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Personalissimo servizio fotografico
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Titolo: Personalissimo servizio fotografico
Autore: Hely
Contatto:
Racconto n° 4922
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Pomeriggio d'agosto. Un'estate molto calda, un caldo torrido. Atmosfera surriscaldata che aumentava la voglia di trasgressione. L'aria condizionata non funzionava. Sdraiata sul letto, nuda, osservavo le goccioline di sudore che imperlavano la pelle abbronzata. Mi vedevo sensuale e mi sentivo vogliosa.
Le mani cominciarono a danzare sul corpo, dapprima delicatamente poi sempre con più sfrontatezza.
Sotto le carezze la pelle liscia e bagnata fremeva e palpitava lussuriosa. Avrei voluto arrivare fino al tempio sacrale, alla mia yoni che avvertivo già umida. Ma non lo feci. Mi piaceva prolungare questo stato di eccitazione che mi teneva su di giri. Allora la mia mente cominciò a vagare alla ricerca di un piacevole e coinvolgente gioco.
All' improvviso l'immagine del suo volto mi apparve, appena sfumata nei contorni e udii la sua voce: - fatti delle foto sexy per me. -
Nonostante ci fosse una forte intesa erotica la mia risposta era sempre la stessa:
- Ma sei matto? Ma che ti passa per la testa? -
Non mi era mai passata per l'anticamera del cervello l'idea di fotografarmi in pose osé.
Avevo fatto tante belle foto nei miei avventurosi viaggi, la natura soprattutto con i suoi paesaggi incantevoli. Lunghe distese di spiagge assolate dei Caraibi con un mare trasparente dai colori verde smeraldo e azzurro intenso. L'Africa con il suo sapore selvaggio. L'Oriente mistico. I paesi arabi con il loro fascino misterioso. Il deserto magico con le sue meravigliose dune a perdita d'occhio.
Anch' io a volte apparivo in quelle foto, di solito vestita. Alcune mi ritraevano in costume da bagno e massimo della trasgressione, in due di esse, scattate al lago di Bracciano su un pedalò, in topless.
Ma quella che al principio mi sembrava una noiosa richiesta con il tempo cominciò a farsi strada nella mia testa.
Come un tarlo che scava gallerie nel prezioso legno di un mobile antico, essa scavava lentamente, giorno dopo giorno nella mia mente, con invadenza e insistenza, sempre più spesso e restandovi sempre più a lungo.
L'idea cominciò a stuzzicarmi. Perché no? Perché non provare?
Ho un bel corpo in fondo che ha sempre attratto gli sguardi maschili. Non molto alta ma armoniosa. Belle gambe, caviglia sottile. Bellissimi piedi, ammirati anche dalle donne, magri, affusolati, con le dita lunghe, un piede sexy a detta degli uomini.
Fianchi e sedere regolari. Vita stretta e seno generoso che insieme agli occhi verdi è il mio punto forte. Belle labbra, ben disegnate, non eccessivamente carnose ma piene.
Capelli castani ondulati e lunghi che donano insieme a tutto il resto femminilità.
Mi piace il mio aspetto fisico nonostante ci trovi anche vari difetti, primo fra tutti il naso, ma nell' insieme mi piaccio molto e mi trovo seducente.
L'idea di fotografarmi in modo non canonico mi attraeva, ma il pensiero di farmi delle foto in pose sensuali mi suscitava imbarazzo. Soprattutto pensavo che, proprio a causa dell'imbarazzo, l'espressione del viso ne sarebbe risultata penalizzata. Optai quindi per una maschera che mi coprisse la parte alta del viso per così mettere una barriera tra me e la macchina fotografica, pensando che ciò mi desse più coraggio e audacia.
In una cartoleria ben fornita trovai una maschera che riproduceva le fattezze del gatto, con le orecchie, il nasino e persino i baffi di naylon. La trovai simpatica e spiritosa, il che aiutava alla resa non troppo seriosa del mio personalissimo servizio fotografico.
Di completini sexy ne avevo molti, quello non sarebbe stato di certo un problema. Dopo aver messo a soqquadro tutto il cassetto trovai un corpetto bianco trasparente di pizzo e fiorellini rosa con reggiseno a balconcino e relativo perizoma che ben si intonava alla mascherina anch'essa bianca.
Posizionai il cavalletto sulla scaletta, di fronte al letto. Andai sul letto a studiare la posa cercando di ricordarla e poi tornai alla macchina fotografica. Autoscatto, 10 secondi per correre di nuovo sul letto e posizionarmi poco prima dello scatto.
- Che fatica - pensai - ma chi me lo fa fare? -
Ne feci più di una nella stessa posa per essere certa che forse tra di esse sarebbe uscita quella buona.
Seduta, una gamba piegata all'indietro, l'altra piegata sul davanti con il piede quasi a sfiorare il pube. Senza corpetto, solo il perizoma che con la sua trasparenza lasciava intravedere il monte di Venere e parte delle piccole labbra per via della stringa che si insinuava tra di esse.
Dritta, altera, con il seno proteso e le braccia distese all' indietro.
Lo sguardo all'obiettivo quasi a sfidarlo.
E mentre pensavo che tanto sarebbero venute tutte malissimo decisi di farne un'altra in un'altra posa. Distesa sul letto, la macchina fotografica che mi riprendeva di fianco. La gamba destra in primo piano con la coscia ben tornita, il polpaccio nervoso e la caviglia sottile e sinuosa. Il piede affusolato, le dita lunghe e sottili, il mio bel piede sexy. Perizoma appena visibile sul fianco. Le braccia con i gomiti poggiati sul cuscino a tenere la schiena alzata. I seni sodi e tondi, morbidamente appena scesi sulla costola, bianchi con il segno dell'abbronzatura a creare un forte contrasto con la pelle e l'areola color ambra. Lo sguardo sempre dritto all'obiettivo ma più dolce e languido. Mi accorsi che cominciavo a prenderci gusto. Cominciavo a sentirmi bella, seducente e licenziosa. L'incertezza e la timidezza erano d'incanto sparite.
E quindi un'altra e un'altra ancora e ancora un'altra ...
Con sorpresa scoprii che iniziavo a eccitarmi. Il pensiero che lui le avrebbe viste, che mi avrebbe vista nuda in pose lascive e conturbanti mi provocava turbamento e forte emozione. Immaginavo lui che arriva in ufficio e accende il computer. Apre la posta e trova la mail. E' tranquillo. Apre i file e improvvisamente sono lì, impudica, provocante, sfacciata, insolente... Sapevo che non sarebbe riuscito a staccare gli occhi dal monitor, che avrebbe esplorato tutti i centimetri del mio corpo, che avrebbe desiderato ardentemente possedermi e che avrebbe avuto una potente erezione.
Cominciai ad accarezzarmi i capelli, il viso, la bocca. Movimenti leggeri che mi provocavano brividi di piacere. Il dito medio si insinuava tra le labbra incontrando la lingua che birichina lo avvolgeva per poi succhiarlo e passarlo bagnato sul seno, sull'areola e sui capezzoli turgidi, stringendoli ritmicamente e accarezzandoli di nuovo. Le mani scivolavano lievemente e poi sempre più audacemente verso il ventre comprimendolo e raggiungendo il piccolo grande paradiso, la mia porta di giada bagnata dagli umori. Entrai dentro di lei con un dito e poi con due dita. Era calda, umida e avvolgente. Portai le dita alla bocca per sentire il mio sapore, per assaggiare il mio succo. Ero in estasi ma facendo uno sforzo mi alzai e andai alla macchina fotografica. Volevo che lui mi vedesse con il viso stravolto dall'eccitazione, le gambe aperte e la fica spudoratamente esposta.
Tornai sul letto imprimendo il mio godimento nella pellicola, continuando a titillare il clitoride gonfio e duro. Ero completamente sopraffatta dal piacere che poco dopo si materializzò in un orgasmo sublime.

Quando ritrovai la calma e la tranquillità decisi di scaricare le foto per vedere come fossero venute.
Dal monitor della macchina fotografica, troppo piccolo, non si riusciva a capire bene e con mia grande sorpresa le trovai stupende, erotiche, tremendamente eccitanti e allo stesso tempo non sguaiate. Mi meravigliai della loro bellezza e sensualità e capii che una forte motivazione riesce a far uscire le emozioni al massimo e a creare dei piccoli capolavori nonostante le evidenti difficoltà tecniche.
La mattina dopo gliele mandai. Avevo il cuore in gola ed ero di nuovo eccitata.
Un'ora dopo ricevetti la sua risposta.
- Ma che sei matta? Sono in ufficio. Me lo hai fatto diventare duro. P.S. Sei bellissima, ti adoro. -
E io risi divertita e compiaciuta.