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Andrea
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Titolo:
Andrea |
Autore:
Elys |
Contatto:
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Racconto
n° 4916 |
Altri
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Entro nella sua stanza con ancora in mano il bicchiere di vino bianco frizzante, gelido. Rido come una matta con le scarpe in mano, mentre rido mi volto e lui è dietro di me con quel sorriso divertito e le mani in tasca. Mi prende il bicchiere e lo appoggia sul comodino. Io mi siedo sul letto e faccio andare le gambe come una ragazzina. Lancio una scarpa in aria. -Ma sei ubriaca! - mi dice ridendo. Si avvicina a me, si mette davanti e infilandomi le mani sotto le ascelle mi tira su in piedi. -Ma dai, pensa se ero sudata!- Replico in tono cantilenante. Lui mi bacia il collo e nel frattempo mi sussurra: -Nulla di te mi fa schifo-. Lo bacio prendendogli la testa, lo bacio avida, aggressiva, vogliosa. Mi prende in braccio e mi butta sul letto. In un attimo è sopra di me, già fra le mie gambe. Lo stringo forte con braccia e gambe come in una morsa, ma lui è più forte di me, la situazione si capovolge e io mi trovo a cavalcioni sopra di lui. Mentre mi mordicchia e mi lecca il collo, slaccia la cerniera del mio vestitino viola ultra aderente mentre con l'altra mano libera mi accarezza la pelle che il vestito piano piano lascia scoperta. Con un gesto rapido me lo sfila dalle braccia e rimango in intimo davanti, anzi sopra di lui. Indosso delle mutandine di pizzo rigorosamente nere con un nastrino bianco a mo' di piccola cintura sul bordo e vedo che rimane di stucco quando nota che il mio reggiseno è uno di quelli che hanno solo il ferretto e lasciano ben scoperto tutto il seno. -Questa tua audacia nell'intimo mi ha appena fatto venire una perversa idea- Sapevo di essermi messa in un bel guaio perché le sue perverse idee erano qualcosa di estremamente piacevole ma anche di estremamente doloroso. D'altra parte l'ho provocato ben bene con quell'intimo. Si alza un attimo dicendomi di chiudere gli occhi. Lo sento tornare e, sempre facendomi tenere gli occhi chiusi, mi guida nel risalirgli a cavalcioni. Mi carezza le cosce, le natiche, sale sui fianchi sui seni, mi mordicchia, l'orecchio, mi mordicchia il collo, me lo lecca, mentre mi stringe con forza la vita e il seno. Ad un certo punto qualcosa mi sfiora il collo. Qualcosa di morbido e caldo. Lo sento sempre più stretto intorno a me, sembrerebbe quasi una sciarpa. -Ma che cavolo...- Mi da un lieve strattone soffocandomi le parole -Adesso seguimi; potrai parlare, muoverti e respirare solo a mio comando. Ti fidi di me e lo sai che non ti farei male per nessun motivo al mondo- L'idea di questo strano gioco mi spaventa, mi incuriosisce e mi eccita. Mi fido di lui e di certo non è il classico tipo a cui piace il sesso troppo forte. Accetto. Mi scosta lo slip e mi infila un dito trovandomi già pronta per lui. Io gli slaccio i pantaloni notando che ovviamente anche lui è già pronto per me. Me lo infilo dentro e scendo piano piano su di lui. Appoggio le mani sul suo petto per poterlo cavalcare bene; non sono mai stata una maga dell'equilibrio, appoggiarmi al suo petto mi dava la sicurezza giusta per potermi muovere senza fare troppi danni. Inizio a cavalcarlo piano, ogni tanto lui stringe lievemente la lunga sciarpa; in quell'istante mi gira la testa, mi manca il respiro, provo la sensazione di non riuscire a capire dove mi trovo, mi abbandono in un mondo popolato dal nulla, perdo ogni senso tranne quello del piacere, appena lui molla la presa torno a sentire le mie mani sul suo petto, i rumori e i respiri. Andiamo avanti per un po' così, lentamente. Senza dire una parola, ascoltando solo i nostri respiri. Comincio a sentire il mio piacere che cresce, inizio a volere di più, cosi mi aggrappo alle sue spalle e prendo a cavalcarlo più velocemente. Lui ovviamente non è preparato a questo cambio repentino, stringe ancora, nei pugni, le estremità della sciarpa. Abbassandomi di colpo tiro uno strattone talmente forte che quasi mi soffoca. -Ma sei impazzita?- mi rimprovera -E' pericoloso- mi prende per il mento, mi stringe e mi guarda dritta negli occhi. -Non farlo più, potevi farti male, con me devi provare solo piacere-. -Scusa- Arrossisco più di quanto già non lo ero. Mi accarezza i capelli e mi gira. Ora è lui sopra di me. -Adesso è arrivato il momento di fare l'amore, basta sesso!- In risposta, io mi avvinghio forte a lui con braccia e gambe di modo da poterlo sentire tutto bene dentro di me. -Ogni tuo muscolo è stretto attorno a me, ti sento così mia- Non riesco a rispondergli talmente il mio piacere è forte. Sto esplodendo di piacere, vorrei continuasse all'infinito, lo stringo di più a me, le mie dita affondano nella sua schiena, i miei sospiri si fanno più accentuati. Ad un tratto si ferma. -A che gioco sta giocando- penso fra me e me. Esce da me e mi gira sul fianco. Si accoccola dietro di me, mi cinge la vita,mi bacia il collo. Che strana sensazione; d'un tratto perdo il contatto con la sua pelle, non sento più il suo corpo umido, non sento più le sue mani. -Buongiorno piccola- non è più la sua voce. Realizzo: era solo un sogno. Sospiro e assonnata mi giro verso l'uomo che mi aveva appena fatta scendere dal Paradiso. Mi stiracchio. E' già vestito. -La sveglia è suonata già da un pezzo, ma non ho voluto svegliarti, dormivi così bene- Lo guardo strofinandomi gli occhi, non ho ancora le forze per rispondergli. Mi strappa via le coperte. -Dai dormigliona, vai a cambiarti che gli altri sono già tutti svegli- Pesante come un elefante mi tiro su dal letto, mi guardo nello specchio del bagno. -Che faccia- penso -sembra che ho passato sul serio la notte che ho sognato.- Scendo in cucina facendo le scale quasi strisciando sul muro. -Certo che te, prima di mangiare qualcosa alla mattina, sei peggio di uno zombie!- mi prende in giro Ale, la mia cara amica. -Mhh- grugnisco. Io, il mio ragazzo e un altro paio di amici, abbiamo deciso di passare qualche giorno in una baita in montagna. Non è una di quelle baite dove si va per sciare; si passeggia nei boschi e si gironzola fra fattorie e prati. Molto bello e rilassante. Quella mattina, dato il cielo da pioggia, a quanto pare si era deciso di girare per i piccoli borghi vicino e di mangiare in una trattoria. Mi siedo al tavolo con una mano appoggiata al viso. Guardo i miei amici: chi ha già fatto colazione, chi lava le tazze, chi fa il bis di caffè, tutti ridono e chiacchierano, fanno un gran casino. -Ma come fanno ad essere tutti come la famiglia del mulino di prima mattina? Che palle- -Amore- cinguetta Ale rompendomi un timpano. Vieni ti ho appena fatto il caffè. Dalle scale scende Andrea e, improvvisamente, realizzo che il protagonista del mio sogno estremamente erotico era proprio lui! Appena mi guarda per salutarmi divento viola, per fortuna sto mangiando e fingo di strozzarmi. Poco male, in quanto nessuno pare se ne sia accorto. Meglio così. La mattinata trascorre abbastanza serena, giretto tranquillo per i borghi, visita ai negozi soprattutto agli alimentari per acquistare qualche prodotto tipico. Ogni tanto guardo Andrea. E' sempre appiccicato ad Ale, ogni volta che vedo che si baciano, che si abbracciano, li studio; cerco di ricordarmi il sogno che ho fatto, cerco di immaginare effettivamente di poterlo abbracciare e toccare attraverso le mani della mia amica. Arrossisco da sola a determinati pensieri. La sera, data la pioggia gelida a catinelle, decidiamo di cucinarci una bella pasta al sugo, accendere il camino e restare in baita. Per ammazzare il tempo, ovviamente, qualcuno propone un gioco in scatola. -Perfetto, li odio- E, altra cosa più ovvia, ci aggiungono anche -chi perde beve- -Perfetto al quadrato...ci toccherà pure pulire vomito a catinelle- -Dai, ma come sei polemica- mi rimprovera il mio ragazzo. -Io non gioco- brontolo, e mi metto vicino a loro, sul divano a guardare la TV e a fantasticare, finalmente, sul sogno che avevo fatto la notte prima. Dalla mia posizione posso guardare tranquillamente Andrea senza che qualcuno si accorga troppo. Il gioco consiste nell'indovinare non so cosa, qualcosa scritto su delle carte, e chi sbaglia, alla terza volta si beve uno shottino a sorpresa, alla goccia. Passata un'oretta Ale è quella messa peggio, non è una cima, infatti credo abbia bevuto almeno tre shottini. Ma l'alcool lo regge bene. La vedo tentennare su una risposta che, se sbagliata, l'avrebbe portata a bere il quarto. Convinta della mia risposta, la espongo agli altri a gran voce. Stava leggendo Andrea. -Sbagliato- -Come sbagliato ... Ale scusami- guardo la mia amica con gli occhi da cucciola indifesa. -E no! - Esclama Andrea -Troppo comoda, ora bevi- -Assolutamente no!- io non sto giocando. -Allora potevi anche stare zitta!- e dicendo questo, si tira in piedi e si dirige verso di me. Io rido come un' oca quando di peso mi prende per i polsi e mi fa alzare. -Ora stai in piedi con gli occhi chiusi- Ubbidisco. Dopo un po' che non sento nessun movimento intorno a me, apro gli occhi, faccio per girarmi ma una mano me li copre al volo. -Eh eh, non si bara- Rido -Andrea non c'è bisogno che mi copri gli occhi- tento di divincolarmi ma lui per tenermi ferma mi da uno strattone e io mi ritrovo completamente appiccicata a lui. In quel momento il tempo si ferma per me, rimango immobile, sento il suo petto sulla mia schiena anche se siamo coperti da camicia e maglietta, però lo sento. E' caldo e di marmo. Tutto il mio corpo è appoggiato al suo, cerco di godermi ogni piccola e breve sensazione che questo contatto mi da. Sotto il mio naso passa l'inevitabile profumo inebriante della Sambuca. -Sono stato buono, so che ne vai matta- mi dice nell'orecchio non troppo a bassa voce. Anche se il suo tono non è dei più sensuali, inizio a non capire più nulla, la sua voce nell'orecchio e il suo respiro troppo vicino a me mi danno i brividi, quasi mi gira la testa, mi sento avvampare e spero solo che quel momento finisca presto. Sento il bicchiere freddo che si appoggia alle mie labbra. -Alla goccia- urlano tutti. -Andrea stai però attento a non farle male- esclama invece con tono un po' alterato il mio ragazzo; non è scemo era evidente che quel nostro breve contatto era un po' troppo fuori dalle righe. Appoggiato il bicchiere alle mie labbra, Andrea mi tira indietro la testa per farmi bere e quel liquore infuocato scende dritto nella mia gola. Mi tiro in avanti e rido mentre tossisco. Andrea lascia la presa e ridendo appoggia il bicchiere. -Giochi ancora?- Mi dice con sguardo di sfida. -No.- brontolo. Non saprei reggere di nuovo una situazione del genere. Vado a dormire molto prima degli altri e non sento neanche il mio ragazzo che entra nel letto. Verso le tre mi alzo per bere un bicchiere di acqua, mentre torno indietro mi fermo un attimo davanti alla porta di Andrea cercando di captare qualche movimento. -Chissà se sta facendo sesso con Ale, mi piacerebbe guardare dal buco della serratura- Ma sei scema? Dico a me stessa. Vai in bagno e tuffa la testa nell'acqua ghiacciata! Anche se dovrei tuffare altro nell'acqua ghiacciata per farmi passare questa dannata voglia di lui. Lo so che è brutto, ma in questi casi l'unica cosa da fare è sfogarsi e così decido di ricorrere al metodo alternativo. Torno in camera, sveglio il mio ragazzo, o meglio, sveglio l' amichetto del mio ragazzo e sfogo tutta la mia voglia su di lui tentando in tutti i modi di concentrarmi per non pensare ad Andrea. La mattina dopo, Ivan, il mio ragazzo, mi sveglia con il solito bacio. Sono decisamente più rilassata. Scendo a fare colazione sorridendo e Michele, un altro dei nostri amici, non perde tempo a farmi la classica battuta del: quel sorriso mi dice che ci hai dato dentro ieri sera. Ovviamente, anche se la battuta scontata me la aspettavo da qualcuno durante questi giorni, avvampo. -Ahahahah guarda come è diventata rossa, vuol dire che è vero.- -Sei solo invidioso perché condividi la stanza con un ragazzo e non con me!- -Veramente tu per me hai il sedere un po' troppo grosso- ride -Senti scemo, almeno io trombo, te invece?- -Ehi ehi ho sentito parlare di trombare, posso unirmi alla conversazione?- Ecco Andrea che arriva e mi mette un braccio sulla spalla. Mi pietrifico. -La conversazione è finita! Esclamo rabbiosa- torno in me, e con estremo dolore emotivo mi levo il suo braccio di dosso. -Mamma che malumore questa tipa, ma hai le tue cose?- mi prende in giro Michele. Prima che possa replicare Andrea esclama -Come hai le tue cose, e come facciamo a fare sesso stasera io e te?- Ma è diventato matto? Da quando mi fa certe battute? Ovviamente divento bordeaux, giro i tacchi e me ne vado. Un'altra giornata se ne va. Quella sera decidiamo di andare in discoteca, perché, ebbene sì, quel paese ha anche una pseudo discoteca. Il locale è bello, beviamo ridiamo e balliamo. Guardo Ale che si struscia su Andrea, nonostante faccia freddo è mezza nuda, ok dentro fa caldo ma è comunque mezza nuda. Li guardo e non posso fare a meno di invidiarla. Lui sembra estremamente su di giri per come la tocca, chissà quanto sesso faranno quella sera. -Giù queste braccia incrociate e giù quel muso, vieni a ballare- mi esorta il compagno di stanza di Michele e così mi butto in pista. -Ma dove è Ivan?- -A bere con gli altri, figurati se balla.- Col passare delle ore la musica si fa più bella e anche Ivan e gli altri ci raggiungono in pista a ballare i classici balli di gruppo. Mentre ballo oramai da sola, presa dalla musica, vedo Andrea che mi guarda ma toglie subito lo sguardo non appena incrocia il mio. Guardo dietro di me, Ale non c'è e non c'è neanche l'ombra di ragazze carine...quindi...guardava me? Non ci penso e continuo a ballare. Torniamo a casa distrutti verso le tre. Passata un'ora io ancora non dormo, è sempre così; dopo che vado a ballare mi rimane addosso tanta di quella adrenalina che non riesco a dormire, figuriamoci a stare ferma. Ivan dorme della quinta così prendo l'Ipod dalla borsetta e decido di scendere in sala ad aspettare l'alba. La notte è bellissima là fuori, andrei in giardino se non fosse per il freddo. Ascolto la musica e guardo fuori persa nei miei pensieri. All'improvviso due mani gelide mi toccano il collo. Salto in aria. Mi giro con il cuore in gola. E il cuore mi sale ancora di più quando vedo che Andrea è davanti a me ed ha appoggiato le sue mani sui miei fianchi. Oddio cosa faccio, cosa dico, ma perché, no, vai via, doveva essere solo un sogno. Calma, calma non è ancora successo niente. -Eri fuori a fumare? Che mani fredde, fattele scaldare- Tolgo immediatamente le sue mani dai miei fianchi, tiro in giù le maniche del mio pigiama, e le prendo fra le mie. E' un gesto che mi viene naturale con chiunque abbia le mani fredde. Mi sento tremare come una foglia dall'emozione e dall'imbarazzo ma credo sia solo una mia sensazione. Lui mi guarda e io non riesco a dire niente. Il mio cuore va a mille, il mio respiro aumenta, siamo troppo vicini, i miei occhi gli urlano: Baciami; e mi bacia, ma non con calma non con timore; si libera dalla mia presa, mette una mano dietro la mia testa e con una foga travolgente mi bacia di nuovo. Io rispondo a quel bacio, mi lascio baciare anzi, direi mangiare, senza esitare, completamente presa e completamente abbandonata a lui. Mi appoggia al muro senza dire una parola, con il fiato corto senza quasi staccare le sue labbra dalle mie, respirando dentro la mia bocca. Mi passa le mani lungo tutta la schiena, mi tocca i seni, sono tremendamente eccitata. Essendo in pigiama non porto neanche il reggiseno. Mi bacia il collo e fa per scendere giù. Lo fermo. -No Andrea dai non è il momento, non è il posto e non è da fare- Me lo tolgo di dosso con una forza che non ho mai avuto prima e faccio per andare via ma lui ovviamente mi ferma. -Guarda che ho capito che ti piaccio, quando sei faccia a faccia con me arrosisci spesso e scommetto che se ora ti tocco in mezzo alle gambe sei già un lago, o no?- E nel dirlo mi attira di nuovo a sé Lentamente senza togliere gli occhi dai miei, in segno di sfida, con le dita percorre le mie cosce coperte dal tessuto del pigiama, lentamente risale, segue l'orlo dell'elastico del pantalone, è così lento, astuto, mi lascia il tempo per pensare e per fermarlo oppure questa sua lentezza è fatta apposta per farmi perdere completamente il controllo. Superato l'ostacolo dell'elastico, la sua mano è sulla mia pelle, ora non capisco davvero più nulla, non riesco a fermarlo, il mio respiro si fa molto corto e mentre lui scende sempre più in profondità con la mano, mi sembra di perdere le forze tanto che quasi mi aggrappo alle sue spalle. -Avevo ragione, eccome se se avevo ragione- mi sussurra con una voce completamente diversa. Mio Dio sono in estasi, sentire le sue dita dentro di me... era meglio di come avevo sognato, e poi questi suoi movimenti lenti che mi fanno impazzire! Realizzo solo ora che anche lui è estremamente e visibilmente eccitato. Voglio sentirlo, voglio toccarlo, allungo la mano sopra i suoi jeans e capisco che forse lui è addirittura più eccitato di me. Appena appoggio la mano quasi mi morde il collo. -Vuoi che mi fermi?- mi sussurra. La risposta era scontata: certo che no! -Si, ti prego fermati- Cosa?? Ma sono scema? Dopo questo secondo rifiuto, Andrea rimane veramente di stucco. Tutta la poesia e l'atmosfera crollano, lui toglie, questa volta velocemente, la mano che aveva fra le mie gambe, che mi stava facendo impazzire. Io lo guardo, non so cosa dire, lui mi fissa, lo lascio lì da solo. In camera mi butto sul letto con la faccia sprofondata nel cuscino. Per un istante trovo nel cuscino l'unica via di fuga. Sarebbe molto utile a tutti se morissi soffocata. .E' morta nel sonno, glielo avevo sempre detto io di non dormire in quella maniera ma lei niente ed ora guarda cosa è successo, la mia piccolina- Mentre fantastico su una mia possibile morte da soffocamento da cuscino e sulla possibile reazione di amici e parenti ad una morte tanto assurda quanto liberatoria per me, mi addormento. Sono talmente desolata che neanche penso al fatto che se al mio ragazzo sarebbe saltato in testa di fare sesso in quel momento, non avrei saputo spiegargli il motivo per cui mi avrebbe già trovata allagata fra le gambe. Per fortuna Ivan ha il sonno molto pesante. E'di nuovo mattina, voglio darmi per malata. Ma mi rendo conto che è un' idea assurda e da codarda. Un po' malata sembro però! Dato che per tutto il giorno faccio fatica a mangiare. Durante il corso di questa interminabile giornata, Andrea fa apposta a starmi vicino e a provocarmi nonostante i rifiuti della sera prima. Questa volta non lo fa scherzosamente o teneramente come aveva fatto nei giorni precedenti. Mi sfida, ma con aria molto seria, oserei dire quasi cattiva. Non reggo proprio questa situazione. Ale è davanti a me al ristorante, di sera. -Per me hai la febbre- mi dice appoggiata con i gomiti al tavolo e guardandomi dritta in faccia -E' tutto il giorno che sei rossa e non hai quasi mangiato nulla- Alzo gli occhi dal tavolo e guardo prima lei e poi Andrea che mi guarda mangiando la sua bella fetta di carne. Il mio corpo in quel momento desidera di più la carne del manzo rispetto alla carne di Andrea ma proprio non riesco a mangiare. Passo il mio piatto da cui ho spilucchiato una mezza porzione di una mezza fetta di lasagne ad Ivan, il quale non si preoccupa di aver appena mangiato primo e secondo. -Povera piccola, ora ti porto a nanna e ti faccio le coccole- mi dice guardando prima Ale e poi Andrea. Io lo guardo sospirando malinconica. Guardo Andrea di soppiatto il quale non si accorge minimamente del mio sguardo. Per fortuna, sono già abbastanza rossa. Sono a letto, ovviamente e per fortuna, di sesso con Ivan neanche l'ombra anche se ho guadagnato un massaggio proprio niente male. Sono quasi rilassata, sto per addormentarmi, quando sento dei passi lungo il corridoio. Mi alzo piano con il cuore in gola. Andrea sta andando a fumare. Lo stomaco mi si chiude, cosa faccio? Vado da lui decisa e lo bacio, non lo faccio parlare lo eccito lo prendo lo lecco lo mordo lo faccio mio oppure mi sdraio e cerco di dormire. Non riesco a pensare, mi prendo la testa fra le mani, mi gira tutto, quasi mi viene la nausea nonostante lo stomaco vuoto. Decido. Mi alzo di soppiatto, le gambe mi cedono, dopo tutto quello che Ivan si è mangiato non c'è il problema che si svegli. Esco dalla camera e piano seguo Andrea in cucina. E' appoggiato alla finestra, guarda la sigaretta ancora spenta. -Hai intenzione di fumarla o incenerirla con il pensiero?- gli dico a bassa voce da dietro. Andrea si gira e mi guarda. -Dipende da come si mette qua!- E' tenace, nonostante i due rifiuti di ieri sera ha ancora voglia di provocarmi. Mi avvicino, lo bacio, e gli faccio subito capire che questa volta non mi sarei tirata indietro mettendogli preventivamente una mano sul pacco che, non ci mise molto a reagire. Gli slaccio la cerniera e gli infilo dentro la mano. -Caspita se sei eccitato- gli sussurro nell'orecchio. Inizio a mordicchiarlo. -Ho voglia di passare la lingua su tutto il tuo corpo- E detto questo inizio a leccargli il collo, alternando lingua e baci. Gi slaccio la camicia, ad ogni bottone lecco o bacio, non lascio indietro nulla del suo petto. Mentre lo lecco e bacio, le mie mani gli carezzano il collo, le spalle, toccano ciò che prima avevo leccato o baciato. Le mie mani ora sono ferme sui suoi fianchi, adesso la mia lingua è al suo ombelico, sento già la punta del suo membro che spinge sul mio mento. -Mio-Dio- penso fra me e me. Sono sovraeccitata vorrei che anche lui mi toccasse ma preferisco continuare il lavoro che ho appena iniziato. Slaccio la cintura cercando di fare il meno rumore possibile, slaccio i bottoni dei pantaloni. Ora dal suo membro mi separa solo il tessuto dei boxer. Appoggio il viso su quell'affare di marmo e respiro il suo profumo di uomo mentre con le mani inizio a fargli scendere i boxer. Glieli tiro giù fino alle caviglie e quando torno su è lì che mi aspetta. Vorrei prenderlo in bocca subito, Andrea mi guarda, io lo guardo negli occhi, seria. Inizio prima a leccare sotto e lui apre un po' più le gambe per farci passare bene la lingua. Non lascio libero un centimetro di pelle. Gli piace, eccome se gli piace. Muoio dalla voglia di sentirlo dentro di me. Ma devo resistere, devo farlo impazzire. Torno a guardare dritto nei suoi occhi, lui non li toglie dai miei. Con la punta della lingua dal basso inizio piano a leccagli l'asta, per fortuna ha dimensioni normali, dovrei riuscire a farmelo arrivare bene in gola senza sforzi. Ripeto l'azione per un po' di volte, sotto sopra e ai lati stando bene attenta per il momento a non toccargli o leccargli la punta. So che freme dalla voglia che glielo prenda tutto in bocca. Finalmente sono io stavolta a lasciarlo pietrificato. E' succube delle mie azioni, preso dall'estasi, i suoi respiri sono fremiti il suo corpo è in subbuglio. Lo percepisco. Abbasso lo sguardo e finalmente prendo la sua cappella fra le mie labbra. Lo sento già bello bagnato e ora sì, che sento bene il suo sapore. Mi eccita da morire, ci gioco bene con la lingua poi scendo fino quasi alla fine. La mia lingua continua ad accarezzarlo, le mie labbra lo massaggiano. Prima piano e poi veloce. Me lo tolgo dalla bocca e ritrovo il suo sguardo. Mi accarezza la testa. -Sei fenomenale- mi dice senza fiato. Gli sorrido. Sempre guardandolo fisso negli occhi, lo riprendo tutto in bocca e scendo, scendo fino alla fine. Ogni centimetro del suo membro è nella mia bocca, fino in gola. -Mio Dio fino in gola- mormora, e accompagna i miei movimento mettendomi la mano dietro la testa. Lo sento pulsare ed ingrossarsi nella mia piccola gola. Ringrazio di non avere le tonsille. Mi tolgo. Non deve assolutamente venire prima di aver soddisfatto anche me. Di scatto mi prende dalle spalle e mi alza. Mi bacia con foga quasi mordendomi le labbra, la sua mano, di nuovo dietro la testa, stringe i miei capelli, sembra quasi che mi voglia mangiare di baci. Ci stacchiamo, siamo completamente senza fiato. Mi alza la maglia del pigiama ed inizia a torturarmi i seni con la lingua. Mi sento le mutande completamente fradice, quasi mi vergogno. Ora è lui che scende verso il mio ombelico. In meno di un secondo i pantaloni del mio pigiama sono a terra e la sua lingua è dentro di me. Dalla foga che usa sembra voglia infilarci la testa. Non lo sento quasi neanche respirare, sento solo i suoi gemiti di piacere. Per un uomo deve essere estremamente gratificante sentire una donna così bagnata. -Sei peggio di ieri- Apro gli occhi e ora lui è davanti a me. Abbiamo il fiatone. Glielo prendo in mano, lo voglio dentro, subito, voglio sentire le sue spinte dentro di me. Apro le gambe con strana disinvoltura. Non mi ero nemmeno accorta che mi aveva tolto una gamba del pigiama. Mi avvinghio a lui, mi scivola dentro con molta facilità, mi prende in braccio e mi attacca al muro. Spinge dentro di me con una forza mai sentita, soffoca i respiri sul mio collo, fra i miei capelli, dobbiamo fare il meno rumore possibile. Le sue potenti spinte mi pervadono, mi danno un piacere estremo mai provato. Quella posizione risulta abbastanza scomoda dopo poco, mi divincolo un momento da lui e lo faccio sedere sulla sedia accanto a noi. Era una sedia di quelle di una volta, morbida, a detta di Andrea, anche comoda. Ora sono io a cavalcarlo, mi impalo su di lui e mi muovo, piano, lentamente, perché voglio sentire ogni centimetro di lui, ogni muscolo, voglio godermi la sensazione anzi le sensazioni che mi da il suo corpo. Lui accetta questo mio ritmo, la cosa diventa quasi inebriante, gli metto una mano dietro la testa e lui la lascia andare contro il muro. Siamo completamente rilassati. Cerco i suoi occhi, le sue labbra. Ora è sesso normale, senza foga senza fretta. Siamo solo noi, abbiamo trovato un nostro ritmo, che dà gran piacere a tutti e due. -Vorrei venire insieme a te- mi sussurra. -Meglio di no, non fare cazzate!- Lo rimprovero baciandolo, cavalcandolo ancora, sfregando lentamente tutto il mio corpo al suo. Andrea stringe di più la morsa intorno alla mia vita, mi prende il collo quasi obbligandomi a stare ferma. Si vede lontano un miglio che non gli piace essere troppo dominato. Prende il controllo e inizia a spingersi più forte dentro di me. Non da farmi male. -Adesso ti faccio godere per bene!- -Perché fino ad adesso cosa hai fatto?- Replico senza fiato. Non ci mette molto a farmi venire, devo controllarmi, stringo il mio corpo al suo quasi a fargli male, spero solo di non avergli lasciato segni. Sento che anche lui non ce la fa più, sta facendo fatica a trattenersi. Esco da lui e mi ci inginocchio davanti. Stavolta lo prendo subito tutto in bocca e lui non si trattiene, esplode dentro. Per aver fatto sesso il giorno prima, a quanto dice, bhè ne ha! Mi inonda la bocca tanto che faccio quasi fatica a prenderla tutta. Lo tiro un attimo fuori, lo guardo di nuovo negli occhi e mi pulisco il labbro con la lingua. Il suo respiro è ancora affannato, mi accarezza teneramente la testa. Glielo prendo per l'ultima volta in bocca, è ancora duro, passo la lingua ovunque come per pulirlo mentre piano piano sento che si rilassa. Mi prende la testa e se la appoggia sul ventre. Sembra quasi mi stia facendo una coccola. Non dice nulla, mi accarezza, siamo completamente sudati nonostante il freddo. La mia frangetta è attaccata alla fronte. In quel momento inizio a pensare agli altri, qualcuno ci avrà sentiti? Spiati? E se arriva adesso qualcuno? Ci siamo comportati come se fossimo stati solo noi in quella casa. Mi alzo da lui e gli do una svegliata. -Andrea vestiamoci dai che se ci vede qualcuno- Ride mentre si tira su i pantaloni -Solo ora ci pensi?- Lo guardo e sorrido. Non so cosa dirgli. -Andrea- -Dimmi- -Hai mai visto per caso un fil che si intitola Killing me softly?- Mi guarda interrogativo -No, perché- -C'è una scena di sesso con una specie di sciarpa che vorrei provare-
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