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Il collaudo
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Titolo:
Il collaudo |
Autore:
Emma |
Contatto:
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Racconto
n° 496 |
Altri
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La casa è una villona in mezzo ai campi, oltre l'estrema periferia. Con tutte le finestre illuminate sul nero nella notte. Roba da ricchi. In cortile c'è già una mezza dozzina di auto, una più bella dell'altra, ed è presto: altri dovranno arrivare. La padrona di casa ci accoglie in fondo al vialetto di ghiaia, curatissima, ma micidiale per i miei tacchi. E' una ragazza giovane, con forse solo qualche anno più di me. Ci accoglie simpaticamente e ci fa entrare. In salotto, ci presenta il marito e gli ospiti già arrivati. Tutta gente giovane e cordiale e già questo mi fa sentire un po' meglio: in fin dei conti, non deve essere gente poi così strana. Sembra anzi una tranquillissima riunione tra amici, anche se io so che non sarà proprio così, specialmente per me.
Sono stata io ad insistere con Andrea perché mi portasse e ho dovuto faticare non poco per convincerlo. Andrea l'ho conosciuto un paio di mesi fa e, da allora, la mia vita sta cambiando alla svelta, forse anche troppo. Giovane avvocato di successo, trentacinquenne fascinoso, non ha faticato molto a far colpo su di me. Avevo appena terminato una lunga storia inconcludente, ero sola e mi stavo anche annoiando. E' entrato nella mia vita come un vento impetuoso, portando aria del tutto nuova: locali eleganti, ristoranti raffinati, bei vestiti, e soprattutto sesso; tanto, travolgente e praticato con animo leggero come nei miei ventotto anni precedenti non avevo mai neppure immaginato. E più che altro un patto iniziale che mi rendeva la vita lieve: "Non chiedermi di sposarti, e neppure di esserti fedele. Sto con te perché mi piaci, ma le gnocche mi piacciono tutte e, se posso, cerco di farmele. Non ti sarò fedele, né ti chiederò di esserlo. Ci divertiamo fin che dura. Poi, quel che deve succedere succederà". Dopo una storia di anni che doveva portarmi all'altare e che si era rivelata solo una trappola di mortale noia, era proprio quello che avevo bisogno di sentirmi dire. E ci siamo divertiti, e mica poco. Oltre ai bei locali e alle trombate appassionate fino all'alba, Andrea ci ha messo poco ad aprirmi gli occhi su tutto un mondo molto piacevole di cui ignoravo persino l'esistenza. Quindici giorni fa, ad esempio, siamo stati un fine settimana da una coppia di suoi amici a Parigi. Cena in un ristorantino perfetto, al lume di candela, ma poi anche allegra complicità nel loro accogliente appartamento. Giochini di carte e di vestiti da togliersi come pegno e infine, tutti biotti, a scopare tutti e quattro nello stesso lettone, scambiandoci di coppia fino all'esaurimento delle forze, per poi svegliarmi il mattino dopo abbracciata a Catherine, nella stanza degli ospiti, e sperimentare per la prima volta e con gran soddisfazione quanto sia piacevole fare l'amore con un'altra donna.
E, visto che la cosa mi aveva entusiasmato, Andrea mi aveva parlato di un certo gruppo di suoi amici italiani, che di orgettine del genere ne organizzavano quasi tutti i venerdì sera, ed anche molto più in grande. Ho insistito, ed ora eccomi qui, nella tana del lupo, nel covo dei pervertiti, per la prima volta, a giocare a questo nuovo gioco, emozionata come una scolaretta al suo primo giorno di scuola. O come al suo primo esame, dovrei dire, perché, se voglio entrare nel gruppo, devo dimostrarmi all'altezza e farmi accettare. Devo, come dice Andrea, "farmi collaudare". "Mica è semplice entrare nel gruppo. Non vogliono estranei che mettono il naso nelle nostre festicciole e poi magari si scandalizzano anche. Non basta che ti presenti io e neppure che tu sia giovane e figa. Ti faranno un esame, una specie di collaudo. Se lo supererai, sarai invitata ancora. Se no, addio festicciole." "Ma un esame come?" "Non so. Dipende. Vorranno conoscerti. Poi qualcuno del gruppo sarà incaricato di scoparti e, se sarà contento di te, è fatta e sarai ammessa". "Se sarà soddisfatto di come scopo?" "Certo!" "E, secondo te, ce la posso fare?" Questi discorsi li facevamo a letto, a spizzichi e bocconi, ansimando senza fiato, nel bel mezzo di una travolgente seduta di sesso. Io stesa a pancia in giù, su due cuscini messi di traverso, e lui che mi ingroppava da dietro, sudato come un ossesso e tutto contento di sperimentarmi il sedere. "Scopi divinamente e poi, le prime sere, faranno tutti la coda per trombare con te".
Giungono poco alla volta anche altri invitati ed il salotto si riempie. Molte ragazze sono sedute sui braccioli dei divani. Qualcuna anche sulle ginocchia dei mariti o fidanzati o forse, visto l'ambiente, di mariti e fidanzati di altre. Qualcuno è anche piuttosto elegante, ma prevale lo sportivo. Le donne sono tutte molto belle, ma sono persone normali e non mi pare di sfigurare. Anche gli uomini sono molto belli. Nessuno deve avere più di quarant'anni Si beve, si fuma e tutti sono gentili con me, cercando di mettermi a mio agio. Riescono persino a farmi passare un po' la strizza, anche se in testa ho quest'idea fissa che non mi lascia per nessuna ragione: sono qui perché devo essere "collaudata". Quando anche gli ultimi che sono attesi arrivano, il padrone di casa prende la parola e spiega appunto che io sono nuova, sono l'amica di Andrea e voglio essere accolta nel loro gruppo. Mi sento addosso gli occhi dei dodici uomini e delle quattordici donne che sono riuscita a contare. La strizza mi torna peggio di quando ero appena entrata. Andrea mi fa coraggio, prendendomi a sedere sulle sue ginocchia, con la scusa di far posto sul divano ad una ragazza che era rimasta in piedi. Alvise, il padrone di casa, che nel gruppo deve essere un'autorità, mi chiede di nuovo a beneficio di tutti chi sono, cosa faccio e cose del genere. Ripeto di nuovo le cose che avevo già detto prima alle varie persone con cui avevo parlato. Le prime parole mi escono a fatica, poi però vedo che tutti sono amichevoli e sorridenti e riesco a parlare con più scioltezza. Quindi entra in argomento. Mi chiede se so esattamente cosa si riuniscono a fare. Rispondo che lo so, che Andrea me ne ha parlato. Mi chiede se sono proprio decisa ad entrare a far parte del loro gruppo e se per caso non sono stata forzata contro la mia volontà. Rispondo che sono decisissima e, indignata, che Andrea non c'entra per nulla in questa mia decisione e che non mi ha forzato per nulla, anzi, ha cercato di dissuadermi. "Sai che, per essere accettata, dovrai superare delle prove e che potresti anche non rivelarti adatta al nostro gruppo. Te la senti di affrontarle?" "Sì, voglio affrontarle. Sono disposta a qualunque prova. Ho voglia di essere messa alla prova: sento di farcela" Mi stupisco di me stessa mentre dico queste cose. Mi credevo una tipetta innocua e remissiva, ma, a quanto pare, ho più grinta di quanto io stessa abbia mai sospettato.
Il padrone di casa accoglie le mie parole con un perentorio "Va bene. Mi complimento per il tuo entusiasmo" E, dopo una lunga pausa, mi chiede se avrei voglia di farmi vedere senza vestiti.
Accenno di sì con la testa, mi alzo dalle ginocchia di Andrea e mi chiedo come potrò spogliarmi così, davanti a tutti, ma Alvise mi offre un'ancora di salvezza, chiedendo se c'è qualche ragazza che voglia darmi una mano. "Io, io!" esclama una morettina che se ne stava in piedi in disparte e subito si precipita tutta entusiasta verso di me. Mi prende per mano e mi conduce due passi più avanti, al centro del morbido tappeto che fa da centro al gruppo di tutti gli spettatori seduti. "Non avere paura, sei bellissima e farai un figurone" Mi sussurra all'orecchio dandomi un bacio sulla guancia. Poi si ingegna subito con la cerniera del vestito. Ho fatto bene a mettermi il vestito intero. In un attimo, cade ai miei piedi, lasciandomi solo col perizoma, il filo di perle al collo e con le scarpe. Sento un mormorio di sorpresa, ma anche di approvazione. La ragazza mi prende per mano e mi porta in giro, a farmi vedere da tutti. Mi fa anche piroettare, perché tutti mi vedano anche il sedere. Con tanti occhi puntati su di me, dovrei morire di vergogna, invece sento invadermi piuttosto dall'eccitazione. Qualcuno commenta che sono bella. Qualcun altro fa ad alta voce i complimenti ad Andrea. Una ragazza bionda se ne esce a dire che sono fighissima. Mi accorgo con sorpresa che tutto questo non mi urta per nulla, anzi, non fa che aumentare il mio stato di grazia. Le guance mi si devono essere arrossate, ma non mi sento per nulla in crisi. La morettina mi riporta al centro del cerchio, mi toglie la collana e la passa ad Andrea. Si china, mi toglie le scarpe. Poi, infilando un dito nell'elastico del perizoma, chiede a tutti se mi deve togliere anche quello. Acclamano di sì a gran voce e lei me lo sfila giù con una sensualissima carezza fino alle caviglie. Sento altre esclamazioni in giro, e anche un accenno di applauso. "Sei bellissima" mi ripete, guardandomi proprio lì, al centro del mio essere, e subito dopo approfitta della sua posizione per darmi un bacio tenerissimo sull'ombelico. Si alza e mi porta di nuovo per mano a farmi guardare. Io, liberata di quell'ultimo straccetto, mi sento ancor meglio di prima. Avrei voglia di dimenarmi, di esultare, di saltare. Ed in effetti qualche saltello non riesco a trattenerlo.
"Sei davvero molto bella", mi ripete il padrone di casa, alla fine del giro, zittendo i vari chiacchierii che ancora continuano qui e là, "e hai anche superato con disinvoltura la prima prova, ma non ci basta. A noi interessa anche che tu ci sappia fare a letto". Chiede ad Andrea di raccontare come me la cavo. Lui conferma che sono brava. Aggiunge che non sono esperta di festicciole con tanta gente, ma garantisce che prometto bene. Alvise, rivolgendosi di nuovo a me, mi chiede se ultimamente ho scopato anche con altri, oltre che con Andrea. Racconto la storia di Parigi, tutta fiera di me. Non cesso di sorprendermi per come il rivelare dettagli così intimi, non solo non mi imbarazzi, ma mi faccia piacere. Racconto di Jean, che mi ha trombato sotto gli occhi di Andrea e di Catherine. Sento che tutti hanno gli occhi puntati su di me e le orecchie attente a quello che dico. Li ho in pugno. E' una sensazione fantastica. Il padrone di casa chiede altri dettagli ad Andrea. Come me la cavo con la bocca. Se mi ha abituata bene riguardo a prenderlo nel sedere. "Chiedile se le piacciono anche le donne" Propone una ragazza appollaiata sul bracciolo di un divano. Confesso che l'ho fatto una sola volta, con Catherine, ma che mi piace. La morettina che mi ha aiutato a svestirmi e che ancora mi tiene per mano se ne esce in esclamazioni di gioia a cui si uniscono anche altre ragazze. Non pare loro vero di potersi trombare una ancora quasi vergine e tutta da scoprire.
"Va bene," conclude il padrone di casa, "ci piaci e sarai dei nostri, ma prima c'è ancora una piccola piacevole formalità a cui devi sottoporti. E' necessario che ti 'collaudi' uno di noi, per vedere come te la cavi in pratica. Ti va di farti scopare?". Non rispondo a parole, ma i miei gridolini di giubilo ed il mio saltellare sulle punte dei piedi sono più che eloquenti. Alvise fa un cenno ad uno dei ragazzi seduto su un divano. "Luca, la collaudi tu?" Luca non perde tempo e sembra anche piuttosto contento dell'incarico. Senza alzarsi, si sfila scarpe e calze e poi anche la maglietta e, con un gesto solo, pantaloni e mutande. Perfettamente nudo e del tutto a suo agio, si alza, si avvicina a me, mi dà un casto bacio sulle labbra, mi prende per mano e si incammina con me, guidandomi verso quella che poi scoprirò che è lo stanzone delle orge, col corteo degli altri che a loro volta si alzano, ci seguono e vengono a presenziare al collaudo.
Non riesco a camminare normalmente. Mi viene da ballare e da saltellare. Non vedo l'ora che il collaudo inizi!
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