ultimamente perché quelle volte che lo indossavo, non riusciva a togliermi le mani di dosso. E lui lo sapeva che lo indossavo per provocarlo. -Vediamo se riusciamo ancora a capirci senza dover dire nulla- Indossai il mio vestitino, e con soddisfazione notai che nonostante il tempo passato mi andava ancora abbastanza bene. Era un vestito di tessuto leggero bianco con dei disegni simili a fiori rosa, mezza manica e bottoni sul davanti che arrivavano fino all'ombelico. La gonna del vestito cadeva leggera fin sopra al ginocchio con un piccolo orlo di pizzo. Un vestito così stava bene con delle semplici scarpe basse bianche. Raccolsi i capelli in una coda con la frangia di lato e qualche ciuffo svolazzante. A lui piaceva prendermi per la coda. E a chi non piace? Niente trucco solo un filo di mascara per accentuare lo sguardo. Mi guardai allo specchio: somigliavo ad una ragazza di famiglia cattolica pronta per la messa ma questo look a lui piaceva. Ero perfetta. Per lui. Mi misi in auto e partii. Parcheggiai lontano. Arrivata al centro sportivo mi resi conto che non avevo la più pallida idea di quale campo stessero utilizzando. Così li passai in rassegna tutti. Alla fine lo trovai. Eccolo era li, si stava riscaldando. Non mi feci vedere in quanto volevo mi vedesse durante la partita e non prima. Mi nascosi dietro le gradinate o meglio, sotto. Da li di certo non mi poteva vedere nessuno, era quasi buio. I miei occhi seguivano i suoi movimenti. Qualcuno fischiò e i giocatori iniziarono la partita. Fui un attimo distratta da un ragazzo poco lontano da me che urlava come un matto parole impronunciabili. Non capii bene per quale motivo. Quando mi girai di nuovo verso il campo avevo perso di vista per un momento il mio ragazzo. Si erano tutti mischiati e data la mia vista ci misi un attimo per ritrovarlo. Mi decisi finalmente ad uscire dal mio nascondiglio; quando mi alzai per salire le scale, ero ancora nascosta ma avevo una visuale migliore, mi accorsi che in squadra c'era un viso conosciuto ma poco noto, o meglio un viso che non vedevo da un bel po'. -Ma quello è Marco- Iniziai a pensare da quanto tempo non lo vedevo, forse sei mesi. Mi misi ad osservarlo bene, è sempre stato un bel ragazzo, o meglio, non direi bello, però particolare. Al primo impatto non ti da l'idea di essere un gran ché, poi lo osservi bene, i suoi tratti del viso insoliti, il suo modo di fare, la dolcezza e a volte l'innocenza della sua voce. Insomma era un tipo. Lo osservai bene e notai anche che aveva messo su qualche chiletto rispetto a sei mesi fa. Stava davvero bene. Mentre fantasticavo un rumore assordante mi fece trasalire. Qualcuno aveva tirato una pallonata proprio vicino a me, per fortuna c'erano i ferri della struttura delle gradinate che mi proteggevano. Per lo spavento mi misi in ginocchio e in men che non si dica me lo trovai davanti. Marco. Solo lui poteva vedermi in quanto si era abbassato per raccogliere la palla. Mi guardò con sguardo stupito, io con il cuore in gola gli feci il segno del silenzio. Non essendo stupido capì subito che se ero nascosta lì, un motivo c'era, fece finta di nulla e riprese a giocare. Quegli occhi neri fissi per qualche secondo nei miei mi avevano fatto per un attimo chiudere lo stomaco. Mi girava la testa tanto che appoggiai per un attimo la fronte sul ferro freddo davanti a me. Quando riaprii gli occhi, i suoi occhi erano ancora nei miei, anche se lontani. Nella posizione in cui ero, solo chi sapeva che ero lì poteva vedermi. Ogni tanto cercavo di guardare il mio ragazzo ma Marco era per me una calamita. Era ovunque, i suoi occhi spesso cercavano i miei. -Probabilmente pensa che io sia scema a stare qua, non vedrà l'ora di chiedermi che diavolo stavo combinando nascosta qua sotto-. Però il suo sguardo era strano. Non era uno sguardo divertito. Era serio. Sembrava quasi mi dicesse: guarda solo me. E io non potevo resistere, lo guardavo e riguardavo. Ogni occhiata era fatale, era una scossa che mi partiva dalla testa, arrivava allo stomaco e mi faceva battere il cuore. Questa sensazione la conoscevo. Era desiderio. Desiderio? Sì, desiderio. La testa mi girava sempre più forte, chiusi un attimo gli occhi e mi concentrai su questa emozione. Desiderio esattamente di cosa? Pensai di nuovo ai suoi occhi, analizzai tutte le sensazioni che mi provocava quello sguardo. Immaginai i suoi occhi guardarmi, guardarmi negli occhi, guardare il mio corpo, immaginai il desiderio del mio corpo nei suoi occhi, ero pietrificata e bloccata da quello sguardo intenso, immaginai lui avvicinarsi a me immobile, lo immaginai sul mio collo mentre annusava la mia pelle, il suo respiro lento, caldo, eccitato, erotico, mentre mi carezzava i fianchi e risaliva delicatamente lungo la schiena. Sublime. Questo pensiero mi aveva eccitata molto. Era comunque sicuro che quel giorno avrei avuto voglia di fare sesso. Anche se con la persona che non volevo io. Ma almeno le basi c'erano. Aprii gli occhi disturbata da un rumore e di nuovo lo vidi lì davanti a me. Allungai la testa e vidi che i ragazzi avevano fatto un attimo di pausa per bere un po' d'acqua. Marco era lì davanti a me con la scusa di allacciarsi le scarpe. Lo guardavo con gli occhi sgranati e pietrificata. La classica faccia da pesce lesso. Il suo corpo mi copriva davanti, non mi poteva vedere nessuno. -Tutto bene?- mi chiese -Si- risposi, e, sentivo che la mia faccia stava diventando rossa. Per fortuna era semi buio. -Marco ti muovi, sei anni per allacciarti le scarpe, te le allaccio io se non sei capace, dai cazzo ma si può essere più lenti di te?- urlò Stefano, un nostro amico. A seguire, una qualche miriade di parolacce rivolte verso Marco; l'amicizia fra maschi è strana. Marco, serio, mi lanciò uno sguardo, si alzò e corse in mezzo al campo. Avevo quasi il respiro affannato e non capivo del tutto perché. Ma come poteva una persona che non vedevo da mesi farmi un effetto del genere. Ma soprattutto, non mi aveva mai fatto questo effetto, perché proprio ora? Dopo poco la partita finì. Di sicuro se non mi spostavo mi avrebbe vista qualcun altro. Così me ne andai. Non saprei dire se Marco nell'uscire dal campo abbia guardato se ero ancora lì. A questo punto non sapevo se farmi vedere dal mio ragazzo o no. Ero un concentrato di strane sensazioni che non sapevo descrivere. In quello stato avrei creato ancora più casino di quello che già c'era. Decisi per andarmene a casa. Ma dove ero finita? Dall'ultima volta che ero stata lì avevano cambiato un sacco di cose e, il mio scarso senso dell'orientamento non mi aiutava. Il mio telefono squillò. Mio padre. Che tempismo. Non potevo non rispondere. Mentre parlavo con lui giravo in cerca dell'uscita. Chiusi la telefonata diabolica dopo 25 minuti e quando capii, dalle risate del pizzaiolo nei miei confronti, di essere finita nella cucina, girai i tacchi rassegnata senza neanche chiedere dove fosse l' uscita. A memoria mi ricordavo una porta verde. E la trovai davanti a me. La aprii soddisfatta e balzai fuori con passo lesto, e vittorioso, ma ciò che mi trovai di fronte non era proprio la strada. Prima di iniziare a balbettare, la mia faccia diventò inizialmente bianca per poi esplodere in un vigoroso rosso peperone. Marco, con solo l'asciugamano attorno alla vita mi fissava con un evidente sguardo interrogativo. -O-oddio aspetta che chiudo la porta che se no ti vedono.- E peggiorai la situazione dato che presa dall'imbarazzo e completamente nel pallone mi chiusi dentro con lui. Marco, che era piegato a prendere le mutande, senza smettere di guardarmi e con un mezzo sorriso, si tirò su dritto e appoggiò le mani sui fianchi. -S-scusa- e coprendomi il viso con le mani mi girai per scappare fuori. Nel giro di un attimo la situazione si ribaltò, sentii i suoi passi verso di me e le sue braccia di colpo mi intrappolarono da dietro stringendomi i fianchi. Una morsa stretta. E il suo respiro era sul mio collo. Molto probabilmente l'asciugamano non c'era più dato che sentivo molto bene che era eccitato. Solo in quel momento mi resi conto che era completamente nudo dietro di me. Senza dire nulla Marco iniziò a baciarmi sul collo mentre le sue mani risalivano sul mio petto ancora coperto dai vestiti. Ecco che tornava in me quella sensazione, desiderio, mi abbandonai completamente a lui, il suo corpo sorreggeva il mio e mi resi ancora più bene conto di quanto lui fosse eccitato. Era strano, queste passioni così forti, improvvise, tra due persone che a malapena si conoscono. Come mai succedono queste cose? Non importa, sono bellissime. Lo volevo toccare, volevo sentire la sua pelle, volevo dargli piacere, volevo guardarlo negli occhi, volevo farlo impazzire con le mie mani, con la mia bocca, con la mia lingua. -Tu non hai idea di quanto ti desidero. Abbandonati a me- Mi disse. Volevo girarmi, prendergli la testa e infilarla fra le mie gambe, ma ero un burattino nelle sue mani, non riuscivo a ragionare. Sempre da dietro iniziò a slacciarmi i bottoni del vestito. Lo aprì davanti fino all'ombelico, lo fece scorrere giù dalle spalle, dalle braccia, ma non lo fece cadere per terra. Mi slacciò il reggiseno che, capì subito, si apriva sul davanti. Mi spinse la schiena contro il suo petto caldo sospirando forte mentre i miei seni erano completamente nelle sue mani. Inutile dire che ero già eccitata da morire, volevo sentire la sua lingua ma lui si limitò a giocarci con le mani. Era bravo. Stavo esplodendo di desiderio, lui anche stava esplodendo di desiderio, non vedevo l'ora di sentire le sue mani fra le mie gambe. Mi passò le dita della sua mano destra sulle labbra, le bagnò bene. Mi prese il viso con l'altra mano, mi tirò lievemente la coda facendomi tirare indietro la testa, me la appoggiò alla sua spalla e con la mano che si era inumidito iniziò a scendere, velocemente percorse il mio ventre e si infilò fra le mutande. Sentirlo lì mi fece tremare e sussultare. Aprii di più le gambe per sentirlo meglio, non riuscivo a reggermi in piedi e mi appoggiai con le mani al muro. -Marco, ti prego fammi girare, voglio dare piacere anche a te- Mi girò di scatto, il suo respiro affannato, il suo sguardo eccitato, quegli splendidi occhi neri. Erano ancora più belli. Mi diede un bacio pieno di passione appoggiandomi con la schiena al muro. -Sei bellissima- Carezzai il suo volto, scesi sul collo, sul petto e, il mio sguardo si posizionò proprio lì. Aiuto come era eccitato, non vedevo l'ora di sentirlo nella mia bocca. Scesi velocemente appoggiai le mie mani ai suoi fianchi e iniziai. Cominciai dal fondo, passai la lingua lungo tutta l'asta fino alla punta. Feci così un paio di volte per bagnarlo bene. Passai la mia lingua dappertutto. Dopo aver ripercorso tutta l'asta con la lingua, piano piano presi in bocca la punta e iniziai, sempre con la lingua, a giocarci per bene. La feci girare intorno, iniziavo a sentire così bene il suo sapore misto al sapore del bagnoschiuma, era un piacere. Sentivo Marco sospirare, la sua mano appoggiata alla mia nuca, ma non mi dava il ritmo, mi lasciava fare. Iniziai piano a prenderlo tutto in bocca e lui con un sospiro si appoggiò al muro con tutte e due le mani. Era fantastico farlo impazzire, la mia bocca e la mia lingua giocavano con il suo membro con estremo piacere e lui era in estasi. In alcuni momenti mi aiutavo anche con la mano e lì lui moriva. -Basta, o mi farai venire- mi disse. E mi fece alzare. Mi alzò un po' la gonna e mi sfilò le mutande. Le lanciò sulla panca dello spogliatoio. -Queste sono mie- mi disse con un sorriso estremamente malizioso. -Sei il sesso in persona- mi disse appoggiando il suo corpo al mio. Il suo membro duro e bagnato sul mio inguine, quanto lo volevo dentro di me. Io non riuscivo a parlare da un bel po' oramai. Mi strizzò lievemente i capezzoli sorridendo e si inginocchiò davanti a me. Mi alzò la gonna, mi guardò. Ero un po' imbarazzata, guardava senza fare niente. -Troverò qualcosa di te che non mi piace?- Lo guardai e sorrisi. Dopo pochi istanti la sua lingua era dentro di me, io abbandonai la testa contro il muro e chiusi gli occhi sospirando. -Se prima eri bagnata ora sei un lago, non pensavo di poterti fare questo effetto- Ma io ero in un altro mondo, riuscii a rispondere solo con una lieve risata. Misi una mano sulla sua testa, su quei capelli neri, morbidi, non volevo venire, volevo riservare quel momento per dopo, per quando lui era dentro di me. -Ti prego, basta- gli dissi Lui intuì il motivo della mia richiesta, si alzò e mi baciò. Tanti gusti erano mischiati in quel bacio; la sua saliva, la mia, il suo sapore, il mio. Mi girò di nuovo di spalle e mi fece piegare lievemente, appoggiai le mani al muro e, finalmente sentii il suo sesso duro e caldo dentro di me. Una sensazione bellissima. Una volta trovata la posizione, piano piano, mi fece tirare su dritta, mi appoggiai con tutto il mio corpo al muro freddo mentre lui, lentamente, continuava a spingersi dentro de me. Senza foga senza fretta. Era una sensazione bellissima, i suoi sospiri erano quasi lievi gemiti ad ogni spinta che mi dava, le sue braccia mi cingevano una la vita, l'altra salì per prendere e cercare la mia mano appoggiata al muro. Si fermò un minuto e in quel momento mi liberai di lui. Mi girai e lo condussi sulla panchina dello spogliatoio dove lui poco prima aveva lanciato le mie mutande blu di pizzo. Lo feci sedere e gli salii sopra. Mi impalai completamente su dì lui, lo sentivo davvero bene e iniziai a muovermi, prima lenta per poi incalzare il ritmo. Era fantastico, la sua testa era abbandonata fra i miei seni mentre ad occhi chiusi sospirava forte, le sue mani strette sulla mia vita che seguivano il mio ritmo e le mie mani erano fra i suoi bellissimi capelli. Non so per quanto tempo continuammo così, fino a che lui mi disse che oramai non ce la faceva più. In quel momento mi alzai e mi inginocchiai fra le sue gambe. Iniziai di nuovo a giocarci con la bocca e con la lingua, questa volta con più foga, velocemente mentre lo sentivo che stavolta sul serio stava per esplodere. Mi sciolse i capelli facendoli scendere sulle spalle e mi infilò le mani fra di essi. Ora mi aiutava lui a dare il ritmo, il suo membro era talmente sul punto di esplodere che quasi facevo fatica a tenerlo in bocca, pulsava, era durissimo, fino a che con un sospiro e un piccolo gemito non esplose e io sentii quel piacere caldo scendere nella mia gola, il suo respiro era affannoso, io non sprecai nulla del suo piacere. Quando mi staccai da lui, Marco mi fece sedere di nuovo a cavalcioni su di lui, avvicinò il suo viso al mio, io gli passai una mano sulla fronte ed asciugai delle piccole goccioline di sudore. Richiamò la mia attenzione, mi diede un bacio e poi mi disse: -Non si può vivere di solo voler bene, ci vuole anche la passione in un rapporto- e appoggiò il viso sul mio petto.
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