|
|
|
Oggi vado via
|
|
|
Titolo:
Oggi vado via |
Autore:
Lucrie |
Contatto:
|
Racconto
n° 495 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
|
|
"Oggi andrò via dalla tua vita, dalle tue ossessioni, dal tuo amore particolare che non mi lascia sognare. Ho sempre desiderato la tua crudeltà, l'ho amata, ricercata, bramata, fino a ieri, oggi non ce la faccio più ad essere il tuo oggetto di piacere, vado a cercarmi una vita meno dolorosa in mezzo ad altre vite più normali, sono stufa di prendere frustate, stufa di farmi buttare cera calda sui capezzoli, di farmi punzecchiare come un puntaspilli le natiche ed i seni, incatenata ad un letto con le gambe aperte, lasciata lì ad aspettare, anche per ore, la tua voglia di fartelo succhiare o di farti gingillare con tuoi giochini del cazzo, come ad esempio quando ti venne in mente di marchiarmi a fuoco il seno, e vedendomi bagnata pensasti che il tuo gioco mi eccitasse da morire, ma non era eccitazione era solo paura, m'imbavagliasti per non farmi urlare e con una fiamma ossidrica cominciasti a scaldare quel marchio lentamente per farmi soffrire ancor di più, quando divenne incandescente tutto rosso, continuasti ancora per un po', ti eccitavano le attese... e poi lentamente me l'appoggiasti sul seno... sento ancora il dolore ripercuotersi in tutto il corpo e il marchio attaccato alla pelle che non si voleva staccare e tu intanto che godevi. Quel marchio lo porterò sempre con me a ricordare ciò che non voglio più provare nella vita. Ora desidero solo una vita tranquilla ed un amore romantico, non sarà facile dimenticare questa esperienza, mi hai portato ai confini dell'inferno, dove dolore e piacere si mischiano, rendendomi schiava del tuo dominio, non ricordo una sola carezza, un solo bacio romantico, per te tutto doveva essere sofferenza, la mia pelle veniva sfiorata dalla tua frusta, ma questo dolore non si può sopportare a lungo, ora voglio la mia libertà." Questo pensava Gisella mentre spingeva dentro la lama del coltello da cucina nel corpo addormentato di lui, non uno ma venti volte affondò il coltello sul corpo del suo carnefice, poi raccolse le ultime energie e fiera uscì da quella casa delle torture per andare a vivere la sua vita.
|
|
|
|