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Tendoni di velluto
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Titolo: Tendoni di velluto
Autore: Aisha
Contatto:
Racconto n° 494
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Il tendone di velluto

E' entrata nella cabina, scostando la tenda col cuore che batte come ad un appuntamento d'amore, come prima di una discesa sull'otto volante. Quel che ha in mente le toglie il fiato, ma si sente decisa, questa volta.
Primo passo, le calze. Nella cabina stretta si osserva allo specchio. La sua piccola statura le dà un'aria di bambolina ma sa di essere attraente. I suoi modi un po' mascolini, da ragazzo non sono mai riusciti a nascondere del tutto la femmina che è in lei. I suoi occhi chiari, leggermente miopi su un viso regolare, rivelano, ad un osservatore attento, la sua curiosità, la sua voglia di capire, di vedere, di provare..
Non solo il suo uomo, ma anche tanti altri le hanno sorriso le hanno detto parole d'ammirazione. Qualcuno gliele ha sussurrate all'orecchio, qualcuno le ha scritte su biglietti colorati da fare a pezzi dopo la lettura. Ogni volta è arrossita. Non era la timidezza. A volte era l'emozione intensa quasi trascendentale. A volte era la reazione che aveva sentito lì, tra le sue gambe, erano le immagini che lampeggiavano nella sua mente a farla arrossire.
Le calze. questa volta le deve mettere autoreggenti.
Si sfila i collant, li posa sullo sgabello. Torna a guardarsi allo specchio. Non resiste alla tentazione di toccarsi, di sentire con le sue dita sotto le candide mutandine di cotone cosa le ha provocato il pensiero di tornare là. Si porta la mano sul viso. L'odore del sesso, del suo sesso, è intenso, ma dolce.
Ieri lui l'ha voluto sentire. Nel buio della sala le ha messo nella mano un fazzoletto e poi le ha sussurrato all'orecchio quel che desiderava facesse. Dopo essersi guardata intorno aveva fatto scorrere piano la gonna su un lato verso l'alto aveva infilato la mano con il fazzoletto dentro i collant e le mutandine, aveva premuto un po' dietro e poi davanti. Glielo aveva restituito e poi era sgattaiolata via senza che nessuno la vedesse.
Aveva capito, là, in quel momento che i collant avrebbero potuto ostacolare le sue mani e non solo.

E' di nuovo Mercoledì, pomeriggio. E' ritornata là nel buio del cinema. Superato il velluto del tendone si è accostata di schiena alla parete di fondo. Sullo schermo immagini di corpi e nell'audio rumori, gemiti.
Lascia che gli occhi si abituino e comincia ad intravedere sagome di uomini intorno. Lui ci sarà? Cerca con lo sguardo, lentamente, per non dare nell'occhio, ma non vede nulla di conosciuto. Qualcuno intanto, impercettibilmente si è avvicinato. Ora è a meno di un passo. Lo guarda. E' un uomo sulla trentina, forse, il viso regolare, una pancetta appena pronunciata. Non la guarda, fa finta di nulla. Lei gira il viso dall'altra parte ancora cercando. La mano è sulla sua schiena , poi scende rapida ad appoggiarsi suo gluteo, l'accarezza. Lei rivolge lo sguardo all'uomo e si scosta di un passo. Qualche secondo dopo di nuovo l'odore di tabacco e colonia, la mano che stavolta arriva sicura sul culo e lo stringe delicatamente ma con determinazione. Abbassa lo sguardo e vede che l'uomo ha estratto il pene eretto. "Toccami., prendilo in mano. il fiato nell'orecchio è caldo e dà i brividi.
Questa volta si allontana, decisamente, dall'altra parte del tendone di ingresso. L'uomo non la segue per ora. Dopo qualche istante un'altra mano la tocca. Si volge di scatto. Il suo viso vicino. "Avresti dovuto lasciarlo fare!". Le sussurra. E' un po' sorpresa dalle sue parole, ma rassicurata dalla sua voce. Non ha tolto la mano, che anzi sta facendo salire dietro la gonna e trova le mutandine. Scende ad esplorare. "Brava!, Hai fatto bene a metterti queste calze. spostati un po' avanti.brava.ora ti toccherò sotto le mutande.che bel culetto.". Un dito percorre il solco. "Dì la verità, questo buchetto è già stato usato.". Ha spinto un po' il dito che è entrato senza forzare. Ha tolto la mano lentamente si portato il dito al naso. "Ha un buon profumo il tuo culetto e te lo farò volentieri dopo averlo leccato.". Lei sente di arrossire ma per fortuna è abbastanza buio. Si allontana di un passo lentamente, lui la segue. Di nuovo la mano che stavolta le sfiora il sesso, indugia tra le labbra delicatamente, poi un dito la penetra. Non riesce a trattenere un gemito. "Sei tutta bagnata, porcellina, il mio progetto ti piace, lo so." E' lei stavolta che allunga la mano guardandosi intorno e lo sente sotto la patta. Fa scendere silenziosamente la cerniera. Infila la mano. Lo sente diventare subito più duro tra le sue piccole dita. Accenna un movimento su e giù con circospezione. Da una poltrona, qualche fila avanti una persona si alza e si avvia verso il corridoio. Lei ritrae la mano. L'uomo passa davanti a loro senza guardarli. "Mi piaceva la tua idea!", le dice e poi si allontana andandosi a sedere una decina di file avanti, isolato. Ha lasciato un posto vicino a lui. Lei aspetta un po', poi lo raggiunge. Ha la patta aperta e il cazzo fuori. Si sta toccando. Lei allunga la sua mano e scosta quella grande. Lo impugna e comincia a masturbarlo con decisione ma cercando di fare in modo che nessuno possa accorgersene. "Non preoccuparti nessuno si scandalizza qui dentro." Ha sentito la sua paura di essere scoperta. Sullo schermo una donna sta leccando e baciando il grosso fallo di un piccoletto tutto muscoli che la incita accarezzandole la nuca. Il lavoro della sua mano sta facendo effetto perché lui geme sottovoce .muove il bacino per accompagnare i movimenti, lo sente pulsare, cola sulla sua mano caldo sperma ne sente l'odore inconfondibile. Con un fazzoletto lui le pulisce la mano, gliela bacia, poi si pulisce a sua volta. Allunga la mano tra le sue cosce. Sotto l'elastico dello slip la sente fradicia. Lei scosta la sua mano,con decisione. "Tu guarda soltanto." gli sussurra. Si guarda intorno. Solleva la gonna, abbassa le mutandine a mezza coscia. Si tocca ora prima piano e poi sempre più intensamente apre gli occhi solo per vedere lo sguardo di lui fisso sul movimento delle sue dita tra i peli. Può sentire il suo odore ora, il profumo del suo piacere.anche lui sicuramente lo sta sentendo. questo pensiero e l'immagine dello sperma che è colato tra le sue dita scatena il suo orgasmo, Se fossero soli griderebbe ma trattiene tutto in un leggero, gemente sospiro. Poi si rilassa sulla poltrona. Lui sorride. "Ti è piaciuto?" gli chiede.
Le sussurra in un orecchio: "Si, la tua fica ha un buon odore quando vieni, ma non mi basta. la prossima volta vieni senza mutande". "Se ci sarà una prossima." pensa tra sé. Si ricompone poi si alza e se ne va.
Per strada le sembra che qualcuno la guardi in modo strano, come sapesse da dove viene e quel che è successo, ma sa che una sua fantasia. Si gode, camminando, il languore tra le gambe che l'ha pervasa su fino allo stomaco e che sembra prolungarsi nel movimento ritmico dei muscoli delle cosce.


-2-
Ricordi

Si ferma ad una vetrina di parrucchiere, cerca uno specchio, qualcosa che le consenta di controllare il suo stato. Capelli, gonna, camicetta, tutto in ordine.
Silvano le apre la porta, sorridente, la bacia su una guancia, la prende per i fianchi e la attira a sè.
"Cosa ti prende? Non mi lasci il tempo di entrare?"
E' un vago senso di colpa che l'attraversa mentre le parla della giornata e dei suoi problemi. Lo ascolta cercando di chiudere i pensieri che sono rimasti dentro una sala buia.
"Stasera non esco, ho deciso di non andare ..."dice lui.
Di nuovo l'avvicina a sè e stavolta sente il suo desiderio che sta crescendo.
"Io sono un po' stanca...andrò a letto presto".
"Non è una cattiva idea!"
Si è messa da sola nel vicolo cieco e non c'è via d'uscita.
Stesa sul letto, nella penombra della camera,le gambe aperte e sollevate, lo sente mentre strofina la lingua sulle labbra umide, si solleva , le viene sopra, punta con una mano il pene e lo affonda nella vagina, strappandole un gemito. "Sei bagnata... mi desideravi anche tu, vero?"
Il "Si" non le costa niente e d'altra parte il languore che le rimasto ha bisogno di cure. Asseconda i movimenti del corpo magro e muscoloso, cerca di carpire sensazioni dal contatto che dentro si alterna con un ritmo lento ma deciso. Sale l'onda dell'orgasmo, improvviso, rapido e intenso. Le sue contrazioni fanno venire anche lui,che la guarda con gli occhi sconvolti e poi si accascia di fianco.
Non è mai stato esaltante, così regolare, corretto, pulito. Anche quando le aveva chiesto qualcosa di più, il suo splendido culetto, per esempio, l'aveva fatto in modo garbato. Lo aveva accontentato, incuriosita dalle possibili, nuove sensazioni.
Era la seconda volta,e l'ultima fino a quel giorno.
La prima era stato dentro una cabina della spiaggia al mare. Lui, un ragazzo conosciuto qualche giorno prima, simpatico, un pò sbruffone, aveva insistito la sera per passare dalla spiaggia, per stare un po' da soli, prima di tornare in albergo. Lei aveva accettato perché non voleva andare a letto presto ("almeno in vacanza. non faccio niente di male."), per una strana sensazione diffusa in tutto il corpo e, in fondo, perché non le sapeva nemmeno di lei di preciso.
Dopo un quarto d'ora erano abbracciati, seduti su una barca rovesciata, quella lingua che le esplorava le labbra, le leccava gli angoli della bocca e poi la penetrava piano, poi sempre più decisa. una mano le accarezzava la nuca, mentre l'altra scendeva.
Si era trovata quasi nuda, all'improvviso, senza alcuna intenzione di fermare quelle mani, quella bocca, quel dito che si era infilato nella sua fica calda, bagnata.
Aveva cercato la strada verso i boxer: le piaceva la sensazione di potere che le dava impugnare un pene eretto, aveva mosso la mano su e giù, ruotando leggermente il polso, come le aveva insegnato Pino, il suo primo ragazzo, poi la mano sulla nuca l'aveva spinta verso il basso. Sapeva cosa fare e, dopo un attimo di gioco con la lingua sul glande, si era infilata decisamente in bocca quel coso caldo, saporito dall'eccitazione.
Poteva finire così, come tante altre volte, con il pene pulsante tra le sue labbra e il sapore dello sperma in gola e l'orgasmo provocato da tutto ciò e dalle dita che carezzavano, strofinavano, premevano tra le sue gambe.
Quella volta, invece, lui l' aveva fermata, le aveva sollevato il viso."Non voglio venirti in bocca, voglio fare l'amore con te". L'aveva presa per mano e l'aveva portata in quella cabina. Non aveva preservativi con sé allora si era irrigidita, anche se il desiderio di acquietare quel fuoco tra le gambe si faceva imperioso.
"Ti voglio.ti voglio." le mani la esploravano la schiena il seno, i glutei, in un movimento che le toglieva il fiato, poi senza pensarci, si era girata, si era abbassata i corti pantaloni e lo slip e, piegandosi su un tavolino odoroso di salsedine e creme, aveva sussurrato: "Prova a mettermelo dietro. piano, però, ti prego, perché non l'ho mai fatto così."
L'aveva baciata a lungo tra i glutei, dicendo frasi quasi sconnesse sulla bellezza del suo culetto e aveva insalivato il piccolo buco, che sotto il massaggio della sua lingua, si era rilassato dandole ondate di piacere. Lei, intanto non sapendo resistere, aveva cominciato a toccarsi. Aveva sentito il pene appoggiarsi e penetrare...un lento affondo, poi si era ritirato, si era bagnato con la saliva, aveva bagnato anche il suo buchetto, poi era tornato a spingere ancora...di nuovo si era tolto, aveva bagnato con altra saliva, aveva appoggiato il glande, con una spinta lenta e decisa ed era entrato tutto, stavolta. Con le dita con le quali si stava masturbando era andata più su a controllare. Aveva sentito i testicoli.. il resto era dentro di lei. "Ho tutto il suo cazzo dentro il culo. che cosa sto facendo.non credevo sarebbe entrato così. tutto.tutto dentro."pensava, mentre lui aveva cominciato a muoversi avanti e indietro piano, poi sempre più forte. "Dio mio, ti sto facendo il tuo bel culetto. cazzo. non resisto. è troppo bello."
Poi lui era venuto con un verso strozzato, d'animale ferito. Nel bruciore, nelle pulsazioni di quel corpo caldo, nel calore di quel liquido, sensazioni forti l'aveva colpita piacevolmente... forse lo stimolo, simile a quello quotidiano quando andava in bagno, ma così strano e profondo, così intenso tra dolore e piacere. Le tornarono alla mente certe indefinite, piacevoli e torbide sensazioni, che le facevano battere il cuore quando, con estrema perizia la nonna le infilava la cannula del clistere al cambio di stagione.
Si era infilata due dita dentro la fica fradicia, strofinando il pollice sul clitoride mentre lo aveva ancora dentro ed era venuta, con un gemito lungo, ansimante.
Non l'aveva più rivisto, il ragazzo della spiaggia, ma era stato utile per imparare qualcosa di più di sé e del proprio corpo.

La seconda volta, con Silvano, non era stato niente di particolarmente piacevole, ma nell'eccitazione della situazione inconsueta, aveva rafforzato la certezza che nelle condizioni giuste, quello avrebbe potuto essere un buon modo per godere o per amplificare il piacere.


-3-
Di nuovo Mercoledì

Si toglie le mutandine, si guarda allo specchio: carezza il cespuglio riccio, le pare di sentire il rumore dei peli crespi, biondi e castani, appoggia l'indice in tutta la sua lunghezza tra le labbra: è già umida. Sale il profumo della sua eccitazione. Lo respira profondamente, le tremano,per un attimo, le gambe. Indugia col dito, lo piega e lo affonda, poi lo toglie, allontana la mano . "Non qui, non ora.." - pensa.
Il pizzo del reggiseno lascia intravedere l'aureola e il capezzolo. Infila sopra un vestito corto , ma le basta piegarsi in avanti per rendersi conto che l'assenza di mutande è troppo evidente. Ne sceglie un altro, scuro, leggero, poco sopra il ginocchio.
Questa volta dovrà essere là presto, all'apertura. Arriva in leggero ritardo, come sempre. Le porte sono già aperte, non c'è nessuno in giro.
La signora della cassa la guarda cercando di nascondere la sua curiosità. Cosa ci fa una giovane signora carina, educata, nel primo pomeriggio assolato in un cinema a luci rosse?
Le può leggere la domanda negli occhi, parola per parola, o forse è solo un'impressione, una proiezione del suo disagio. Prende il biglietto e mentre si gira per traversare l'atrio e raggiungere i tendoni di velluto, l'eccitazione, che l'ha pervasa fin dal momento in cui è uscita di casa, diventa quasi soffocante.
Il buio. Controlla con lo sguardo la sala : sembra deserta.
Sullo schermo una donna seduta ad una scrivania, guarda una rivista. Si accarezza il collo, con un movimento lento, assorto. La mano scende dal collo al seno. Si tocca sopra la camicetta, poi la apre, infila la mano dentro il reggiseno, estrae un seno grazioso. Si bagna le dita e poi le struscia sul piccolo capezzolo che subito aumenta di dimensioni, assumendo un colore più intenso.Sospira e geme piano. Scende la cerniera e le mani frementi abbassano i pantaloni leggeri. non porta nulla sotto: è rasata, labbra prominenti si aprono su un clitoride appariscente. ci gioca con due lunghe dita che porta poi alla bocca; le bagna di saliva e le infila con movimento lungo estenuante, fino in fondo nella vagina.
Gli occhi cominciano ad abituarsi, ma non c'è ancora nessuno in sala. Un fascio debole di luce, una mano scosta la pesante tenda. Lui? No, anche se non l'ha mai visto alla luce del giorno, sa riconoscere la sua figura e, da vicino, il suo volto, il suo profumo (Balestra, Givenchy?)
Quello che entra è un signore distinto di una certa età, come si dice. Getta uno sguardo circolare, distaccato, e si dirige verso l'ultima poltrona, d'angolo, e si siede.
Sullo schermo la morettina si tocca dappertutto, anche dietro, rovescia la testa e geme, mentre la macchina zooma sulle dita della mano sinistra che carezzano il clitoride e le labbra della sua fica rasata e su quelle della mano destra che si alternano a penetrarla.
Ora il sangue sembra raccolto tutto dentro il cuore che batte. Non è qui per guardare il film, ma, bisogna che lo ammetta, la scena le piace. Lo ha fatto ancora, guardandosi dentro uno specchio.
Non l'ha mai fatto, ma in questo momento, eccitata com'è, si inginocchierebbe davanti a quella donna e tra le sue gambe: le piacerebbe sentire il profumo del suo sesso e il sapore un po' salato del suo piacere.
Una mano dalla schiena è scesa sul suo gluteo e lo tiene con forza e tenerezza insieme.
"Sei arrivato"-pensa- "finalmente!"
Lui non parla. La sua mano sotto il vestito controlla la sua ubbidienza.
"Brava"- sussurra con quella sua voce calda che le dà i brividi - "Ora seguimi."
Non è un ordine, è un invito, che le scioglie la tensione e fa scendere tutta la sua eccitazione lì, fra le sue gambe, dentro la sua Queen Liza come la chiama lei, paragonandola alla più carnosa delle rose rosa.
Nell'angolo della sala, dove la luce dello schermo sembra non arrivare, lui l'aspetta con la schiena appoggiata alla parete.
Quando si avvicina l'attira a sé e la bacia sul collo, sugli occhi, su tutto il viso e infine nella bocca dove la sua lingua sembra moltiplicarsi intrecciandosi con la sua nel gioco tra denti, gengive, palato.
Lei risponde con la stessa intensità mentre l'eccitazione le toglie il respiro. Si sente tanto bagnata che ha quasi la sensazione che qualche goccia stia colando lungo l'interno delle cosce senza che nulla possa frapporsi. Lui le solleva la gonna dietro, carezzandole i glutei morbidi e stringendoli, di tanto in tanto con decisione.
Si rende conto, ad un tratto che il suo culetto è nudo agli occhi di quel signore che era entrato per primo e che era seduto lì, a pochi passi, nell'ultima poltrona. Se n'era dimenticata, ma non le importa niente, anzi l'idea la eccita ancora di più.
"Quel signore, seduto lì, mi vede." sussurra nell'orecchio.
"Va bene così, lascia che guardi. se spingi un po' indietro il tuo bel culetto, ti apro un po', così vede qualcosa di più, o perlomeno, se lo può immaginare".
" Sei un porco!" sussurra, ma inarca leggermente la schiena e lo lascia fare.
Si è accucciato, ora e sta annusando la sua lumachina, la bacia , la lecca, infila al lingua tra le labbra, la succhia mentre le mani si alternano a toccare il solco e il suo buchetto, accompagnando i movimenti della sua bocca.
Non ce la fa più ad aspettare, prende l'iniziativa: si volta e offre a quella bocca sapiente il suo di dietro e comincia toccarsi strofinando tra indice e pollice il clitoride e cercando, con l'altra mano il punto sensibile dentro di sé.
Aprendo gli occhi si accorge che il signore distinto si è alzato e sta appoggiato alla parete, le mani dietro la schiena, lo sguardo compiaciuto, fisso sui loro movimenti. Lei non fa nulla per nascondere quel che sta facendo, chiude gli occhi concentrandosi sul piacere intenso che la sta invadendo, muove il bacino per assecondare la lingua che la sta esplorando e cerca di trattenere il respiro che si è fatto affannoso, finché non esplode un orgasmo che le fa mancare le gambe. Inarca la schiena e protende il suo sesso verso quella bocca per far bere il succo del suo piacere.
Si guarda intorno, sapendo di aver perso un po' il controllo: a parte quel signore, poche persone sono entrate e sono lontane nella vasta sala.
Anche lui ha bisogno di dar sfogo all'eccitazione accumulata e perciò si mette al suo posto, accucciata nell'angolo, gli estrae il pene teso, lo lecca in tutta la sua lunghezza , lo bagna di saliva, lo impugna cominciando il su e giù di una sega estenuante; bagna di saliva due dita dell'altra mano cerca nel solco il buco, lo accarezza, lo penetra e poi, quando lo sente ansimare, lo prende in bocca e, con pochi movimenti della testa, lo fa pulsare e schizzare fiotti caldi di sperma.
Ora stanno in piedi, vicini, dandosi la mano come due adolescenti, le schiene appoggiate alla parete e i respiri ancora un po' ansanti. Si guardano negli occhi sorridenti e si scambiano un bacio sulle labbra. Il loro gioco, nonostante gli anni trascorsi,è sempre appagante.
Sullo schermo l'impiegata di prima sta godendosi le attenzioni contemporanee di due uomini.
Il signore distinto si avvicina a loro con un sorriso compiaciuto sulle labbra. "Lei è una donna splendida, uno spettacolo indimenticabile!" le sussurra nell'orecchio. Tende a lui un biglietto da visita e gli dice in soffio:"Venite a prendere un tè, la prossima settimana, ne sarei onorato". Poi, con la solita eleganza, si allontana e sparisce tra i tendoni di velluto.


-4-
Un signore distinto

Marco è steso con la schiena su una dormeuse fin de siécle coperta da un telo di spugna blu con le cifre ricamate: il suo corpo nudo, né magro né grasso, un po' di pancetta, le è sempre piaciuto.
Si mette cavalcioni, sopra di lui, le ginocchia piegate, impugna il pene eretto, duro e, dopo averlo strofinato lentamente fra le labbra e sul bottoncino, se lo infila sedendosi sopra fino a sentire i testicoli toccare il suo culo.
Stanno giocando da un'ora e nel corso delle varianti preliminari, come le chiamano nel linguaggio cifrato in mezzo alla gente o al telefono, lei ha perso il conto delle volte che è venuta. Lui si è finora trattenuto e vuole sentirlo dentro, mentre la riempie di sperma caldo, vuole sentire le pulsazioni del suo sesso e il suono della sua voce che geme quasi lamentosa.

Erano arrivati insieme al cancello della palazzina sul viale alberato, poco fuori città, all'indirizzo che era scritto sul biglietto da visita.
Il nome era quello inciso sulla targa: dott. Augusto Pinelli.
Li aveva ricevuti all'ingresso con la cortesia che si usa con ospiti di riguardo.
"Piacere, Augusto." "Eliana." "Marco.."
Un po' intimiditi all'inizio, poi sempre più a loro agio, grazie alla abilità dell'ospite, avevano sorseggiato una tazza di tè birmano (".foglie danzanti") conversato sul tempo, la poesia, i libri antichi.
"E' ora che veniate con me, se siete d'accordo, non siamo qui soltanto per parlare dei miei libri." Li aveva accompagnati in una stanza piena di cuscini, al centro della quale la dormeuse faceva mostra di sé; su due opposte pareti, grandi specchi riflettevano la loro immagine.
"Vi lascio soli qui, spero che la stanza sia di vostro gradimento. a dopo." disse uscendo dalla porta di fronte a quella da cui eravamo entrati.

Il respiro di Marco si fa sempre più affannoso, dentro di lei lo sente al massimo della tensione, si tocca mentre continua il movimento del bacino e dei muscoli interni che stringono e allentano seguendo il ritmo delle onde del suo piacere. Poi lo sente .lo sente pulsare dentro e inondarla di caldo liquido ed è di nuovo in volo.

Si accascia sfinita si di lui, si baciano. Lui sguscia di sotto e si allontana, lasciandola prona sulla spugna che odora del suo corpo.
In quel momento sente la porta aprirsi. Augusto indossa una vestaglia di seta di taglio inglese. Sorride e si avvicina: "Brava, vi ho osservato da dietro gli specchi hai un talento raro nella ricerca del piacere. ora tocca a me." Quasi sussurra e la sua voce è suadente.
"Dovrei fermarlo" pensa, ma non fa nulla perché il languore è tale da renderla incapace di ogni negazione.
Ha lasciato cadere la vestaglia, ne ha sentito il fruscio, dietro di sé. Le ha fatto sollevare il bacino e poi ha affondato senza sforzo il pene nella sua vagina che trabocca di umori. Lo toglie e lo punta nel solco del suo culetto, prova ad entrare, piano, ritorna sotto a bagnarsi e poi lo infila decisamente nello sfintere rilassato e ospitale. E' abile, con quel pene sottile, e dopo in po' lei deve toccarsi per amplificare quel piacere indefinibile. Ecco quello che si attendeva dal suo piccolo buco, queste erano le sensazioni che aspettava. Le vuole godere fino in fondo e perciò asseconda i movimenti spingendo in dietro il bacino e tenendolo sollevato.
Lui si ferma, si allunga a prendere un cuscino, lo mette sotto la sua pancia, poi ricomincia con un ritmo lento, estenuante.
E' una sequenza di orgasmi quella che la fa urlare dentro il telo blu e quando lui la riempie di fiotti, cade nell'oblio del sonno.

Si sveglia pochi minuti dopo. I due uomini, seduti sui cuscini, ai due angoli della stanza, dietro di lei, la stanno guardando.
Si gira e stira le braccia e le gambe: "Devo fare pipì", dice, in un mezzo sbadiglio.
"Ti accompagnerò io, ma non subito." Augusto si alza e s'avvicina. Indossa la vestaglia. S'inginocchia, le divarica le gambe, le solleva ."Prima lasciami godere lo spettacolo della tua fica e del tuo culetto soddisfatti." Si sente impiastricciata di sperma davanti e dietro. Lui la tocca, spalma gli umori davanti e dietro, affonda le dita ovunque e poi gliele mostra, bagnate.
"Mm.credo proprio che ti sia piaciuto." sussurra.
"Si, molto, non ho mai goduto tanto in vita mia, ma se continui a toccarmi mi viene voglia di ricominciare. devo fare pipì e tornare a casa."
"D'accordo, vieni, ti accompagno, però resterò a guardarti mentre lo fai."
Un brivido lungo la schiena. ".Va bene."
Seduta sulla tazza rilassa i muscoli e lascia scorrere, mentre Augusto, davanti a lei, seduto sul bordo della vasca, le sorride.
Cerca la carta per asciugarsi.
"No, ti prego, lascia fare a me!" le dice.
Con fazzoletto candido la pulisce accuratamente, poi lo avvicina al naso. "Questo lo tengo per ricordarvi fino alla prossima volta.". Bacia i glutei, in mezzo al solco e la queen Liza.
".basta, devo proprio andare," sospira lei "tu vuoi farmi morire."

"Mi ha chiesto di ritornare"
"Lo so, Marco, lo ha chiesto anche a me. non so dirti nulla, ora. ti chiamerò."
Sul viale ciascuno prende la sua auto e si infila nel traffico della città ignara.