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Ossessione - Parte 1
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Titolo:
Ossessione - Parte 1 |
Autore:
lensflare |
Contatto:
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Racconto
n° 4998 |
Altri
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Appoggiato ad una colonna del locale, ti guardo darti da fare dietro il bancone. Svelta, precisa, sorridente. L'oscurità solcata solo da qualche lampo di luce artificiale che sfugge al palco, l'unica macchia di illuminazione del posto, forti riverberi di un Hammond che solcano l'aria, un gruppo blues di ragazzini che sembrano un po' troppo adulti tra le righe di quei pentagrammi riempie le mie orecchie deliziandole, invece che infastidendole per la scarsa equalizzazione e resa acustica del locale. Sempre un po' troppo forte, in questi liveset, il volume. Ti scorgo chinarti per raccogliere l'ennesima ordinazione di un tipo che deve essere un habituè, per come vi vedo sorridere. Mi sposto di lato, senza attraversare il centro del locale, passo defilato per raggiungere il bancone.
Difficile che tu mi riconosca, solitamente non vesto così. È tardi, il concerto è alle ultime battute, ed era il gruppo di chiusura. Hai parecchie ore di lavoro sulle spalle. No, è difficile che tu mi riconosca. Cappello, bavero alzato... difficile.
Ti avvicini lentamente, ti sporgi e pieghi la testa di lato, come per incitarmi ad urlare la mia ordinazione. Sussurro. "Vodka Martini".
Immobile, istanti che sembrano essere ore. Resti così, ferma, potrebbe sembrare un segno perché io ripeta, mi porgi l'orecchio come se non avessi sentito. Ma non dici nulla. Un istante, che sembra un ora, e senza guardarmi ruoti su te stessa.
- Vodka Martini - , ripeti sommessa, girandoti di spalle per prendere il calice. Lo specchio riflette il tuo viso che scruta l'immagine di me. Mi sento i tuoi occhi addosso, eppure mi sembra di vederti tremare. Mi sembra di sentire il tuo cuore che sussulta. Mi hai riconosciuto, eccome. Ma questo volevo. Dovevi riconoscermi per un dettaglio.
Mi prepari il mio cocktail con lentezza esasperante, sempre senza incrociare il mio sguardo se Non riflesso nello specchio. Attendo tranquillo. Il concerto sta finendo. Sparisci un istante dietro la cucina, riappare una ragazza che prende il tuo posto. Ti vedo aggirare il bancone, e hai in mano il calice. Davanti a me, ti fermi in piedi, mi giro di tre quarti, ci passiamo di mano il bicchiere.
Pochi passi a seguirti, un muro, una tenda pesante, un altro muro, buio. Il frastuono sembra più lontano, tutto sembra piu lontano. Ti fermi, ti appoggi alla parete. Mi avvicino, bagno un dito nel Vodka martini e te lo passo dietro l'orecchio. Brividi. Ti sposti leggermente di lato, come a rifiutarmi. Il mio respiro sul tuo collo si fa più vicino, sfioro la pelle umida e succhio via la goccia di alcool che ho lasciato su. Ancora brivido. Respiro ritmico, il tuo. Con un gesto felino passo davanti a te il bicchiere, te lo porto all'altezza delle labbra. - voglio berlo attraverso te - – bisbiglio. Sorseggi un po', ingoi. Ti porgo ancora il bicchiere, sorseggi un altro po', resti immobile. Con una carezza scorro la pelle della nuca fino ad affondare le dita della mano nei tuoi capelli, stringo forte e ti giro verso di me. I tuoi occhi sono fiamma. I tuoi occhi mi supplicano di vincerti, di plagiarti ancora. Mi avvicino alle tue labbra, e passo la lingua su di loro delicatamente, per tutta la loro lunghezza. Occhi socchiusi, ed un mugolio di piacere mi investe, ti piace. Ti piace. Ora mi sei di fronte, spalle al muro. Mi scosto e ti porgo il bicchiere. Sorseggi e tieni il liquido in bocca. Mi avvicino, e allargo le labbra tue con le mie, un bacio alcoolico, un bacio forte. Tremi e sei caldissima, ti sento, la pelle è come lava di un vulcano in piena eruzione. Ancora un sorso, e ancora un bacio, spingo l'erezione che mi stai provocando contro il tuo stomaco La senti perfettamente, il respiro aumenta di ritmo, si fa incessante. Ogni cm del tuo corpo anela essere preso, vibrando all'unisono con i colpi che di quando in quando ti assesto con il bacino, per farti sentire il mio desiderio. Il mio desiderio. Ti voglio. Ma non stasera. Intrecciati in un bacio profondo, quasi affannato, convulso, ci mischiamo completamente sapori e respiri. Ardita la mia mano scivola nei tuoi pantaloni. Immobile e vinta non ti muovi, affondi la lingua e mi cerchi, cerchi la mia. Scosto le mutandine e trovo un dolce lago di eccitazione. Sfioro soltanto cotanta grazia, e sfilo le dita badando a non farle toccare ai vestiti. Mi stacco, mi porto le dita alla bocca e senza staccarti lo sguardo dagli occhi gusto il tuo sapore. Resto solo il tempo necessario a finire il bicchiere davanti a te, poi mi giro, ti guardo un'ultima volta e me ne vado. Di spalle. È una promessa. Tornerò. E tu ci sarai.
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