|
|
|
Pettirosso, non mi lasciare!
|
|
|
Titolo:
Pettirosso, non mi lasciare! |
Autore:
Samantha Cox |
Contatto:
|
Racconto
n° 4993 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
|
|
Sono passati dieci giorni da quando Matteo se n'è andato. Il mio carceriere misterioso, un ragazzo slavo di nome Emir, non mi fa mancare nulla, acqua, cibo, coperte. Ha il fascino dello straniero e due occhi di ghiaccio che mi fanno battere il cuore. Parla poco ma agisce molto. Oggi mi ha fatto fare anche la doccia. Mentre mi lavavo, sapevo che lui mi stava spiando da dietro la porta, perché` ho sentito i suoi occhi addosso per tutto il tempo. Immagino che si sia eccitato ad immaginarmi nuda e indifesa, bagnata e in catene. Ma non lo ha dato a vedere quando è venuto a riprendermi. Credo che Emir abbia assunto il ruolo del carceriere protettivo, mentre Matteo invece è il duro, quello che non mi rispetta. Matteo, il grande codardo, quello che si è fatto avanti fingendo di voler essere il mio ragazzo; quello di cui mi stavo innamorando, prima che avvenisse il fatto. Invece era tutto calcolato. Mi ha avvicinata per farmi prendere confidenza con lui, per mettermi in condizione di fidarmi di lui e poi rapirmi senza difficoltà. Senza destare sospetti. In fondo tutti all'università sanno che Matteo e io ci frequentiamo. Purtroppo l'ho capito troppo tardi, che è un criminale. Per quanto mi sforzi di ricordare, non so se sia stato lui a portarmi da Emir il primo giorno, o se io e Matteo siamo stati intercettati dalla sua auto sul lungo fiume. Nel viaggio in macchina ricordo che dal sedile posteriore li ho sentiti parlare di mio padre e del riscatto, mentre loro credevano stessi dormendo. Intontita dai farmaci che mi hanno dato, mi sembrava fosse un sogno. Solo molte ore dopo ho capito che era vero. Era vero come è vera questa catena che mi tiene ancorata a questa stanza senza finestre, che odora di muffa e di cose vecchie. Questa stanza è una gabbia in cui potrebbe succedere di tutto, al buio e in silenzio. Sebbene la mia famiglia sia ricchissima, mio padre non ama le imposizioni e non pagherà volentieri. Lo conosco bene, non vuole negoziare e si sente sempre in dovere di dimostrare che lui è il più forte. Ci vorrà molto tempo prima che si decida a pagare. Se mai si deciderà. Non sono nemmeno sua figlia, me lo ha detto la mamma quando ho compiuto diciotto anni, prima che morisse. Mio padre lo sa e la cosa lo manda su tutte le furie, perché la mamma lo ha tradito. Dalla sua scomparsa non abbiamo più parlato, nemmeno gli auguri di Natale o un compleanno insieme, proprio niente. Ma questo il mio carceriere non lo sa e non lo sa nemmeno Matteo, non gli ho mai confidato queste cose personali. La solitudine mi uccide. Mi piacerebbe parlare con Emir, che invece non si concede mai al dialogo, forse secondo gli ordini di Matteo. Non mi ha mai maltrattata, ma allo stesso tempo non vuole sbottonarsi. In fondo è complice di un reato gravissimo e non so nemmeno se se ne rende conto fino in fondo. Eccolo, lo sento dietro la porta che toglie il chiavistello, finalmente. - Ciao - , saluto. Lui non risponde. Mi porge un panino e l'acqua, come fa tutte le sere. Gli cerco gli occhi con il mio sguardo insistente, sperando che mi guardi a sua volta, ma lui tiene la testa bassa per evitare ogni possibile contatto con me. So che e` attratto da me, come lo sono io da lui. - Grazie - , dico. Lui finge noncuranza, ma riesco a percepire la sua inquietudine, anche senza parole. - Aspetta! - Lo richiamo. Emir si ferma sulla porta. Sono emozionata, trattengo il respiro. Il tutto dura pochi secondi, poi lui esce, silenzioso e sensuale, con quel suo corpo da felino. Nel buio, sento il rumore del chiavistello che si serra. Sono di nuovo sola in questa gabbia senza sbarre. Comincio a piangere sommessamente, come faccio ogni notte ormai da dieci giorni. Mi sento come quando ero bambina e avevo paura del buio. Non so quanto a lungo riuscirò a resistere senza parlare con nessuno, senza il calore di un sorriso o di un abbraccio. Al mattino mi svegliano le voci concitate di Emir e Matteo, che stanno litigando nell'altra stanza. - Sei un cretino! Ma come cazzo hai fatto a mancare la telefonata?! - Urla Matteo. - Ero al bagno, ti ho detto - , risponde Emir. - Te la stavi scopando, vero? Dimmi la verità, te la sei scopata! - Un rumore di mobili che si spostano bruscamente, i due si stanno picchiando. - Che cazzo dici? Sei solo uno stronzo! - Urla Emir. - Non me ne frega un cazzo della tua ragazza, voglio i fottuti soldi, hai capito? Me lo avevi promesso, bastardo! - - Allora datti da fare, i sghei non piovono mica dal cielo! - Finalmente si calmano, non sento più rumori di lotta e le voci si fanno remote. - Richiameranno, vedrai - , dice Emir. - Aspettiamo, ma stavolta se fallisci ti ammazzo - , risponde Matteo. Segue un lungo silenzio. Sono agitata e non riesco a riprendere sonno. Dopo un tempo indefinibile, la porta si spalanca ed entra Matteo a grandi falcate furiose. Mi afferra per il braccio e mi strattona. - Che cazzo avete fatto? - Mi divincolo, ma lui non molla. - Ahi! Mi fai male! - Emir spunta dall'uscio aperto e si ferma a pochi passi da Matteo, che ora mi tira uno schiaffo. - Puttana! - - Stronzo! - Sono sull'orlo delle lacrime. Emir si slancia su di lui. - Che cazzo fai? Si era detto niente violenza! - Lo tira indietro, sembra più forte di lui, anche se più snello. I due si fronteggiano, c'è ancora molta tensione tra loro. Io mi accascio a terra, scossa dai singhiozzi. Lo odio quel bastardo, vorrei vederlo in galera. Ma allo stesso tempo ne sono attratta misteriosamente. Non posso negarlo, è più forte di me. Mi sento sporca. Matteo mi fa una smorfia di disprezzo. - Se scopro qualcosa vi ammazzo a tutti e due - . A completare la minaccia, Matteo solleva la maglietta e mi mostra che ha una pistola infilata nei jeans. - Che cazzo è quella? - Chiede Emir, sorpreso. - Le armi non servono, riporta quella cosa dove l'hai presa, non sarai mica impazzito? - Matteo ridacchia, compiaciuto. La tensione ora si potrebbe tagliare con un coltello. Sono in ansia. - Lasciami fare le cose a modo mio, del resto non sei un esperto di rapimenti, o mi sbaglio? - Dice Matteo, provocatorio. - Da dov'è che vieni, Emir, dall'Europa dell'Est? Cos'è, il terzo mondo? - Emir si oscura in volto. Matteo ride, spavaldo, si sente più forte di tutti. Crede di poter fare sempre e comunque come gli pare, lo conosco bene. Ma con Emir non attacca, ha trovato uno più stronzo di lui. Infatti gli tira un pugno nel fianco e Matteo si piega in due, gemendo. - Ehi, piano. Stavo scherzando! - Si giustifica. Emir lo guarda con odio. - La prossima volta te la ficco nel culo quella pistola! - - Calmo, calmo, va bene - , dice Matteo, abbozzando. Sento che ha paura di lui e la cosa mi fa piacere. Emir se ne va, Matteo lo segue e richiude la porta a chiave. Il peggio è passato, almeno per ora. Ma quella pistola... Mi accorgo che sto tremando dalla paura. Fin ora mi sembrava che questa storia del rapimento fosse una specie di gioco tra compagni di università`. Oggi invece ho capito che Matteo fa sul serio. Forse Emir mi proteggerà da lui, forse sarà lui a decidere di lasciarmi andare, quando avranno avuto il riscatto. Ma queste sono solo ipotesi. La verità è che sono impotente di fronte alla ferocia dei miei carcerieri. Sono succube della loro volontà e dei loro umori, e potrebbero farmi fuori in un istante. Dopo non so quanto tempo, Matteo torna, portandomi un panino al prosciutto. Famelica, lo divoro mentre lui mi controlla a distanza, come fossi una bestia in cattività. - Non fare stronzate, Pettirosso, hai capito? - Mi squadra con sospetto. Io dico di si`, che ho capito. Matteo mi fa paura e non voglio creare problemi, voglio solo tornare a casa. Ora lui si avvicina con quel certo sguardo, io indietreggio, sono spalle al muro. - Cosa vuoi fare? - Chiedo. Matteo mi accarezza il viso, io mi ritraggo. - Sei molto bella, Pettirosso - , mi sussurra. Poi mi bacia il collo, mi sfiora il seno con la mano. Io mi scanso. - Mi hai solo usata - , gli grido addosso. - Mi fai schifo! - Matteo ride, sa di poter fare e dire tutto ciò che vuole, con quella sua faccia d'angelo. Certo che bello è bello, non c'è niente da dire. Ci sono cascata in pieno, povera me, per poco non mi innamoravo di lui. Ora mi guarda con libidine, lo stronzo. Mi afferra per la vita e mi stringe a se`, teatralmente, ma non c'è passione nel suo gesto. C'è solo la sordida necessità di manifestare il suo potere e di sentirsi maschio. - Lasciami! - grido. Matteo mi tira su la gonna. Non indosso nulla sotto. Le mutandine me le ha tolte il primo giorno, le ha requisite dicendo che non mi sarebbero più servite. Ora mi tocca la fica. Io mi divincolo. - No! - Lui mi copre la bocca e sussurra: - Sssht! - Poi mi infila due dita dentro fica e le muove lentamente, andando molto a fondo. So che non posso resistergli e comincio a piangere piano, mentre a poco a poco mi bagno, mio malgrado. Lui se ne accorge e gongola di vittoria. - Brava, lo sai che sono io che comando, Pettirosso. Così mi piaci, sottomessa. Se fai la brava dopo torno e ti scopo. - Finalmente mi toglie la mano da dentro la fica. - Dopo torno e ti faccio venire, come piace a te - . Matteo se ne va, con quella sua camminata spavalda. Io continuo a singhiozzare piano. Vorrei che Emir lo picchiasse e lo facesse andare via, vorrei che Emir prendesse il comando. Non voglio che Matteo mi si faccia di nuovo, non lo voglio dentro di me. Mi ha solo usata, per tutto il tempo. All'inizio mi piaceva fare sesso con lui. Ora è diventata una cosa sporca, che mi fa star male con me stessa. Accanto a lui mi sento in pericolo, lo sento fisicamente, sulla mia pelle. E non solo per la pistola, ma anche perché` sento che sto varcando i limiti di una sessualità equilibrata. Con Matteo mi sono spinta oltre certi limiti e la cosa mi fa paura. E` come se questo rapimento abbia liberato una parte di me che non conoscevo affatto. Per la prima volta dopo anni mi metto in ginocchio e comincio a pregare. Non ricordo nemmeno le parole, ero così piccola quando andavo a messa con la nonna. Allora le metto insieme un po' a caso. E` incredibile quello che si fa quando si è in pericolo di vita. Sto pregando da un po', quando la porta si apre ed entra Emir, agile e furtivo come un felino, con quel suo fisico asciutto. Io smetto di pregare di colpo, mi vergogno. Invece lui mi sta guardando con interesse, quasi volesse mettersi a pregare anche lui. Noto che al collo porta una catenina con una croce, probabilmente è credente, magari nella sua terra di origine la religione è importante. Questa rivelazione lo rende ancora più interessante ai miei occhi. - Tieni - , mi porge una borraccia piena d'acqua, che ingurgito con foga. Emir si mette da parte e mi guarda di sbieco, come se si vergognasse di sostenere il ruolo del cattivo con me. Credo che in fondo Emir sia un bravo ragazzo, magari solo disperato, forse è finito in un brutto giro. Di certo non è pericoloso come Matteo. Con lui potrei instaurare un rapporto che potrebbe salvarmi la vita. Finalmente mi convinco e sparo: - Perché` ti lasci trattare cosi? - Lui sobbalza, non se l'aspettava. Avverto il suo disagio, ma ormai è troppo tardi per tornare indietro. - Stai zitta! - Emir mi strappa la borraccia dalle mani. E` la prima volta che mi tratta male, si vede che la mia domanda l'ha scosso. Non vuole sentire altro e decide di andarsene. - So che sei diverso, non sei come lui - , continuo. Prima di uscire Emir mi lancia qualcosa, un pacchettino che afferro al volo. E` una barretta di cioccolata. Per la prima volta da dieci giorni Emir mi ha guardata negli occhi, prima di richiudere la porta a chiave e sigillarmi nella mia gabbia. Lo sapevo che gli piaccio! Mentre mangio la cioccolata penso a lui, penso che mi piace molto, che c'è qualcosa di lui che mi intriga enormemente. Se lo avessi incontrato in un altro contesto forse tra noi sarebbe nato un amore sincero. Sono passate molte ore, sono stanca e devo andare in bagno. Nessuno sembra ricordarsi che sono qui, non era mai successo prima. Comincio a preoccuparmi e busso alla porta. - Fatemi uscire, mi serve il bagno! - Nessuno risponde. Non capisco dove siano i miei carcerieri. La mia rabbia monta e prendo a pugni la porta. - Bastardi, fatemi uscire! - Sono sull'orlo delle lacrime, quando la porta si spalanca e appare Matteo, con una bottiglia di Champagne in mano. Beve dalla canna, ha un'aria trionfante. - Pettirosso stasera si festeggia! Abbiamo vinto! - Esulta. - Cosa vuoi dire? - Chiedo. Matteo tracanna un altro sorso dalla bottiglia e annuncia: - Domani si fa lo scambio! - Sono sconvolta. - Mio padre ha pagato?! - Non credevo avrebbe ceduto. Matteo esibisce un sorrisetto di conquista. - Domani si fa la trattativa, è la nostra ultima sera, dolcezza - . Devo ammettere che la cosa mi lusinga. Mio padre forse non è uno stronzo senza sentimenti, come credevo. Sono sopraffatta dall'emozione, Matteo mi afferra il polso e mi tira a se`. - Lasciami, mi fai male! - Grido. In preda all'euforia, Matteo non sente e non vede più nulla. Esiste solo lui in questo momento, anzi, esistono lui e i soldi di mio padre. Ora mi afferra per i capelli e mi costringe a baciarlo. Io mi divincolo. - Smettila! - Emir appare alle sue spalle, sembra scocciato dal suo comportamento. - Matteo, smettila. Le fai male! - Matteo ride forte, si piega in due, tenendosi la pancia con le mani. - E chi se ne frega, abbiamo vinto! Abbiamo vintoooo! - Beve a canna, poi mi afferra per la vita e mi tasta il seno. Così vicino, ora posso sentire il suo puzzo di sigarette e di alcool. - Non abbiamo ancora avuto i soldi, non è ancora finita. Dobbiamo restare calmi - , dice Emir, cercando di calmarlo. Ma Matteo non vuole sentire ragioni. - Stasera si balla, Pettirosso - mi sussurra all'orecchio. Io mi giro dall'altra parte. So che non potrò evitare che mi scopi. Sento che in questo momento lui mi vuole più di ogni altra cosa. Nessuno potrà fermare la sua foia, nemmeno Emir, che tenta, dicendo: - Andiamo di là! - - Tu vai dove ti pare, io resto - , risponde Matteo. Poi mi getta addosso lo champagne e ride come un adolescente. Mi sento in imbarazzo per lui. Lancio un'occhiata disperata a Emir, implorandolo che lo faccia andare via, che mi lasci stare. Cerco di farmi da parte, ma Matteo mi tiene ancorata a se`. In più ho la catena al collo e se tentassi di scappare, non arriverei che a metà corridoio. - Smettila! - Dice Emir. - Non dobbiamo perdere il controllo - . Matteo lo squadra con disprezzo. - Sei proprio una checca! - Poi gli chiude la porta in faccia e inchiava. - Apri, non fare lo stronzo! - Grida Emir, calciando la porta. Ma Matteo non lo sente più, è euforico per via della notizia, crede che domani diventerà ricco. Stasera è la sua grande serata e mi scoperà senza pieta`. Lo conosco, stasera mi farà male. Mi bracca, come fossi la sua preda. In pochi secondi mi è di nuovo addosso e mi afferra per i fianchi. - Vieni qua - , dice. - Non voglio! - Grido. Matteo sorride, sfoderando quello sguardo carismatico che all'inizio mi aveva attratto tanto. - Ma certo che lo vuoi. Sei solo una puttanella, Pettirosso. Lo so che vuoi scopare! - - Stronzo! - Rispondo. Matteo si eccita, gli piace quando gli resisto, lo fa sentire uomo. Mi prende la testa tra le mani e mi schiaffa la lingua in bocca. Io cerco di resistere al suo attacco, ma è inutile. Allora mi ammorbidisco e lo lascio fare. La mia lingua ora cerca la sua. Ha vinto lui. Alto e muscoloso, Matteo mi tiene ferme entrambe le mani con una sola delle sue. Mi bacia il collo e il petto, mi lecca via lo champagne di dosso, poi mi tira giù le spalline del vestito e mi agguanta i seni, li manipola nelle sue grandi mani. Io comincio a gemere di piacere, anche se sono terrorizzata, temo che Matteo mi scopi troppo violentemente. A lui piace il sesso estremo. - Adesso fai tutto quello che ti dico, hai capito, puttana? - Ordina, posseduto dalla foga di avermi. Non posso sottrarmi. - Tutto quello che vuoi - , rispondo. Matteo mi spinge a terra e mi tira su la gonna, mi scopre le cosce e il pube. - Ahhh! - Gemo, quando mi afferra le cosce e le divarica. La mia fica è aperta davanti a lui, che ci sputa sopra. Poi mi struscia due dita tra le grandi labbra, mi spalma la sua saliva addosso, e comincio a godere. - Sei solo una troia! - Rantola su di me, tutto eccitato. - Si! - Rispondo io, gemendo di piacere. Matteo mi sale sopra e avvicina il suo viso al mio. Sento il puzzo del suo fiato e posso vedergli i peli del petto attraverso la scollatura della maglietta. Mi sento eccitata, malgrado la paura. - Sei mia, lo sai? Domani ce ne andiamo via, io e te, coi soldi di tuo padre. Ti scoperò tutti i giorni, Pettirosso. Sei la mia donna - . Io taccio, sono paralizzata dalla paura. Meglio fare come vuole, per stasera, poi domani si vedrà. - Apri la bocca! - Mi ordina Matteo. Io obbedisco e lui mi sputa in bocca. Poi mi chiude la mandibola con la mano e la tiene premuta sulle mie labbra. - Ingoia - , ordina. Quando finalmente deglutisco, lui si compiace. - Brava, la mia cagnetta addomesticata. Così si fa ai cani da riporto, per fargli riconoscere l'odore del padrone. Sei mia adesso, solo io posso scoparti! - Adesso lo so con certezza assoluta. Matteo è pazzo. Non vedo l'ora che sia domani, voglio scordarmi di lui e tornare alla mia vita. Ma prima devo subire questa umiliazione insopportabile. Devo farmi scopare ancora una volta da lui, e sarà lungo e penoso. La cosa pazzesca è che in fondo mi eccita l'idea di lui che mi prende contro la mia volontà`. Sento che questa prigionia mi sta cambiando... Infatti, mi sono appena accorta che ho la fica bagnata. Matteo ci schiaffa la mano dentro. - Brava Pettirosso, sei zuppa. Adesso ci divertiamo! - Si toglie la maglietta e rivela il suo fisico atletico. E` ancora attraente, malgrado sia completamente fuori di se`. Ora si apre la patta dei pantaloni ed estrae il cazzo, la sua erezione invidiabile. Non gl'e l'avevo mai visto così duro. La sua conquista deve averlo fatto eccitare al massimo. - Adesso lo facciamo entrare tutto in un colpo, Pettirosso. Adesso ti sfondo - , annuncia. Sono a terra, incatenata al collo come una bestia, e sto per essere montata come un animale. Tutto questo mi fa eccitare al massimo, sto gocciando dalla fica e sento il liquido vaginale colarmi sull'ano. Sopra di me, Matteo mi serra le cosce con le mani e appoggia il suo pene enorme contro la mia fica bagnata. - Brava Pettirosso, così mi piaci, tutta bagnata - , trionfa. Poi, con un colpo secco, me lo infila nella fica senza preliminari, tutto dentro. - AH! - Urlo di dolore e piacere insieme. Matteo mi scopa come un cavallo alla monta. Mi tiene ferme le mani sopra la testa e lo sbatte dentro con foga, velocemente, preda di una voglia incontenibile. Ad ogni colpo del suo cazzo dentro di me lui urla: - Puttana! - Io gemo assieme a lui, sono eccitata, contro la mia volontà`. Il cazzo di Matteo è enorme e mi riempie tutta. Lui me lo spinge dentro sempre più a fondo, mi sento completamente succube della sua potenza virile. Ora aumenta il ritmo, non ce la faccio più`, mi sta sfondando. - Fermati, ti prego! - Invoco. So che Matteo sta godendo immensamente, sento che sta per eiaculare perché il suo cazzo è durissimo dentro di me. Infatti di colpo lo estrae e mi viene addosso. Chiudo gli occhi e mi prendo il suo sperma in faccia. Matteo urla e geme, ansimando forte. Tutto sudato, gronda su di me. L'odore del suo sperma mi fa venire il vomito. Ma almeno l'umiliazione è finita, per oggi me la sono cavata. Io resto cosi`, sotto di lui, le gambe aperte. Senza sentimentalismi, Matteo si rialza e richiude la zip. - Brava Pettirosso. Lo so che lo vuoi dentro ancora. Domani ti scopo di nuovo! - Ora Matteo esce e mi lascia in terra, inondata dal suo sperma. Mi ha usata e se ne va, come niente fosse. Mi sento violata. Ma questa volta non piango, perché` c'è un dettaglio in tutta questa storia che mi ha fatto eccitare enormemente. Ed è l'idea che Emir ci ha guardati per tutto il tempo, dalla fessura della porta. Lo so, perché` l'ho sentito muoversi dietro la porta. E so anche che si stava masturbando. Credo di essermi attaccata sentimentalmente ad Emir a causa della nostra convivenza forzata e del fatto che lui è l'unico che mi tratta con rispetto. Vorrei che al posto di Matteo ci fosse stato lui, dentro di me. Forse è solo per via di quei suoi occhi magnetici e del modo in cui muove quel suo corpo sensuale. Che importa? Pensando a lui mi sento al sicuro. Mi rannicchio in terra e mi addormento. Stamattina Emir mi è venuto a prendere per portarmi in bagno e farmi fare la doccia. Puzzo di vino e sperma e ho anche fatto pipì in un angolo della stanza. Non è un bello spettacolo e provo vergogna. Ma lui non se ne cura, probabilmente si vergogna anche lui, per avermi lasciata scopare da Matteo senza fare niente. In bagno di solito mi fa entrare con la catena al collo e chiude la porta, lasciando solo una fessura per far passare la catena. Poi attende fuori, senza mai entrare prima che io mi vesta. Ma questa volta, quando lui fa per chiudere la porta, io la blocco col piede. Lui guarda in basso, sorpreso. Io gli sorrido in modo accattivante e comincio a spogliarmi davanti a lui. Emir è eccitato, gl'e lo leggo in quei suo occhi di ghiaccio. Si volta verso la porta aperta: dal corridoio non arriva nessun rumore. Matteo probabilmente sta ancora dormendo. Allora Emir socchiude la porta e resta sull'uscio. Mi osserva in religioso silenzio, mentre mi tolgo il vestito di dosso e rivelo le mie forme. E rivelo anche i lividi che Matteo mi ha procurato ieri sera. Emir è a disagio alla vista di quei lividi, ma vedo che una scintilla gli accende lo sguardo, quando indugia sulle rotondità dei miei seni e dei miei fianchi, infine sul mio sedere tondo, quando mi giro per entrare in doccia. Ora me ne sto nuda dentro la doccia, davanti a lui. Con gli occhi gli sto mandando un messaggio preciso: - Puoi avermi ogni volta che vuoi - . Lui deglutisce, sento che è a disagio. Forse sta resistendo alla pulsione di saltarmi addosso e possedermi. Apro il rubinetto e mi lascio inondare dall'acqua benefica, che mi toglie di dosso la vergogna della notte passata. Mi piace lavarmi davanti a Emir. E` come se le mie mani che strofinano i miei fianchi, i seni e le cosce fossero le sue. Mi tocco la fica ora, la insapono per bene, guardandolo. Lui abbassa gli occhi. Mi piace che sia timido e gli sorrido, invitandolo ad unirsi a me. Emir sembra essersi finalmente deciso a fare una mossa. Sta per venire verso di me, quando da fuori arriva la voce di Matteo: - Dove cazzo sei, dobbiamo andare all'appuntamento! - Emir si fionda fuori. - Eccomi! - Da dietro l'uscio mi dice: - Sbrigati, devo andare via! - La catena al collo mi sembra più pesante che mai, oggi. Vorrei poter uscire con loro e andare all'appuntamento col mediatore, voglio vedere coi miei occhi. Non credo proprio che mio padre abbia pagato, non è il tipo. Di sicuro è una trappola. Volevo dirlo ad Emir, ma non ne ho avuto il tempo. O meglio, ho preferito mandargli un altro tipo di messaggio, che credo abbia recepito bene. Ora però` temo per la sua incolumità. Di Matteo invece non mi importa nulla, che lo arrestassero pure. Passano circa due ore e sento la macchina arrivare di corsa, frenando bruscamente. Matteo esce, lo riconosco da come sbatte la portiera. A passi furibondi entra in casa e sbatte la porta. Sento i suoi passi frenetici in corridoio, ora è dietro la porta. Toglie il chiavistello e si precipita dentro. - Che è successo? - Chiedo. Matteo è agitato, mi afferra per il braccio e mi scuote. - Tuo padre è un fottuto bastardo, lo sapevi?! - Me lo aspettavo. - Che cosa è successo, parla! - Matteo mi torce il polso, mi fa male, urlo. - Era una trappola! Siamo andati all'appuntamento e non c'era nessuno. Ho visto un movimento sospetto e siamo tornati indietro. Stanno venendo qui. Dobbiamo andarcene! - - Dov'è Emir? - Sono preoccupata. - Non me ne vado senza di lui! - Matteo mi guarda con disprezzo e dice: - Sei proprio una troia! - Ora mi toglie la catena al collo e mi abbranca, con una presa incontrastabile. - Non fare cazzate! - Mi minaccia, mentre mi trascina fuori. Non riesco a credere che stiamo veramente uscendo, dopo due settimane di prigionia vedo di nuovo la luce. Mi accorgo che in tutto questo tempo sono stata prigioniera in un casolare di campagna, all'arrivo non avevo visto nulla. Matteo si fida di me, non mi ha nemmeno coperto gli occhi. Forse pensa che resterò con lui, che ne sono innamorata. Oppure, peggio, pensa che mi farà fuori a cose fatte. In effetti questa è l'unica spiegazione razionale per il suo comportamento. Sono fottuta. Camminiamo lungo un sentiero sterrato, tra la vegetazione spontanea. Matteo è molto teso, tira fuori la pistola e me la punta addosso. - Che cazzo fai? - Sono terrorizzata, mi accorgo che sto tremando. - Se cerchi di scappare ti ammazzo - , risponde Matteo. Io a scappare non ci provo nemmeno, figurati, e poi voglio sapere ancora dov'è Emir. - Mi dici che cazzo succede? - Chiedo invano. Matteo mi porta alla sponda di un laghetto, c'è una barca attraccata e mi spinge a bordo. Traballa tutto, mi viene da vomitare, ma cerco di trattenermi. Mi siedo e mi abbranco alla sponda. Penso che potrei buttarmi in acqua se volessi, potrei cercare di fuggire a nuoto. Ma Matteo mi sparerebbe addosso e sarebbe stupido rischiare. Devo restare calma e lucida. Matteo tira la leva del motore più volte e finalmente mette in moto. Partiamo in un lampo, sfrecciamo veloci verso l'altra sponda. Mi sembra di sentire in lontananza una sirena della polizia, ma forse è solo la mia immaginazione. Quando arriviamo all'altra sponda sono fradicia. Matteo mi trascina fuori, è agitato, si guarda attorno ansiosamente. - Ma dove cazzo sei? - Mugugna. Capisco che forse aspettiamo Emir. Il cuore mi va a mille, voglio saperlo salvo. Finalmente il rombo di un motore, poi un'auto di lusso sgomma e frena bruscamente davanti a noi. Mi sembra sia una Maserati, nera e lucida. Mio padre ne ha una cosi`. - Finalmente, cazzo! - Matteo mi spinge verso la macchina. La portiera si apre e fa capolino Emir, vestito da autista. - Come mai ci hai messo tanto? - Chiede Matteo, polemico come al solito. Emir mi guarda, per la prima volta mi guarda dritto in faccia, senza paura. I suoi occhi incrociano i miei per un lunghissimo istante, che mi manda il cuore in fiamme. Adesso lo so con certezza: lo amo. - Lei sale davanti - , dice Emir. - Non mi fido di te - . Il tono della sua voce è deciso, autoritario. Matteo sembra sorpreso da questo cambiamento e non osa imporsi, o forse non c'è tempo. - Come ti pare - , dice. - Sbrighiamoci! - Mi spinge nel sedile anteriore, accanto ad Emir, poi sale dietro. Mi sento eccitata ad essere così vicina ad Emir, finalmente. E sento anche che lui è cambiato, ne avverto l'energia sessuale potente. Credo che Emir sia più intelligente di Matteo e decisamente molto più equilibrato. Sento che di lui potrei fidarmi ciecamente, nonostante sia il mio carceriere. Ecco che Matteo si sporge tra i sedili posteriori, con la pistola in mano. - Andiamo! - Ordina. Emir mette in moto e partiamo. La macchina romba forte e Emir fa una manovra molto elegante, per rimettersi in carreggiata. Ne ammiro la destrezza. - Guida piano, come se fossimo dei clienti. Se riusciamo a passare l'autostrada è fatta - , dice Matteo. Emir non risponde, è nel suo elemento. Probabilmente è un autista di professione. Mi sento sicura accanto a lui e vorrei questo viaggio in macchina non finisse mai. Non voglio più separarmi da lui. Il viaggio procede senza intoppi e imbocchiamo l'autostrada. Dopo circa un'ora mi accorgo che Matteo si sta addormentando tra i sedili, si accascia e lascia andare la pistola sulle gambe. Emir guarda la pistola dallo specchietto retrovisore. Poi guarda me, come a dire: - Prendila! - Io allungo la mano, cerco di raggiungerla, ma è tra le gambe di Matteo. Se lui mi sentisse si sveglierebbe e andrebbe su tutte le furie. Non mi sento di rischiare, non posso. Emir capisce il mio timore e mi prende la mano. Restiamo in silenzio, mano nella mano, mentre scende la sera. Mi sento sicura e protetta. Sento che andrà tutto bene. Matteo si sveglia di soprassalto, mentre parcheggiamo in un motel di quelli squallidi, sull'autostrada. Emir si toglie la divisa da autista e resta in maglietta e calzoni neri. Dio, è così sexy! Vorrei poterlo toccare, stringerlo a me e baciarlo. Invece Matteo mi ammanetta al volante dell'auto, prima di uscire con Emir per prendere la stanza. L'ufficio del motel ha una grande vetrata, Matteo la indica e mi intima: - Non fare stronzate, ti guardo da li` - . Io annuisco, sono troppo stanca per fare bravate. Poco dopo Emir e Matteo tornano con le chiavi. Matteo mi toglie le manette e le mette nel cruscotto, aperte. Devo pisciare e non vedo l'ora di entrare in stanza. Mi chiedo come dormiremo stasera, in tre in un motel. Di sicuro non mi hanno registrata, infatti Matteo mi butta una coperta addosso e mi prende in spalla, come fossi un tappeto. Dentro, mi butta sul letto, Emir lo segue. Chiudono a chiave e siamo salvi, almeno per stasera. Mi fiondo in bagno e li sento parlottare. Sono molto agitati, penso che abbiano la polizia alle calcagna. E` solo questione di ore, ci troveranno. Emir alza la voce, Matteo lo zittisce. Poi lo sento dire chiaramente: - Vado a farmi una birra. Tienila d'occhio e non ti addormentare, chiaro? - La porta si chiude. Matteo ci ha liberato della sua presenza scomoda. Quando esco dal bagno, Emir è sdraiato sul letto. Dev'essere molto stanco dopo tutte quelle ore di macchina. Io mi avvicino, ma non mi siedo sul letto. Mi tengo a distanza, attendo la sua mossa. - Cosa farete adesso? - Chiedo. Emir guarda il soffitto. - Non lo so. - Poi mi guarda, con quei suoi occhi da Husky. - E tu, cosa farai? - Mi ha preso alla sprovvista. Non me lo aspettavo, una domanda del genere. In effetti adesso che ci penso la mia vita non potrà più essere la stessa, dopo questa avventura pazzesca. - Ti mancano i tuoi? - Mi chiede Emir. Io faccio no con la testa. - Siamo solo io e papa`. - Emir mi osserva, mi sento i suoi occhi addosso che mi scandagliano dentro. Sembra molto interessato a me, e non solo all'aspetto fisico, come la maggior parte dei ragazzi con cui sono uscita. - Come mai il pettirosso? - Mi chiede. Io sorrido: allude al tatuaggio che ho sul petto. - Ne avevo uno da bambina - , rispondo. Era molto tempo che non pensavo al pettirosso, ho fatto il tatuaggio due anni fa. Mio padre è andato su tutte le furie, certe cose non le capisce proprio. - Poi un giorno il pettirosso è volato via. Ero inconsolabile. La mamma lo ha ritrovato morto e lo ha riportato a casa. Quando l'ho seppellito in giardino, ricordo che ho pensato che tutte le cose belle finiscono in gabbia. - Emir ha uno sguardo compassionevole, credo di averlo colpito. - ...E ciò che le ha rese belle alla fine le uccide. Capita sempre cosi` - , concludo. Emir annuisce, sento mi ha capita profondamente. - E` un pensiero molto bello - , dice. - Dovresti fare la scrittrice. Sei brava a raccontare storie. - - Ma no, non è vero... - Sono lusingata. Emir allunga un braccio verso di me, mi fa il gesto di avvicinarmi. Lentamente muovo un passo verso di lui, poi un altro, e un altro ancora. Sono davanti al letto, su cui lui è sdraiato. Emir mi guarda con desiderio, lo desidero potentemente anche io. Lui mi afferra le mani, le stringe. Il contatto della sua pelle mi fa sciogliere le gambe. Emir mi afferra per la vita e mi abbraccia forte, quasi mi soffoca. Sento il suo corpo contro il mio, il suo calore mi infonde sicurezza. Vorrei che quest'abbraccio non finisse mai. Finche` Emir mi tira giù sul letto con lui, mi è sopra, mi prende il viso tra le mani e mi bacia. Le nostre labbra sono incollate, la sua lingua si intreccia alla mia. Sono piena di lui, lo sento, lo respiro. I nostri corpi si mescolano l'uno nell'altro. Emir mi tira giù le spalline, mi scopre il petto e ci affonda la testa dentro. Io gli tiro via la maglietta e scopro che il suo corpo è anche più attraente di quanto mi immaginassi. Pelle su pelle, le sua mani mi stringono i seni e mi tirano i capezzoli, li fanno indurire. Emir mi bacia i seni e mi morde i capezzoli. Una punta di dolore si impone sul piacere che provo, sento che mi sto bagnando tutta. Lo voglio come non ho mai voluto nessuno prima d'ora. Poi di colpo mi ricordo dove siamo e cosa sta succedendo. Mi ricordo di Matteo e la paura torna a sorprendermi. - Aspetta, non possiamo! - grido. Emir si blocca per un istante. Ha uno sguardo carico di tensione. - Ti amo - , mi dice. Quelle parole rompono il ghiaccio, mi sento forte e sento che se Matteo tornasse e ci trovasse cosi`, nulla di male potrebbe succedere, perché la nostra passione conquisterà tutto. Qui e ora, siamo invincibili. Allora mi abbandono al piacere. Le mani di Emir esplorano il mio corpo, le sento salirmi sulle cosce e cercarmi il sesso. Ecco, lui tocca il mio liquido vaginale, mi ci spalma le cosce. - Ti voglio - , sussurra. La sua voce è profonda e vibrante. Sento che mi desidera anche lui come non ha mai desiderato nessun'altra. Allora finalmente mi tocca la fica. - AH! - Gemo forte, mentre lui mi passa le dita dentro e mi tocca il clitoride, lo sento drizzarsi come fosse un piccolo pene, mentre continuo a bagnarmi tra le gambe. Emir mi prende la mano e la spinge dentro i suoi jeans, a cercargli il cazzo. Lo sento, lo afferro e lo tiro fuori. Sento che cresce tra le mie mani, è durissimo. Vorrei strapparglielo e mettermelo nella fica, tenerlo lì per sempre. Vorrei ingoiarlo. Emir è preda della foia, respira affannosamente su di me, non parla ma le sue mani sono molto eloquenti. Vorrei che me lo mettesse dentro ora, violentemente. Vorrei che mi scopasse e mi facesse male, vorrei venire ululando come una cagna in calore. Lui invece mi gira sulla pancia, mi tira su la gonna e scopre le mie natiche, le palpeggia. Poi ci mette la testa in mezzo e mi lecca l'ano. Nessuno mi aveva mai fatto una cosa simile. - Ahhh! - Sto godendo da impazzire. Comincio a strofinare il clitoride sulla coperta e provo un piacere immenso, mentre Emir spinge la lingua dentro il mio buco. Quando infila le mani nella mia fica, sento che sto per venire. In pochi secondi l'orgasmo arriva, a ondate sempre più intense. - Aaaahhhhhhh! - Grido forte, mi libero. - Zitta! - Emir mi copre la bocca con la mano. Sembra soddisfatto di avermi fatto venire e mi lascia respirare a fondo, scossa dai fremiti di piacere. Quando mi calmo, Emir mi afferra per i fianchi e mi mette carponi sul letto. - Prima di scoparti ti devo punire, Pettirosso, sei la mia prigioniera, ricordi? - Ha una voce profonda e irresistibile. Da lui mi farei fare qualsiasi cosa e allora cedo al suo gioco di potere. - Si`... - ansimo. - Puniscimi, scopami, fai quello che devi fare. Sono tua! - Con un lungo gemito di piacere, Emir mi schiaffeggia una natica. Un colpo forte, che mi prende alla sprovvista. Emir continua, un altro schiaffo. - AH! - Gemo. Continua a schiaffeggiarmi sulle natiche e gode, mentre mi punisce e io gemo ad ogni colpo. Giro la testa e vedo il nostro riflesso in una porzione di specchio dall'armadio a muro. Sono carponi sul letto, il vestito tirato su, le mie natiche bianche sono esposte alla luce al neon. Emir è a petto nudo, il cazzo dritto, in ginocchio sopra di me. Mi colpisce forte e ad ogni colpo gemo. La mia natica sta diventando rossa. Ora lui mi prende i capelli e li strattona forte, mi fa capire che e` lui che comanda. Io lo lascio fare, mi fa male, ma allo stesso tempo godo da impazzire. - Adesso ti scopo come si scopa una prigioniera. Non ti meriti di prenderlo nella fica, ma solo nel culo. - - Noo! - urlo. - Sono vergine! - Emir mi afferra le natiche, con le sue grandi mani, le divarica, espone il mio ano. - Non vuoi perdere la verginità con me, Pettirosso? - Chiede. - Cos'e`, non mi ami abbastanza? - Io non rispondo. Allora lui capisce che può continuare. Appoggia il pene durissimo sul mio ano e comincia a spingere. Mi fa male, respiro a fatica, sono bloccata. Mi aggrappo alla coperta con entrambe le mani e cerco di resistere alla prepotenza di Emir, che a poco a poco mi infila la punta del cazzo nell'ano. - AAAAAHHH! - Il mio lungo lamento di dolore viene soffocato dalla coperta. Emir su di me ansima forte, sta godendo come un animale. - La punta è entrata - , dice. - Brava Pettirosso, sei stata brava! - Emir comincia a spingere piu` a fondo. Riflesso nello specchio, lo vedo stringere i glutei e assestare colpi decisi, il suo cazzo ogni volta va più a fondo. Il dolore che provo è lancinante. Ma provo anche piacere e goccio dalla fica, sulla coperta. Il cazzo di Emir si muove dentro di me velocemente, ha sverginato il mio ano e mi sta possedendo con foga. Io mi tocco il clitoride e comincio a godere, ora non sento piu' dolore. Il mio ano si e` dilatato e il pene di Emir entra con facilita`. Finalmente viene, con un lungo lamento. - Aaaahhh! - Il suo sperma mi esce dall'ano e sono scossa da brividi di piacere. Mi sento appagata all'idea di essermi fatta sverginare da Emir, perché` lo amo e so che lui ama me. Ora lui si accascia su di me e restiamo così per un po', esausti e appagati. Poi a poco a poco lui torna alla realtà. - Datti una ripulita, Matteo potrebbe e tornare da un momento all'altro - , suggerisce. Mi alzo traballando, sono tutta scombussolata. In bagno mi viene un conato di vomito. Mi piego sul water e tiro lo sciacquone, non voglio che Emir mi senta vomitare. Credo di avere la febbre. Di colpo mi chiedo se ci si possa ridurre così per amore. Forse l'amore in fondo è solo una malattia. Ecco che la porta si apre e Matteo torna, lo sento camminare pesantemente. Come al solito è ubriaco. - Dov'è Pettirosso? - Chiede. Non sento la risposta di Emir, poi la porta del bagno si apre di colpo. Sono nuda, avvolta nell'asciugamano. Matteo mi afferra per i capelli. - Puttana! - Mi dice, cercando di spingermi giù, contro il suo addome. Probabilmente vuole che gl'e lo succhi. - Aiuto! - grido. Emir entra di corsa, prende Matteo per il collo e lo tira indietro. Matteo barcolla, fa per spintonarlo via, ma Emir è più agile e gli sferra un cazzotto in faccia. Matteo grida: - Ahi! - Io non resisto più e comincio a piangere. Matteo si aggrappa al lavandino e si rimette in piedi. - Che cazzo fai?! - Emir lo fronteggia, forte e solido, come una roccia. Mi sta proteggendo e sento che lo amo potentemente. - Sei solo un alcolizzato! - Lo insulta. - Da adesso prendo il comando e tu la lasci stare, hai capito? - Emir tuona sopra di lui e Matteo comincia a ridere nervosamente. - Sono io che comando - , risponde. Poi si tasta i jeans, in cerca della pistola, ma non la trova. Contrariato, guarda Emir, che ora protende la mano verso di lui, brandendo la sua pistola. - Cercavi questa? - Chiede Emir. Matteo sbianca. - Ridammela, bastardo! - Emir gli punta la pistola addosso. Io ho un tuffo al cuore. Temo che Emir faccia una cazzata, che si rovini la vita per sempre. - Fermatevi, smettetela! - grido. Matteo calcia Emir, che perde la pistola. Ora e` in terra sotto al lavandino. I due cominciano a lottare per la pistola, sono impotente di fronte alla loro rabbia. Tutte queste emozioni mi stanno distruggendo. Sento che sto per svenire, la vista mi si annebbia. Vedo Emir sdoppiarsi davanti ame, mentre mi tende la mano. La sua voce echeggia nel mio cervello: - Pettirosso, andrà tutto bene! - La stanza comincia a girare sopra di me, poi crollo a terra e il buio mi inghiotte. A poco a poco sto tornando alla veglia. Sento gli uccellini che cinguettano, apro gli occhi e il sole mi abbaglia. Dove mi trovo? Sono avvolta in una coperta e sento caldo. Quando mi tiro su a sedere, scopro che mi trovo dentro la Maserati, nei sedili posteriori. Ho passato la notte in macchina? Non ricordo nulla. Dove sono i miei carcerieri? Di colpo ricordo la colluttazione della notte scorsa. Temo per la vita di Emir, voglio trovarlo e abbracciarlo. Tuttavia sento che sono molto debole, forse ho ancora la febbre. Provo ad aprire la portiera e con mia grande sorpresa scopro che la macchina è aperta. Mi hanno lasciata inosservata, senza chiudere a chiave. Ma come, all'improvviso si fidano di me? Sono confusa, esco dall'auto. Faccio qualche passo sullo stradino sterrato, siamo in una zona della campagna che non conosco, lontana dalla città e lontana dalla villa di mio padre. Mi chiedo se sia preoccupato per me, almeno un po'. Mi metto a pisciare dietro a un tronco. Mi sento meglio, ma il mio stomaco brontola dalla fame. Quando mi rialzo e mi guardo attorno, tutto sembra quieto e idilliaco. Mi rendo conto che potrei fuggire e perdermi nella macchia. E` la prima occasione che ho, da quando sono stata rapita. Lascio la coperta sull'erba e mi affretto verso gli alberi, nessuno in vista. Affretto il passo, quasi corro. Prendo aria a grandi boccate e sento che la febbre se n'è andata di colpo. Sono libera! Poi di colpo mi scontro con Matteo, il suo corpo alto e muscoloso è come un muro davanti a me. La mia corsa verso la libertà è finita. - Cercavi di volare via, uccellino? - Matteo mi afferra per il braccio. - Lasciami andare! - Gli vedo sul viso i segni della lotta. Ha un occhio tumefatto e sullo zigomo ha del sangue rappreso. - Non vai da nessuna parte, Pettirosso. Non l'hai ancora capito che sei mia? - Mi dice, sprezzante. Poi mi trascina e camminiamo velocemente tra gli sterpi, che mi feriscono i piedi e i polpacci. - Mio padre non pagherà`. Non gli importa un cazzo di me. Sei solo un illuso! - Gli sparo addosso queste parole con disprezzo, sperando che facciano effetto, che lo riportino alla realtà`. Matteo invece mi tira uno schiaffo. - Zitta, puttana! - Mi ha fatto male, ho gli occhi gonfi di lacrime. - Tuo padre pagherà e come, se non vuole vederti morta! - Temo che questa volta Matteo sia sincero. Non ha nulla da perdere e andrà fino in fondo. Proprio ora che la mia vita è in pericolo come non mai, il mio unico protettore sembra essersi dileguato. Non oso chiedere dove sia, non farebbe che innervosire Matteo. - Lasciami andare, ti prego! Non dirò niente a nessuno - , imploro. Quando Matteo mi riporta alla macchina, sono tesa e tremo come una foglia. Inaspettatamente non mi porta al sedile posteriore, ma apre il bagagliaio e mi spinge dentro. - Cosa vuoi fare? - Sono terrorizzata. Matteo mi strattona, ma io resisto. Allora mi mi prende su e mi infila nel bagagliaio a forza. - NOO! - Urlo forte. Matteo mi prende le gambe e le spinge dentro. Sono in trappola. - Aiuto! - Grido con tutto il fiato che ho, mentre vedo la luce sparire. La portiera si chiude e mi sigilla dentro il bagagliaio della Maserati. Mi sento come il mio pettirosso in gabbia, la cui libertà è durata solo un giorno. Poi la morte. Mi chiedo se succederà anche a me, se condividiamo lo stesso destino, io e il pettirosso. E` davvero questo il prezzo da pagare per tanta bellezza? Forse era tutto già stabilito, da quando mi madre mi portò a casa la gabbietta con l'uccellino. Forse quello è stato il momento in cui il mio destino si è definito. Comincio a piangere disperatamente, mentre la macchina parte, rombando. La strada è piena di buche, gli scossoni sono tanti e mi manca l'aria. Sento che sto per svenire di nuovo. A poco a poco scivolo nell'oblio... Quando il bagagliaio si apre la luce del sole mi ferisce gli occhi. Dev'essere mezzogiorno, fa molto caldo. Matteo finalmente mi fa bere, ingurgito l'acqua con foga, me la getto in faccia. Non mi sembra vero di rivedere la luce, credevo sarei morta soffocata lì dentro. - Andiamo! - Matteo mi afferra e mi tira fuori a forza. Mi trascina verso una buca in terra, che vedo delinearsi mano a mano che ci avviciniamo. Dentro c'è una scala a pioli che va fino a sotto. Guardo il fondo con orrore. - Scendi! - Ordina Matteo. Io non voglio e resisto. Matteo insiste - Scendi, o ti butto di sotto! - Sono costretta a cedere. Matteo è più forte di me e non potrei mai vincere contro di lui. Scendo, un gradino alla volta, verso quella che sarà la mia nuova prigione, la mia nuova gabbia. Questa nuova prigione è fatta di terra, odore di muffa e di cose morte. Questa buca sembra già una tomba. Matteo mi guarda con un sorrisetto sardonico. - Non mi chiedi dov'è finito Emir? - La paura mi assale di nuovo. - Cosa gli hai fatto? - Matteo ride forte, poi esclama: - Povera illusa, credevi che lui ti amasse? Se n'è andato, invece. Ti ha abbandonata. Mentre non guardavo, semplicemente e` fuggito via. Ecco chi è veramente il tuo ragazzo. - Mi rifiuto di credere alle sue parole. Non posso credere che Emir mi abbia abbandonata cosi`. Non lo farebbe mai, mi ha detto che mi ama. - Stai mentendo! - Gli urlo addosso tutta la mia rabbia e tutta la mia paura. - Povera puttanella, ti sei innamorata dell' uomo sbagliato - , mi provoca Matteo. La mia rabbia monta e mi getto su di lui, gli prendo a pugni il petto. - Bastardo! Sei solo un bastardo! - Grido e piango di rabbia. Non riesco a fermare i singhiozzi. La mia ultima speranza di salvezza è svanita, ora ci sono solo terra e muffa. E l'orrore della morte in agguato. Matteo mi afferra per il collo. - Come ci si sente ad essere fottuti, stronza? Adesso lo sai, cosa vuol dire esser traditi. - Io non rispondo. Ci guardiamo negli occhi per un lungo istante, in cui sento la sua paura mescolarsi alla mia. Matteo è un ragazzo che non ha avuto nulla dalla vita, se non la sua bellezza e il suo fascino. Sua madre è morta quando è venuto alla luce e suo padre era un alcolizzato. A quindici anni Matteo ha lasciato casa e ora vive di espedienti. Quasi provo pena per lui, non riesco ad odiarlo. Io al contrario ho avuto tutto, bellezza e ricchezza. Sono cresciuta prigioniera in una gabbia dorata fatta di privilegi che in realtà non ho mai desiderato, senza l'affetto di cui avevo bisogno. Siamo due vittime io e Matteo, siamo due facce di una stessa medaglia. Traditi dalla famiglia che ci ha messo al mondo e schiavi di una bellezza che ci uccide. Mi sento persa. Lo afferro per le spalle e lo stringo a me, lui mi bacia appassionatamente. Siamo avvinghiati nella foia di un momento di eccitazione intenso, che sottende una sintonia profonda e misteriosa. Quella tra il carnefice e la sua vittima. Matteo mi butta a terra e mi è addosso, mi sfila il vestito, si toglie la maglia e i pantaloni. Siamo nudi sulla terra umida. Matteo mi tocca dappertutto, mi infila le dita in bocca, nella vagina e nell'ano. Io gli afferro il pene e comincio a succhiarlo, non riesco a smettere, lo stringo forte tra le labbra e lui implora di lasciarlo. Ma io non lo mollo. - Aaahhh! - Geme Matteo, mentre gl'e lo succhio. Mi viene in bocca quasi subito, potentemente, urlando. Mi bevo tutto il suo sperma, una gran bocconata. Sono assetata e non mollo, continuo a succhiare per reperire altri liquidi, finche` Matteo è costretto a spingermi da parte. La mia foia lo incanta, gli leggo negli occhi sorpresa ed eccitazione e mi appare per la prima volta vulnerabile. - Pettirosso - , invoca. - Non mi lasciare! - Io gli mollo il pene e lo guardo a lungo negli occhi. Ci vedo il mio riflesso dentro e mi sento piccola e indifesa dentro le sue pupille. Sono la vittima, ma sono anche l'oggetto del desiderio e la seduzione. Sono io piu` forte, o e` Matteo? Che e` in fondo che ha il potere, la vittima o il carnefice? Questa connessione intensa dura solo un istante, poi gli occhi di Matteo tornano freddi e distaccati. Sono di nuovo gli occhi di uno psicopatico. Ora si mette a cercare la pistola nei jeans, la tira fuori e me la mostra. Una rivelazione improvvisa mi attanaglia i visceri. Ma allora magari Matteo ha ucciso Emir, oppure gli intimato di andarsene, minacciandolo con la pistola. Non lo rivedrò mai più`, il mio unico protettore si e` vanificato per sempre. Ora una gabbia è l' unica protezione possibile per me, proprio come il mio pettirosso. - Bella vero? - Matteo sta lisciando la canna della pistola con le mani, la ammira e gli occhi gli brillano di una eccitazione perversa. - Con questa in mano mi sento invincibile - , mi confessa. Poi mi prende la mano e mi costringe a toccare la pistola a mia volta. La canna è fredda, mi sembra un oggetto terrificante e allo stesso tempo potente. - Lo so che piace anche a te - , dice Matteo. Poi lentamente me la strofina addosso. Sul seno, poi lungo il corpo fino all'addome. Io respiro affannosamente, sono terrorizzata ed eccitata allo stesso tempo. Matteo sta passando la canna della pistola sui peli del mio pube. - Pettirosso, lo so che muori dalla voglia di avermi dentro... - Sussurra. Poi mi preme la pistola alla tempia mentre estrae il pene dai pantaloni. Lo sento duro contro la mia pelle. Sono paralizzata dalla paura. Se solo gli scappasse un colpo! Tuttavia il freddo della canna sulla pelle mi eccita e comincio a bagnarmi. Matteo mi infila il suo pene enorme nella mia vagina e lo muove dento di me, piano, andando sempre più a fondo. Sento la canna della pistola sulla tempia e il suo grande cazzo che ora tocca il mio punto G. E comincio a godere. - Brava Pettirosso, godi! - Dice Matteo, tenendo la pistola puntata su di me. Ora si muove velocemente dentro di me e il piacere che provo mi fa scordare tutto. A poco a poco mi rilasso e divarico le gambe al massimo. Gemo e ansimo dal piacere perverso che sto provando, immaginando un colpo che esce dalla canna e mi fa saltare il cervello. Sento l'ebrezza del rischio, la perversione di un amore folle e violento. Sono al colmo dell'eccitazione sessuale, quando Matteo grida: - Vieni, Pettirosso, vieni che vengo anche io dentro di te! - - Siiiiiiii`! - Urlo, mentre arriva l'orgasmo più lungo e intenso della mia vita. Matteo si unisce al mio lamento, e geme a lungo, il suo cazzo durissimo mi sfonda. Finche` viene anche lui, con furia animalesca, urlando: - AAAAAhh! - Poi a poco a poco si calma. Devo ammettere che è un maestro nel farmi godere, lo è sempre stato, questo non posso toglierglielo. Dal canto suo, Matteo sembra molto soddisfatto di se`. Sento il suo sperma che mi cola lungo le cosce e penso che ancora una volta ha vinto lui. Anche se non lo volevo, mi ha fatta sua e mi ha spinto oltre i miei limiti. Mi sento sporca. Matteo si riveste in fretta, si infila pistola nei calzoni e sale su lungo la scala a pioli. - Ci vediamo stasera - , mi dice dall'alto. Poi mette una botola sulla buca, impedendo alla luce di entrare. Solo una fessura di luce passa tra le travi. Al buio, urlo con tutto il fiato che mi resta: - Bastardo! Fammi uscire! - Mi arrampico sulla scala al buio, quasi casco. Arrivo in cima e cerco di scoperchiare, ma c'è un lucchetto. Sono in trappola, Matteo mi ha fottuta per bene. Dalla fessura della botola vedo la luce del sole, resto li per un po', abbarbicata alla scala di legno. Immagino che la botola si apra come d'incanto e mi liberi. Visualizzo la scena di me che corro nella luce e mi perdo nella campagna. Poi a un certo punto cedo alla stanchezza e le ginocchia mi si piegano. Quasi cado. Col cuore che batte forte, sono costretta a tornare giù. Mi accoccolo per terra pensando ad Emir, che forse è morto. Forse non è mai esistito e in fondo, forse l'ho solo immaginato. Nel dormiveglia mi sembra che il viso di Matteo e quello di Emir si fondano, come fossero la stessa persona. Forse Emir e Matteo sono la stessa persona, che si sdoppia nel mio cervello in due entità distinte. Due espressioni della stessa identica personalità` disturbata. Forse sono vittima di un unico carnefice, che forse è mio padre stesso, che non vuole pagare il riscatto e mi lascia in balia dei miei carcerieri. Non ci sono sogni per me questa notte, solo ombre che si affollano e si mescolano l'una nell'altra. Tra le altre ombre si staglia nitida l'immagine del pettirosso, che oltrepassa la porticina della gabbia e si invola. Il suo petto rosso e così fulgido e il suo volo è commovente. Mentre quel rosso mi riempie la testa, lo scoppio di uno sparo squarcia il silenzio. L'ultima immagine che appare è il volto di mia madre. Forse sono già con lei nell'aldilà`, forse mi hanno sparato e sono appena morta. Ora è solo il buio. Rumori da sopra mi svegliano. La botola si spalanca e il fascio di luce violento di una torcia mi illumina il viso e mi ferisce gli occhi. Li chiudo e grido: - Chi è ? - - Pettirosso! - Esclama Emir dall'alto. - Ma allora sei vivo! - Grido. Emir scende giu` in fretta, tenendo la torcia in bocca. Mi accorgo che mi è mancato da morire. Gli salto al collo e lo bacio. - Lo sapevo che non mi avevi abbandonata! - Emir mi stringe a se`. - Adesso ti porto via - , dice. - Non abbiamo molto tempo. - Mi spinge su per la scala, sono cosi` debole che faccio fatica a salire. Mentre salgo, chiedo: - Cosa e` successo a Matteo, perché non e` qui? - - Dorme - , risponde Emir, sbrigativo. Mi sembra una risposta leggera. - Come, dorme? - Arrivati in cima alla scala, lo guardo interrogativamente. Lui allora mi spiega: - Gli ho messo un sedativo nella birra, poco fa. Russa come un cinghiale. Non si sveglierà che a mattina fatta. - C'è un non so che di strano nella sua voce, come una sottile inquietudine che mi allarma. Il dubbio mi attanaglia. Vorrei chiedergli cos'era quello sparo che ho sentito ieri notte, ma probabilmente l'ho solo sognato. Ma si`, che stupida che sono, di certo era solo un sogno. Matteo sta dormendo, Emir non mi mentirebbe mai. Lui mi ama. Ora mi guarda intensamente e mi chiede: - Ti fidi di me? - Io penso che lo seguirei ovunque, se solo me lo chiedesse. - Si`! - , rispondo. Emir mi da una pacca sulla schiena. - Bene, allora andiamo. - Mi fermo a orinare dietro al tronco per l'ultima volta. L'aria della notte è fresca, sono elettrizzata e mi sento libera, libera davvero, questa volta. Forse tutta questa storia assurda si e` conclusa per sempre e da domani sarà soltanto un brutto ricordo. Saliamo in macchina, Emir mette il cappellino da autista e partiamo. Mentre guida, mi prende la mano e la tiene stretta. Dopo due settimane e mezzo di prigionia, sto tornando a vivere. Alle luci dell'alba Emir mi sveglia. Mi sono addormentata sul sedile. - Mi piace vederti dormire - , dice. - Ti ho osservata per tutto il tempo, sembravi così in pace. Bella come un angelo - . Si china su di me per baciarmi le labbra e la croce che ha al collo mi ciondola davanti agli occhi. Solo adesso noto che è d'oro massiccio. Deve valere molto. Mi chiedo come faccia Emir a permettersela. E quest'auto, dove l'ha presa? Ho un pungolo nel cervello, da ieri sera, che non mi lascia in pace. In fondo non so nulla di lui e ci sono alcune cose che non quadrano. - Dove siamo? - Chiedo. Emir fa un cenno col mento, indicando fuori. Guardo dal finestrino e riconosco la siepe alta e la cancellata blindata. Siamo di fronte alla tenuta di mio padre. - Cosa ci facciamo qui? - Chiedo, confusa. Emir sorride. - Sei a casa - . - Credevo fossimo io e te, adesso - . Rispondo. - Perche` mi hai portata qui? - Emir mi prende la mano con dolcezza. Poi, calmo: - Puoi tornare alla tua vita. Sei libera, Pettirosso. - - No, che non posso! - Rispondo. Di colpo mi sento tradita. - Come posso tornare da mio padre, dopo quello che è successo? - Emir non dice nulla, il suo sguardo freddo mi respinge. Di certo non mi capisce. La paura mi assale. - Non mandarmi via, ti prego - , invoco. - Voglio restare con te! - - Tu appartieni a questa vita agiata lo sai Pettirosso, non sei fatta per la strada - , risponde Emir. Io scuoto la testa. - No, non è vero, sono come te! - Mi avvicino per baciarlo, ma lui mi respinge. Allunga il braccio e apre la portiera dalla mia parte. - Vai! - Io guardo fuori. La libertà è a portata di mano, il momento che aspettavo da settimane è finalmente arrivato. Come se nulla fosse accaduto, in un batter d' occhio posso tornare ad essere la figlia di papa`, la figlia del milionario Franco Brando, la più desiderata alla università. Ma quella non sono più io. Del resto mio padre non mi vuole nemmeno indietro, a quanto pare. Ho deciso. Richiudo la portiera e annuncio: - Non mi muovo da qui - . Emir scuote la testa in diniego. - Dimmi cosa devo fare con te, Pettirosso? - - Mi chiamo Selvaggia, tanto per cominciare - . - Che nome! - , commenta Emir. - Selvaggia di nome e di fatto, eh? - Selvaggia o non selvaggia, non posso tornare ad essere Pettirosso e non voglio tornare in gabbia. In lontananza una sirena della polizia si perde nell'aria elettrica dell'alba. Emir si guarda attorno, irrequieto. - Adesso devi andare, non posso restare qui ancora per molto, - insiste. Ho gli occhi fissi sul cruscotto davanti a me, e di colpo ricordo che Matteo ha messo le manette nel cassettino dei cd. Lo apro e le trovo li`. Sotto lo sguardo esterrefatto di Emir, mi ammanetto al volante dell'auto. Le chiavi le ha Matteo ed Emir non può fare altro che portarmi con se`. Ho vinto io. - Sei completamente pazza! - Esclama Emir. - Lo so. E vengo con te - , rispondo. - Guarda che con me non e` facile - , si giustifica. - Sei sicura di volerlo? - Io mi siedo comoda, sprofondo nel sedile di pelle fresca, la mano ammanettata al volante. - Andiamo! - Dopo un lungo silenzio, finalmente Emir mette in moto la macchina. - Come vuoi. - La macchina parte con un rombo potente del motore e ci lasciamo la villa di mio padre alle spalle. E` una giornata bellissima, andiamo incontro alla primavera e mi sento finalmente bene. Anzi, ho un certo languorino e di colpo realizzo che non mangio da più di dodici ore. - Hai qualcosa da mangiare? Ho fame - , chiedo. - Anch' io - , dice Emir. - Guarda dietro il sedile, ci deve essere un pacchetto di patatine. - Sono divertita dalla sua dimenticanza. - Non posso, sono legata al volante, ricordi? - Emir sorride. - Capito, le prendo io. Tieni il volante, già che ci sei. - Io afferro il volante, mentre lui si sporge dietro a raggiungere le patatine. Nella torsione del busto, la maglietta gli sale su e non posso fare a meno di notare qualcosa che gli esce dalla tasca dei jeans. E` il manico della pistola di Matteo! Emir riemerge col pacchetto , lo apre e me lo porge, come se niente fosse. Io sprofondo nel sedile, terrorizzata da quello che ho appena visto. Il respiro mi si ferma in petto e resto cosi`, in silenzio, il pacchetto di patatine in mano, nella rivelazione sconvolgente e spaventosa che il rumore di sparo che ho sentito ieri notte era vero. Emir probabilmente ha sparato a Matteo e l'ha ucciso. La storia del sonnifero non mi è sembrata abbordabile nemmeno per un istante. Di sicuro gli ha sparato, altrimenti come avrebbe fatto a prendergli la pistola? Capisco all'improvviso che mi trovo in macchina con un assassino. Emir guida serenamente, sicuro di se`, lucido. Ora che ci faccio caso, la sua lucidità estrema lo rende ancora più pericoloso di Matteo. Sono passata dalla padella alla brace. Guardo nello specchietto retrovisore e osservo la villa di mio padre che scompare alla vista. - Papa`... - Invoco. Ma è troppo tardi, Pettirosso è tornata in gabbia.
|
|
|
|