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SGUARDI
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Titolo: SGUARDI
Autore: lensflare
Contatto:
Racconto n° 5000
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- ... si ricorda alla gentile clientela che la tavola calda chiuderà alle quattordici... -
Questi annunci gracchianti mi disturbano un po', non è solo questione di violazione del relax (tanto con questo schiamazzare di bambini che si tuffano, quale relax?) più che altro è violenza uditiva, un suono cacofonico sparato sempre a volume troppo alto, eppoi.. un parco termale di tale elevatezza, potrebbero anche cambiare i diffusori se fanno questo rumoraccio.. eppoi questo caldo allucinante, la sensazione di disagio aumenta..
Ma chi voglio gabbare? Non è il caldo, non è l'altoparlante che mi sta mettendo a disagio.. o meglio, loro solo indirettamente. È che cerco di concentrarmi per non incrociare il suo sguardo, e questi suoni mi distraggono. Ed il caldo mi costringe ad andare a cercare il refrigerio in acqua, correndo il pericolo che lui mi spogli ancora con gli occhi, con quel suo fare così tenebroso, deciso, mi destabilizza.
È da stamattina che sta cercando un contatto, che mi manda segnali che ho deciso fermamente di ignorare, nonostante il suo sguardo mi destabilizzi, non mi è certamente indifferente.
Decido di prendermi una pausa dalle mie letture, Flaubert oggi non riesce a catturare la mia attenzione come vorrei, come spero ancora faccia.
No, sento addosso quello sguardo, impertinente e violento, eppure così intrigante.
Ma non ho voglia.
O almeno, non credo di averne.
Odio quando mi si scompaginano i piani. Avevo deciso di coccolarmi un po'oggi, di leggere al sole, bagnarmi a tratti nell'acqua cristallina di queste piscine naturali e rilassarmi in semi solitudine.
Invece i bambini, e la palla, e l'altoparlante, ed il caldo.
Invece lui.
Non ero, non sono preparata, non era nei miei piani essere corteggiata o flirtare oggi, no.
Mi alzo dal lettino di lato, mentre una matrona mi passa al fianco con seguito di prole starnazzante, così da nascondermi alla vista di lui, giro su me stessa e mi infilo in acqua plasticamente, di getto, senza dare nell'occhio. Appoggiata al bordo ora sono coperta dalla sua vista da una fila di ombrelloni, posso rilassarmi...
BRRRRRRivido!
Non avevo pensato che entrare così direttamente in acqua senza fare il rituale del - entro un centimetro alla volta - fosse così traumatico. Rabbrividisco, serro le labbra, faccio un guizzo di riflesso per uscire ma mi volto e torno a stare giù.
Possibile che il suo sguardo mi stia condizionando?
Gli do uno sguardo di soppiatto, non vista. Mi sta cercando. È chiara l'espressione del suo volto, è sorpreso perché non sono più al mio posto, fissa il libro sul mio lettino e spazia con lo sguardo, è insieme sorpreso per aver perso l'occasione di vedere dove andavo, frustrato per aver avuto quell'istante di distrazione, attento a cercarmi tra la gente.
Completamente fuori strada, non mi sta cercando da questa parte.
Socchiudo gli occhi, mentre comincio a sentire qualcosa muovermi in me.
Non lo volevo.
Ma so cosa sto sentendo.
Il gioco mi intriga, è il suo modo così intenso di guardarmi, la tenacia con cui ha passato ore a mandarmi segnali nonostante io lo snobbassi perfettamente.
Lo guardo ancora. Un Uomo di classe, all'apparenza, in ogni suo movimento un che di principesco, come se fosse nato e cresciuto da principe.
Mio Dio perché sono fatta così? Ora lo so come andrà a finire, progetti di relax rovinati se si accorge che un minimo di breccia in me l'ha fatta.. non riesco a nascondere così bene le emozioni.
Mi mordo le labbra mentre un altro brivido mi scorre lungo la schiena, infreddolita sto li a guardarlo non vista, le sue mani, il petto villoso, e quegli occhi che mi cercano.
Inequivocabile il calore che stranamente sento un po' più in basso.
Il mio corpo la pensa diversamente da me.
Odio quando succede così. Devo avere io il controllo. Odio quando il mio corpo si allea con le circostanze esterne e mi rovina i piani.
Come quando voglio riposare e le orecchie approfittano di qualsiasi scricchiolio nella notte per non farmi dormire e indurmi a pensare.
Mi odio.
Odio sentire che il mio intimo si bagna di caldo nettare quando con la mente non sono pronta.
Ed odio il suo sguardo.
Ma non posso farci quasi nulla, mi conosco. Non riuscirò a finire la giornata in relax come vorrei, quindi saluto l'idea di finire di leggere - memorie di un pazzo - , addio al proposito di attendere il tramonto ascoltando in pace un po' di sano jazz.
A questo punto tanto vale giocare.
Vediamo un po' se riesco ad esorcizzare questa scocciatura stando al suo gioco.
Magari non tutto è perduto, se riesco a far svanire la curiosità, posso ancora sperare in un po' di relax.
Mi sposto di lato sempre rimanendo sotto il bordo, e mi porto a vista, perpendicolare al suo lettino.
5 metri di distanza, e lui sta cercandomi altrove.
Gli rubo degli sguardi. Lo studio un po'.
Passano due ragazze nere come il carbone, fasciate in dei costumi molto sensuali.
Non le degna di uno sguardo.
Cazzo, vuole proprio ME.
Mi sento un vulcano tra le gambe, l'eccitazione inizia a farsi sentire, una parte di me sta provando le sue stesse cose.
E poi questo costume mi sta dando noia, le spalline trasparenti si avvinghiano sulla pelle ad ogni movimento, non facendomi sentire a posto.
Chino la testa per guardare le spalline e ne sistemo una.
Mi giro di nuovo.
Il suo sguardo.
Mi ha trovata, mi sta di nuovo guardando.
Fredda, distolgo un istante lo sguardo dal suo, come al rallentatore, mi fermo un secondo e torno a guardarlo.
Con uno sguardo diverso.
Lo fisso, socchiudo gli occhi leggermente, mi giro indietro per vedere che nessuno sia dietro di me, torno a guardarlo (è impietrito poverino, questo cambio di strategia lo ha spiazzato) mi do uno slancio con le gambe e fluttuo leggiadra all'indietro nell'acqua. Sempre senza distogliere lo sguardo da lui.
Lui continua a guardarmi, ora lo fa con ancor più intensità e tenacia, non lo ho spiazzato se non per qualche istante, torna a spogliarmi con gli occhi.. ma non mi da più cosi fastidio.
Anzi.
Mentre scorro all'indietro mi sembra di lasciare una scia calda di intima eccitazione davanti a me, il mio corpo sta bramando le sue mani, il suo sguardo.
Mi giro di scatto e nuoto un po' a rana, faccio un respiro profondo e mi immergo, cambiando direzione, come ad iniziare un nuovo gioco.
Riemergo, respiro, mi sorreggo al bordo e scosto i capelli dal viso.
Lui.
Flaubert, il jazz, il caldo, l'acqua fredda, il megafono.
Nulla.
Me lo trovo a pochi centimetri dal viso, poggiato sul bordo della piscina, che mi guarda ed abbozza un sorriso.
Le mie labbra si piegano da sole in una smorfia che somiglia ad un sorriso, che avrei voluto somigliasse ad un sorriso cazzo! Invece si chiudono umide lasciando solo una fessura a mostrare i miei denti bianchissimi, per un solo istante, prima che un angolo del labbro inferiore da un lato rimanga leggermente ripiegato all'indietro.
Non volendo, ho dato un segnale chiaro, mi sono morsa delicatamente il labbro in modo molto sensuale.
Lui.
Risponde.
Con gli occhi.
Mi parlano.
Mio Dio sono NUDA.
...
Mi sposto di lato con il cuore in gola, afferro le maniglie della scaletta ed esco dalla piscina grondante di acqua e qualcosa che, solo nella mia mente, sta colando lungo le cosce, caldo ed eccitante.
Sono eccitata.
Spaventata.
Devo evitare di passargli davanti, vedo che si sta alzando anche lui.
Decido di andare verso la cabina virando verso destra, il lettino e l'asciugamano sono troppo lontani, e troppo sulla sua rotta.
Cammino lentamente, tra la gente, mentre il sole mi accarezza le spalle, la schiena, il viso.
Avverto la sua presenza dietro di me, e mi agito.
Capisco all'istante che il mio proposito di scacciare l'interesse inconscio stando al suo gioco non ha funzionato. Anzi. Ora sono eccitata. E lui probabilmente lo ha capito.
Probabilmente.
Sicuramente.
Con lo sguardo mi ha letto dentro.
Sono confusa, ma mi sto sentendo Donna.
E voglio sentirmi Femmina.
È un peccato? È sbagliato?
- ... si avvisa la gentile clientela che nella veranda superiore del centro ci sarà un buffet di frutta offerto dalla direzione... -
Mentre giro verso i corridoi delle cabine, ai margini del parco, la gente inizia ad essere sempre meno, qualcuno inizia a muoversi verso il buffet, altri stesi sui lettini a sonnecchiare, o a leggere, non sembrano badare a questa strana coppia che procede a 4/5 metri l'uno dall'altra, con passo leggero, come se il tragitto non finisse mai.
Mio Dio ora che faccio? La cabina è lì davanti, guardo con la coda dell'occhio il braccialetto con la chiave e mi domando se ora mi convenga arrivare li ed aprire o cambiare strada, lui è cosi vicino a me, lo sento camminare quasi al mio fianco, sento l'eccitazione pervadermi da dentro, sento il calore tra le gambe farsi fuoco, il cuore batte forte, devo prendere una decisione ora o...
Inciampo,
in un istante l'adrenalina stravolge i miei pensieri.
Non ho visto quel gradino, e sto caracollando sul piastrellato del corridoio, metto le mani avanti e...
Il suo profumo.
Mi ritrovo tra le sue braccia.
Lo so, perché sento la sua pelle, sento il suo respiro su di me, sento il suo sguardo ora così pericoloso, così sublime, così maschio.
Apro lentamente gli occhi, dopo un istante che sembra una eternità.
Ci guardiamo.
- devi stare attenta - mi dice. - qui si scivola - .
Mi ha presa al volo.
Era a fianco a me.
Forse mi stava superando, forse allora non mi seguiva, forse...
- questa è la mia cabina - gli dico, respirando il suo stesso respiro, con le dita che si staccano dalle sue spalle per indicare la porta davanti a noi.
Ma che cazzo ho detto?
Mi vergogno come una ladra ora. L'unica cosa che non ha senso, ovvero che ha un senso che non avrei voluto svelare, ho detto.
- ... si avvisa la gentile clientela che nella veranda superiore del centro ci sarà un buffet di frutta offerto dalla direzione... -
Lui continua a guardarmi come fosse perplesso, e sento formicolarmi la pelle del viso dalla vergogna.
Istintivamente cerco riparo e piego la testa sulla sua spalla, e premo forte le labbra sul suo collo, come fosse un istinto materno.
Le labbra sul suo collo.
Le mie labbra umide sulla sua pelle profumata di maschio.
Mi rendo conto della ulteriore gaffe e mi rigiro subito, emettendo un leggero gemito che avrebbe dovuto essere di disambiguazione, ma che risulta solo avere la natura di un sospiro di eccitazione.
Mi giro e mi trovo ad un millimetro dalle sue labbra, con quelo sguardo di fuoco inchiodato su di me, le sue braccia forti che mi reggono, sento il suo cuore battere all'unisono col mio.
Ci baciamo.
Un bacio rovente, un bacio affilato come la lama di un coltello.
In un attimo siamo nella cabina, nella penombra rischiarata solo dalla luce che passa sotto la porta.
Lui mi spinge contro il muro mentre le nostre labbra si fondono in una esplorazione dannatamente sensuale.
Le sue mani, a sfiorare i miei seni, sento tremare la pelle, sono arsa di desiderio e di lascivia in questa occasione così intrigante, così inattesa.
Come la mia eccitazione. Inattesa, esplosiva.
E lui oltre ogni immaginazione, possente, deciso, maschio.
Sento la sua mano scendere mentre mi bacia delicatamente il seno.
Un brivido, ed un altro ancora, si impossessano del mio spirito mentre la sua mano impertinente scende lungo il declivio delle mie cosce, infilandosi sotto lo slip, sento quelle dita curiose e dominatrici affondare nella mia femminilità grondante di desiderio perverso.
Si ferma.
Alza lo sguardo, mi penetra con gli occhi.
- prendimi - gli sussurro nell'orecchio.
(come sono diventata così esplicita? Quando? Perché?)
Nello stesso istante in cui queste domande mi martellano la testa, lui mi cinge con un braccio la vita, ruotando mi poggia su un gradino di marmo freddo, che mi fa inarcare la schiena di impulso.
Un brivido, ed ancora un altro.
Mi ritrovo ansimante seduta sul marmo freddo con le spalle poggiate al muro, mentre con forza affondo le unghie tra i suoi capelli, assecondando il movimento della sua testa tra le mie gambe, sento la sua lingua giocare con il mio intimo, esplorando con carezze umide ogni centimetro di pelle tremante di eccitazione,
e con gli occhi socchiusi vedo il suo viso inumidirsi del nettare delle mie voglie.
Un gemito, lungo, profondo e vibrante come devastante è l'orgasmo che a tradimento mi scuote il corpo, facendomi vacillare e tremare come preda di un terremoto, sussultando ad ogni lieve colpo della sua lingua sul clitoride turgido e sfiancato dalle lunghe attenzioni del mio enigmatico sconosciuto.

Istanti che sembrano ore, prima che i sussulti involontari del mio corpo sudato e tremante finiscano, e lui si alzi davanti a me, con una evidente e prepotente erezione a dimostrarmi la sua voglia ancora non soddisfatta.
Gli prendo la testa tra le mani e la porto a me, e con un guizzo lecco dalle sue labbra il sapore della mia eccitazione, guardandolo fisso negli occhi.
Con un balzo sono sulla porta.
- Scusami, ma ora devo finire la mia lettura, spero capirai.. - gli sussurro dandogli le spalle, con i miei capelli a sfilare sulle sue spalle mentre mi passa accanto.
Solo un sorriso, ed il suo sguardo, come a confermarmi la comprensione, e ad esplicitare un - a presto - che nessuna parola avrebbe mai potuto mai dir meglio.

Sono ancora in tempo per rilassarmi.
Odio quando i miei piani vengono sconvolti.