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Un amore amaro
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Titolo:
Un amore amaro |
Autore:
Niña |
Contatto:
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Racconto
n° 5006 |
Altri
racconti dello stesso Autore:  |
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- Capiva che convincerla a vivere con lui, mettere su casa, stabilire un comune menage, sarebbe stata una follia. Si sarebbe coperto di ridicolo. Dopo neanche una settimana, lei avrebbe cominciato a mordere i freni. Con quelle abitudini... e quasi trenta anni di differenza! - Chiuse il libro e cominciò a riflettere sui propri casi, sull'attinenza che poteva avere ciò che aveva letto con quello che gli stava capitando o, meglio, con quello che sarebbe potuto accadergli se avesse continuato ad inseguire le sue fantasie. Aveva un passato storico, conclamato, d'etero, almeno finché non erano iniziati i recenti travagli. Ricordava ancora che, in età pubere, prima e unica volta in vita sua, nonostante fosse più sviluppato di lui, aveva schernito un compagno di scuola, unendosi al coro di chi lo considerava - checca - . - Si muoveva come una femmina - dicevano. - Giraffa - lui aveva gridato il nomignolo, ridendo. Da brava - signorina - , la - giraffina - , flessuosa com'era, gli s'era avvicinato, movendo il capo a destra e a sinistra, e gli aveva affibbiato un elegante schiaffone in pieno viso, per l'esattezza, un doloroso cinquedita a mano aperta, solo uno. Lo aveva incenerito con asprezza, il - graffino - . Quello schiaffo trasudava il carico rancoroso di un sentimento fino allora sconosciuto all'inesperienza del ricevente, lui, lo schiaffeggiato. Era rimasto in apnea per qualche secondo. L'aveva raggelato lo sconcerto di aver scoperto tutto il malanimo che significava. Non reagì perché si sentiva in colpa. Rimase a bocca aperta. Non rispose, pentendosi amaramente, più che altro, per aver causato quell'ondata di cattiveria nella povera creatura, vittima di lazzi ignomignosi. Riconobbe quel sentimento dell'animo umano di cui era oggetto, catalogandolo indelebilmente e con sgomento sotto la voce: - Odio - . L'episodio, ben presto relegato in un cantuccio, di tanto in tanto riaffiorava in forma di rimorso. S'era ripromesso di non seguire più la massa imbelle dei - castigatori di costumi a vanvera - . Non gli andava di ammettere il senso di vergogna che lo assaliva a distanza di tanto tempo. A livello inconscio, tuttavia, l'uzzolo di completare il percorso gli era rimasto: saltare l'ostacolo per approfondire un aspetto sconosciuto dell'esistenza. Il desiderio dell'avventura l'aveva sempre solleticato, anche se la ragione ostacolava ogni slancio pericoloso, non più del lecito e del consentito. Per ammissione comune, si sa, ora i costumi rapidamente sembravano cambiare, alcuni sostenevano, per - degenerare - . Il - proibito - , nel - comune sentire - , si appiattiva sulla - normalità - . Le macchie indelebili di dissoluzione e depravazione, per condanna sociale, assumevano l'aspetto di necessità per ampliare la conoscenza dell'esperienza umana. Gide, Proust, Cocteau balzavano alla mente col fardello delle loro intricate, contorte, contrastate vicende sentimentali, condannate dal tempo in cui vissero. Gide e il suo portatore arabo (non solo di bagagli) in giro per l'Africa, gli - ardori - che lo divorarono fino all'ultimo con amanti di tutti i tipi; l'eccellenza pervertita di Proust, frequentatore di bordelli esclusivi per - insertivi - e - ricettivi - di un unico sesso: il maschile; il raffinato Cocteau col suo amante/attore preferito che provava in camera da letto in versione omo le parti d'amore etero che il suo partner assumeva nella finzione scenica . Ecco tornava il solito metro omofono! Ne era condizionato, lui con le sue azioni, il modo di pensare, la sua... cultura. - Les enfants qui s'aiment s'embrassent debout/ Contre les portes de la nuit - . Già: - I ragazzi che si amano si baciano in piedi/Contro le porte della notte/ E i passanti che passano li segnano a dito/Ma i ragazzi che si amano/Non ci sono per nessuno - . Non aveva mai condiviso né completamente apprezzato l'ispirazione di Prevért in quella poesia, anche se era indubbio il fascino che la delicata stesura destava. La sofferta pruriginosità dell'argomento e l'ottusità dei tempi non consentivano di giustificare la perversione sessuale, neanche in uomini di così elevata condizione culturale. L'ambiguità del testo è dimostrata dal termine francese usato: - enfant - . È asessuato o meglio comprende entrambi i generi: - garçon et fille - . La traduzione in italiano appare volgare, prosastica, peccaminosa, poco poetica: i ragazzi - contro le porte della notte - , notte peccaminosamente interiore. Nessuno all'epoca in cui lui l'aveva letta per la prima volta, in età pubere, per meglio dire rubata di soppiatto dal mondo degli adulti, si sarebbe preso la responsabilità di spiegargli il significato di una poesia considerata indecente. Il puritanesimo strisciante di quei tempi, d'altro canto, non consentiva neanche che un ragazzino baciasse una sua coetanea per strada, sarebbe stato da svergognata per la poveretta, ed i ragazzini neanche se lo sognavano di prendere l'iniziativa , per non cadere nel commento irritato, dissacrante e caricaturale, o peggio, degli adulti presenti. Col susseguirsi delle stagioni, le coppie avevano iniziato a baciarsi, innamorate o solo infoiate, negli angoli meno frequentati della città, per finire, oggi, in pieno centro magari sotto gli occhi di un carabiniere, inteso ancora come ultimo baluardo della difesa dell'onore pubblico, che finge di non vedere, a meno che non si arrivino a mostrare in pubblico gli attributi sessuali che connotano l'identità di genere, contravvenendo alla pubblica morale. Timido, riservato in gioventù, man mano che cresceva alla maggior parte delle donnine più o meno procaci che gli si avvicinavano in cerca di preda da incastrare doveva sembrare supponente o troppo serio, comunque non idoneo: non molto simpatico, al contrario dei cavalieri serventi, sempre pronti a mostrarsi ciarlieri, allegri e convincenti a comando pur di abbindolarle e soddisfare i propri segreti, ma non troppo, bisogni immediati, salvo ad abbandonarle, dopo averne spremuto il succo, con un palmo di naso e tanto risentimento in corpo contro il genere maschile, perennemente traditore, segno inequivocabile della piacevole esperienza consumata. Anche lui, come gli altri, avvertiva l'innato desiderio di cavalcare ogni puledra che gli si presentava dinanzi, spingendo avanti i pettorali muscolosi, i fianchi stretti ed il bacino invitante, ma l'approccio non era facilmente concretizzabile per la difficoltà delle convenzioni e dei rituali a lui ignoti che implacabilmente ll'immobilizzavano nella loro morsa, scoraggiandolo e facendolo desistere quasi subito Allora si dedicava ad angelicare le figure che gli si manifestavano nella loro santità, incensandole, aureolate, su nuvole dorate in un'aura trascendente la realtà, salvo poi dal sapere che si erano fatte sbattere da qualcun altro, come lerce sgualdrine da marciapiedi. Almeno questo gli veniva raccontato dagli - amici - in vena di confidenza, dopo qualche tempo di frequentazione della santità loro. Nonostante tutto, il corso della vita con i suoi appuntamenti, era fluito con pacata alternanza di alti e bassi, con moderata soddisfazione e poche ma ferme certezze. Ormai si sentiva giunto alle ultime battute della partitura e avvertiva all'improvviso nuovi motivi d'ispirazione e di attrazione, prima a lui ignoti. Era giunto al momento in cui si giocava tutto nell'ultima mano. Una sera per noia, per curiosità, per sanare un prurito irrefrenabile, attirato da una programmazione osè, entrò in un cinema a luci rosse. Proiettavano a getto continuo femmine in calore che spompavano inesauribili giovani palestrati e ben vigorosi. Inizialmente le dimostrazioni erotico-pratiche attiravano l'attenzione dell'accaldato spettatore, ma, pian piano, il susseguirsi delle prestazioni a ripetizione, dava, con l'assuefazione, la nausea. Con prestazioni degli attori, focalizzate in primi piani della esclusiva sfera sessuale, chiunque se ne sarebbe sentito soverchiato fino al disgusto, se non reso indifferente dall'uniforme successione scenica. Nel flash del tremolante riflesso delle immagini proiettate sullo schermo, distogliendo lo sguardo dalla sgangherata successione hard, gli balzarono incontro due sagome. Si profilarono in piedi nel corridoio laterale. Lungo il muro perimetrale restavano avvinghiate l'una all'altra ansimando in modo rauco e trattenuto. Si baciavano, anzi, si aspiravano profondamente, carnalmente introducendo reciprocamente nell'apertura orofaringea i loro cateteri linguali e si toccavano martoriandosi e stringendosi il petto sotto le camicie. Entrambi manovravano, l'un l'altro, il contenuto del pacco sessuale con atteggiamento aggressivo e rapace. - Ed è la loro ombra soltanto/Che trema nella notte/Stimolando la rabbia dei passanti/La loro rabbia il loro disprezzo, le risa, la loro invidia - . Già! Analizzando la sensazione che provava, riconobbe che forse era quello il sentimento giusto: l'invidia. Avvertì, in quell'istante, la mancanza di un essere che conoscesse profondamente i desideri reconditi, i sentimenti profondi ed inconsci che lo attanagliavano alla visione, le esigenze sessuali insoddisfatte a cui avrebbe potuto, senza remore né troppa delicatezza, dare libero sfogo, esaurendo la forza animalesca che lo agitava. Chi avrebbe potuto contrapporsi come in uno specchio alla sua mascolinità, chi avrebbe sopportato facilmente la fisicità di cui era fornito e che pretendeva di godere? L'insulto della famelica rabbia lungamente gli ringhiava addosso e chiedeva di esplodere strappando brandelli di carne alla vittima sacrificale che si materializzava nel doppione di se stesso, nel proprio clone, nella propria immagine riflessa. Questo l'avrebbe soddisfatto. - I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno/Essi sono altrove molto più lontano della notte/Molto più in alto del giorno. - , sono solo per se stessi. Fantastica invenzione poetica o aspetto diverso di vivere la vita? Da quel momento ci ripensava avvertendo le spinose asperità del cammino che gli si prospettava dinanzi. Sentiva che, iniziata la traversata, sarebbe stato difficile tornare sui precedenti soliti passi, ma la curiosità lo precipitava innanzi, velocemente e inesorabilmente. Da quel giorno iniziò a guardarsi allo specchio con nuove aspettative. Non appena si sentiva lontano da occhi indiscreti, si denudava completamente, palpandosi nelle parti erogene più intime. In privato scrutava le sue forme per scoprire i lati più sensuali, con femminile curiosità. Non che fosse donna. Anzi, i suoi attributi erano più che consistentemente maschili. Ma proprio perché sapeva cosa preferiva in un corpo femminile poteva meglio soffermarsi sugli aspetti del suo corpo che potevano destare desideri erotici. Le protuberanze delle mammelle, un tempo muscolose, ora apparivano appesantite e per questo più simili a un seno femminile di ridotta taglia. L'addome aveva assunto delle forme ammorbidite, ma non flaccide, rimasuglio degli addominali tesi e disegnati dalla gioventù. Le cosce, un tempo sformate dal ripetuto esercizio ginnico, si erano asciugate della potenza muscolare e arrotondate anch'esse. Gambe smagrite, affusolate non sapevano ancora di vecchio, ma di femmina. Si guardava e si piaceva, come Narciso nell'acqua della fonte. Era felice di poter essere l'unico, incontrastato fruitore di tanta fantasticata, più che reale, abbondanza. Provava godimento ad essere il solo a gustare della concreta, prossimità con se stesso. Abituato, tuttavia, da lungo tempo a cercare conforto in femminili carnali grazie, ben presto l'abitudine gli venne ad ufo. Si stancò della vita solitaria, di tessere manualmente l'opera. Così tradì Narciso in cerca di Ganimede. Epoca felice quella degli Dei, in cui Zeus poteva scorrazzare, godendo di Leda e di Ganimede. Ma lui non era un Dio, neanche con l'iniziale minuscola e, pertanto, iniziò gradualmente abbordando transessuali a pagamento, i più femminili possibile. Quelle che riuscì a scovare costavano un po', ma risultavano essere raffinatissime nei modi, solo tradite dalla modulazione di voce più profonda di quanto ci si aspettasse vedendole. Ce n'era una che sembrava una dea per il profilo delicato e la pelle vellutata di fanciulla. Non è facile amoreggiare con un trans quando si arriva al dunque, cioè, a fornire la prova d'amore, in un senso o nell'altro. E' sempre traumatico perché ci si trova davanti al gradino un po' alto o un po' stretto; si scivola facilmente fuori mancando l'obiettivo, solo la loro buona grazia e comprensione gli fece capire la differenza fra una donna e un uomo/donna, ma forse non sarebbe riuscito mai completamente a capirla. Certo la tensione sessuale è più defatigante in un rapporto paritario che in quello etero; il superamento delle barriere archittetoniche ti conduce a uno sfinimento maggiore, ma anche a una sensazione di intenso possesso e di profonda soddisfazione. Almeno quella era la sensazione che n'aveva ricevuto e che lo spingeva sempre più avanti verso nuove avventure. Tuttavia, col tempo, si accorse che una meretrice è tale di qualsiasi sesso essa sia. Partecipe, forse, ma pur sempre fondamentalmente gelida, conosceva troppo bene la porta che si apriva all'esterno e come richiuderla dietro il temporaneo ospite, dopo aver assolto alle bisogna, venale e/o sessuale che fosse. Cercò altre sensazioni, ma non gliene rimaneva una scelta eccessiva. L'unica che gli restava era di adattarsi ad affiancare quel genere umano che in gioventù aveva schernito, salvo a vergognarsene e poi, volutamente, a fingere di dimenticarsene. Certo non avrebbe gradito un effeminato né uno eccessivamente maschile. Inorridiva a sentirsi sbattere da un villoso squartatore di membra, perché, in fondo, si sentiva lui ancora maschio quel tanto da possedere; se poi fosse sopraggiunta un'esigenza diversa era disponibile, purché tutto fosse fatto con garbo e misura. Era, insomma, raffinato. Quel contatto era stato occasionale, discorsivo, privo di visivo coinvolgimento, perché aveva solo chattato con Lei, che gli appariva in foto...da travestito. Capì subito che l'inizio era promettente e così continuò a scambiare opinioni avvalendosi delle sue capacità espressive, forse un po'datate, ma indubbiamente convincenti, finché gli parve che la pianta fosse matura per l'innesto. I dubbi lo assillavano più dell'altro partner, forse più abituato, gli sembrava, a governare situazioni di questo genere. La trovò affascinante e desiderabile. In breve giunsero allo scambio dei calumet fino al reciproco rilascio eiaculatorio, ma ora la questione era diversa. L'aveva conosciuta e presa come se fosse stata una trans, ma gli montava il desiderio di conoscere l'uomo che era in Lei. Non aveva il coraggio di chiedere un nuovo appuntamento, anche se, molto probabilmente, Lei avrebbe accondisceso di buon grado, avendo constatato che lui era una persona - seria - , - affidabile - . Sapeva che Lei stava aspettando che la chiamasse. E se lo avesse mandato al diavolo? Avrebbe fatto bene dopo un mese di silenzio! Perché si sentiva agitato? Perché si faceva tanti problemi? Una trombata aveva la semplicità di una trombata o forse c'era qualcos'altro che non sapeva o, forse, temeva? Gli scritti di Lei erano inquietanti. Affiorava un'amarezza infinita, conseguenza di amori trascorsi mai dimenticati e forse traditi, da chi? Da Lei o da un lui mai definito ma sempre sostituito da altri lui? Le sue parole svelavano un animo delicato; forse troppo si lasciava andare alle infatuazioni e si donava ad amori carnali che la coinvolgevano distruggendole l'animo. Come in trasfert avvertì la presenza di Lei e in Lei si trasformò e provò ad ascoltare. Lei si sentiva, a tratti, soffocare da quelle superficiali attenzioni, da quegli effimeri atti di amore e, allora, sfuggiva dalla trappola dei sentimenti più profondi, rendendosi irreperibile, cercando la salvifica redenzione. Ma, disdetta della sorte, proprio in quei periodi d'assenza da se stessa, di smarrimento della coscienza, nell'istante in cui sentiva il beneficio della desiderata pausa, riaffiorava il desiderio di sentirsi posseduta, si affacciava più violento e doveva, non poteva fare a meno di tornare a cercare il completamento della sua sessualità, continuando a sentirsi pappone e prostituta di se stesso, mai completamente coinvolta negli amplessi. No! Non era per denaro che lo faceva, ma aveva la stessa avidità del pappone e si sentiva da lui sfruttata come una donnaccia. Gli dava in natura la parte di piacere che a lei non interessava più. Lui pretendeva l'erezione che Lei donava agli uomini che la concupivano. Lui la guardava dall'interno della sua anima e le succhiava tutti i piaceri. La penetrazione più dolorosa donava più piacere al suo sfruttatore, al suo cuckold. Ella sapeva cosa preferiva il suo vecchio cuculo e lo costringeva a non avere rapporti al di fuori di Lei, giungendo a smanettarsi per fargli provare quel piacere maschile che Lei non poteva gustare, congiungendosi in un solo godimento a-troi in cui il guardone restava nascosto al suo interno e la possedeva attraverso l'altro, il bull. Era una situazione straniante che ormai Lei era abituata a gestire, ma a cui Lui non si rassegnava, geloso e possessivo, costretto dalla sua impotenza a cercare il piacere nell'umiliante situazione del magnifico, perenne cornuto. Sarebbe mai giunto o giunta a conoscere il perché della sua critica condizione? Non amava le donne, questo era certo. E allora perché si umiliava ad assumere la loro pelle e ad immolarsi sull'altare del sesso? Perché, come Narciso, si guardava nelle acque e si amava, concedendosi. Era da pazzi!! - A quel punto il distratto lettore si scosse dalle sue fantasticherie e capì che non avrebbe mai dovuto proporre nulla a nessun alter ego per non cadere nella trappola in cui la sua drammatica amante era caduta. La vita continuava a scorrergli sulla pelle.
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