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Natura
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Titolo:
Natura |
Autore:
Ego |
Contatto:
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Racconto
n° 4952 |
Altri
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Estate siciliana. Caldo afoso, umido, l'unica soluzione per provare un po' di refrigerio è il mare. Arrivato in spiaggia, mi butto subito in acqua e subito provo un piacevole sollievo. Appena entrato, percepisco lo sbalzo di temperatura; fresca ma gradevole. Un paio di bracciate e mi allontano dagli schizzi dei bambini, dalle urla dei genitori e dai castelli di sabbia. Mi piace stare distante da questa vivacità, non tanto per insofferenza o per intolleranza, ma soltanto perchè trovo estremamente piacevole sentire il rumore delle onde che investono il mio corpo, lasciandomi dondolare mi danno una sensazione di tranquillità e di sintonia con tutto quello che mi circonda che niente, ancor'oggi riesce a darmi. Sono le 18 e la gente incomincia a ritornare a casa; io resto sul telo. Mi appisolo, stanco della giornata al mare, ma desideroso che sia già domani per apprezzare le stesse sensazioni. Decido di farmi una passeggiata sulla battigia, indosso la camicia hawaiana, metto sulle spalle il telo da mare e incomincio a passeggiare senza una meta. Le serate estive sono molte suggestive; il sole affonda negli abissi, inarcandosi prima sulle isole Eolie, generando un panorama mozzafiato. Successivamente le spiagge si affollano di persone che sorseggiano un drink sulla spiaggia, che si ripopola stavolta non più di ombrelloni, ma di tavolini, cocktail esotici e persone più adulte. Mi siedo su uno scoglio, di fronte ad uno dei miei locali preferiti. In un angolino del locale, in disparte vi sono due donne. Sono sedute una di fronte l'altra. Parlano. Scherzano. Ridono. Una delle due mi da le spalle, ma è quella più accattivante. Mora, capelli mossi, camicia trasparente. Sta seduta diritta con schiena e la borsa, messa a mo' di tracolla fa vedere, dalla mia posizione arretrata, solo le sue gambe dalle ginocchia in giù. I polpacci sono ben in vista tonici, vitali e terminano in una caviglia sottile. L'amica invece porta i capelli a caschetto, anche lei mora. Indossa un vestitino leggero,color corallo, con una cintura che mette in evidenza il suo fisico asciutto, ma anche il suo seno del quale non si intravede neanche il segno dell'abbronzatura, facendomi presupporre che prenda il sole integralmente. Nella mia testa, vedendo queste immagini vi è un solo pensiero: voglio conoscerle a tutti i costi. Fortunatamente conosco il barman, un caro amico di vecchia data e gli domando: - Ehi Man, dimmi un po' ma quelle due ragazze cosa prendono da bere? – -Vodka lemon e negroni –replica lui. Man da noi si utilizza spesso tra ragazzi, per chiamarsi amichevolmente, ma al tempo stesso instaurando una sorta di rispetto e coraggio tra gli interlocutori dato che è un modo comune che usano i marines per chiamarsi durante le missioni. In quel momento avevo bisogno di un po' di carica e di spavalderia. Tra me e me passai in rassegna tutto ciò che avevo bevuto nella mia vita, per trovare qualcosa che potesse essere gradita alle due signore; non volevo ripetermi offrendo lo stesso cocktail, ma sorprendere il loro palato. – Man, alle due ragazze offri da parte mia due Malibù e coca- lui annuì e capì che le avevo puntate. Preparò il cocktail, saldai il conto e mi appostai sullo stesso scoglio. Quando il cameriere portò da bere, lui mi indicò, entrambe mi guardarono e mi sorrisero e con un cenno mi fecero segno di avvicinarmi. Quegli attimi che precedevano il mio arrivo al tavolo mi sembrarono infiniti; ma appena arrivai spalancai un sorriso e dissi – Non voglio assolutamente interrompere questo splendido momento, ma vedendovi cosi felici e divertite ho pensato di allungare la vostra piacevole serata offrendovi da bere! – Sorrisero e la donna di spalle mi disse – Che sei gentile, un gesto davvero carino! – Anche l'altra donna annui ma nessuna delle due mi invitò a sedere, anzi capii che in quel tavolo non c'era posto per me;- forse aspettano qualcuno - pensai. Mi allontanai piano piano, speranzoso di un qualunque gesto che potesse modificare il corso degli eventi. Non arrivò. Incominciai a ritornare verso casa, ma durante il tragitto avevo sete. C'era un piccolo chiosco che stava per chiudere, mi avvicinai e chiesi un bicchiere d'acqua. Lo bevvi velocemente; ero assetato, e probabilmente arso anche per l'insuccesso di poco oruma. Prima di staccare il bicchiere dalle labbra, vidi loro. Sussultai dato che non mi aspettavo che mi seguissero, né che avessero intenzione di parlare con me. – Ci dispiace che te ne sia andato sai, non ci siamo neanche presentati: io sono Marisa e lei è Luana- disse la ragazza dai capelli corti. Sorrisi e strinsi la mano ad entrambe – Piacere mio, sono Marco- Si scusarono delle loro freddezza avuta precedentemente, quasi come se avessero commesso un errore, ma il locale pieno e la paura che qualcuno potesse vederle era un buon deterrente secondo loro per evitare la conversazione con me . Chiacchierammo per un po' parlando del più e del meno, quando mi appoggiai a una barca Marisa mi disse: - Sai il piacere dell'estate, oltre che nelle ferie sta nel poter evadere dalla routine giornaliera, e l'unica cosa che mi stacca da tutto il resto è natura; adoro stare a contatto con la natura- Si tolse le scarpe, mi prese per la mano e corremmo verso la battigia. Luana ci seguì, ma a debita distanza come se volesse lasciarci soli. Colsi l'occasione: alzai il braccio di Marisa che roteò come una ballerina e si appoggiò sul mio petto. L'abbracciai istintivamente. Non si staccò, anzi le piacque, si strinse a me e poi spostò i capelli che le coprivano le gote. Ci guardammo negli occhi, sorridemmo entrambi e quando vidi il riflesso della luna sui suoi occhi color nocciola la baciai. Immediatamente mi rilassai, sentire le sue morbide labbra, la sua calda lingua mi diedero subito tranquillità, forse perché desideravo rompere gli indugi. Il bacio fu avvolgente, lungo e appassionato. E al primo seguì il secondo e il terzo e il quarto e cosi via. Dalle labbra la mia attenzione passò al lobo dell'orecchio; Marisa sussultò, le piacque e spostò il collo affinchè le mie labbra e la mia lingua si dedicassero anche ad esso. La situazione iniziava a surriscaldarsi; le mani cominciarono a muoversi lungo i corpi andando a toccare zone proibite fino a qualche secondo prima. Mi sbottonò la camicia velocemente e si fiondò sul petto e con la lingua calda faceva un sensuale mulinello sui miei capezzoli ed a tratti li mordicchiava mentre le mano accarezzavano la mia schiena. La reazione fu imminente. Il mio pene si inturgidì, sentivo le pulsazioni, l'aumento dell'afflusso sanguigno, desiderai che lei lo accarezzasse. La spogliai senza esitare e le mie mani si concentrarono sul suo clitoride che accarezzai ma che a breve superai per dare importanza alla sua vagina. Calda, umida le misi un dito e sentii il suo respiro crescere; le pareti pulsavano ed io non vedevo l'ora di muovere nuovamente le dita... incomincia a masturbarla per qualche minuto, quando lei mi bloccò il braccio, tolsi le dita dalla vagina e gliele misi in bocca. Marisa cominciò a succhiarle e con le mani mi toccava il pene ormai pulsante e duro come il ferro. Abbassò lo sleep e immediatamente lo accarezzò e incominciò a masturbarlo. Ricominciammo a baciarci, ma stavolta fu lei che prese l'iniziativa. Dal petto passò all'addome e poi si fermò davanti al mio membro. Con gli occhi lo osservò attentamente –E' bellissimo, fantastiche le venature, adoro quella che vede alla tua destra- La mia verga ormai è fuori, lei si avvicina, ne sente il profumo la alza e con la lingua inumidisce la base fino alla cappella che ormai è totalmente scoperta. Ripete la stessa cosa inumidendo i lati della verga e poi con labbra inizia a succhiare. Lo tiene in bocca sempre e con movimenti assolutamente dolci e sensuali pompa il pene in maniera costante, usando le mani per accarezzare i testicoli. Poco dopo si ferma tenendo il pene in bocca; si abbassa ulteriormente e il suo volto e diretto verso il mio. Apre gli occhi e desidera vedere il mio volto mentre succhia adesso avidamente la verga che pulsa come non mai. Lo sguardo di Marisa è provocante, sensuale e rende ancora più unico la fellatio che sta praticando. Ormai quasi saturo, la scena si interrompe. Luana che era rimasta a guardare inerme mi tocca il fianco. Il pene esce dalla bocca di Marisa e Luana si china immediatamente e incomincia a leccarlo nuovamente. A questo punto il mio pene viene messo al centro tra Luana e Marisa che baciandosi lo mettono in mezzo, succhiando alternatamente la cappella, sorridendo e guardando il mio volto stravolto dall'eccitazione. Luana, con il suo abbondante seno mette la verga in mezzo a loro. Si muove ritmicamente ed il calore dei seni fa salire il mio piacere, mentre lubrifica il mio pene con la lingua. Ormai sono agli sgoccioli. Il gioco ritorna a Marisa che succhia i testicoli e riprende la cappella in bocca e quel punto provo il piacere... lo sperma fuoriesce e Marisa sorride; Luana anche lei avida lo prende in bocca e ne beneficia pure lei. Qualche attimo di tregua. Ora però il piacere voglio darlo io. Marisa pulisce il mio membro succhiando ancora e riportandomi nuovamente in erezione. Prendo Luana la giro e tenendola dai fianchi la penetro. Immediato sollievo; mentre la monto il seno si muove, ma Marisa non ci pensa un attimo a riempirsi la bocca con quei capezzoli grossi e a leccarli avidamente. In pochi minuti Luana raggiunge un orgasmo ma non è per nulla sazia e mi obbliga a penetrarla ancora per diversi minuti. Marisa è li accanto che mi sussurra come vuole essere cavalcata; vuole stare davanti a me e il suo sguardo deve incrociare il mio mentre mentre sono dentro di lei. Scalzo Luana e Marisa capisce che è il suo momento e si fionda sul mio membro . Si siede e si fa penetrare prima la vagina e poi l'ano. Durante il duplice amplesso Luana si masturba davanti a me e poi mi imbocca i suoi seni prosperosi dove ancora percepisco la saliva di Marisa. Anche Marisa prova l'orgasmo e quando sono dentro il suo ano, io godo per la seconda volta. Alla fine ci buttiamo a mare, nudi a contatto con la natura come piace a Marisa, ma come piace anche a me e a Luana. E per un attimo chiusi gli occhi. Quando li riaprii un bambino mi chiese se potevo dargli la palla con cui stava giocando.
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